. domenica, 05 luglio 2009 . 15:20 .


E' estate e mi raccomando i libri sotto l'ombrellone. Non facciamo i soliti italiani sbraconi che pensano solo a mangiare. Poi ne stanno uscendo di davvero interessanti, utili per la nostra formazione culturale e la nostra coscienza critica ed etica. In arrivo le nuove opere, tutte autobiografiche, di Serracchiani, D'Addario e Noemi. Epopee vincenti, storie di donne che ce l'hanno fatta. Mi permetto di caldeggiare soprattutto la vita di Serracchiani narrata da se medesima, perchè il PD va aiutato nella sua opera di svecchiamento e pulizia - mdp


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ABSOLUTELYFREE
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. sabato, 04 luglio 2009 . 14:32 .


LE FUFFE
Le fuffe hanno le gambe corte. La suffrangetta Serracchiani è già meteorina, condannata dalla sua spocchiosa incompetenza condita di superficialità (come si vede che è un prodotto tipico del veltronismo). Questa presunta giovane di 40 anni ha mangiato nel piatto dove sputava, è approdata alla lussuola inutilità dell'Europarlamento transitando per youtube, operazione demenziale che solo i vertici del PD potevano concepire: sono stati ripagati da un mirabile sfoggio di poca intelligenza, al servizio della pessima politica che si fingeva di criticare. Un altro nulla, l'ennesimo, che non ha niente da dire e che quando apre bocca si capisce che fa la ventriloqua di qualcuno, che si presta al gioco delle correnti, dei veleni, dei colpi bassi nei quali eccelle D'Alema il quale, usando questa zeppa, questa cavalletta di Troia, fa fuori in un colpo solo Franceschini e quel che rimane di Veltroni. Disgraziatamente, i pretesti dalemiani si risolvono in ottime ragioni contro il novismo che avanza, si fa per dire. Ancora peggio, ne esce rafforzato il Politburo che ha perso tutto il possibile ma ha buon gioco nel dire: se i successori sono questi, non c'è alternativa a noi stessi. La giovane Serracchiani, quarantenne tutt'altro che splendida, fresca di elezione annuncia “un tour”, proprio così, e si concede a un servizio fotografico su “Oggi” mentre si bacia col moroso sotto i pampini. C'è da spararsi.
Altra bufala, finalmente emergente, il narcisista Saviano. In America nessuno lo vuole, i suoi libri sono meno apprezzati dei subprime e i critici, interpellati su questo delitto di lesa maestà, spiegano: no, non è che noi americani siamo tutti mafiosi, è che siamo abituati ai grandi drammi umani, come “Il Padrino”, la troppa sociologia non ci interessa. Che, tradotto, significa: se questo moccioso presuntuoso vuole impartirci il suo marxismo-bignami, la sua lotta di classe in pillole, allora ha sbagliato Paese. E non è l'America di Bush, ma quella di Obama. Adesso aspettiamo il prossimo: dovrebbe toccare, se Dio vuole, a quel cartone animato di Giovanni Allevi.
Massimodelpapa


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ABSOLUTELYFREE
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. venerdì, 03 luglio 2009 . 09:23 .


