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lunedì, 31 ottobre 2005

- 17:57

MALEDETTO GIOCHINO
Celentano sembra rock ma è lento, anzi lentano.
I figli di Celentano sono lenti.
La moglie di Celentano non è rock ma neppure lenta.
Berlusconi non è lento, è stronzo.
D’Alema è lento pure quando va in barca a vela.
Fassino è lento, tranne quando corre da Mario de Filippi.
Costanzo non è rock ma non è neppure lento. È pericoloso.
Valentino Rossi sarà pure veloce, specie con gli sponsor, però è lento.
Vascorotti, Ligabove, PeloPelù e il vecchio Giovanotti magari fossero lenti, almeno sarebbero qualcosa.
Caponnetto era così lento (quando voleva), che era rock.
La mafia è lenta.
L’antimafia delle volte è lenta pure lei.
Daniele Biacchessi è rock.
Giorgio Bocca è rock.
Enzo Biagi è rock.
Corrado Stajano è rock.
Milena Gabanelli è rock.
Giuliano Ferrara è lento, ma non è colpa sua.
Michele Santoro era rock ma è diventato lento.
Diaco è lento proprio come quella cosa che state pensando.
Uno che conosco e gli assomiglia un mucchio, è lento allo stesso modo.
I Rolling Stones sono rock.
Tutti gli altri, al confronto, sono lenti.
Frank Zappa è rock.
Miles, Coltrane, Parker, Jarrett e un sacco d’altri, essendo jazz, sono rock.
Ramazzotti è lento, così lento che se lo sento divento lento.
Quelli che fanno i soldi con Berlusconi sono lenti, e aspettano che la rivoluzione rallenti.
Quelli che se ne staccano sono rock.
Cesare Previti è lento. Marcello Dell’Utri è lento. Qualsiasi elettore o iscritto a Forza Italia è lento (e qualcuno anche pregiudicato).
Renato Zero è rock perché fa Fonopoli (con dentro un asilo nido per i bambini dei poveri) dove prima comandava la Banda della Magliana.
Veltroni volendo è lento, però nel caso di Fonopoli è rock. Anche quando mette una struttura per vecchi in ogni quartiere è rock. Anche quando fa approvare il piano regolatore (ma speriamo non sia lento nel farlo rispettare).
Pier Paolo Pasolini era, anzi è rock. Indro Montanelli è rock anche lui.
 
Beppe Grillo è rock, basta che non diventi troppo rock.
Benigni è lento.
I comici di sinistra sono tutti lenti.
I comici di destra non sono lenti: non esistono.
La Guzzanti è lenta. Suo padre è lento, però in confronto a lei è rock.
Emilio Fede è così lento, che alla fine diventa rock.
Striscia la notizia è così lenta che striscia, alla lettera.
Mentana è lento, e pure un po’ Chicco.
Briatore, anche se tribula con la formula uno, è lento ed ha pure una condanna condonata per truffa.
Schumacher era rock, ma adesso è lento.
Montezemolo è lento pure quando è rock; la sua frangetta è troppo lenta.
La Santanchè è lenta, con e senza dito medio.
La Russa è così rock che è lento.
La Ventura è un po’ troppo rock.
Albano è lento.
La Lecciso non è lenta, è qualcos’altro.
I reality sono lenti, però li vedono in dieci milioni di coglioni (lenti).
Lapo è lento. Di cervello.
Pupo è lento. A crescere.
Il calcio è lento.
Moggi è lento e, speriamo, presto o tardi carcerato.
Galliani è lento. Dicono.
I calciatori sono tutti lenti (anche se dopati).
Gli uomini sono lenti.
Le donne sono rock. Specie se ci stanno.
I miei lettori sono tutti rock.
Chi fa questo gioco del cazzo è lento.
Chi non lo fa è rock.
Massimo Del Papa

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domenica, 30 ottobre 2005

- 11:36

PENSIERINO DELLA DOMENICA
Bravo Benigni, bravo bravissimo, che maschera comica, che satira altissima, che lezione plautina, che verve serotina, che pantomima fresca, che arte giullaresca… ma… infine che ha detto? Niente. Ma come l’ha detto bene! Ha ragione il Toscano, è difficile trovare qualcosa di buono nell’operato del Cavaliere. Però per noi. Benigni non dovrebbe faticare tanto. Per esempio, s’è accollato (via Medusa) il suo “Pinocchio” dopo il crollo di Cecchi Gori. Quella volta lì, il censore è stato un produttore che ha imposto il “suo” film in tutte le sale. “Censurando” gli altri.
Massimo Del Papa

