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. lunedì, 23 novembre 2009 . 11:05 .
SENZA FONDO
Se un trans dei potenti viene trovato carbonizzato e il suo computer affogato, il problema non è di stabilire di chi sia la mano ma se c'è qualcuno, anche uno solo, che da questa storiaccia di ordinario malaffare italiano possa chiamarsi fuori. Innocente non è la politica, che, come scritto cento volte, ha ormai invertito i suoi ingredienti, è diventata un affare di piaceri senza doveri il che è l'esatto contrario della democrazia; non lo è l'informazione, che fomenta un gioco al massacro per indecenti ragioni di killeraggio politico e di concorrenza pubblicitaria; e non lo sono, per definizione, gli ambienti criminali in cui la politica si degrada e affonda al gran completo. Va di moda vedere casalesi e affini dappertutto: come mai quando ci sono si fa finta di niente? Oppure si cerca una bella costruzione ideologica per dire che i trans sono loro vittime, anziché complici, per effetto del tardo capitalismo? Se mai verrà confermato che il transessuale Brenda non si è suicidato, non ha ceduto alle proprie pulsioni autodistruttive più volte liberate e alle quali quelli come lui vanno soggetti, allora la conta dei responsabili a vario titolo potrebbe farsi davvero complicata, perchè innumerevole. E non avrà davvero molto senso, a quel punto, cercare scampo nella logica ultrà di chi punta il dito su una sola parte, sia la destra o la sinistra con relativi apparati informativi, perchè mai come in questo caso occorre ragionare in termini di sistema. Marrazzo non è l'unico potente in cerca di emozioni proibite e Brenda non era l'unico viado che ne raccoglieva sfoghi e umori. A questo punto il cittadino elettore, membro di quel popolo sovrano che è tale solo per farsi sfruttare e irretire, giudichi se abbia ancora senso conferire quel che resta della propria fiducia a un sistema di tale consistenza, a prescindere dalle sua colorazioni fittizie. Oramai la politica è un gorgo dove più scavi e più affondi e trovi sempre nuovi liquami e non ne trovi il fondo. Non basta gridare alla legalità per mondarsi dagli appetiti più sconci e corrosivi, non basta cambiare nome a un partito o mettergli a capo una faccia già ampiamente usurata, non bastano i giri di valzer delle alleanze che si creano e si sfasciano per ricomporsi più cangianti che mai, non bastano e sono faresche le dieci domande rivolte a questo o quello, che servono a chi le muove per mettersi in mostra e a chi le riceve per .ricompattare precari equilibri interni sotto i quali continuano a covare le fronde, come il caso del partito di Di Pietro ha confermato. È il sistema nel suo complesso, è la sua pervasività e la sua omogeneità a non lasciare scampo ad una improbabile bonifica graduale o, peggio, ad una sua autorigenerazione; saremmo tentati di scomodare le soluzioni prese dal naturalismo, se un corpo è irrimediabilmente guasto va soppresso, va aiutato ad avviarsi alla propria estinzione. Solo così si potrà davvero ricominciare da capo. Non, sia ben chiaro, tramite soluzioni traumatiche, autoritarie, ma per mezzo di quel trauma democratico e pacifico che è il voto, nella forma della sua negazione. Solo un astensionismo totale, altrettanto pervasivo, può cancellare una scena di potere che non è più credibile né difendibile neppure all'interno di se stessa. Ormai il sistema procede per inerzia malavitosa, come un corpo malato intento a bruciare le ultime energie prima di arrendersi. Il guaio è che questa fase potrebbe durare ancora a lungo, a tempo indefinito, provocando danni più devastanti ancora. Fummo facili profeti, benchè unici, nel segnalare la scorsa primavera il pericolo di una deriva puntualmente verificatasi. Adesso rilanciamo, senza averne maggior merito perchè quello che si mormora, che si annuncia, davvero di tutto su tutti, è destinato ad esplodere a breve: anzi, ha già cominciato, per chi ha occhi per vedere e orecchie per sentire. Stavolta le cose sono andate troppo avanti e sarà difficile anche per una informazione manipolata come la nostra soffocarle come al solito. Prepariamoci a scoprire molto di peggio, in ogni piega del sistema, prepariamoci ad ammettere quello che in fondo abbiamo sempre sospettato, sempre saputo, ma che non avevamo il coraggio di ammettere. Se non per il sistema, che non conosce il suo fondo, questa volta la resa dei conti, almeno per chi il sistema lo subisce e lo sceglie, è davvero vicina. Massimodelpapa QUESTA E' ARTE Dove si narra di come Renato Zero, a quasi 60 anni, abbia ancora una volta preso tutti in contropiede scritto da ABSOLUTELYFREE
. domenica, 22 novembre 2009 . 11:43 .
