venerdì, 16 maggio 2008
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C'è un tipetto che ha aperto una pagina su myspace, riempiendola di mie poesie ma dimenticandosi di precisarlo. Ha copiato proprio tutto, dal primo libro all'ultima lirica. Non c'è quasi parola su quella pagina che non mi appartenga. Per esempio, c'è un passo che io avevo dedicato ai Rolling Stones e questo l'ha rivolto ai Radiohead. Con totale disinvoltura. È di queste parti, e io gli auguro naturalmente di riuscire ad acchiappare, una buona volta. Però gli ricordo pure che questo si chiama plagio, che non basta nascondersi dietro la fotina del guerrigliero mascherato e che se insiste, va incontro a una montagna di guai. Anche legali – mdp
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venerdì, 16 maggio 2008
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NON E' L'INCIUCIO
Lasciateli lavorare, sono appena entrati, hanno imparato la buona educazione, vanno d'amore e d'inciucio, il Parlamento, dalla taverna di ladroni che pareva, si ritrova una sala di Versailles, tutti minuetti e quadriglie. Bene, bene. Ma se è di sensazioni che si parla, se pure quelle in qualche modo pesano, non possiamo non sentire un fastidio che minaccia di trasformarsi in allarme, quindi in rassegnazione. Guardateli: dove è finita la promessa di una rinnovata sobrietà televisiva? In questi giorni sui canali non c'è altro che lei, la Casta, certi eminenti, da Gasparri a La Russa, da Casini a Di Pietro (questi con spiccata predilezione per le reti dell'odiata Mediaset) invadono, tracimano, si moltiplicano: la Lecciso, al confronto, era ritrosa. La spettacolarizzazione della politica politicante si è potenziata dopo le elezioni, certe volte i Casti li si vede in stereo su due emittenti, ma come fanno? Perchè sono “differiti” (e, mentre passano, già stanno registrando altrove la terza ospitata). Ne esce, anzi ne sgorga, una deprimente impressione di apparenza, come se il programma di governo a questo punto fosse già definito: aria, parlare, invadere, esserci, per poco o nulla combinare. Prendiamo la sicurezza. Hanno cominciato con 400 arresti di clandestini tutti pericolosi (dov'era la sinistra, fino a ieri?). Stiamo a vedere, sperando anche che la situazione non degeneri, perchè il giro di vite ci vuole, ma una morsa che stritoli tutti, no. Ma questa carica di cavalleria ricorda molto certe operazioni di parata, esaurite le quali tutto resta com'era. La compagine ministeriale, del resto, a parte un paio di soggetti, è quanto di più mediocre si potesse escogitare: non si capisce come una ex soubrette, o una ragazzina che al ginnasio si trastullava coi collettivi, possano meritare sic et simpliciter un ministero. Con punte di grottesco come Calderoli, il ministro-porcata, messo a de-legificare, solo una presa in giro per tenerlo a cuccia.
La sensazione è che Berlusconi stavolta sia costretto, più che indotto, a far tutto da solo, col puntello di Gianni Letta: che quelle governative siano solo poltrone di paglia, di rappresentanza oltre le quali incombe il capo, come in un'azienda. Da cui l'invito all'opposizione, che non è messa meglio, a “dare una mano”: non è inciucio, è disperazione. Di qua come di là quelli con la testa sulle spalle si contano sulle dita di una mano, se davvero Berlusconi, dopo avere comprato le opposizioni, ammaestrato i giudici, cristallizzato il conflitto d'interessi, rimesso in ordine le sue finanze, azzerato le pendenze, ridefinito i confini del suo dominio, vuole togliersi lo sfizio di passare alla storia come statista (un po' come certi imperatori che, dopo un passato da tagliagole, si rivelavano soprendentemente capaci di tenere in piedi un impero in decadenza, o almeno di tamponarne la frana incombente), avrà bisogno di qualcosa in più della sua buona stella. Non ci riuscirà, naturalmente. Ma ci accontenteremmo, messi come siamo, di un tentativo onesto, che per Berlusconi sarebbe già un miracolo. Fermo restando che il suo conflitto d'interessi è scandaloso (ma anche rappresentativo di una tendenza nazionale in cui ciascuno difende i suoi), al punto in cui siamo, c'è di peggio e di più urgente da risolvere.