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sabato, 29 ottobre 2005

- 15:48

ASCOLTIAMO E VOLENTIERI RIPORTIAMO

Sentita in treno (intercity Milano-Crotone del 28 ottobre 2005, ore 15,00 all’altezza di Ancona) da una ragazzina odiosa, scheletrica, scollacciata, emaciata, labbroni asimmetrici, occhialoni mangiavolto con parabrezza gialli al posto delle lenti, capigliatura ossigenata a casco d’oro tipo Caterina Caselli postmoderna, unghie smaltate nere, braghe oceaniche per metà sotto scarpe da miniera, ma inconsapevolmente creativa.

“Cazzo è la terza e ultima volta che prendo il treno prima prendevo l’eurostar solo per fumare, cioè cazzo, hai capito, quattro ore senza fumare io impazzisco, allora meglio l’aereo costa di più ma ci metto un attimo qui non si arriva mai poi a berlusconi lo votano, ma come cazzo fanno, i punkabbestia a Bologna sì, cioè no, cioè non fanno niente, vabbè, spaccano qualcosa, ma checcazzo se io voglio stare lì a farmi una birra seduta a terra che cazzo vogliono gli sbirri che vengono subito a controllarmi perché non vanno alla stazione che c’è pieno di drogati io il degrado diciamo non l’ho mai visto, no secondo me non c’è poi vabbè allora dappertutto c’è degrado, mica solo qui, anche a Napoli di notte si fanno e si vomitano addosso per terra ma non è che fanno tutto questo casino che a quel bastardo di Cofferati se lo trovo gli spacco una bottiglia in testa che sempre gli sbirrri vengono lì e “documenti, documenti”, cioè ma che cazzo vuoi io non sono padrona di farmi il cazzo che voglio? e i punkabbestia non lo so, cioè non fanno niente, stanno lì tutto il tempo non fanno niente, tranquilli, poi vabbè qualcuno sclera dà fuori di matto e allora è un casino, però io per me a Bologna tutto tranquillo, i punkabbestia sono punkabbancomat cioè non fanno un cazzo con la carta di credito del padre”.

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venerdì, 28 ottobre 2005

- 19:52

QUEL DITO ALZATO, SENZA VERGOGNA
Anche l’ultima frontiera del “dire e disdire”, come lo chiama Giorgio Bocca, è violata. È il turno dei senza vergogna, quelli che le sparano così grosse che smentirle non serve e allora non resta che vantarsene. Uno dei meglio Chicco Mentana, che a Matrix ha giustapposto alla satira celentanesca a senso unico quella “libera” di Striscia la notizia. Sul serio? Striscia in pochi giorni si è distinta per i seguenti servizi. Fingendo di sfottere Emilio Fede che manda a ripetizione foto deformanti di Prodi, ha trovato modo di soffermarsi anche lei sulle stesse immagini, grottesche, mostruose. Cui, per par condicio, ha contrapposto un fotomontaggio del Cavalier Padrone truccato da miss Italia, come dire il più bello del reame. Poi ha manganellato il dissidente Follini, dipinto come “la Talpa” della Casa delle Libertà, cioè un infido traditore, preso in giro anche per gli occhialini tondi. Libera satira in libero regime, si potrebbe dire, e non siamo ancora in campagna elettorale.
Altro senza vergogna, Bertinotti, che per rifarsi della delusione alle primarie cavalca una protesta invereconda contro il sindaco Cofferati, reo di pretendere un minimo di legalità e dignità per una città dove anziani, donne e cittadini mansueti hanno sempre più difficoltà a circolare. Paragonato, il sindaco bolognese, a Peron e a Pinochet, ma non a Castro che gli squatter e i provocatori li manda tuttora sulla forca.
Ma il trionfo dei senza vergogna, altro che le pagliacciate di Albano e la Lecciso, s’è avuto a Roma con i tumulti legati alla riforma Moratti, che mai verrà applicata anche perché senza alcuna copertura finanziaria. Ma l’importante era inscenare il Grande Fratello rivoluzionario e resterà nella storia delle vergogne nazionali la scena della ragazzina di Sky insultata e sputata dai noglobal mentre faceva il suo lavoro. Naturalmente in nome dell’antifascismo democratico. “Venduta”, prendi i soldi da Murdoch” le urlavano gli stessi che di solito esaltano i loro simili perché prendono i soldi da Berlusconi. Davvero una coraggiosa prova di resistenza al regime aggredire in venti una giornalista, peraltro da nessuno difesa. Come non bastasse, ci si metteva pure la pochissimo onorevole Santanchè, una che solo Ignazio La Russa poteva immaginarsi di lanciare in politica. Il suo dito alzato ai dimostranti appartiene ai gesti di cui Pasolini diceva “mi ha più che scandalizzato, mi ha quasi spaventato”.
Ci è rimasto il dubbio se la signora Santanchè volesse mostrare d’essersi rifatta anche il medio, o se stesse annunciando al popolo il suo passatempo preferito, una volta rincasata.
Massimo Del Papa