Dopo il sorprendente successo riscosso da Serafino, nuovo personaggio in attesa di sviluppi, vi propongo questa domenica un'altra pagina su di lui. Si chiama CANTO DI NOTTE
scritto da ABSOLUTELYFREE
. sabato, 21 novembre 2009 . 11:14 .
ESCALATION
Cosa potrò dire agli studenti che visiterò nei prossimi giorni a proposito dell'informazione, se non che l'informazione ha ancora una volta umiliato se stessa, ha negato se stessa inzuppandosi di incredibili personaggi del mondo trans? E non per una esigenza di compassione o di comprensione, cui l'informazione è del tutto indifferente, ma per il motivo esattamente contrario, il cinismo da esibire, il gioco al massacro per cui il mio trans è più trans del tuo, più assurdo, più spaventoso, fa più audience. L'informazione procede per luoghi comuni, per totem e tabù: il fenomeno da baraccone viene sdoganato senza pensare agli effetti e non si può dire che proviene da un mondo disperato e infame, fatto di spaccio, di protettori, di racket, di una criminalità feroce e spesso mafiosa, così come non si può dire che nel giro dei trans capitolini c'è già la corsa ad aggiudicarsi i clienti lasciati liberi da Brenda, che sicuramente qualche suo collega ha cospirato con chi la voleva morta. Perchè questo è l'ambiente, questo e anche peggio. La conseguenza dell'assalto dell'informazione alla diligenza trans è lo sbarco sul mercato dei media dei marchettari che fanno a gara a rilasciare dichiarazioni ambigue, sibilline: a poche ore dal rogo di Brenda è tutto un sinistro cicaleccio di trans che annunciano “Tra i miei clienti ho un politico, ho un industriale, un cardinale” e seminano indizi, allusioni, tensioni e odii. Un gioco al massacro che può benissimo sfociare in altri fatti efferati, con il ruolo determinante dell'informazione che, avvitata su se stessa, è del tutto indifferente alle conseguenze del suo agire e partendo da un omicidio crea le condizioni per altri omicidi. A questo punto si sa che Brenda è stata ammazzata perchè era un malvivente che si stava allargando, aveva un legame diretto con Marrazzo e intendeva ricattare altri uomini di potere, i video dei politici coi transessuali girano come e più di prima in tutte le redazioni, i nomi e le facce sono ampiamente risaputi, anche oltre la cerchia degli addetti ai lavori, l'informazione ha scoperchiato il vaso di Pandora e non è più in grado di arginarne i venti. Non, almeno, finchè resterà funzionale il gioco al ricatto e al massacro in cui essa informazione ha un ruolo decisivo, ben oltre i transessuali in esposizione che in definitiva sono solo pupazzi macabri. Verranno abbandonati quando l'attenzione si sposterà dai ricattatori ai ricattati. Non ci vuole molto, già si sente di tutto su tutti, e finoltre l'ambito trans. A quel punto, l'informazione che non informa ma fa il lavoro sporco, cambierà musica, dovendo rispondere a chi la possiede o la controlla. E, parterndo dalla constatazione di una depravazione generale, dal così fan tutti che ribalta il concetto stesso di colpevole, sarà chiamata a garantire, a nobilitare perfino chi alletta bambini. Purchè abbastanza altissimo, rispettabilissimo, schifosissimo. Massimodelpapa PRESCRIZIONE BREVE, TANTO RUMOR PER NULLA Dove si narra di una farsa, in tutti i sensi, contrabbandata per emergenza, in tutti i sensi scritto da ABSOLUTELYFREE
. venerdì, 20 novembre 2009 . 10:22 .