Noi siamo scettici, anche guardando al piccolo, ai dettagli, nei quali, come noto, il diavolo si nasconde. Guardando in scala, anche qui nei miei paraggi, in un centro minuscolo come Porto San Giorgio, il vento è cambiato: dal nulla del centrosinistra si è passati all'aria del centrodestra. Ebbene, l'esordio è stato fulminante: un paio di feste a porchetta & vino, un assessore alla cultura, Cesara Catà, già soprannominato Catai per la spiccata propensione ai viaggi, e, soprattutto, una grandine di comunicati stampa di nessun senso e utilità. C'è il problema del bullismo? L'assessora tale “è molto preccupata perchè anche io ho due figli”. Tirano dietro la bandiera blu per l'ambiente, altra presa in giro all'italiana perchè oramai le conferiscono anche alla fogne a cielo aperto? L'assessore tale “si compiace” e annuncia una festa. C'è da affrontare questo o quel problema? L'assessore X annuncia che “se ne occuperà”, è determinato, ci sta pensando, ha visto coi suoi occhi, non si può più andare avanti così, signora mia.
Ma, sotto il comunicato, niente - Massimodelpapa
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giovedì, 15 maggio 2008
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Resoconto parziale di alcune visite di un giorno qualunque
ore 09:22 provincia rimini
ore 09:53 università macerata
ore 10:15 regione toscana
ore 10:39 università bologna
ore 10:44 università padova
ore 10:46 università politecnica marche
ore 10:47 università modena
ore 11:01 università siena
ore 11:44 consiglio nazionale delle ricerche
ore 13:21 università bologna
ore 14:19 università modena
ore 14:32 università bologna
ore 14:35 università bologna
ore 14:53 cnr
ore 15:55 cnr
ore 16:06 università macerata
ore 16:15 università bologna
ore 16:17 new york university

Statali e universitari non fanno un cazzo tutto il giorno a parte visitarmi il blog. Ecco dove finiscono i nullafacenti. Praticamente sto rovinando un Paese (e dintorni) – mdp

STANDO AI FATTI
Io non ho particolari attrazioni per i rom e la loro cultura, che consiste essenzialmente nello sfruttare quelle degli altri con le armi del vittimismo e della ferocia; non mi piace chi ruba, siano oggetti personali o bambini; non sento il bisogno, né la mancanza, di chi viene ad assordarmi con le sue trombettine melanconiche e però la notte se può penetra in un villino e fa un massacro. E non vedo in cosa potrebbero arricchirci, visto sì che siamo già straccioni per conto nostro, sia pure griffati. Insomma, se è vero che di immigrati abbiamo bisogno, di questi proprio no: Veltroni, re della banalità, dimentica di ricordare che la distinzione non è tra intra ed extra, tra noi e loro, ma tra gente civilizzata o civilizzabile e refrattari. E zingari e rom sono oltre la refrattarietà, come da ex sindaco di Roma dovrebbe, ahilui, e ahinoi, sapere. Però non mi piacciono neanche quelli che dei “marocchini” o gli zingari (fungibili, con comodo) fanno un alibi. Non mi ispirano le brave signore che li vedono dappertutto, forse perchè li vogliono vedere. E non sopporto gli assalti ai campi nomadi a Napoli con la brava gente che, dato tutto alle fiamme, esulta come a un gioco dei pacchi: ce l'abbiamo fatta. Amici partenopei, perchè non ci provate con la camorra? Perchè delegate tutto a Saviano e alla sua gomorrea?
E non mi piacciono manco i giovani che in Sicilia fanno cortei e striscioni (“sono arrivate le televisioni?” “Mettetevi davanti, così vi riprendono”) in memoria di quella ragazzina massacrata e occultata con tecnica da professionisti da altri tre mocciosi, uno dei quali, forse, l'aveva messa incinta. Se invece dei cortei dopo, ci fosse stata qualche voce prima, ad aiutare le ricerche? Possibile che l'omertà ammantata di retorica faccia sempre premio sulla solidarietà vera, sul coraggio umile ma inflessibile? Possibile che tutto in questo Paese debba ridursi ad una recita cinica, da guitti?
