martedì, 31 gennaio 2006
RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO
Ho letto la risposta sul blog e mi convince perché tu sei più distaccato di me che lo conosco personalmente. Anch'io penso che se un giudice arriva ad arrestare il monaco non lo fa a cuor leggero, vedremo come si svilupperà la vicenda. Resta comunque viva la sua opera a favore dei poveri della città e non solo. Comunque non userò più la parola "demonizzazione".
Eliseno
Caro Eliseno, è una boccata d’ossigeno avere amici come te. Serenamente leali. Non sai quanto sia importante, perchè ormai in questo Paese se uno ha qualcosa da ridire, di solito comincia dandoti dello stronzo: specie se lo credevi amico. Grazie per essere civile come sei.
Nel frattempo, il gip ha riesaminato le richieste dei difensori, che hanno proposto una sistemazione agli arresti domiciliari diversa dalla prima; questa essendo stata ritenuta più idonea, ha originato la scarcerazione del frate, che comunque resta agli arresti domiciliari. Va anche considerato, secondo prassi, che presto o tardi un soggetto sottoposto a misura esce, non è che resta dentro a vita fino all’eventuale processo. A meno di non aver fatto una strage, con l’aria d’esser pronto a ripeterla. Quello che è indicativo, è che la prima volta la remissione in libertà è stata negata, sulla base dei riscontri d’accusa. Nondimeno, la rete si riempie di blog per invocare la libertà del frate. Nessuna meraviglia: anzi, tutto ciò è perfettamente omogeno al populismo italiano con cui si recepisce tutto, dunque anche la Giustizia: non basata sul codice, ma sugli umori (o sugli interessi). Fossero nati prima, di blog caciaroni ne sarebbero spuntati anche per Craxi, e magari Pacciani. Peccato che, dentro – è proprio il caso di dirlo – quelle virtuali catene di sant’Antonio, non ci sia nulla di rilevante se non gli strepiti di non meglio precisati ultrà del frate ultrà. Come una certa Paola, che, atea, gli sbattè contro in un aeroporto restandone, nientemeno, folgorata. A me certi fanatici entusiasmi ricordano una triste vicenda di cui mi occupai, da cronista, una decina d’anni fa. Dalle mie parti, nelle Marche, si venne a sapere di strane comunità di recupero per tossici, che invece erano autentici lager dove i ragazzi, letteralmente rapiti dalle stazioni e dai marciapiedi di tutta Italia, venivano imprigionati, privati delle scarpe, costretti a lavorare come schiavi nella confezione di calzature per 15 ore al giorno e messi a dormire su pagliericci, gli uni sopra gli altri. Infine, sottoposti a “rieducazione” a base di bastonate (c’era una cella di punizione, chiamata “lavanderia”) e rassegne di documentari su Hitler, Mussolini e sulla lettura del Mein Kampf. Intanto, partivano alle famiglie richieste di riscatto (puntualmente registrate dalla magistratura): o pagate, o lasciamo crepare i vostri figli. Ovviamente, insieme ai primi arresti spuntarono come funghi comitati e movimenti di “mamme coraggio” in difesa del fondatore delle comunità, un pluripregiudicato che insieme alla moglie, ne aveva già combinate di tutti i colori. “San Leo”, si chiamava la comunità, in suo onore. Gli adepti (tutti degni del trafficone riciclatosi in santone), gridarono al complotto, alla persecuzione di non meglio precisati “poteri forti”, dissero che si voleva loro impedire di far del bene: ma i tossici, là dentro, venivano schiavizzati, torturati e violentati. Siccome non me davo per inteso e continuavo a indagare, e a scrivere, tentarono di farmi smettere, prima con denunce e calunnie più o meno anonime all’Ordine, e allo stesso quotidiano per cui conducevo l’inchiesta; poi anche con agguati belli e buoni. Ne ricordo uno: mi invitarono ad una conferenza stampa in una località di campagna, e ci trovai, invece, due picchiatori: riuscii a malapena a schizzare in macchina e a sgommar via. Più tardi, dai pm che indagavano, e che avevano piazzato delle “cimici” nei lager, venni invitato a guardarmi le spalle, perché a quanto si era ascoltato, santoni e santini avevano tutte le intenzioni di farmela pagare una volta per sempre, anche a costo d’ammazzarmi nella “lavanderia”.