QUESTO E' IL MONDO TRANS
Il trans Brenda è stato trovato carbonizzato questa mattina nel suo seminterrato trasformato in appartamento. Una fine atroce che agita subito fantasmi inquietanti, visto che Brenda era finita, pur non frequentandolo a quanto si sa direttamente, nelle indagini sul governatore Marrazzo, habituè del mondo transessuale. Naturalmente, la tentazione più forte, più facile, è quella di scomodare vendette politiche: sapeva troppo, minacciava di parlare e l'hanno fatta fuori. Con una deviazione necessaria, peraltro: non essendo politicamente corretto attribuire cotanta ferocia alla sinistra cui Marrazzo apparteneva, non si può che ipotizzare un intervento della destra, di Berlusconi, dei servizi da lui diretti. Quindi è stato, come sempre, come per tutto, il Cavaliere. Pagato il tributo che si deve al cinismo, che noi da cronisti ci limitiamo a registrare, perchè già si sentono in giro di questi deliri, occorre però chiarire un paio di punti. Il primo, è di rispettare la fine di una persona che viveva male ed è morta malissimo, in modo atroce. Ma di non farne un eroe. Brenda, come tutti i trans, viveva ai margini di un mondo disperato e criminale, dove morti del genere sono all'ordine del giorno. Ne ho rievocate alcune solo pochi giorni fa, riprendendole dalla mia casistica di cronista di nera e di giudiziaria. Io non mi sono stupito quando ho letto, stamattina, della fine di questa Brenda. Mi è solo sembrato di fare un tuffo nel passato, quando il giornale mi spediva tra minialloggi e fossi di campagna a vedere i resti di quel trans, di quell'altro femminiello. Omicidi rimasti regolarmente impuniti, tra l'altro. Che poi Brenda si sia annientata da sola, come più volte annunciato in questi giorni, al culmine di un periodo di isteria che l'aveva portata ad essere coinvolta in risse da strada, a minacciare i medici del pronto soccorso, ad altre escandescenze come di chi vede travolto il suo squallido menage da una pubblicità invasiva e imprevista; o che sia stata letteralmente cancellata da chi ne temeva le rivelazioni, sono due ipotesi ugualmente possibili è possibile (e, possibilmente, andrà chiarita qual è la più fondata, anche se i primi riscontri parlano di omicidio per soffocamento). Ma possiamo dire che una fine del genere non ci stupisce, perchè questo è il mondo trans che certa stampa, certo opinionismo laido da un mese tenta di spacciarci come meraviglioso, umanissimo, normalissimo? Possiamo anche dire che questo sottobosco, quest'orbita malavitosa veniva frequentata regolarmente dal capo della politica del Lazio, pezzo grosso del Partito Democratico, insieme a chissà quanti altri colleghi di tutti i colori? Massimodelpapa scritto da ABSOLUTELYFREE
. giovedì, 19 novembre 2009 . 20:15 .
MUOIO DAL RIDERE
"Io, no global con partita Iva" Una volta assaltava il G8, ora fa l’imprenditore: “Siamo noi i veri sfruttati”. Contesta l’Irap (“Una vergogna”) e giustifica gli evasori: “Non hanno altra scelta” di Michele Brambilla Milano - Ricordate Luca Casarini, il no global? Adesso fa l’imprenditore. È una delle tante partite Iva del Nord-Est, quelle che votano Berlusconi o Lega in percentuali bulgare. Quando parla dell’Irap, il nuovo Casarini parla come la Marcegaglia: «Un’imposta che colpisce la produzione è un’imposta assurda». Quando parla delle banche, parla come Tremonti: «L’accesso al credito, specie in periodi di crisi come questo, dovrebbe essere agevolato». Quando parla del centralismo dello Stato, parla come Bossi a Pian del Re: «C’è una forte richiesta di autonomia dalla parte della nostra gente, dobbiamo riprendere in mano i nostri destini». Guai a dirgli, però, che ha voltato gabbana. Ribelle era e ribelle rimane. La sua ditta, una società di consulenza su marketing e comunicazioni, l’ha voluta chiamare «Nexus 7». «Nexus 6 - spiega - era il replicante di Blade Runner che si ribella. Io sono il numero 7, mi ribello ancora di più». La sede della ditta è a Marghera, a casa sua. Dipendenti zero. L’ha aperta in settembre. E due mesi sono sufficienti per capire i problemi di un mondo che non è propriamente quello da cui viene lui. Tasse, balzelli, burocrazia, clienti che non pagano e banchieri con il braccino corto hanno preso il posto di cortei, slogan, scontri con la polizia, denunce, condanne per resistenza a pubblici ufficiali. Casarini, si rende conto che diranno tutti che è passato dall’altra parte? «Ma non è vero. Io resto dalla parte degli sfruttati. E i nuovi sfruttati sono i piccoli imprenditori, gli artigiani. È il Paese che produce e quindi dovrebbe