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mercoledì, 30 novembre 2005

- 15:25

CHE SILENZIO QUEGLI APPLAUSI
Non si vive di sola mafia e non si vive di sola antimafia anche se qualcuno ci riesce, sono i parassiti del dolore, le scorte disarmate dei professionisti dell’antimafia come li chiamava Sciascia. Li ritrovi puntuali ad ogni convegno, ad ogni latitudine, non fanno e non dicono mai nulla ma ci sono sempre, ombre lunghe, pesci pilota dei professionisti che parlano e dopo i convegni hanno anche loro un posticino a tavola.
Così anche per l’VIII vertice antimafia di Campi Bisenzio in memoria di Nino Caponnetto, prolisso, estenuante come e più di sempre, gonfio di quei discorsi impregnati di retorica patriottarda che scaldano i cuori e non cambiano le cose. Quest’anno l’occasione era lo spot elettorale per la Rita Borsellino candidata alla Regione Sicilia, che tutti esaltano come se non fosse la sconfitta della politica che al suo posto delega una professionista dell’antimafia, una dei tanti santini che finiscono col fare del dolore un mestiere.
Vertici come questo sono circolari, autoreferenziali, sempre le stesse facce, sempre le stesse parole, finiscono con l’indurre una stanchezza mortale, una saturazione per gli appelli a non abbassare una guardia che più bassa non può essere, a rialzare la testa di una coscienza collettiva ormai allo stato vegetativo, come si è visto coi 10 milioni di fessi che tifano per Albano o la Lecciso o con i mostriciattoli che staccano il numerino per vedere mamma Franzoni.
Fra i discorsi molto lodati, perché molto innocui, quello del neoprocuratore antimafia Piero Grasso, che di sé dice “sono per l’antimafia di basso profilo” ma va su tutte le televisioni del regno e anche a “Chi l’ha visto?” a chiedere notizie di Binnu Provenzano latitante in Sicilia da 43 anni col beneplacito dello Stato, cosa che Grasso ha serenamente ammesso.
È un tipo ancora da decifrare questo Grasso, voleva l’Antimafia e l’ha avuta, a Palermo c’è chi lo accusa d’aver fatto piccolo cabotaggio, tanti pesci piccoli nella rete ma di squali, i grandi mafiosi tra cui i politici, pochi e nessuno e quei pochi con imputazioni caute, fatte apposta per strappare la prescrizione. Al vertice si susseguivano gli appelli per non abbassare la guardia, per rialzare la testa fra gli sbadigli, molti anche tra gli oratori pensavano alla cena che ne sarebbe seguita. Il brivido più forte l’hanno offerto le parole di una ragazza di 17 anni, non una professionista dell’antimafia, di cui è stata letta una drammatica invocazione d’aiuto al mondo dei grandi, distratto, complice.
Hanno una funzione catartica questi vertici, servono a pacificare le coscienze. Quando durante il mio intervento ho detto a quelli in sala che non potevano cavarsela ascoltandoci per qualche ora, non potevano cavarsela applaudendoci, è scoppiato l’applauso più grande.
Massimo Del Papa

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martedì, 29 novembre 2005

- 13:12

IL RAZZISMO IN FUORIGIOCO
Troppo facile e troppo comodo esorcizzare l’ennesima ondata razzista sui campi di calcio con un demenziale ritardo di 5 minuti del fischio d’inizio e le magliettine farisaiche “no al razzismo”. Siamo tutti d’accordo, il razzismo è inaccettabile, è imbecille specie quando il bersaglio è un atleta che guadagna più di tutti gli straccioni che lo insultano perché scuro o giallo o albino. Ma se le società di calcio invece che far indossare agli atleti le magliette, cacciassero gli ultras neonazisti, a Roma come a Milano, ad Ascoli come in Veneto, che viceversa ricevono abbonamenti gratis, accompagnano i calciatori nelle trasferte e possono permettersi, come accaduto a Milano, di salire sul pullman societario a minacciare i giocatori meno motivati, forse il razzismo dalle curve evaporerebbe sul serio. Si sa che da anni le frange ultras più nere servono come serbatoio da cui reclutare i capi del neofascismo politico, fenomeno particolarmente marcato a Roma e in Veneto. Si sa che i presidenti su questo circolo vizioso sono distratti quando non apertamente conniventi, spesso essendo industriali riciclati in politica o comunque con interessi politici per cui i voti fanno comodo di qualunque colore. Lo sdegno, sacrosanto, del calciatore Zoro è vecchio come lo sport, da sempre il potere usa lo sport per la propria propaganda politica e razzistica e da sempre ci sono atleti indomiti che si ribellano, ricordiamo il nero, nerissimo Owens levare il pugno sul podio, alle Olimpiadi, la rabbia di Hitler, la propaganda al regime mussoliano della Nazionale di Vittorio Pozzo. Si dice che lo sport affratelli i popoli ma di fatto ne sottolinea l’ignoranza e la reciproca diffidenza, nel basket la stessa vergogna aveva già colpito giocatori neri e anche ebrei negli anni Ottanta e Novanta. Se lo sport è uno degli specchi della società, non può non rifletterne anche le miserie. Ma se la società è fatta anche di civiltà e di anticorpi, lo deve dimostrare. Ai tifosi il diritto-dovere di reagire, abbandonando lo stadio così come ha fatto il calciatore Zoro. Alle società l'obbligo, inderogabile, di espellere i pifferai del razzismo, dovere facile perché li conoscono benissimo.
Massimo Del Papa