È andata a finire che i responsabili sono stati processati per riduzione in schiavitù e diversi reati connessi (si scoprì, oltretutto, che le false comunità occultavano anche qualche ricercato con precedenti legati all’eversione neofascista). Ci fu un tipografo, del “Messaggero”, che ritrovò il figlio, dato ormai per morto. Fu una delle pagine più atroci di questi luoghi, altrimenti incantevoli. Ma fu anche uno di quei casi in cui la stampa fu, tra mille difficoltà, decisiva: perché la gente, leggendo, prese a ritirare il consenso popolare, spesso nato sulla scia di suggestioni e informazioni sommarie, su quelle ambigue comunità, che, così, si trovarono isolate e coi viveri tagliati, il che facilitò anche l’azione della magistratura. Ora, io non sto dicendo che quella di padre Fedele sia la stessa cosa. Dico che certe improbabili sollevazioni popolari, in favore di altrettanto improbabili “santi”, le ho già viste, ed ho imparato a non fidarmene.
mdp
Un'avventura vissuta da ABSOLUTELYFREE
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lunedì, 30 gennaio 2006
RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO
Caro Massimo,
intanto Caruso è attaccato dall’Udeur e ha detto che Hamas è un segnale forte di protesta del popolo palestinese, e che Mastella ha un partito di indagati e plurinquisiti. Che ne pensi?
Marco, Roma
Francesco Caruso ha ragione, sia su Hamas che su Mastella, sul quale anzi ci è andato fin troppo leggero. A parte gli inquisiti, vale la pena di ricordare la partecipazione di Mastella al matrimonio dell’ultimo pentito di mafia, l’ex presidente del Consiglio comunale (sciolto) di Villabate Campanella, targato Udeur e vicinissimo a Bernardo Provenzano. Non sarà un reato, ma mi pare più che sufficiente a negare a Mastella qualsiasi pretesa moralistica.
mdp
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RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO
Scusa Massimo, mi ha un tantino sconcertato la tua frase su Padre Fedele, che suona un po' da condanna anticipata, una cosa che non è da te. Ti allego un editoriale di Tam Tam e segnali di fumo (fanzine della curva del cs) che serve da contributo alla discussione. Io non so se Padre Fedele sia colpevole (stento a crederlo) ma la demonizzazione che ne stanno facendo in Tv (specie striscia) mi dà il voltastomaco, così come la candidatura del no global.
Eliseno
Caro Eliseno,
siamo amici, quindi sai che possiamo permetterci reciproca franchezza. Quanto vorrei fosse cancellata dal vocabolario l’assurda parola “demonizzazione”, non a caso coniata da Berlusconi (la cui “Striscia la notizia”, notoriamente, “demonizza” a gettone, ma mai il padrone). Qui, come in altri casi, la “demonizzazione” non c’entra nulla. Io di questo curioso padre Fedele ho scritto “molto sospetto stupratore”. Non è una mia illazione, né una condanna anticipata: è semplicemente lo stato degli atti, così come emerge dall’inchiesta della magistratura, sulla base non di voci incontrollate ma di riscontri circostanziati, testimonianze plurime e convergenti, intercettazioni ambientali. Si dovrebbe sempre sapere che il nostro codice, il più garantista del mondo fino a livelli demenziali (altro che “demonizzazione”), per mandare uno in galera richiede più che fondati elementi di prova; e per tenercelo, ne richiede di ancora più massicci (e, dopo l’ultimo disegno di legge del Governo, in data 7 ottobre 2005, questo vale a maggior ragione per l’applicabilità e l’utilizzabilità delle intercettazioni). Ora, guarda il caso, non solo sono state concesse le intercettazioni; non solo è stata concessa al pm la misura cautelare; ma il gip e il Tribunale del riesame hanno pure rigettato l’istanza di scarcerazione per questo padre Fedele. Sulla base, vale la pena di ribadirlo, di elementi indiziari (più che indiziari, stando alle telefonate) pesantissimi. Dall’altra parte, c’è la “parola di re” di un capo ultrà, che con tutto il rispetto non mi pare il più titolato come avvocato difensore, specialmente se le prove a discolpa che produce consistono nel seguente personalismo: sì, è un tipo bizzarro, ma credete a me: è un buon diavolo, e chi lo accusa mi fa ridere. Mi pare un po’ poco. Può sempre esserci, si capisce, un complotto contro questo frate che tiene in cella calendari erotici, si sbraca in tutte le tv e s’intrattiene con pecorelle (ho detto pecorelle) smarrite che hanno preso la strada del porno, per redimerle, ci mancherebbe. Ma, a parte che già simili comportamenti rendono difficile, almeno a me, capire come si possa stimare un simile “religioso”, resta che i complotti andrebbero, almeno sommariamente, dimostrati: altrimenti si torna alla “parola di re” (con l'effetto di coinvolgere nel complotto, necessariamente, anche tutti i magistrati che hanno chiesto, disposto e confermato la detenzione). Una domanda: ma a quelle poverette, extracomunitarie, suore, disgraziate che venivano, secondo i riscontri giudiziari, violentante e seviziate, comunque annientante nella loro dimensione femminile e umana, non ci pensa nessuno? In ogni modo, niente paura: qualcosa mi dice che, appena scarcerato, padre Fedele verrà inevitabilmente aureolato e portato in processione. In tv, naturalmente.