essere aiutato e invece si scontra con tutto un sistema di difficoltà». Faccia qualche esempio. «L’Irap è una vergogna. Specie in periodi di crisi. Viene tassata la produzione, non il reddito: ma le pare? E poi le banche. Per fare un mutuo, che è l’unico sistema possibile per comprare una casa, in Italia c’è un tasso medio del 5 per cento; in Europa è del 2,5. Per chi ha un’attività, poi... Io ho chiesto settemila euro di credito, per darmeli ci hanno messo un mese e mi hanno chiesto beni di famiglia in garanzia». Sono i rischi d’impresa. Se ne rende conto solo adesso? «No, ho sempre pensato che i piccoli imprenditori erano vessati. Non ho mai avuto un atteggiamento ideologico contro di loro. Per questo ho polemizzato con la sinistra, che ha sempre avuto un’impostazione classica: difende gli operai delle grandi fabbriche, che sono stra-garantiti, e se ne infischia di quelli che lavorano con i piccoli». Sta pensando di passare alla Lega? «Per carità. Non crederà davvero che la Lega tuteli le piccole imprese, vero? O che il Pdl sia il mitico “partito del popolo delle partite Iva”? Quelle sono tutte balle. La prova è che al governo ci sono loro, Lega e Pdl, e per noi piccoli imprenditori non stanno facendo niente». «Noi piccoli imprenditori»? Siamo sicuri che lei è proprio il Casarini che guidava le masse contro il G8? «Mi faccia continuare. Si è mai chiesto perché la Lega se la prende tanto con gli immigrati? Perché è l’unico argomento che può permettersi. Se parla di tasse, balbetta. La Lega, qui in Veneto, è lo Stato. È la Lega che ci impone le tasse. Dicono tanto di Roma, ma a Roma ci stanno loro». Che cosa vuol dire aprire un’impresa proprio in tempo di crisi? «Vuol dire scoprire l’iniquità del sistema fiscale. Le faccio un esempio. Oggi la gente paga tutta in ritardo. Chi lavora per gli enti pubblici, poi, riceve i soldi dopo 90 o 120 giorni, a volte dopo sei mesi. Ma l’Iva la deve pagare subito. Subito, ha capito? Io la recupero dopo mesi e mesi. E gli interessi, dico: gli interessi chi me li paga?». Lei è un uomo di lotta. Ha pensato a qualche manifestazione? «Beh, potrei cominciare a fare obiezione fiscale non pagando l’Irap, ad esempio». Cioè evadere il fisco? Proprio lei? Sono discorsi da cumenda brianzolo che vota centrodestra. «Un momento. Distinguiamo. C’è evasione ed evasione. Un conto sono i grandi evasori, che non pagano le tasse e poi si comprano l’Alitalia con i soldi dello Stato, cioè nostri. Un conto sono i piccoli, che devono pur difendersi». Quindi lei giustifica l’artigiano o il commerciante che fa un po’ di nero? «Ma certo. Se no come fa a vivere? Uno è costretto a evadere. Lo so che eticamente è discutibile. Ma io vorrei sapere anche dove vanno, i nostri soldi. A finanziare le guerre? Io non ci sto». E rieccolo, il Casarini disobbediente. Sarebbe curioso se il prossimo guaio giudiziario l’avesse per evasione fiscale, e si trovasse sul banco degli imputati con la stessa accusa di frode fiscale che i pm contestano a Berlusconi. (da “la Stampa”) Una volta si diceva: nascere incendiari per finire pompieri. Adesso si nasce masanielli noglobal e si finisce bottegai. Naturalmente con il consenso dello Stato, prima e dopo... Sarebbe da lanciare un gratta & vinci: il compagno Casarini finirà leghista o con Casini? A chi l'azzecca, un anno di evasione fiscale sanata. Ad infierire su uno così, ci si spreca, ma c'è pure chi nasce borghese, bamboccione, avvezzo a pigliare schiaffi in università, e se la tira da rivoluzionario, vedi certe nullità mitopugnettare che, dopo anni di vendite zero, hanno rispolverato il più patetico revival. Ma sì, proprio quelli che flirtavano con Cesare Battisti e son finiti a dar via i giap. Quando penso a quante ne sentii, quando pronosticavo, e non ci voleva davvero un grande impegno, un futuro da borghesuccio per il noglobal Casarini, candidato pluriabortito per Rifondazione, lumpenscrittore (esaltante il suo curriculum in quarta di copertina: “ha occupato dei treni”), benchè sospinto dal “regime”, nel quale venne introdotto dal degno talento Sandrone Dazieri, strappato ingiustamente ai mercati generali ma ormai desaparecido. Ora io dovrei andarli a stanare tutti, uno dopo l'altro, gli ultras di cotanti eroi, e chiedere: come state? Ma mi manca il coraggio, non si infierisce sugli scemi. E poi, potrei crepare dal ridere... Massimodelpapa BONGIORNO, TRISTEZZA Dove si narra dei riccastri, anzi le riccastre, che chiedono soldi ai poveracci per tutelare altri poveracci scritto da ABSOLUTELYFREE
. mercoledì, 18 novembre 2009 . 21:01 .