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mercoledì, 26 ottobre 2005

- 15:34

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO

Caro Massimo,  
certo che a Primo Piano Don Vincio Albanesi, intervistato sui recenti fatti di Bologna, ha fatto pura demagogia sbandierando dichiarazioni di principio prive di qualunque senso pratico e soprattutto prive della c.d. "etica della responsabilità"... del resto non è un uomo di governo, è un prete e come tutti i preti è abituato a salire sul pulpito, a fare una bella predica basata sulla pura ideologia astratta, lasciando agli alltri il difficile compito di mediare tra le diverse situazioni spesso confliggenti, trovando soluzioni concrete. Quel che ha detto mi è sembrato un classico esempio di falso pietismo cattolico con venature vetero marxiste... guai ad allontanare i lavavetri dalle strade o a sgombrare le baraccopoli abusive dove si concentra un bel campionario di attività criminali con infiltrazioni della mafia (rumena, albanese italiana...) guai a regolamentare la presenza degli immigrati... no così non si fa... solidarietà (pelosa) per tutti, tanto poi i problemi sono degli altri, cioè di TUTTI noi.
Per caso, la sua comunità, finanziata da TUTTI noi, si ispira agli stessi principi di anarchia solidale o ha delle regole?
lettera firmata, Porto San Giorgio
 
Primo Piano non l'ho visto, ma conoscendo don Vinicio posso immaginare che quelle cose le abbia dette. Però, sempre conoscendolo, posso anche immaginare che non le condividesse fino in fondo: lui è un prete progressista ma non un don Vitaliano: e la sua comunità marcia come un orologio svizzero, altro che anarchia (così funzionava quella di Roma, sulla quale don Albanesi è intervenuto con mano santa, ma anche spietata, perchè non andasse all'aria, travolta dai debiti). In realtà Vinicio sconta, credo, la stessa colpa di chi vive in un bozzolo di provincia: dove i problemi esplosivi delle città arrivano col silenziatore, se ci arrivano. Insomma è un po' in buona fede, e un po' sopra le righe. E un po' distante.
mdp

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- 12:12

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO

Ben ha fatto il Sindaco di Bologna a tirare diritto per la sua strada, a continuare nel suo progetto di ripulire dall'illegalità diffusa una splendida città come Bologna, trasformata in un sudicio, indecente e volgare suk da gente più o meno strumentalizzata da certa sinistra movimentista e radicale (Bertinotti, Cento) che non riesce a perdere il vizio di confondere la difesa dei diritti dei più deboli con le baracconate e la violazione sistematica delle regole della civile convivenza attuata da giovani finti rivoluzionari progressisti!
Ben ha fatto il sindaco Cofferati ai dire ai suoi alleati "O dentro o fuori, non potete essere amministratori di Bologna e nel contempo sostenere i contestatori da strapazzo che si agitano nelle piazze".
Ben ha fatto a dire ai no global "se volete parlare con me formate una delegazione e vi ricevo, in piazza a farmi insultare non scendo".
Ben ha fatto ad allontanare dalle strade i lavavetri, perché quello non è il modo d'integrare gli immigrati.
La sinistra prenda esempio da Cofferati.
Davide