DUE PESI E DUE MISURE
Ma perchè non si parla più del presidente magnaccia? Tragedie, sciagure e crisi non possono far calare il sipario – sarebbe censura, e della più cinica – sui peccati molto gravi del presidente del Consiglio, in odore di pedofilia e poi di deliri orgiastici. Nel frattempo, indagando sui fornitori di carne umana del Caimano, la magistratura pugliese è inciampata in una mangiatoia da manuale, quella sulle Assl, che ha provocato l'azzeramento cautelativo della giunta da un preoccupatissimo governatore Nichi Vendola. Fine ingloriosa del “laboratorio Puglia”, il tanto strombazzato esperimento di buon governo affidato alle donne (4 su 13 in giunta), che secondo il populismo rosa più insopportabile avrebbero dovuto di per sé assicurare una amministrazione sagace, funzionale, efficiente e leggiadra. Eccole lì, adesso, a sloggiare armi e beauty cases, mentre una manager rosa risulta indagata, cioè pare ci sia dentro fino al collo. Sono quarant'anni che le donne rivendicano una loro presunta superiorità genetica con gli argomenti più deliranti: perchè siamo discriminate, siamo belle, siamo sexy, sotto la gonna c'è di più. Insomma, le donne sarebbero migliori in quanto donne. Ma alla prova dei fatti, non sono né meglio né peggio dei maschi, ne condividono la stessa fame di potere, di soldi, di successo e dimostrano la stessa, se non maggiore, disinvoltura nel placarla. Giusto non penalizzarle: ma angelicarle a priori non sembra un'opzione più sensata, anche se i maschietti nostrani da 4 decenni fingono di crederci. Intanto, il presunto scandalo delle Assl pugliesi (con tanto di mazzette, escort e coca per soddisfare la locale nomenklatura PD) è una vergogna più fonda degli scandaletti berlusconiani, anche se viene trattato in modo molto più distratto. Una fulgida prova di buon governo che fa il paio con la vicenda gemella emersa in Abruzzo, ugualmente targata sinistra. Fortuna che per risanare tutto, per costruire il “nuovo PD” adesso ripartono da Bersani, senza la cui voglia, nell'intero piacentino, non si muove foglia. Quanto alla suffrangetta Serracchiani (non perdetevi il suo servizio fotografico su “Oggi”), si goda lo shopping e magari una plastica a Bruxelles e non rompa oltre, che abbiamo già troppi guai.
A proposito: parlando di femmine, cosa sarà peggio per la collettività: quattro concubine imbucate a una festa, o qualche manageressa vorace? E se Berlusconi è – e lo è – il presidente puttaniere, Vendola cosa è?
Massimodelpapa

Il senso della misura
Chi critica il pacchetto sicurezza è nella malafede più stupida: quella ideologica