mdp
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DI PEGGIO, DI PIU’
E fu così che Caruso, una vita da disobbediente, si ritrovò a sperare di obbedire all’ultimo galoppino di Bertinotti (mentre il suo pard mistico, don Vitaliano, difende frate Fedele, molto sospetto stupratore di donne benchè monache). Che farà, casomai ci arrivasse, Caruso in Parlamento? Spaccherà le vetrine della Camera? Disobbedirà ai commessi? Oppure alle leggi ingiuste, come ha promesso? E quali? Dello stipendio, da quello Stato che lui contesta, che ne farà? Lo devolverà nella lotta? Fossi un noglobal, sarei il primo a sentirmi preso in giro da questi disobbedienti d’ordine. Ma forse è un obiettivo comune, e lui prova, come Berlusconi, a passare dal sogno alla realtà. In un collegio sicuro, possibilmente, perché la democrazia va bene, ma non esageriamo. Sempre il solito destino, questi antagonisti (sempre meglio che lavorare): il primo mestiere che trovano, coincide con l’ultimo, e regolarmente consiste in quello della politica (che fingevano di sprezzare). Insomma, “più scranni per tutti”. E lì comincia la metamorfosi, sempre quella: da noglobal a signorsìglobal, fino, presumibilmente, al Cavaliere che verrà. Ancora Bertinotti, che è uomo di contenuti, spinge in Parlamento Wladimir Luxuria, di cui si raccomanda l’intelligenza, ma il cui progetto politico, “andrò alla Camera coi tacchi alti”, a me pare troppo scarso.
Sempre a proposito di resistenti puri e duri, si segnala il ripensamento del satirico Marcorè, che dopo aver fatto la caricatura di Fassino si è pentito: non voglio infierire, dice, sulla sinistra cui appartengo. Chi sa le telefonate dal Botteghino. Ma si conferma, una volta di più, che gl’intrepidi e soprattutto liberi comici nostrani fanno ridere soprattutto quando sono seri.
Fanno ridere anche a Milano, dove non sanno a che sindaco votarsi e, a mezzo primarie perché la sinistra è democratica, propongono: un prefetto, un manager finanziario, una esponente di una tra le famiglie borghesi più straricche e, dulcis in fundo, Dario Fo, un vecchio giullare di 80 anni, ideologizzato fino al midollo, che dovrebbe risollevare Milano da 25 anni di malgoverno craxiano-leghista-berlusconiano. Mistero buffo. Mistero della fede, invece, quello del paparatzy che non ha dubbi: “Il matrimonio è indissolubile”. Meno che per Fini, Casini e soprattutto Berlusconi, della cui bigamia un vescovo ha commentato: era distratto. Come no, teneva due mogli, di cui una prigioniera come a Guantanamo, ma non se n’era accorto. Basta con questo teorema del “non poteva non sapere”. Garantismo ci vuole, anche religioso. Intanto il papa nuovo per imitare il predecessore scaraventa anche lui colombe dalla finestra: ma quelle, spaventate più dal ghigno che dal salto nel vuoto, gli fanno cippirimerlo e tornano dentro, al caldo, a cagargli nello studio. Mi sa che sono più furbi gli uccelli dei cristiani. Che ancora si ostinano a pendere dalle labbra di questi cornacchioni bianco (o nero) vestiti. E a mandare i loro figli a sventolar bandierine in piazza san Pietro in tristissime mattine gelide. Che tortura, poveri angeli (i piccoli, non i cornacchioni).