Sono 30 anni che i contestatori – oggi si chiamano noglobal, ai nostri tempi, caro Davide te lo ricorderai, erano, più modestamente, extraparlamentari – mi affascinano per quella loro curiosissima logica: ogni volta che hanno un buon motivo per protestare, regolarmente lo sciupano facendo a mazzate coi poliziotti (che, essendo tali, alla fine la spuntano: non posso neanche immaginare un’Italia in cui gli sbirri vengono sopraffatti da quattro studentelli: verremmo immediatamente occupati manu militari da San Marino e il Vaticano). Nel caso della riforma Moratti, che casomai è uno sformato, di motivi per protestare ce ne sono a mazzi: ma nessuno ci capisce nulla, e io proprio ieri ho letto sul blog di una universitaria bolognese una illuminante cronaca di ordinaria occupazione, dove pochi esagitati imponevano la paralisi al resto dell’ateneo, che, pur compatto nella contrarietà alla Moratti, non capiva perché gli venisse impedito, per di più da loro pari, di fare le cose per le quali paga le rette: cioè seguire i corsi e dare gli esami. Diceva quella universitaria: della protesta nessuno capiva una mazza, e alla fine sono andati tutti a casa, e qualcuno a fare shopping. Esattamente come ai tempi della libera facoltà di Trento, libera per Curcio, Rostagno e pochi altri che imponevano, anche con le cattive (si legga il documentatissimo “Vietato obbedire” di Concetto Vecchio, Bur, 2005), le loro opzioni al 99 percento della popolazione studentesca.
Esattamente anche come ai nostri tempi, caro Davide, perché certe occupazioni, al Carducci, le abbiamo vissute insieme (e non le abbiamo mai capite: ricordi che andavamo a mangiare i panzerotti dal Luini in centro, mentre i figli dell’alta borghesia concionavano, dal basso della loro ricchissima adolescenza, sulla “necessità di sposare le ragioni delle Brigate rosse”, come diceva quel nostro compagno che, nel suo palazzo gentilizio, teneva la servitù in cresta e pettorina?).
Contro la Moratti, dicevo, di ragioni per opporsi ce ne sono a quintali (anche se si sa benissimo che il suo sformato verrà cassato nella prossima legislatura, perché è improponibile): l’unica che proprio non serviva, è l’assalto al palazzo d’Inverno. Che puntualmente è stato sfruttato dai tenutari del Palazzo per praticare l’arte del vittimismo mentre ci scappavano le solite manganellate, che a me proprio non piacciono ma non saprei trovare posto al mondo dove, di fronte a tumulti sotto i palazzi del Potere, la polizia reagisce squagliandosi o facendo strada.
D’altra parte la sgangherata democrazia di chi impedisce a un parlamentare (perfino fascista) l’accesso, e addirittura a una giornalista di parlare, cioè di fare il suo lavoro, si commenta da se’: ed è la stessa degli antimperialisti (?) che, a un assessore delle mie parti (di Rifondazione) il quale ha negato alle loro carnevalate un sito archeologico protetto, invocando la legge, hanno risposto, testualmente: “Ma che cazzo dici, quale legge e legge, la legge siamo noi, ti faremo saltare con una bomba”.
Contro Cofferati, invece, le ragioni non ci sono proprio. C’è una strumentalizzazione politica, ovvero Rifondazione Comunista vuole far fuori, per ragioni poco nobili, il sindaco ex progressista, oggi “nazista”. A questo gioco sporco si prestano i bravi noglobal con “la malattia dell’estremismo (che poi passa)”, come diceva il Peppone di Guareschi: la base in buona quanto esagitata fede, i pifferai invece, al solito per conto terzi. A questi degli immigrati, dei lavavetri e di tutte le questioni connesse, inclusa quella sulla democrazia di una città il cui centro storico da anni è terra di nessuno, non importa un bel nulla: anzi, tanto peggio tanto meglio. Come la geniale fantasma dei noglobal candidata alle primarie, che sull’immigrazione ha pronto l’uovo di colombo: concedere a tutti, subito, indistintamente, permessi di soggiorno e diritti politici, punto. Così di povera gente disperata ne arriverebbe a legioni, senza una benchè minima idea, possibilità, struttura, progettualità per assorbirli e integrarli. Il che equivale a lasciarli al loro destino, ovvero a farli diventare manovalanza delinquenziale. Un libro dei sogni peggio che demenziale: pernicioso, micidiale. Perché c’è da aggiungere che questo non è un Paese normale sotto tanti aspetti, ma soprattutto per un cancro che se lo sta divorando da un secolo e mezzo: la mafia, della quale, in anni che ci litigo, questi sparafucile contro tutte le ingiustizie del mondo (solo Celentano li batte), non li ho mai sentiti minimamente curarsi. Anzi, sarà un caso ma più giro l’Italia, più trovo brava gente che, nella sua lotta alla criminalità organizzata, si trova contro proprio antiglobalisti, antiimperialisti e antitutto. Dalla Sicilia fino in Piemonte, e per ragioni le più astruse. Come se non vivessero in questo Paese, come se la mafia che droga, che impoverisce, che uccide, che toglie democrazia e giustizia, futuro e speranza, non riguardasse pure loro. Anche questa è una contraddizione che non riesco a capire. Però questa non mi affascina: mi turba.
mdp