Per capire se una misura ha senso, basta controllare se viene presa di petto dal solito plotone di intellettuali firmaioli: eccoli, ci sono tutti, nel nome dell'antirazzismo sfilano i più razzisti e, mi assumo la responsabilità, deficienti, alla lettera: i Fo, gli Ovadia, i Tabucchi e via andare. Si aggiunge la Chiesa, che naturalmente teme di perdere il suo mestiere ovvero speculare sui disperati. Ma il cosiddetto pacchetto sicurezza, che stabilisce norme già in vigore nel resto d'Europa e negli Stati Uniti, dove ad entrare da clandestini si passano guai serissimi, è già oggetto di distorsioni e pregiudizi che vale la pena di smontare.
Primo: non è vero che i clandestini finiranno a ondate in galera (intasandole). La misura che li riconosce tali, sancisce un'ammenda – escludente l'arresto – da mille a diecimila euro, che naturalmente nessun clandestino pagherà mai: è fumo negli occhi e di quello purissimo, senonchè scatta una espulsione immediata, sacrosanta perchè di mine vaganti siamo strapieni, la cronaca è allucinante, l'ultimo episodio ieri con l'emersione di un racket romeno della prostituzione e delle elemosine che strangolava i bambini. Vale sempre la pena di comparare una misura, per quanto discutibile, alla sua totale mancanza: la sinistra al governo, di suo inetta e in più ricattata dai cascami del comunismo radicale, non ha adottato il benchè minimo argine, con l'effetto di originare un afflusso incontrollato e sempre più pericoloso di sconosciuti. Porre un freno era necessario, nel rispetto dei singoli, si capisce, ma non degli intellettuali marxisti da villa che i clandestini tuttalpiù li usano come servitù non assicurata.
Sacrosanta anche la galera (ma vorremmo vederne davvero qualcuno dentro) per chi affitta a stranieri irregolari. Io ne conosco a bizzeffe, di ceffi che ospitano altri ceffi, regolarmente in nero e volentieri favoreggiando la prostituzione e altri giri loschi. Dopodichè, alzi la mano chi è felice di trovarsi porta a porta con balcanici o brasiliani incontrollati: io non ne conosco uno, e conosco invece decine di famiglie che, dall'arrivo di nuovi inquilini scatenati, letteralmente non campano più.
Le tanto vituperate ronde, sono in realtà un capolavoro del ministro Maroni: che, istituzionalizzandole, le ha paralizzate e per sovrappiù private di compiti operativi e del diritto di possdere armi. Con ciò, le ronde, che c'erano anche prima, vengono svuotate, si riducono a contentino puramente nominale, laddove potevano degenerare in preoccupanti fenomeni di giustizia sommaria. Di che cianciano, gli antirondisti?
Spray per autodifesa. Liberalizzato, e anche questa pare acqua fresca, o fumo negli occhi. Comunque male non fa. O dobbiamo scorrere la casistica vergognosa e allucinante delle violenze su donne indifese, e da nessuno soccorse?
Registro per clochards. Anche qui, non si capisce il motivo di tanto stracciarsi le vesti. Se non con il profondo, ignobile cinismo di tanti progressisti a parole, che non frequentano i prontosoccorso e non conoscono le difficoltà di curare persone senza più una identità. Ottima cosa, inoltre, avere istituito un registro anche per i gorilla delle discoteche, che spesso sono delinquenti sotto copertura legale.
Infine, le pene per i cosiddetti writers, che invece sono solo straccioni. Qui effettivamente c'è di che essere in disaccordo. Perchè dare da 3 a 6 mesi a chi rovina monumenti e intere città può avere un senso, a patto di farglieli scontare sul serio: e a Guantanamo. Forse tanta immondizia a spray piacerà a Fo, che poi fa le lezioni su Giotto. Ma siamo alle solite: o Fo non capisce Giotto, oppure è un ipocrita della più bell'acqua. Io procederei con le frustate sulla pubblica piazza, ma pare che sia antidemocratico.
In ogni modo, sono pronto a criticare queste misure alla prova dei fatti. Ma non prima. Perchè ce n'era bisogno.
Massimodelpapa
p.s. Ci sarebbero anche le norme che rendono più difficile la vita ai mafiosi, detenuti e non, ed erano norme concepite da Falcone. Ma questo, agli apostoli dell'antimafia, non interessa. Adesso ammazzateli tutti: a schiaffoni.


Ranocchi da forum + Vanity fessi


LE VOSTRE LETTERE - A cena con la Mafia


Una storia disonesta


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ABSOLUTELYFREE
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. giovedì, 02 luglio 2009 . 10:23 .