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lunedì, 28 novembre 2005

- 14:27

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO

Premesso che, calcisticamente parlando, Mughini è un personaggio a mio  avviso fumoso e inconsistente, se non ligio al "potere" (anche lì, Moggi), non conoscendolo sotto le vesti di opinionista e scrittore e giornalista, sarei curioso di sapere cosa ne pensi dell'intervista abbastanza "agiografica" fatta da Andrea Scanzi sul Mucchio Selvaggio al personaggio in questione.
Come al solito, grazie.
Giancarlo

E’ questione di compatibilità. E, possibilmente, di aggiungere un posto a tavola a Controcampo.
mdp

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- 14:24

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO

Ciao Massimo,
Ho un'idea da un pò di tempo in testa e volevo confrontarla con te.
Mi chiedo come mai si parla tanto di religione, oppure di politica e ci si dimentica sempre che alla fine non è che si discute di cose astratte che esulano dalla vita quotidiana, ma di argomenti che "dovrebbero" servirci per vivere un pò meglio. Il capellone arrivato 2000 anni fa non è che abbia limitato le nostre vite con delle regole, dei dettami o altre cazzate che inchioderebbero le scelte di qualsiasi individuo, anche del più illuminato. Ha semplicemente detto di ragionare sulle nostre azioni nella maniera più semplice ed infantile che si possa essere, cioè chiedendosi: "ma se a me facessero così, io sarei contento?".  A me della chiesa frega quanto di G.W.Bush. Poveretti quelli che usano un'idea rivoluzionaria per fare del marketing alla loro fame di potere. Certo che è difficile continuare a credere nelle singole persone che vivono all'interno della chiesa, che sono persone stupende, che donano l'anima e danno il culo per gli altri più sfortunati, gurdando le facce dei loro capi "spirituali"(BUM!). Eppure queste persone ci sono e mi verrebbe da chiedergli perchè non si licenziano e si tolgono dai piedi quei cadaveri putrefatti che vorrebbero decidere le sorti di ognuno di noi. E pensare che il capellone batteva molto sul libero arbitrio di cui godiamo dalla nascita.
Non so se ho finito di scrivere e non so se ho scritto qualcosa di sensato, ma dovevo scriverti anche solo per dirti che in tutto lo schifo che ci circonda ogni tanto possiamo trovare ciò che ci serve per aprirci l'anima. E Cristo!, queste cose, per dire, sono gratis.
Ciao e stammi bene.

Daniele Franco, Torino

P.S.: bruciamo le TV e diamoci ad una tossicodipendenza più seria....

Sbagli a fregartene della Chiesa come di George dabliu: loro certo non se ne fregano di noi... Il "Capellone" era un Grande: diceva quel che andava detto, senza ambiguità, senza praticare "la lotta dall'interno". E, guardacaso, lo hanno fatto fuori i sommi sacerdoti. Sta di fatto che, come ha scritto qualcuno, quel Vagabondo piaccia o no ha cambiato il corso della Storia. E le sue parole erano così scomode, che ancora fanno paura e ancora se ne sta alla larga. Mi chiedi perchè quelli che, all'interno della Chiesa seguono Cristo, non la lasciano, la Chiesa. Don Milani, altro eretico perseguitato dal Clero, diceva che la Chiesa va considerata una mamma anche quando è una matrigna.

mdp

p.s. bruciamo pure le tv, ma non mi piace alcuna dipendenza sostitutiva. Non mi piace nulla che mi tenga in suo potere...