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martedì, 25 ottobre 2005

- 15:01

CELENTANO, UNA STORIA VERA
Questa è la storia di uno di noi, che però ha smesso d’esserlo presto. Mollata la via Gluck, ormai lottizzata, s’è andato a rifugiare in un bunker di cemento alle porte di Milano, a Galbiate dove ha coltivato una paranoia sempre più ingombrante: il Sommo Padre Dante, che era Dante, non osava guardare in faccia il Padreterno sulla soglia dell’Empireo; il Molleggiato il Padreterno pretende d’incarnarlo, e così nel 1985 effigia se stesso nei panni di Gesù. Siccome un Cristo con la faccia di Celentano è una bestemmia troppo grossa perfino per un Paese ateo seppur bigotto come il nostro, Joan Lui non l’ascolta nessuno e il Molleggiato, che ci ha investito tutto, si ritrova incalzato dai cravattari, alias le banche. Dio però è un Galantuomo, specie con chi è famoso, perché, come fu detto, a chi ha sarà dato e a un ricco un’altra occasione non viene mai negata. Celentano viene salvato dalle acque nere dei debiti dallo Stato, in sembianze televisive: (viva) la Rai gli verserà un compenso celestiale per una messa cantata in più puntate. Il compromesso storico si firma in un delizioso bar liberty nel centro storico di Novafeltria, patria elettiva di Ivan Graziani.
Sistemate le banche, rinforzato l’eremo cementifero alle porte di Milano, il Molleggiato risorto non smetterà più di molleggiare: arrivano i Fantastici, le pause, le prediche, i milioni di cazzate, i rock politick che ne fanno un compagno ad honorem per l’Unità, giornale che rappresenta al meglio il peggior cretinismo di sinistra. Ipocriti. E smemorati come un vecchio con l’Alzheimer. Eppure non occorre perdersi tanto nelle spire dell’oblio: basta fermarsi a un paio di Sanremi fa, precisamente a quello ideato condotto e diretto dall’amico degli amici, per diretta ammissione (un nome su tutti: Joe Adonis), Tony Renis. Un festival così moscio, che all’ultima sera si rende necessario buttar giù dal letto Celentano, il quale spinto dal richiamo dell’amicizia (e da un significativo gettone di presenza), non nega l’epifania (Celentano mica è lento) e arriva molleggiando: “Ti accusano di avere amici criminali (pausa). Non capisco (pausa). Perché, non si può? (pausa). Chi non ha amici criminali? (pausa). Anch’io li ho (pausa). Io ho paura dell’aereo ma se fossi andato in America mi sarei messo in mano agli italoamericani che organizzano gli spettacoli, tutti l’hanno fatto, anche Morandi, anche la Zanicchi”. Ma senti che etica molleggiata hanno questi, il così fan tutti, il tutto è mafia che porta al niente è mafia, alla sua inevitabilità. L’Italia miserabile si alza, in teatro e davanti agli schermi, per una memorabile standing ovation mentre parte l’orchestrina e una Simona Ventura più che mai fuori giri comincia a ballare, chissà che c’entra. Forse perché SuperSimo è notoria amicissima del Briatore del Billionaire, uno che a inizio anni Ottanta ha smaltito prudenzialmente alle isole Vergini un paio di condanne per truffa sino a sopraggiunta amnistia (era l’epoca in cui girava, guarda il caso, con una compagnia di giro che comprendeva la Zanicchi, Pupo e Emilio Fede, allora vicedirettore di Rai 1), e che non ha potuto smentire i suoi contatti con Felice Cutrera, a sua volta legato al superboss catanese Nitto Santapaola, e con la famiglia italoamericana dei Genovese, nome che porta dritto ai potentissimi Gambino.
Io c’ero, alla sortita festivalier-celentanesca pro delinquenza derelitta, e mi alzai pure, per buttar giù dal letto il presidente della Fondazione intitolata al giudice antimafia Antonino Caponnetto: il quale, data l’ora, mi avrebbe volentieri mandato a morire ammazzato di lupara, ma alla fine convenne che contro quel cretino di talento qualcosa andava pur fatto. La mattina dopo, insieme a nonna Betta, vedova Caponnetto, si buttò giù un comunicato nel quale ci dolevamo d’esser fuori dalla luce di Adriano (e di Renis), senonchè a noi tutti Caponnetto aveva insegnato che si può vivere, perfino nell’Italia mafiosa, senza amici criminali, addirittura combattendoli.
La cosa uscì sui giornali, Celentano si scusò e questo sì che fu un miracolo.
Ma ormai nessuno si ricorda più di quella predica, compreso il predicatore. Oggi Adriano motteggia e molleggia contro i cattivi, mentre nemmeno tre anni fa tuonava contro chi tuonava contro i cattivi.
Sta scritto nel Corano che nessuno può osar sperare di comprendere le contraddizioni di Allah. Ma Allah non ha volto, non può essere ritratto. E poi Adriano è cattolico, apostolico, romano.
Massimo Del Papa