DA MADOFF A TANZI, PIANETI DIVERSI
Il faccendiere Bernard Madoff, autore di una truffa epocale da 65 miliardi di dollari, è stato condannato il 29 giugno scorso ad una pena proporzionata, 150 anni. Da scontare fin da subito: niente appelli né sospensioni. Il giudice, Denny Ching, ha giustiziato (è il caso di dirlo) il singolo responsabile penale, ma ha anche inteso giudicare un intero sistema, a futuro monito, con una sentenza esemplare che gli avvocati di Madoff hanno definito “di pura vendetta”. Cosa che, se anche fosse, rappresenterebbe solo un valore aggiunto, tenuto conto delle migliaia di famiglie gettate letteralmente sul lastrico.
Il ceffo Madoff rappresenta, si spera, il capolinea, il punto e a capo dopo una stagione di eccessi finanziari che di speculativo non avevano più niente, erano puri incantesimi, giochi delle tre carte a livelli cosmici. Né Madoff è l'unico destinato a fare la fine di Cagliostro: l'ex ceo di Enron, Jeffrey Skilling, ha preso 24 anni e 4 mesi, l'omologo di WordlCom, Bernie Ebbers, sta scontando il suo quarto di secolo in un penitenziario della Louisiana, il fondatore della Adelphia, John Rigas, uscirà nel 2018, si fa per dire perchè ha già 84 anni. In America gli avvoltoi della finanza possono volare alto finchè non li impiombano: dopo, però, pagano caro, pagano tutto e senza sconti né riguardi per l'età. Il processo Madoff è durato, in tutto, sei mesi. Da noi il boss di Parmalat, Calisto Tanzi, pretendeva di patteggiare e se la caverà con pene comunque nominali. Laddove il boss di Calciopoli, Luciano Moggi, ha rimediato finora una condanna irrisoria a poco più d'un anno e, benchè radiato dalla giustizia sportiva, si appresta a rendere trasparente (una volta tanto) il suo ruolo di padrone permamente del pallone entrando nella proprietà del Bologna calcio. Con quali fondi non si sa, dato che per l'intera durata del suo processo romano Moggi non ha mai rinunciato a definirsi una vittima, un cittadino comune rovinato da complotti che avevano prosciugato le sue già magre finanze, al punto da trovare conforto nel solo esempio, sosteneva, di padre Pio.
Si ha come l'impressione che in America, dopo la sentenza Madoff, sarà più difficile tornare ai bei tempi; mentre da noi dovrebbe essere facile come al solito anche perchè l'introduzione della class action, l'azione collettiva dei risparmiatori truffati, è stata per l'ennesima volta rinviata, ora all'inizio del 2010. E, paradossalmente, non è neppure una pessima notizia, vuoi perchè la titolarità dell'azione sarebbe rimasta, diversamente che negli Stati Uniti, alle associazioni di categoria, tutte per la loro parte politicamente lottizzate; vuoi perchè, nella più luminosa tradizione italiana, sarebbe stata subito distorta per reagire con una truffa tentata ad una truffa subita o millantata. Basti pensare alla recente sfilata dei terremotati aquilani a Roma: censiti in numero di sessantamila, se ne sono presentati due volte e mezza tanti. Vero è che l'America, da qualche tempo, ha un certo Obama mentre noi abbiamo uno che, mentre lo eleggevano, era impegnato a telefonare a raffica ad una escort in carriera.
Massimodelpapa


Securization & emergency
Prepariamoci all'alluvione di retorica dopo l'ennesima sciagura (evitabile)

Questo Paese sembra scontare, più di ogni altro, il suo cialtronismo, il suo cinismo storico tutto insieme. Nel difficile 2009 i nodi arrivano al pettine e ogni giorno è una crisi, una mattanza sul lavoro, un trauma, una sciagura, un disastro che hanno tutta l'aria di non essere inevitabili, tragedie che si potevano quantomeno arginare: purtroppo la trovata della securitization, che in italiano si dice cartolarizzazione e significa la trovata del domino irresponsabile, della catena di disimpegni fino al consumatore finale, nel senso che muore, non si limita ai titoli di credito. I nostri eroi quotidiani portano le divise della protezione civile, dei pompieri, dei portantini, un modo atroce di sopravvivere tra lutti e rovine. Si comprendono benissimo, pertanto, lo sconcerto e la rabbia, figli di orrori che troppo spesso hanno origini ignobili, inconfessabili. Ma la retorica italiana non si ferma mai, è più forte dei cataclismi e si alimenta di se stessa. Adesso tocca alla strage di Viareggio e già il copione sembra rispettato. Inutile aspettarsi misura e buon senso. Disponiamoci a subire, a grandine: le interviste di chi non ha niente da dire, l'invocazione allo Stato, per far cosa non si sa (e comunque non farà niente, come ogni volta che c'è da chiarire le cause e ricondurle a qualche eminente), gli appelli a dare, dare, dare, i conti correnti pro disastrati viareggini, il bombardamento solidale di sms, pubblicità, consigli per le donazioni da banche, telefonie, multinazionali, giornali, enti locali, governo, parlamento, divi, i concerti solidali di cantanti e cantantesse, le canzoncine del cuore, le recriminazioni dei coinvolti che da mille balzeranno di colpo a centomila, le polemiche per la ricostruzione, le contestazioni col pugno chiuso a Berlusconi, che non si capisce cosa c'entrino ma coreograficamente sono sempre un bel vedere. O davvero vogliamo farci sfuggire un'occasione come questa?
Massimodelpapa