Massimo Del Papa
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domenica, 29 gennaio 2006
PENSIERINO DELLA DOMENICA
LEZIONE DI DEMOCRAZIA
Il mondo ha accolto con sgomento il trionfo del partito-terrorista Hamas alle elezioni palestinesi. Di ragioni per allarmarsi, ce ne sono. Ma è anche vero che la prospettiva cambia quando si entra nella stanza dei bottoni, passando dall’altra parte del potere e Hamas non potrà più limitarsi a una politica di puro stragismo. C’è poi un altro motivo di riflessione, che ci riguarda personalmente. Hamas non si è imposta con le stragi, è andata al potere con libere elezioni: i palestinesi (che considerano l’opzione resistente/terroristica come estrema, ma non inaccettabile come faremmo noi) hanno inteso punire la coalizione uscente, Al Fatah, troppo inetta e corrotta. Hanno votato senza turarsi il naso, senza esitazioni, hanno voltato pagina senza tentennamenti. Da noi, corrotti e inetti vengono spediti e mantenuti al potere, e si direbbe proprio in quanto corrotti. Chi può insegnare democrazia, chi dovrebbe impararla?
Massimo Del Papa
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sabato, 28 gennaio 2006
TUTTO INUTILE
L'altra mattina sulla Radio 3 hanno mandato un dibattito demenziale in tema di doping. Sono partiti dicendo che c’era dappertutto, che era una catastrofe e la gente moriva. Poi è intervenuto un ex ciclista che adesso sta nel business, arrogante, ha detto di pensare piuttosto al calcio dove si drogano davvero, in bicicletta no e garantiva lui. Il conduttore, di quelli politicamente corretti, si è ben guardato dal ricordargli i borsoni pieni di farmaci sequestrati in tutti i tour e giri negli ultimi 15 anni, i morti sospetti, anche fra gli amatori e perfino i ragazzini, i professionisti trovati a siringarsi e impasticcarsi nelle stanze dell’albergo e anche l’allucinante caso Pantani. No, hanno tutti preso a convenire che “non bisognava demonizzare”, cosa non si capiva, forse il doping, uno ha detto che in America si drogano molto di più e quindi va bene così. Basta trovare qualcosa che sia peggio del nostro peggio e va bene così. Dal rapporto della Commissione di vigilanza e controllo sul doping dell’Istituto Superiore di Sanità, condotto su 39 federazioni per 372 eventi sportivi, il 2,1 percento dei 1.560 atleti esaminati è risultato positivo ai test. Il tutto alla vigilia delle olimpiadi invernali. Ma bastava ignorarlo, esorcizzarlo come infatti è stato fatto con l’invito, fatale, a “non abbassare la guardia”, da cosa a quel punto era difficile dire. Si capiva che è inutile scrivere, lavorare, tentare di opporre una diga civile, una testimonianza, un impegno. Ha ragione Giorgio Bocca, “Napoli siamo noi”, inutile, ipocrita liquidarla come eterna anomalia italiana, la sua illegalità condivisa, la sua connivenza oscena, il rimpallo di responsabilità, il pianto antico sono o si avviano ad essere gli stessi a Milano come a Palermo, in Padania come in Campania, in radio, in tv, nella testa della gente. Il governo lo sa e ha imposto la legge sulla legittima difesa, che nei fatti c’era anche prima ma serve a certificare la resa incondizionata, “fate come volete, arrangiatevi che noi non possiamo né vogliamo tutelarvi”. Si parte dal lamento eterno, “tutto sbagliato, tutto marcio” e si arriva agli applausi senza senso, al familismo amorale, alla consolazione nel peggio, “gli altri sono come noi e anche più sporchi”. Il caso di padre Fedele, frate ultrà, è illuminante. Chiacchierato da anni, tutti sapevano delle orge, delle violenze alle consorelle, delle amicizie mafiose, sapevano anche del paravento, odioso, dell’Opera dei poveri e per i più fanatici escono delle intercettazioni che lo inchiodano. Ma i seguaci del frate ultrà (tra loro perfino il prete noglobal, don Vitaliano) niente, non le contestano e non le spiegano, le rimuovono semplicemente, restano della loro idea che non è un’idea, è l’assurdo di una omertà cinica e criminale: “lo vogliono rovinare”, “è un santo”. Un santo che voleva spingere al suicidio una perché non cedeva, “che ti credi di fare, puttana, qui tutte sono state con me”. È l’etica del Grande Fratello, so che è tutto finto ma ci voglio credere, perché così mi conviene, perché vorrei starci in mezzo anche io, perché siamo tutti un po’ marci.
Poi arriva un altro morto, di strada o di doping, e la farsa ricomincia, immutabile.