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lunedì, 24 ottobre 2005

- 16:40

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO

Riguardo il tuo articolo su Celentano e sulle reazioni di Berlusconi ci hai assolutamente azzeccato!! Ho letto ieri il tuo articolo sul blog e oggi al telegiornale le dichiarazioni di berlusconi erano quelle che hai previsto ieri!!!
Ma non è che Berlusconi legge il tuo blog??!!
Giovanni S.

Non credo...  E' che lui è un malandrino, ma mica è scemo... in un colpo solo è riuscito a recitare la parte della vittima e insieme quella dell'editore liberale che ospitava Fassino dalla De Filippi. La sinistra sì che è scema.

mdp

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- 13:21

DAGHERROTIPI
Sono nato non “in un uragano di fuoco incrociato” ma in una trasmissione di Pippo Baudo. Mi svezzavo mentre cantava “Donna Rosa”. Adolescente consumavo i miei pomeriggi domenicali sui libri, e “domenica in” baudesca mi faceva compagnia. Mi laureavo coi festival baudini che finivano all’alba, mi sono sposato, tardi, e annunciavano l’eterno ritorno di Pippo. Oggi concludo con un pigro caffè i miei pranzi domenicali di marito borghese, e il telegiornale si collega con Baudo che apre la Missa Solemnis pomeridiana, la cui liturgia è in saecula saeculorum “domenica in”. Morirò, spero il più in là possibile e Pippo m’accompagnerà al loculo con un “nuovo” programma dei suoi. Oggi lui ha 70 anni e un parrucchino fresco, ma in realtà è atemporale, metastorico, precristiano e premarxista. Lui non fa entrare i proletari nella Storia ma li tiene nel presente continuo, fuori dalla curvatura spaziotemporale. Il giovedì c’è Celentano, che ovviamente è rock, anzi pre-rock, nel senso che potrebbe averlo partorito. Anche lui è metastorico, e anche un po’ antistaminico. Altrove non va meglio, Maurizio Costanzo è coevo di Pippo & Adriano e fa programmi (morbosi) per adolescenti (morbosi). Pupo sembra un bimbo e doppia il mezzo secolo, come non si stanca di ricordare a tutti: è l’ennesimo rieccolo, un altro piccolo sughero che galleggia (o riemerge) sul mare catodico. La Venier è avviata anche lei all’immortalità, al pari di Carlucci e Lambertucci, la cui fortuna è più misteriosa di quella di Ricucci. Ci avviamo al digitale terrestre, cioè – dicono – la tv del futuro, e le facce sono quelle della tv preistorica, in bianco e nero. Su tutti Mike Bongiorno, ormai quasi centenario (il suo ultimogenito, Leolino, ha la prostata), che, per non sbagliare, conduce un programma per bambini.
“Di che – scriveva nel 1517 ser Niccolò – non voglio vi sbigottiate o diffidiate, perché questa provincia pare nata per risuscitare la carne morta, come si è visto della poesia, della pittura e della scultura”. E della tivù.
Massimo Del Papa