![]() UNO DI PIU' Lo dico da cinque anni e lo ripeto adesso una volta di più: proprio non riesco a capire perchè dobbiamo riprenderci noi quel barbone di Cesare Battisti: non poteva restare in una galera brasileira? Adesso ci tocca sopportare la sua faccia da idiota tutti i santi giorni, mantenerlo, curarlo, nutrirlo, sentire i suoi deliri, ascoltare i soliti mascalzoni o rimbecilliti trattarlo come un eroe e chiedere per lui la grazia, vederlo scarcerare coi pretesti più ignobili, vedergli fare il giro delle televisioni, pubblicare altri otto o dieci inutili sfoghi da analfabeta, finire in un reality (“Il covo”, potrebbe chiamarsi), venire imbarcato in “Nessuno tocchi Caino” e alla fine, inevitabilmente, ritrovarcelo in Parlamento. Che è già una chiavica: c'era proprio bisogno di far fare la bella vita ad uno di più? Corri, Cesare, corri se ancora puoi, e tirati dietro tutte le tue groupies, che sputavano sopra le tue vittime. E che non si capisce come mai non ti abbiano raggiunto per tempo, invece di bivaccare qui, dove, a sentir loro, c'è un regime. Massimodelpapa L'elenco dei 1500 firmaioli in favore di Cesare Battisti, martire della libertà dall'elenco originale è stato rimosso, a richiesta dell'interessato, il nome di Roberto Saviano, dissociatosi da se stesso appena diventato un best seller scritto da ABSOLUTELYFREE
. martedì, 17 novembre 2009 . 20:49 .
FAR FINTA DI NON CAPIRE
Ogni culto della madonna pellegrina io lo lascio ai bigotti in servizio permanente effettivo. Alla malafede di chi mi legge, non riuscendo evidentemente a prescindere da me, sono abituato, e non mi fa né caldo né freddo. Per cui ribadisco, con dovizia: spiacente, ma quando Saviano si avventura in certe analisi socioeconomiche e politiche militanti, arriva alla mistificazione. Insinuare che camorra e sistema capitalista vadano a braccetto, è un falso storico ed economico. Storico, perchè la camorra precede di circa due secoli l'avvento del capitalismo moderno (quello postulato da Adam Smith). Economico, perchè il binomio democrazia in politica-mercato in economia non è certo esente da difetti e da crudeltà, ma è anche il sistema, l'unico, che ha consentito alle società che l'hanno applicato di progredire in trecento anni più che nei millesettecento precedenti. Altra cosa, l'iperliberismo senza regole che si è imposto negli ultimi vent'anni di globalizzazione; ma quello rappresenta, più che una degenerazione, la negazione stessa di un sistema di mercato funzionale, che non si basa sulla mano invisibile di per sé, che ha sempre bisogno di regolazioni e di argini, ma che è l'unico assetto che promuove la libertà della creazione individuale. Vero è, se mai, che è il suo contrario, l'economia di piano postulata dal comunismo, a creare le condizioni per i sistemi mafiosi: nuclei di parassitismo e di privilegio interni al regime, che separa la cosca dei suoi onnipotenti funzionari dalla la massa del popolo, privato di diritti autentici. Quando poi il regime crolla, questi sistemi perversi si riciclano in entità autenticamente deviate, fuse con le strutture produttive: ma di questo non può proprio essere incolpato il capitalismo! È successo in Russia (dove la polizia ha rinunciato ad ogni controllo, mentre l'esercito era storicamente coinvolto nel narcotraffico) e in tutti i sottoregimi dei Paesi satelliti, dove i ceti privilegiati dello Stato, del partito, delle polizie, perso l'ombrello burocratico sono rifluiti (chi poteva, chi è sopravvissuto alla catastrofe) nelle formazioni criminali che già covavano, tollerate, dal regime. Non è emerso in Cina, perchè la Cina ha mantenuto l'apparato autoritario in politica pur aprendosi al libero mercato in economia: è tuttora un ibrido, che punta più sulla crescita che sui diritti umani (coerente conseguenza diretta del regime comunista). Ma a ragionare in termini di equivalenza necessaria tra capitalismo e criminalità organizzata, si arriva all'assurdo per cui un regime liberticida è sano e invece uno fondato sulla libertà e sullo stato di diritto è malato. scritto da ABSOLUTELYFREE