Pirati e pirlati


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. martedì, 30 giugno 2009 . 23:07 .


PRESEPE

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. martedì, 30 giugno 2009 . 00:03 .


MA ERA UN MOSTRO
Chi era Michael Jackson fino a una settimana fa? Era il prototipo del fallimento ridicolo, l'ex superstar finita in rovina, uno che si era mangiato un patrimonio da 500 milioni di dollari, incapace di scrivere una canzone decente da 20 anni (e i successi glieli confezionava Quincy Jones), capace di portare i ragazzini nel suo parco dei divertimenti per rovinarli (con la complicità delle madri). Quello dei processi umilianti per pedofilia, che spendeva 2 milioni di dollari in chincaglierie senza neppure accorgersene, che spenzolava il figlio neonato fuori dal balcone, che viveva in una camera iperbarica e aveva rinnegato la sua gente, cancellandosi il naso e il colore della pelle, sotto cui affioravano strani, orrorifici cubi. Nella percezione del mondo Michael Jackson era un curioso coacervo di ridicolo e di mostruoso. Poi muore e il mondo si ferma: scene di panico collettivo, veglie, preghiere, internet che salta, i dischi venduti a vagonate come non accadeva da tempo immemorabile, le esequie in mondovisione. E tutti, in coro: Jackson è vivo, non morirà mai, è definitivo, è il più grande genio di tutti i tempi, i suoi balletti e le sue mossette erano un prodigio, come faremo senza di lui. Tutti, da Celentano a Obama all'Osservatore Romano, il giornale del papa, cosa che ha destato qualche velenosa battuta. Il mostro diventa santo, le sue storie infami non toccano più nessuno eppure parlavano di prede infantili, di bambini devastati. Un testimone terribile, ricevuto dal padre, trasmesso ai figli (veri o presunti). Ma gli uomini sono pazzi e la loro follia nutrita di conformismo cresce di continuo. Inutile illudersi. Forse il mondo non potrà fare a meno di Jackson che non faceva più niente da anni, che nessuno si filava più tranne gli spostati e i fanatici per vocazione. Ma sia consentito dire che questo aborto di se stesso non aveva più niente del fuoriclasse, era già morto da tempo. E forse è meglio così. Perchè sarà anche vero, come si dice, che una cosa è l'artista e un'altra l'uomo (ma Ruskin notava: “Se non c'è talento non c'è arte, e se non c'è anima retta l'arte è inferiore, per quanto abile”). Solo che qui l'uomo non c'era più, c'era un pupazzo macabro abituato a stuprare infanti. E che questo venga rimosso o addirittura colto con una sorta di euforia, che un pedofilo venga santificato, è qualcosa che va oltre il fanatismo, oltre la follia degli uomini. Michael Jackson ormai era un mostriciattolo. Meglio che sia finita.
Massimodelpapa


I VOSTRI COMMENTI


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. lunedì, 29 giugno 2009 . 11:07 .



Luisa e Massimo, Casltefranco, 21 giugno 2009


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ABSOLUTELYFREE
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. domenica, 28 giugno 2009 . 10:29 .


INTERVENTO AL TG DE LA 7 di martedì 23 giugno

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. sabato, 27 giugno 2009 . 10:41 .