Infine: lo so, che da queste parti aspettate commenti sulle avventure di Travaglio. Ma io, di Marco, ne ho conosciuti troppi, e non mi raccapezzo più. Amen: fermo restando che non ho alcuna gana di sostenere Schifani, per il quale trasudo diffidenza, perchè in lui tutto mi pare finto a cominciare dal riporto, mi limito ad osservare che, anche stando ai fatti, i medesimi con gli amici - vedi Santoro, ex Mediaset, ex socio in affari con un cugino di Dell'Utri e oggi padre nobile della contessina giornalista non precaria - si interpretano e coi nemici invece si applicano; apprezziamo il gioco di sponda, Grillo-Santoro-Dipietro-Travaglio, ciascuno col suo perchè, e in attesa di recuperare l'irrinunciabile Sabina, ma suggerirei al Nostro di contenersi dallo strabuzzare montanellianamente gli occhi: non basta, e se continua così, oltre a cascare vittima del suo stesso metodo, come gli ricorda Giuseppe d'Avanzo su Repubblica, finirà con l'accusare pure Falcone e Borsellino di avere avuto rapporti coi mafiosi, tanto è vero che li arrestavano e poi addirittura li interrogavano – Massimodelpapa
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mercoledì, 14 maggio 2008
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Altre testimonianze da Abbadia
qui
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mercoledì, 14 maggio 2008
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BATTE
Ma è vero che certe volte
Si muore davvero
Leggendo una lettera non tua
Un addio, una distratta poesia
Appena scritta, grondante ancora
Si muore quando più si sta vivendo
E dopo resta solo il fallimento
Del ritorno, il rimpianto dei colpi
Chicchi di grandine amaro a crivellare
Un cuore mai abbastanza forte
Per ferirsi da solo e poi rialzarsi
Per sopportarsi: se da solo batte
Le ore nere della disperazione
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martedì, 13 maggio 2008
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Il ritorno è sempre un po' complicato, c'è da riannodare il filo dei giorni e da spezzare un filo di malinconia per una bella avventura, un'altra, che è già ricordo. Commenti e momenti li lascio, come al solito, a chi c'era. Due, per cominciare:

qui

e qui
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lunedì, 12 maggio 2008
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72 ORE
Troppi sorrisi avrei da ringraziare
E groppi in gola. Shock meravigliosi
Contro le mie crisi di realtà.
Non so come vi ho rubato il dono
Che per sempre custodirò invano
Dubitando quell'incanto strano.
Per settantadue ore ho rotolato
Nella bolla d'amore, il mio castello
Dove non vivevo e non morivo.
Vi consegnerei l'ultimo respiro
L'ultimo sorriso
Il sogno, l'ultimo bisogno
Il dono che non so come ho conquistato
Fingendo d'esser quello che non sono
Lontanamente vicino non ci vado
Eppure disperato lo difendo
Cullando nella pena il mio violento
Diadema d'illusione che risplende
Sul sentiero più oscuro della mente
Prigioniero signore di quel niente
Nel suono piano della notte insonne
Che mi racconterà come tre sere
Quello che non so essere, non sono
Che non sono mai stato, che non ero
E' stato vero

Abbadia san Salvatore, 9-11 maggio 2008

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giovedì, 08 maggio 2008
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INNO NAZIONALE
Il legalista Di Pietro, per interposto Grillo, passa l'intero giovedì sera nella setta di Santoro a dir male delle televisioni di Berlusconi fuorilegge in conflitto d'interessi; poi, cento ore dopo, si trasferisce armi e bagagli nelle televisioni di Berlusconi, all'anima della legalità. Grillo sputa in faccia a tutti i giornalisti e i più sputacchiati sono quelli che lo tengono su, che gli reggono il gioco. Pare che il primo dei problemi di questo Paese che nega se stesso ogni momento, sia quello di stabilire la consistenza di un comico andato via di testa, farne l'esegesi, vaticinarne le mosse. Sulle escandescenze di questo pazzo sta salendo una intera industria, roba da fare schifo. Ormai intervistano pure la figlia, che, per non sbagliare, manda a fanculo suo padre. Quella faccia di gomma di Veltroni è un anno tondo che ripete a disco rotto di voler fare del Pidì “una grande forza riformista”, e nessuno a spiegarci cosa cazzo hanno fatto allora lui e gli altri, fino ad oggi. D'Alema, che ce l'ha sempre più lungo di tutti, ricasca nel solito errore tattico, inglobare le sinistre più sinistre, da