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- 12:23

GL’IMMAGINIFICI
L’avete letta l’agiografia di Mughini su "Corriere della Sera Magazine" per quel non più giovane italiano, che vorrebb’essere decadente ma riesce tutt’al più ad essere cadente, di Pietrangelo Buttafuoco, nomen omen?
Questo ha fatto un libro di quelli che si vendono bene oggi, revisionismo storico condito da violenza e sesso, dove i buoni stanno dalla parte giusta, non i negri afroamericani “liberators” ma i veri ariani, puri, eroici, i nazifascisti che ci tenevano alla catena. Mughini getta benzina sul Buttafuoco e lo esalta come “dandy, terrone, nazifascista”. Mentre sponsorizza l’immaginifico amico che pubblica per la stessa casa che pubblica lui, Mughini smarchetta anche il Foglio e il suo direttore Ferrara (già responsabile di una puntata mitizzante il Buttafuoco su "Otto e mezzo", nella sostanziale insussistenza di una Ritanna evidentemente comprensiva), uno che ha la morale più larga del girovita, per il quale sia il neonazi (parola di Mughini) sia il suo cantore con occhialini tondi scrivono. E poi che articolo! Lirico, rigonfio di esclamativi, di fatturati, di esaltazioni, tutto maiuscolo per la madonna! Oltre il futurismo, siamo alle recensioni di regime.
Mughini è un tipo imbarazzante. Ma mica da oggi, mica quando imperversa a Controcampo. È il tipico intellettuale spray, da buco nell'ozono, e giustamente lo interpellano (intervistare è una parola troppo grossa) personaggini compatibili. Imbarazzante, e non per le cravattine, lo era da sinistro, lo è da finto isolato, da falso bistrattato. Io un epurato che scrive con la principale casa editrice del paese, di regime, e su uno degli organi ufficiali del regime, e sul magazine del principale quotidiano italiano, non l'avevo ancora visto.
Massimo Del Papa

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domenica, 27 novembre 2005

- 10:34

PENSIERINO DELLA DOMENICA

MALEDETTI BENEDETTI NEGRI

Loredana Lecciso, Ron Moss di Beautiful, Luisa Corna hanno fatto un disco: sotto a chi tocca. Per fare un disco l’industria spende milioni di euro e questi sono soldi al vento perché nessuno comprerà mai, neanche taroccato, un disco del genere. Qualche anno fa lo fecero fare anche a una del giro De Filippi, tale “Maria Pia & i jets”, mi pare, o forse i dischi volanti o le noci di cocco. Il risultato comunque fu quello atteso: zero. Mi piacerebbe sapere l’opinione dell’ineffabile Mazza, il direttore dei discografici sempre a lamentarsi contro pirati & marocchini (ma se fossero americani bianchi protestanti funzionerebbero uguale, come capri espiatori?). No, siete voi i “marocchini” di voi stessi. Il manager Mazza anni fa sosteneva, tutto orgoglioso, che l’80% dei dischi nascono in perdita, perché chi li stampa sa bene che non venderanno una copia. Allora perché li fanno? Forse perché un disco è sempre una festa, a guadagnarci sono in tanti ma a perderci è sempre il pubblico?

Mai visto un sistema commerciale che produce 8 articoli su 10 invendibili, e se ne vanta pure. Secondo me questo vuol dire non capirci una mazza. Fortuna i negri, che se non ci fossero bisognerebbe inventarli.