Massimo Del Papa
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venerdì, 27 gennaio 2006
RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO
Ciao Massimo, hai visto oggi sul Corriere? Travaglio dice che Berlusconi gli ruba le battute. Ma si può?
Andrea
Persino le battute. Incorreggibile proprio, il Cavaliere (parafraso, a proposito di plagi, un vecchio, fulminante “Controcorrente” di Montanelli, diretto a Craxi). Il mio amico Marco ha ragione, anche se pure lui ogni tanto cade in un simile vizietto. Un intero suo articolo, quello del parallelo tra Silvio e Saddam, l’ha preso pari pari da uno che gli avevo mandato io (e che poi è uscito sul Mucchio): “Era troppo irresistibile”, mi ha detto. Più altre trovate, come quella del “Buttiglione vuoto a prendere”. Debbo però dare atto a Travaglio di chiedermi sempre il permesso, quindi non si tratta né di furto né di plagio. Certo, se ogni tanto avesse anche aggiunto la fonte, non mi sarei offeso. Travaglio sa anche che ho scritto un libro, un paio d’anni fa, che anticipava i suoi “Regime” e “Inciucio”. Una volta, l’ho anche presentato a un’occasione che ci vedeva sul palco insieme, circa un anno fa, a Carmagnola. Ma non se n’è mai ricordato, forse perché tra gl’inciucisti mettevo anche qualche sua cara compagna di lotta.
Comunque, tra amici, queste sono piccolezze che non lasciano traccia.
mdp
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RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO
Massimo, ti invio la seguente Ansa.
(ANSA) - MILANO, 27 GEN - La Guardia di Finanza di Milano sta eseguendo una serie di provvedimenti, emessi dalla Procura della Repubblica del capoluogo lombardo, nei confronti di portali web che - secondo quanto si è appreso dalle Fiamme Gialle - consentivano, attraverso connessioni internet, la visione di eventi sportivi in diretta, tra i quali partite del campionato italiano di calcio di serie A e B. (ANSA).
Sono curioso di vedere quale codicillo sarà stato pescato per chiudere questi siti (presumo siano quelli di cui avevo parlato anche nel mio blog). L'Italia come la Cina, che censura il web? Mah... Ciao,
Chris
Poi dicono che il web è libertà. Sono qui per far soldi, questa è la verità. Sempre i soliti, perchè poi c'è di mezzo Mediaset e altri compagni di merende.
mdp
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DIVERTITI, GUZZANTINA, DIVERTITI
Peccato, l’Unità ha glissato. Manifesto e Diario pure. Ha rimediato il più commerciale Corriere della Sera magazine di ieri, giovedì 26 gennaio 2006. C’è un articolo, là dentro, che è tutto un programma, nel senso che serve a lanciare un programma, titolo: “E a Mediaset è scattato l’allarme rosso”. Sommario: “La giovane Guzzanti a Mai dire Fratello: “Il mio cognome causa agitazione”. Per questo vuole smarcarsi dai fratelli?”. Leggiamo.
Nella sede di Mediaset, a Cologno Monzese, è suonato l’allarme. È successo qualche giorno fa quando Caterina Guzzanti, sorella minore (30 anni) di Corrado e Sabina, si è presentata ai vigilantes che fanno la guardia agli uffici delle tv del Cavaliere. Convocata dalla Gialappa per la nuova edizione di Mai dire Grande Fratello, il programma che fa la parodia dei reality, dal 30 gennaio alle 23 vin diretta su Italia 1, con il Mago Forest e Ubaldo Pantani. Racconta Guzzanti junior: “Ho lasciato il documento all’inresso e, nel giro di qualche minuto, tutta Mediaset sapeva che nei loro uffici era entrato un nemico C’è stata una grande agitazione. Una Guzzanti seppure la meno politicizzata della famiglia (“per differenziarmi dai miei fratelli”), nel cuore dell’impero Berlusconi èsempre una notizia. “Ma non sono la prima. Corrado in passato ha collaborato proprio con la Gialappa” [non solo: anche con Mondadori, mentre Sabina, la pasionaria pariolina, a Silvio deve quasi tutto: film come “Bimba” (Medusa), videolibri come “Il diario di Sabna Guzz” (Einaudi, gruppo Mondadori) e, se non i primissimi, i secondi passi televisivi (su Fininvest), ndr]. Sarà contento suo padre Paolo, senatore di Forza Italia e vicedirettore del Giornale. “Papà è contentissimo, ma preferirei non rispondere a domande su di lui [curioso: la stessa riservatezza che ha preteso Sancta Sabina sul Mucchio, ndr]”. Caterina Guzzanti (…) nemmeno ama parlare troppo dei suoi fratelli: “Mi hanno detto ‘vai e divertiti’. Siamo tre individui indipendenti. Sto cercando di smarcarmi da loro per non essere sempre la piccola di famiglia”. Dunque nessuna telefonata tra Corrado Guzzanti e la Gialappa per sponsorizzare? “Cercavano una imitatrice, la loro chiamata mi ha lusingato” [è una conferma della raccomandazione, o un no-comment?, ndr] (…).