sottoporre, lui spera, al bacio della morte. Bel riformismo con la testa indietro. A uno come Calderoli, che si vanta della legge-porcata-elettorale, danno il ministero per de-legiferare, pensa un po', e tutti lo difendono, in prima fila la sinistra, dalle intemperanze libiche. Solo a sfogliare il nuovo “La deriva” di Rizzo e Stella, c'è da buttarsi dalla finestra: nella consolante certezza che, anche se non t'ammazzi subito, l'ambulanza arriverà in ritardo se mai arriverà. E, in caso, ti finiranno i medici, gli ospedali, la burocrazia, il malaffare che ormai non è più neanche tale, è un Ideale, un Assoluto, un Pieno che non lascia spazi. L'altro libro dei due, “La casta”, sugli sprechi e i privilegi della politica, ha smosso ondate di indignazione e di discorsi dei quali s'è appropriata la politica per continuare “con più fame che pria”. L'ultima campagna elettorale è stata un reality e i politici, odiati, maledetti, disprezzati, mietevano applausi ovunque sbucassero, ed erano quelli di sempre, quelli che l'opinione comune incolpava di averla ridotta come stava. Cinque balordi ammazzano un passante a caso e passano subito, loro, per martiri perchè li fanno stare in prigione. Ladri e truffatori vengono agiografati in televisione con appositi programmi. Se un giudice osa applicare il codice passa per delinquente mentre sul presunto delinquente scende, come pioggia dorata, la solidarietà dei parassisti e dei compagni di merende della casta di riferimento. La memoria non è morta, è distorta, per ricordare il martirio di Moro intervistano gli esemplari più orrendi dell'orrenda specie giovanile, che ridono vacui della loro ignoranza atroce. Si ascolta un diluvio di parole che non dicono niente, che sommergono tutto e a tentar di intercettarle, di sbugiardarle finisci per aggiungere le tue parole vane al cicaleccio generale. I comici fanno i giornalisti, i giornalisti fanno i comici e una caricatura non si distingue dall'originale. Isterici satiristi organici fanno pubblicità ai telefonini, alle banche, cioè ai feticci truffaldini della modernità, senza sospetto di rimorso. Si vede di tutto e pare che stia bene a tutti. Si applaudono le bare e chi le ha provocate, e non c'è Dio che possa spiegare tutto questo. Un criminale passa per benemerito, una vittima per rompicoglioni e alla fine tutti perdonano tutti nel delirio totale. Magari con abbraccio in Parlamento, ove entrambi sono sbarcati, senza altri meriti che quello, a vario titolo, di una stralunata pietà generalizzata: come contentino per chi ha sofferto, ma anche come riconoscimento per chi ha fatto soffire e dunque si presume, si pretende, ne abbia sofferto. Proprio così, si sbarca in Parlamento con le mani sporche di sangue “per causa” di pentimento e di perdono. Oppure per essere sopravvissuti a una strage, salendo sui cadaveri dei colleghi. Oppure semplicemente perchè si è giovani, donne, transex, famosi, o famigerati. Ma i giovani e gli altri vanno a far numero, mentre quelli che comandano davvero inneggiano alla modernità e sono decrepiti, giurassici e sempre uguali a se stessi, inaffondabili come plastica sull'acqua. Sono proprio stufo, ne ho fino a qui, non c'è spazio di coerenza e di resistenza in questo incubo di Paese. Non c'è possibilità di capire, di farsi capire, di tentare un pericorso diverso. È tutto finito, è tutto inutile. Compreso continuare a dar la colpa di tutto a Berlusconi, mi sono persuaso che Berlusconi è l'effetto non la causa di un Paese pazzesco dove non si salva più niente, dove tutto è perduto. Se non ci fosse lo inventerebbero. Infatti non c'era e l'hanno inventato e mantenuto, tutti insieme, per decenni, mentre si stracciavano le vesti. Anche i commentatori esteri, che ragionano da esseri umani, non hanno capito niente, non gli entra in testa che nessuno qui può scandalizzarsi di nulla perchè i suoi armadietti scoppiano di scheletri e scheletrini: dunque il conflitto d'interessi in realtà diventa un concerto, una sinfonia, un inno nazionale. Ed io, io ne ho fin qui della coerenza, della dignità, anche le mie personali. Della legalità. Dell'impegno e delle motivazioni. Della buona coscienza. Dei princìpi e dei valori. Tutti ingannano, tutti deludono, tutti rinnegano mentre ti dicono di tenere duro. È tutta plastica, plastica, plastica. Mi par d'essere un alieno, un visionario alle prese col computer che scandisce un conto alla rovescia fittizio in un'isola che non c'è dentro un bunker immaginario. Ne ho fin sopra i capelli anche di me stesso, mi vien proprio voglia di lasciarmi andare alle peggio cialtronate col sorriso degli impuni, visto che è così che funziona. Non si può più neanche mandare affanculo qualcuno, se no ti dicono che hai copiato Grillo. Beh, andassero tutti affanculo, ma tutti davvero, senza eccezioni, compreso me stesso - Massimodelpapa