Massimo Del Papa

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venerdì, 25 novembre 2005

- 15:46

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO

Belìn, adesso sarà colpa dei cattolici se ci sono i serial killer in giro per il mondo! A me il cattolicesimo insegna cose diverse da quelle che riporti tu e sarebbe il caso che ti aggiornassi su cosa significa essere cattolici. Il fatto di aver impattato in qualche realtà contadina e beceramente ottusa, non fa del cattolicesimo una massa di beceri e ottusi!
Vabbè, tanto, ovviamente, non cambi idea manco con le cannonate… Ti dico una cosetta nell'orecchio, non ci rimanere male, ma è così... guarda che il fatto che Berlusconi e Al Bano e Prodi e Casini e Formigoni e Maria Teresa Ruta e quella di Cogne e vassaperechialtro si definiscano cattolici, non definisce i cattolici! Il fatto che tu abbia trovato la causa dei mali del mondo, cioè il Vaticano, il Papa e il cattolicesimo in generale ti si ritorce contro 2 volte:
1'- ti impedisci di affrontare una questione vitale per la vita di qualsiasi uomo, te compreso, cioè l'avvenimento di Cristo. E scusa ma, parafrasando, se voglio sapere se un disco è buono o meno, leggo il Mucchio, non Novella 2000.
2'- ti accanisci contro una realtà addossandole ogni colpa e ti sollevi dal dovere di cercare davvero la verità e di non fermarti ai tuoi pruriti. Oltretutto, il tuo continuo cercare e scoprire complotti è l'atteggiamento peggiore che un giornalista può avere; mette la sua immaginazione al servizio della verità e ne trae le conclusioni che più gli fan comodo, escludendo la drammaticità del reale e tutte le sfaccettature che quest'ultimo ha! In questo senso, scusa, ma il tuo nuovo motto mi mette i brividi "libero di immaginare ciò che non vedo"... Ti cito io un tale, Alexis Carrel: "Molta osservazione e poco ragionamento portano alla verità, poca osservazione e molto ragionamento portano all'errore".
Confrontata con la mia vita, trovo questa frase molto vera! Ultimo punto...me lo chiedo sempre e forse, ogni tanto, te lo chiedi anche tu, perchè continuo a seguirti? Perchè secondo me sei onesto. Sei accecato da mille preconcetti e da una posizione da "incazzato per forza" che nella vita non riuscirei a sostenere, ma secondo me sei onesto in quello che scrivi. E tanto per non lasciare nulla di intentato, spesso ricordo te e tua moglie nelle mie preghiere.
Ciao, Pietro

Quello che mi colpisce, di certi cattolici integralisti, è la totale impermeabilità ad ogni esame di coscienza. Il mondo va male, ma loro non ne hanno alcuna responsabilità. Anche quando la Chiesa si scopre piena di pedofili, alla fine la colpa è dei fanciulli, così provocanti...
mdp
p.s. “libero d’immaginare ciò che non vedo” non è il mio nuovo motto: fa parte del template (si dice così?) e, a quanto pare, non c’è modo di eliminarlo…

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- 15:34

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO

Caro Massimo,
ho visto ieri sera un pezzo de Il Senso Della Vita di Paolo Bonolis nel momento in cui il conduttore si scagliava contro questa civiltà di consumi dove ormai siamo costretti a comprare solo per non mandare l'economia a rotoli; furbescamente Bonolis faceva notare la contraddizione di parlare di tutto ciò su una televisione commerciale, ma a questo punto io considero che è
grazie ai profitti derivati dalla pubblicità in televisione che lui ha potuto strappare un contratto milionario; se credeva di liquidare il tema in due righe ha certamente sbagliato. Anni fa Luttazzi ha rininciato ad un contratto favoloso per presentare Il Grande Fratello sostenendo di averlo fatto perche considerava il programma stesso immondo, forse al caro Paolo un po più di coerenza non guasterebbe.
Distinti saluti, Massimo Rossi

Io il programma di questo presuntuoso sopravvalutato, al punto da risultare fungibile con un Pupo qualsiasi, non l’ho visto: mi ci sono imbattuto, per un istante, mentre giravo col telecomando (che ormai non serve più per andare velocemente sui canali, ma per fuggirne), e ho visto una gigantesca foto di una enorme vagina in primo piano. L’unica coerenza che Bonolis sembra difendere, è quella nel peggio, a qualsiasi costo.
mdp