QUESTA SERA ALLE 18,45 PRESENTO "TI VIVRO' ACCANTO" A MUSICULTURA 2009, NEL CORTILE DEL PALAZZO MUNICIPALE DI MACERATA, INTERVISTATO DA FELICE LIPERI


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. sabato, 27 giugno 2009 . 10:38 .


ESSERCI O NON ESSERCI
Così va il mondo. Un intero Paese stritolato da una dittatura sanguinosa, ma ci si angustia per l'annunciata fine di una ex popstar in preda ai suoi deliri. I feticci della modernità, twitter, facebook, sono andati in tilt per Michael Jackson non per l'Iran insanguinato, a conferma che la rete di per sé non significa niente, che se le informazioni viaggiano lungo le sue autostrade, questo non basta a salvare un popolo oppresso. Non è internet a favorire la democrazia, è solo che oggi la si sfrutta perchè c'è, così come una volta inventato il telefono non aveva più senso affidare i dispacci ai piccioni viaggiatori. Ma nessuno si è mai sognato di sostenere che il telefono abbatteva i regimi, come si fa con internet che invece non ha precedenti per la sua attitudine a manipolare ogni realtà.
Le dittature sono le stesse sotto ogni cielo, ottuse e spaventate, ma non è per i filmati su youtube che quella iraniana cadrà: franerà su se stessa solo se gli iraniani, affamati di libertà, riusciranno a sopravvivere nel mondo reale, nelle strade, sopportando le violenze. E con loro, anche quelli che dicono di sostenerli, a patto che non si confinino all'universo dei computer dove nessuno li vede.
Resistere, mentre l'America sta a guardare e attende il maturare degli eventi, infiltrandoli, è l'unica cosa che può perdere Ahmadinejad, tenuto in molta simpatia dai nostri noglobal per il suo antiamericanismo anche se ha la faccia di un delinquente e si comporta come tale. Volevate vederli davvero un dittatore, una dittatura, il bagno di sangue della polizia che distrugge i manifestanti? Accomodatevi, e se potete smettetela di paragonare l'Italia, dove nessuno comanda, dove si può sfasciare e devastare a piacere, dove un sultano viene messo in crisi da quattro puttane, alla peggiore delle teocrazie assolute. Ma i nostri antiautoritari di professione mettono a ferro e fuoco le città per opporsi, arditamente, a una mite avvocatessa che tenta di riformare la scuola che li rende somari; invece per l'Iran massacrato restano a casa, a guardare le immagini su internet. Anzi, neanche quelle. Altrove non va meglio, in America la tensione per la repressione iraniana non è neppure lontanamente paragonabile alla commozione di migliaia di scemi che si rotolano in terra, sotto l'ospedale, per l'incolmabile perdita di Jackson. Che era ridotto a un mostro, in tutti i sensi. Così va il mondo, che oggi piange e si dispera anche se da qualche ora è un posto appena un po' più sicuro.
Massimodelpapa


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RadioUno Rai
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John Vignola intervista
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“Ti vivrò accanto”
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Torino, mercoledì 6 maggio
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Libreria Feltrinelli
piazza CLN
Massimo Del Papa presenta
“Ti vivrò accanto”
partecipa
Marinella Venegoni

Milano, giovedì 7 maggio
ore 21,00
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ControCanto tour 2009

Civitanova Marche
domenica 10 maggio
ore 18,00
Libreria Arcobaleno
Massimo Del Papa presenta
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Lunedì 11 maggio
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Civitanova Marche
Domenica 24 maggio
ore 18,00
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su Renato Zero
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del pubblico
Massimo Del Papa
conduce, intervista
e legge poesie

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ore 19,45
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giovedì 18 giugno
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Roma
ore 17,00
Massimo Del Papa presenta
”Ti vivrò accanto”
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Macerata
Musicultura 2009
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”Ti vivrò accanto”

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Cortile di Villa Bolasco
Castelfranco Veneto
Controcanto tour 2009
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