Divertiti, le dicono i fratelli. Non, come sarebbe parso inevitabile, dato l’andazzo, “Berlusconi è un corruttore, un piduista, un mafioso, un dittatore, un censore, ci ha fatto sparire, che cazzo stai facendo, noi gli facciamo i documentari contro e tu ci vai a prendere la pagnotta, ma ti rendi conto?”. Macchè. Divertiti. Vai con Silvio.
Mi piacerebbe sapere che ne pensano quelli che scambiano i fratelli Guzzanti con i Rosselli, quelli convinti che Sabina sia Maria Spiridovna e che la Setta dei Satirici Estinti sia il meglio della resistenza al Regime. Oddio, ridere, fanno ridere. Quasi come Emilio Fede. Ma io, a scanso di equivoci, sto con Cat. Che coraggio. Che coerenza. Che efficacia. Fa la lotta dall’interno. Pratica l’entrismo. Va a rovinargli altri programmi. Disposta a sacrificarsi per indebolirlo. Certo, l’auspicio è che lei abbia successo e con lei Mai dire Grande Fratello e, di sponda, il Grande Fratello, e, per effetto, che crescano di valore i relativi sponsor, e, di conseguenza, che lievitino ulteriormente le già ingombranti finanze del Cavaliere. Ma è così che lo si indebolisce, perbacco! Così si porta democrazia a Mediaset! Formato esportazione, come in Iraq. Manovra a tenaglia: la sorellona lo attacca, la sorellina lo infiltra, e la democrazia è salva. Senza contare che, magari, Cat fa da battistrada ad altre pecorelle smarrite, altri fratelli prodighi, altri graditi ritorni. Chissà Berlusconi, quant’è preoccupato.
Massimo Del Papa
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giovedì, 26 gennaio 2006
RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO
Caro Massimo, perche' debbo essere sempre preso per il culo? Sono tre anni a fila, che vengo chiamato dalla catena di supermarket ESSELUNGA per un colloquio, ogni volta un ora e mezzo di elogi all'azienda da parte del giovane direttore rampante di turno, “siamo in espansione”, “abbiamo migliaia di lavoratori”, gli stessi questionari fotocopiati da compilare, le stesse risposte a domande “sei disponibile a fare i turni”, “sei disponibile a trasferte”, “lavoreresti anche il sabato e la domenica” ... e la solita vaga, illusoria conclusione con stretta di mano e sorriso d'ordinanza “Bene eventualmente ci sentiamo fra 20 giorni per un assunzione a tempo determinato, poi si vedrà”... E dopo i 20 giorni? Ovviamente il silenzio, dopo 20 giorni puntualmente chiamo IO gli interessati e mi dicono che non mi hanno selezionato, e alla mia domanda ”POSSO SAPERE IL MOTIVO” mi rispondono “Non possiamo per la legge sulla privacy” (?!?). Sono sicuro che mi chiameranno anche l'anno prossimo, come il carcerato de “LE ALI DELLA LIBERTA’” che sente sempre le solite domande, le solite vane speranze per la LA LIBERTA', nel mio caso la liberta' di poter avere un lavoro. Cosa faccio, li mando a fanculo? Devo ridurmi a questa magra consolazione? Ho un eta' 32 anni, cui l'essere disoccupato (per varie vicissitudini) e' quasi una condanna... dovro' comunque in ogni caso, rischiare di farmi prendere per il culo, ancora una volta...
Cosimo, Varese
Esslunga, come Silvio. Ma anche come Sinistra. Ha ragione in questo Bertinotti, quella sedicente riformista troppo a lungo ha avallato questo stato di cose, che è sconcio. Non è vita. Lo so bene.
mdp
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Solcando i sette mari
babysnakes

L’obiettivo nostro è ancora scrivere di
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Eccomi

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La massima di Massimo
babysnakes on air
MassimoAscolto
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Scorribande

I miei libri






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Disponibile dal 14 Ottobre 2007
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