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giovedì, 24 novembre 2005

- 10:55

LA COLPA DI ABELE
Il folle del Circeo che torna ad uccidere dopo 30 anni, un suo simile di Biella che massacra la sua vittima dopo averla torturata per 10 anni di fila. È colpa della cattiva politica, delle leggi, del sistema giudiziario e poliziesco che fanno acqua? Immediatamente sì, ma prima, ma dietro c’è una coscienza collettiva ormai atrofizzata.
Noi italiani cresciamo nella cultura cattolica che vuole l’uomo definitivamente buono e disposto al ravvedimento, ma certi mostri non si ravvedono e appena possono si scatenano. L’altra faccia dell’ottimismo cattolico è il perdonismo, la superbia demoniaca di assolvere in vece di Dio, in virtù di un pentimento quasi sempre presunto. Siamo machiavellici noi cattolici apostolici romani, siamo gesuitici, pieno di sfumature. Vivendo immersi nella cultura del peccato abbiamo imparato a esorcizzare ogni peccato. Ci ripugna il manicheismo, sfuggiamo il Vangelo drammatico, “sì-sì, no-no: tutto il resto viene dal demonio”, preferiamo il confortante, gesuitico “nisi caste, caute” cioè peccare e pentirsi e assolversi in modo circolare. Non il bene separato dal male ma un sapiente miscuglio perché, gesuiticamente, le posizioni nette sono pericolose e il Cristo delle parabole micidiali, degli aforismi tremendi sta bene dove sta ma non qui, in questa società di furbi. Gli avvocati come prima cosa chiedono invariabilmente la perizia psichiatrica per il criminale assistito, che è un’astuzia da azzeccagarbugli. Le mamme coraggio pretendono impunità per i figlioli che passano il tempo a spiaccicare automobilisti coi lastroni, terroristi e stragisti lavorano a “Nessuno tocchi Caino”, cioè i dispensatori di morte contro la pena di morte e si vorrebbe revocare, cristianamente, il carcere duro ai mafiosi che scioglievano i bambini nell’acido. Ma fra tanta comprensione non risulta “Nessuno tocchi Abele”, e quello dei familiari delle vittime è mestiere fra i più ingrati in Italia perché non si ottiene mai giustizia.
Ripugna a noi cattolici machiavellici l’espiazione, non vogliamo specchiarci nella banalità del male e nei suoi abissi. Essendo tutti “un po’ colpevoli”, preferiamo il perdono collettivo, vicendevole, io non vedo i tuoi crimini o i tuoi furti e tu non vedi i miei, che è l’esatto contrario di una società democratica, è la società presociale delle caste, delle mafie, una società neppure teocratica ma familistica, di clan, atomizzata, a ciascuno il suo Dio e la sua legge che a questo punto è quella del più forte, del taglione o del capro espiatorio. La ragazza violentata e uccisa a 10 anni di distanza era una povera martire con la colpa di essere umile, banale, non degna d’attenzione né per la televisione né per magistratura e polizia che, a dispetto delle leggi sbagliate fin che si vuole, quando vogliono far passare a qualcuno i suoi guai il modo lo trovano benissimo. I mostri mentre li portano via sorridono, salutano, convinti che non rischiano niente, al massimo di trovare un lavoro dopo qualche anno. Quello di Biella si è subito proclamato parente della Franzoni, quanto a dire una chiamata di correo infernale e la gente se potesse pagherebbe il biglietto per vedere da vicino anche lui.
Tipi così non sono normali, d’accordo, ma una società che permette loro di tornare a colpire ancora dopo anni non è meno malata e non merita attenuanti.
Massimo Del Papa

