INNO NAZIONALE
Il legalista Di Pietro, per interposto Grillo, passa l'intero giovedì sera nella setta di Santoro a dir male delle televisioni di Berlusconi fuorilegge in conflitto d'interessi; poi, cento ore dopo, si trasferisce armi e bagagli nelle televisioni di Berlusconi, all'anima della legalità. Grillo sputa in faccia a tutti i giornalisti e i più sputacchiati sono quelli che lo tengono su, che gli reggono il gioco. Pare che il primo dei problemi di questo Paese che nega se stesso ogni momento, sia quello di stabilire la consistenza di un comico andato via di testa, farne l'esegesi, vaticinarne le mosse. Sulle escandescenze di questo pazzo sta salendo una intera industria, roba da fare schifo. Ormai intervistano pure la figlia, che, per non sbagliare, manda a fanculo suo padre. Quella faccia di gomma di Veltroni è un anno tondo che ripete a disco rotto di voler fare del Pidì “una grande forza riformista”, e nessuno a spiegarci cosa cazzo hanno fatto allora lui e gli altri, fino ad oggi. D'Alema, che ce l'ha sempre più lungo di tutti, ricasca nel solito errore tattico, inglobare le sinistre più sinistre, da sottoporre, lui spera, al bacio della morte. Bel riformismo con la testa indietro. A uno come Calderoli, che si vanta della legge-porcata-elettorale, danno il ministero per de-legiferare, pensa un po', e tutti lo difendono, in prima fila la sinistra, dalle intemperanze libiche. Solo a sfogliare il nuovo “La deriva” di Rizzo e Stella, c'è da buttarsi dalla finestra: nella consolante certezza che, anche se non t'ammazzi subito, l'ambulanza arriverà in ritardo se mai arriverà. E, in caso, ti finiranno i medici, gli ospedali, la burocrazia, il malaffare che ormai non è più neanche tale, è un Ideale, un Assoluto, un Pieno che non lascia spazi. L'altro libro dei due, “La casta”, sugli sprechi e i privilegi della politica, ha smosso ondate di indignazione e di discorsi dei quali s'è appropriata la politica per continuare “con più fame che pria”. L'ultima campagna elettorale è stata un reality e i politici, odiati, maledetti, disprezzati, mietevano applausi ovunque sbucassero, ed erano quelli di sempre, quelli che l'opinione comune incolpava di averla ridotta come stava. Cinque balordi ammazzano un passante a caso e passano subito, loro, per martiri perchè li fanno stare in prigione. Ladri e truffatori vengono agiografati in televisione con appositi programmi. Se un giudice osa applicare il codice passa per delinquente mentre sul presunto delinquente scende, come pioggia dorata, la solidarietà dei parassisti e dei compagni di merende della casta di riferimento. La memoria non è morta, è distorta, per ricordare il martirio di Moro intervistano gli esemplari più orrendi dell'orrenda specie giovanile, che ridono vacui della loro ignoranza atroce. Si ascolta un diluvio di parole che non dicono niente, che sommergono tutto e a tentar di intercettarle, di sbugiardarle finisci per aggiungere le tue parole vane al cicaleccio generale. I comici fanno i giornalisti, i giornalisti fanno i comici e una caricatura non si distingue dall'originale. Isterici satiristi organici fanno pubblicità ai telefonini, alle banche, cioè ai feticci truffaldini della modernità, senza sospetto di rimorso. Si vede di tutto e pare che stia bene a tutti. Si applaudono le bare e chi le ha provocate, e non c'è Dio che possa spiegare tutto questo. Un criminale passa per benemerito, una vittima per rompicoglioni e alla fine tutti perdonano tutti nel delirio totale. Magari con abbraccio in Parlamento, ove entrambi sono sbarcati, senza altri meriti che quello, a vario titolo, di una stralunata pietà generalizzata: come contentino per chi ha sofferto, ma anche come riconoscimento per chi ha fatto soffire e dunque si presume, si pretende, ne abbia sofferto. Proprio così, si sbarca in Parlamento con le mani sporche di sangue “per causa” di pentimento e di perdono. Oppure per essere sopravvissuti a una strage, salendo sui cadaveri dei colleghi. Oppure semplicemente perchè si è giovani, donne, transex, famosi, o famigerati. Ma i giovani e gli altri vanno a far numero, mentre quelli che comandano davvero inneggiano alla modernità e sono decrepiti, giurassici e sempre uguali a se stessi, inaffondabili come plastica sull'acqua. Sono proprio stufo, ne ho fino a qui, non c'è spazio di coerenza e di resistenza in questo incubo di Paese. Non c'è possibilità di capire, di farsi capire, di tentare un pericorso diverso. È tutto finito, è tutto inutile. Compreso continuare a dar la colpa di tutto a Berlusconi, mi sono persuaso che Berlusconi è l'effetto non la causa di un Paese pazzesco dove non si salva più niente, dove tutto è perduto. Se non ci fosse lo inventerebbero. Infatti non c'era e l'hanno inventato e mantenuto, tutti insieme, per decenni, mentre si stracciavano le vesti. Anche i commentatori esteri, che ragionano da esseri umani, non hanno capito niente, non gli entra in testa che nessuno qui può scandalizzarsi di nulla perchè i suoi armadietti scoppiano di scheletri e scheletrini: dunque il conflitto d'interessi in realtà diventa un concerto, una sinfonia, un inno nazionale. Ed io, io ne ho fin qui della coerenza, della dignità, anche le mie personali. Della legalità. Dell'impegno e delle motivazioni. Della buona coscienza. Dei princìpi e dei valori. Tutti ingannano, tutti deludono, tutti rinnegano mentre ti dicono di tenere duro. È tutta plastica, plastica, plastica. Mi par d'essere un alieno, un visionario alle prese col computer che scandisce un conto alla rovescia fittizio in un'isola che non c'è dentro un bunker immaginario. Ne ho fin sopra i capelli anche di me stesso, mi vien proprio voglia di lasciarmi andare alle peggio cialtronate col sorriso degli impuni, visto che è così che funziona. Non si può più neanche mandare affanculo qualcuno, se no ti dicono che hai copiato Grillo. Beh, andassero tutti affanculo, ma tutti davvero, senza eccezioni, compreso me stesso - Massimodelpapa