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domenica, 23 ottobre 2005

- 15:38

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO

Celentano giovedì ha fatto l'uomo di sinistra, giusto e buono con il popolo, cattivo con i politici, ma per cortesia! Sono anni che tu e Max sul Mucchio dite anche peggio e nessuno o quasi vi dà ascolto. Adesso arriva questo giustiziere ricco, con tutti i suoi ospiti rigorosamente ricchi, a parlare di rock e a suscitare reazioni di ogni genere. Che cazzo ne sanno questi! Perchè non invitano te o i Gang, naaa! Siete troppo poveri, mi sa proprio che volenti o nolenti stiamo vivendo tutti in un reality. una grande, mega messa in scena, una truffa. Che palle!

Massimiliano

La televisione è lo strumento principe del potere, e il potere ci manda chi non lo disturba davvero. Celentano e i suoi ospiti ricchi non hanno convertito nessuno, e probabilmente hanno convinto qualche indeciso che Berlusconi è effettivamente un perseguitato, anche troppo democratico. Io in tv non saprei cosa andarci a fare, e così credo anche i Gang.
mdp

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Solcando i sette mari

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La massima di Massimo

In questo Paese, meno sono seri e più sono presi sul serio

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OGNI VENERDI', ALL'INTERNO DEL PROGRAMMA “SOTTERRANEI POP”, CONDOTTO DA ELISENO SPOSATO FRA LE 23 E LE 24 SU RLB – RADIO LIBERA BISIGNANO, LA RUBRICA
Ascolta in streaming segui

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Scorribande


DA OTTOBRE
MAI TARDI TOUR 2007-2008

23 novembre, ore 9,30
Castel del Piano
Liceo Scientifico
"Uno che scrive"
Massimo Del Papa incontra gli studenti

24 novembre, ore 9,30
teatro di Arcidosso
"Uno che scrive"
Massimo Del Papa incontra le scuole

24 novembre, centro giovani di
Abbadia san Salvatore
ore 18,30
Incontro con
Carlo Petrini, autore del libro
"Calcio nei coglioni"
Giuseppe Narducci
sostituto procuratore di Napoli
Titolare dell'inchiesta
sull'ultimo calcioscandalo
intervistati da
Massimo Del Papa

17 gennaio, ore 21,00
Giulianova (Te), piazza Dante
RiCoverAbili
mostra di vinili e copertine di pregio
Massimo Del Papa presenta

1 marzo, Chiusi, ore 16,30
sala conferenze S. Francesco
"Uno che scrive"
+
Mai tardi tour

9-11 maggio, Abbadia s. Salvatore (SI)
In/formazione 2
"Dalla parte del tolto"
vedi spazio locandina

3 giugno, 0re 21,00
Casa del Castello
di Domagnano
San Marino
incontro su
Informazione e Giustizia
con Carlo Lucarelli

3 luglio, ore 22,15
Campi Bisenzio (FI)
NoGap Festival
sConcerto tour
Massimo Del Papa &
Paolo Benvegnù
live
4 agosto, ore 21,30
Lapedona
La Storiella
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Massimo Del Papa
Paolo Benvegnù
22 agosto, ore 21,30
Centobuchi (AP)
Brevevita
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Massimo Del Papa, Paolo Benvegnù
23 agosto, ore 21,30
Pescara
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Paolo Benvegnù



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I miei libri





Exile on main street



Decomposizioni



C'era una volta un re



Milano funeral



Annus Horribilis

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Il mio mestiere è questa vita


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Presto o tardi

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