. martedì, 17 novembre 2009 . 11:03 .
GRAZIE A VOI - LE VOSTRE LETTERE scritto da ABSOLUTELYFREE
. lunedì, 16 novembre 2009 . 22:12 .
“SIGNORE, PERCHE'?”
La riporto integralmente, perchè è imperdibile. Paolo Brosio: “La mia vita da Fede alla fede”. La svolta mistica del giornalista televisivo "Addio alle donne e alla cocaina, ora sono il megafono della Madonna" FORTE DEI MARMI (Lucca) - Sul primo ripiano ci sono i Telegatti, uno vicino all’altro, gialli e brutti. Più in alto le coppe vinte giocando a tennis da ragazzo o nelle partite di calcio tra gente dello spettacolo. L’immagine della Madonna sta in mezzo, tra la laurea in legge appesa al muro e le foto del padrone di casa, abbronzato e con la bandana all’Isola, incravattato in qualche occasione ufficiale, sorridente sotto la scritta «Paolo Brosio uomo di Dio». Il salotto di casa Brosio a Forte dei Marmi è un formicaio impazzito. Amici conosciuti a Medjugorje venuti a comprar casa in Versilia, segretari che spostano casse piene di posta, parroci e pie donne appena sbarcati dalla Bosnia, un giovane con la faccia da bravo ragazzo che sussurra: «Dicono che è matto, ma lo facevano anche con San Francesco. Paolo, ormai, è in odore di santità...». Sul tavolo «A un passo del baratro», l’autobiografia che non ti aspetti: le dirette con Fede ai tempi di Tangentopoli, i successi con la Ventura o a Stranamore, i reportage di Linea Verde. Ma anche un matrimonio finito malissimo, la cocaina, le orge «con altre persone che entravano e uscivano» dalla camera da letto e «le calze da donna appese dappertutto», l’aborto «senza rimorso» di una ragazza di 16 anni. Brosio, che cosa le è successo? «Stavo sull’abisso e Dio mi ha tirato fuori. Mio padre era morto dopo 50 giorni d’agonia, mi avevano bruciato il locale, mia moglie era incinta di un altro, uno che conoscevo, che vedevo tutti i giorni sulla spiaggia. Sulla mia spiaggia, capisci?». Capisco, lei era depresso. Ma che cosa c’entra Dio in tutto questo? «Dio c’entra sempre. E poi io non ero depresso, ero disperato. E la disperazione porta ad atti scellerati: potevo prendere un bastone e spaccare la testa a quello là, e invece ho preferito fare male a me stesso». Ha pensato al suicidio? «E quando mai? Amo troppo la vita. Mi sono fatto male con il divertimento: l’unica donna che ho amato mi umilia? E io mi vendico con decine di ragazze, senza neppure chiedere come si chiamano. E con loro è arrivato il resto: l’alcol, lo stordimento, la droga. La coca è terribile: ti fa sembrare possibili cose che non potresti neanche immaginare». Le rifaccio la domanda: che cosa c’entra Dio? «Ti dico che Dio c’entra sempre. Ascolta: una notte a Torino mi è come esploso il petto, sentivo il cuore che pompava da matto. Solo che non era il cuore, era la coscienza: una voce, dentro, diceva “prega, di’ l’Ave Maria”. Ero sconvolto, anche perché tutto succedeva in un momento di divertimento esasperato». Era in mezzo a un’orgia? «Beh, diciamo di sì». E lei in mezzo a un’orgia si è messo a recitare l’Ave Maria? «Già, pensa tu la faccia degli altri. Sono scappato urlando che la festa era finita. Il giorno dopo ho chiesto