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mercoledì, 07 maggio 2008
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IL PROVOCATORE
Seguiamo passo passo dai giornali le gesta degli eroici naziskin che hanno ucciso a calci un passante a caso, la notte del primo maggio, col pretesto di una sigaretta. Come previsto, non appena arrestati uno dietro l'altro, in galera hanno cominciato a piangere, a discolparsi, a minimizzare, a rivendicare: “E' stata solo (sic!) una rissa. Io non c'entro niente (tutti e cinque). Adesso ho paura (sic!). Voglio essere spostato. Voglio tornare a casa (!!). dov'è la mamma?”. Parole indegne di un naziskin, o forse no. Comunque loro non si definiscono tali, solo gente che va allo stadio in compagnia di teste rasate che inneggiano a Hitler in un tripudio di svastiche. Distinzione importante, c'è da tenerne conto. Colpisce la convinzione di tornare presto alle loro camerette piene di pugnali, libro del Mein Kampf sul comodino, tanto non hanno fatto niente. Convinzione corroborata dalle prime visite in carcere di politici, che poi escono a dare dichiarazioni allarmate sulla salute dei 5 scriccioli che vanno capiti, recuperati, perdonati, aiutati, rilanciati e magari ingaggiati. Loro, peraltro, valorosamente, come autentici guerrieri, non si dichiarano pentiti (diamogli tempo): perchè dovrebbero? Non hanno fatto niente, anzi “è stato l'altro a provocare (sic!)”. Ci si interroga, con toni angosciati. Per lo psichiatra Vittorino Andreoli, quello coi capelli esplosi, la colpa è di Verona, città ignorante, che è un modo locale di circoscrivere l'ambito della colpa, che rimane pur sempre il contesto; cosa che ha detto anche qualche veronese, intervistato: di chi la colpa? Della società, perbacco. Allora siamo a posto. Ma perchè poi non allargarsi al capitalismo, all'occidente, al nostro sistema solare, colpevoli a loro volta della colpevole società italiana che dunque non ha colpe? Anche i giornali riflettono: che facce pulite, da innocenti, da giovani di buona famiglia. Meritano davvero di stare in un luogo triste come una prigione? Come è possibile tutto questo, data per ferma la colpa della società? No, qualcosa che non va deve pur esserci, è una barbarie tenere in cella cinque angeli come questi, probabilmente è successo qualcosa, hai visto mai che davvero il carognone ha negato una sigaretta per attaccar lite. A proposito, com'è che si chiamava?... - mdp
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martedì, 06 maggio 2008
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Il Comune di Porto San Giorgio fa sapere che il neoassessore alla cultura parte per il Michigan dove c'è un simposio di filosofia. Bene. Anzi meglio: l'altra volta, spiega il comunicato, la partecipazione fu nientemeno che all'università delle Hawaii, Honolulu Babe. Ma, questioni personali (e ridicolo) a parte, perchè uno nominato assessore da 2 giorni come prima cosa va in America per un convegno? In cosa questa sarebbe una notizia pubblica, da divulgare a mezzo ufficio stampa del Comune? Non è chiaro: l'assessore al convegno americano ci va in rappresentanza del Comune? Secondo quali esigenze, quali obiettivi, quali funzioni istituzionali? Come mai non si è saputo prima? Oppure il privato cittadino Catà ci va a titolo personale? E, in quest'ultimo caso, a parte il fulminante assenteismo-record, già a pochissime ore dall'insediamento, come si spiega che ne viene data notizia ufficiale, istituzionale? E chi paga il viaggetto? Perché: se è un giro istituzionale, allora vanno precisati scopi, spese e senso della trasferta. Se è a titolo personale, allora il Comune non c'entra e non deve entrarci - neppure come ente pagatore (e tantomeno come ente pubblicitario). In caso contrario, saremmo davanti a una ipotesi sconcertante. Non viene specificato, quindi nell'assordante silenzio di questo che comunque è un conflitto d'interessi, siamo autorizzati a preoccuparci. Comunque sia, come inizio è tutto da incorniciare - mdp
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