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mercoledì, 23 novembre 2005

- 11:33

ANIME MARCE
Il tg 2, che ormai è un reality e potrebbe chiamarsi “L’isola dei magnaccia”, ha mandato ieri un paio di marchettoni formato famiglia, il primo un invito a comperare più computer e telefoni con la scusa che nessuno più lavora e tutti chattano e si distraggono, quindi un elogio politico del cupio dissolvi, l’altro su un calciatore inglese che s’ingroppa una cuoca nelle cucine, la finezza al potere e serviva a sponsorizzare un po’ d’altri calciatori e veline per dire ai gggiovani di fare così, darsi come vacche alla monta di brocchi dopati perché il mondo va così il successo va così e se non sei una troia da monta che ragazza sei?, in televisione non ci vai il successo non lo avrai. In pratica istigazioni alla prostituzione. Al di fuori di questi inviti neppure troppo subliminali a vendersi e comprare, tecnicamente la notizia non esisteva, era acqua calda, uovo di colombo, cane che morde l’uomo, una non-notizia che gli strumenti moderni creano distrazione, così come non c’è informazione ma porno domestico nel calciatore che sbatte una sguattera sul tavolo della cucina, roba da b-movie cui però il tg di Stato attacca una sfilata di attricette e atleti odiosi e fasulli. Chiamansi “servizi”, giustamente. Servizio anche quello reso per anni dal Vespa di turno che ha tutto l’interesse – quello del suo impresario governativo - a diffamare la magistratura in qualsiasi modo, alla sterminatrice del figlio, la Franzoni che dopo tonnellate di plastici, di interviste pilotate, di lacrime finte e di notiziari criminali è diventata, come giustamente ha scritto uno su un forum “una rockstar” e di conseguenza c’è tanta brava gente ignobile e fetente che marca visita al lavoro e si fa un giorno di viaggio per staccare il cartellino pur di vedere, magari toccare!, in aula l’Assassina, la divoratrice di suo figlio. Se un Dio c’è, rivolgiamo a Lui una speranza: che si stufi, si rompa i coglioni, dica solo una parola, anzi due “Ora basta”. E ci mandi una guerra atomica, un’epidemia, uno tsunami, un terremoto epocale, qualunque cosa pur di cancellare dalla faccia della terra questa umanità decomposta, queste facce orrende, “di bestia”, peggio che di bestia, di anime morte, di anime marce, di possibili assassini dei loro figli se l’etica della responsabilità (che quegli analfabeti neppure sospettano) ha un senso. Tutto pur che il mondo si ripulisse, pur che ricominciasse senza di loro e senza questo mostro di madre che non ha più anima, che fa il gioco di una informazione maledetta, dannata, infame, manovrata da un avvocato che da sottosegretario agl’Interni con delega all’Antimafia difendeva mafiosi conclamati, che all’Università di Macerata se lo ricordano ancora esultare durante una lezione subito dopo la strage di via Fani, proclamando che gli stava proprio bene a quel comunista di Moro, se l’era cercata, nessuna pietà.
Tutto pur di sapere che tanti mostri, tanti zombi, potenziali cannibali, tante nullità col numeretto in mano per vedere la Nullità Suprema, loro unico dio, tanti cronisti e opinionisti sciacalli, tante comparse di questa umanità corrosa, tante anime spente, morte, marce non ci sono più.
Massimo Del Papa

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Solcando i sette mari

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La massima di Massimo

In questo Paese, meno sono seri e più sono presi sul serio

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OGNI VENERDI', ALL'INTERNO DEL PROGRAMMA “SOTTERRANEI POP”, CONDOTTO DA ELISENO SPOSATO FRA LE 23 E LE 24 SU RLB – RADIO LIBERA BISIGNANO, LA RUBRICA
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Scorribande


DA OTTOBRE
MAI TARDI TOUR 2007-2008

23 novembre, ore 9,30
Castel del Piano
Liceo Scientifico
"Uno che scrive"
Massimo Del Papa incontra gli studenti

24 novembre, ore 9,30
teatro di Arcidosso
"Uno che scrive"
Massimo Del Papa incontra le scuole

24 novembre, centro giovani di
Abbadia san Salvatore
ore 18,30
Incontro con
Carlo Petrini, autore del libro
"Calcio nei coglioni"
Giuseppe Narducci
sostituto procuratore di Napoli
Titolare dell'inchiesta
sull'ultimo calcioscandalo
intervistati da
Massimo Del Papa

17 gennaio, ore 21,00
Giulianova (Te), piazza Dante
RiCoverAbili
mostra di vinili e copertine di pregio
Massimo Del Papa presenta

1 marzo, Chiusi, ore 16,30
sala conferenze S. Francesco
"Uno che scrive"
+
Mai tardi tour

9-11 maggio, Abbadia s. Salvatore (SI)
In/formazione 2
"Dalla parte del tolto"
vedi spazio locandina

3 giugno, 0re 21,00
Casa del Castello
di Domagnano
San Marino
incontro su
Informazione e Giustizia
con Carlo Lucarelli

3 luglio, ore 22,15
Campi Bisenzio (FI)
NoGap Festival
sConcerto tour
Massimo Del Papa &
Paolo Benvegnù
live
4 agosto, ore 21,30
Lapedona
La Storiella
sConcerto tour
Massimo Del Papa
Paolo Benvegnù
22 agosto, ore 21,30
Centobuchi (AP)
Brevevita
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23 agosto, ore 21,30
Pescara
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Massimo Del Papa
Paolo Benvegnù



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I miei libri





Exile on main street



Decomposizioni



C'era una volta un re



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Annus Horribilis

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Il mio mestiere è questa vita


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Presto o tardi

Disponibile dal 14 Ottobre 2007
Per informazioni rivolgersi all'autore

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