in albergo qual era il santuario più famoso di Torino. Mi hanno mandato alla Consolata, dove ho incontrato Don Ferruccio: uno degli strumenti che Dio ha regalato alla mia salvezza. Mi sono confessato e gli ho raccontato la mia vita. Tutta». E lui? «Uno choc. Si agitava nel confessionale: vedevo la tendina tremare. “No, basta. Non puoi aver fatto questo”. Gli ho parlato della droga, delle donne. Gli ho rivelato di quando al liceo avevo portato la mia ragazza ad abortire. Non lo sapeva nessuno, neanche mia mamma. Alla Consolata ho capito che la preghiera è il Toradol dell’anima, fa sparire il dolore. E lì ho riscoperto la Madonna: era il 3 gennaio del 2009. Il 2 febbraio sono andato per la prima volta a Medjugorje». Qualche mese dopo ci è tornato con un aereo pieno di gente famosa. Ora ha scritto un libro. Perché le conversioni dei vip non sono mai un fatto intimo, riservato? «Io sono un ex peccatore, le mie preghiere valgono poco. Ma sono anche un uomo di comunicazione, sono simpatico, posso convincere la gente a dare il suo aiuto. Sono un megafono, utile perché per fare la carità servono i soldi: un giorno, in Bosnia, sono andato da Gesù in croce e gli ho fatto una promessa: tua madre mi ha salvato, e voglio ringraziarla. Tornerò con 70 mila euro per suor Kornelya e per quelle sante religiose che lavorano qui. Poi mi sono spaventato e gli ho detto: possiamo fare 40 mila?». Ha chiesto uno sconto al crocifisso? «Beh, tolte le tasse era una cifra enorme, però sono riuscito a raccoglierla fino all’ultimo euro, grazie alla Madonna che ha fatto di tutto perché potessi mantenere la promessa. Pensa al mio lavoro: dovevo andare in India, per la Tribù di Mediaset, e invece il programma è stato cancellato a contratto già firmato. Ora sono come Mancini per l’Inter: mi pagano per non lavorare. Così posso tornare a Medjugorje, andare in giro a far promozione al libro. Il lavoro è sempre strumento della volontà di Dio, ma vuoi mettere il libro con un reality?». Ma non si sente presuntuoso nel considerare ogni cosa che le succede come un segno della volontà divina? «Dio ha un progetto per ognuno di noi. Ha voluto che cadessi quando ero al top del successo, e poi ha voluto salvarmi. Era tutto scritto: e adesso ogni giorno c’è qualcuno che bussa alla mia porta. Lo sai perché?». Perché lei è un personaggio della tv... «No. Perché pensano che se ce l’ho fatta io a fuggire dal Male, allora possono farcela anche loro». Lo sa, vero, che molti pensano che Paolo Brosio sia impazzito? «Certo che lo so. È normale che quando uno come me si espone ci sia qualcuno che lo insulta, ma forse ero pazzo prima, e ora sono guarito. Scusa, guarda i fatti: l’8 dicembre porto duecento persone a Medjugorje. E porto altri 30 mila euro per suor Kornelya e il suo progetto: una casa per gli orfani e i vecchi abbandonati, dove gli anziani leggono le favole e fanno i compiti insieme ai bambini. Un posto magico dove gli orfani diventano nipotini e i vecchi soli diventano nonni: una cosa bellissima. Matto io? Preferisco considerarmi uno strumento nelle mani della Madonna. E la Madonna, credimi, non è scema». (da “la Stampa”) Una volta anch'io ho tentato un'orgia e tutto quello che m'è apparso è stata Rosi Bindi. Con dietro il card. Tonini che, intabarrato e furibondo come Savonarola, agitava minacciosamente un dito lunghissimo e ossuto belando: “E' peccato molto gra-a-a-aaaave!”. Sono scappato subito e non ci ho riprovato mai più. Sarà che al mio angelo custode son sempre stato sui coglioni, ma come mai i santi appaiono puntualmente ai deficienti, ai paraculi e a chi ha qualcosa da promuovere? L'immagine poi di Brosio che, in versione adamitica, si divincola da un groviglio di culi e di poppe e si mette a biascicare una novena, rollando al cielo gli occhi da batrace, come quando Emilio lo brutalizzava alla fermata del tram, non si può neanche non dico commentare, ma neppur lontanamente immaginare. Siamo oltre il Quentin Tarantino più efferato e visionario. Invece, sulla scena di don Ferruccio sconvolto in confessionale, Paolino bara alla grande: l'ha taroccata da “Continuavano a chiamarlo Trinità” con Bud Spencer che, nei panni di “Bambino”, racconta una vita bestiale ma arriva solo ai 9 anni perchè il frate non regge. Al che Bambino gli distrugge il confessionale a mazzate. Ora, la questione è: dopo essersi sniffato l'impossibile, Brosio ci è, ci fa, o ci cerca solo un posto in Rai, magari nel programma di Marrazzo (valletta Claudia Koll)? In ogni modo – potenza delle conversioni a “U”- l'autobiografia è fatta e comunque vada, sarà un successo: Brosio, i suoi adepti ne sono convinti, è ormai “in odore di santità”. Il bello è che mia madre quasi quasi gli crede. Crede sempre a tutti, meno che a me. Massimodelpapa scritto da ABSOLUTELYFREE
. lunedì, 16 novembre 2009 . 10:30 .
MALGRADO LO STATO
Come è possibile che a chi ha arrestato il capo dei capi della mafia, Totò Riina, venga tolta una scorta che si è guadagnata a vita? Eppure in Italia può succedere, succede che Sergio de Caprio, il “capitano Ultimo”, si ritrovi solo con se stesso, esposto alla vendetta di chi non dimentica mai. Neppure dopo trent'anni. E che i colleghi carabinieri si dispongano a scortarlo loro, in modo spontaneo, fuori da ogni ufficialità. De Caprio si è fatto molti nemici anche all'interno dell'Arma, anche dopo aver decapitato la mafia (che voleva vendicarsi sequestrandolo, torturandolo, facendolo a pezzi per poi esporre i suoi resti a futura memoria). Aveva denunciato collusioni interne, manovre di chi voleva lasciarlo alla mercè di cosa nostra. La tutela alla sua persona, a quella dei familiari, aveva subito alterne fortune, ora ridimensionata, ora rinforzata. Il Crimor, il reparto dei Ros da lui diretto, era stato smantellato. I componenti dispersi. Come se la missione fosse compiuta e la mafia fosse ormai debellata. Adesso, la decisione incredibile, inspiegabile e non spiegata, di spogliare Ultimo totalmente di qualsiasi difesa. E poi l'annuncio dei carabinieri: ci pensiamo noi a proteggerlo. In questa storia allucinante c'è tutta l'Italia, la sua ambiguità, la ferocia morbosa e impresentabile, l'ingratitudine e il cinismo di uno Stato che, per vendette interne, per mandare segnali, per inconfessabili rapporti con l'Antistato lascia sacrificare un suo servitore di valore; e poi, per contrappasso, per disperazione, lo slancio personale, fuori dallo Stato, malgrado lo Stato, di singoli che non si rassegnano a quel cinismo, a quella ferocia e si espongono, fanno quadrato per un collega che rischia grosso. Così è l'Italia, Paese di grandi aberrazioni istituzionali e di piccoli eroismi privati. Naturalmente per Ultimo nessuno si è scompone, lui è considerato uno sbirro, uno di apparato, anche se l'apparato lo ha scaricato, anche se la sua colpa è avere catturato il capo dell'Antistato. In Italia il razionale non è reale e il reale non è razionale. Massimodelpapa scritto da ABSOLUTELYFREE
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Nome: Massimo Del Papa Semplicemente uno che scrive. Copyright © Massimo Del Papa. Tutti i diritti riservati. Contatti: massimo.delpapa@tin.it Scorribande
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