martedì, 28 febbraio 2006
RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO
MONEY FOR NOTHING
Lo spettacolo ridondante della campagna elettorale si muove come un circo itinerante. Un carrozzone che gira e gira senza che nessuno possa dire con esattezza quando cominci e quando finisca. Infatti il sistema mediatico italiano fa sì che ci si trovi perennemente e senza tregua in quello strano clima di autopromozioni, sponsorizzazioni, attacchi e colpi di scena di tutti i personaggi politici, nessuno escluso. A parte gli esorbitanti esborsi necessari a mantenere questa strana febbre sempre alta, e lo spazio chiaramente sottratto ai veri nodi da sbrogliare, il lato grottesco e tragico al tempo stesso di tutta la vicenda, è che la gente continua a votare per il potere del soldo. A vincere sono solo i messaggi terra terra. Quelli che garantiscono semplicemente più monete nel portafoglio, nella busta delle pensioni, nel mensile degli stipendi, quando non sia un lavoro per sé e possibilmente per i propri figli. Solide certezze, quindi, non importa come e da chi promesse. La droga legata al potere d’acquisto di cui tutti sembrano avere un disperato bisogno, insiste a dettar legge. Complice l’evidente impoverimento complessivo di tutte le fasce della popolazione, un egoismo tutto italiano che non sa guardar oltre il proprio orticello, e ancora molta, troppa ignoranza di fondo. Ricordate i fasti pompati della New Economy pochi anni fa? Quello strano virtuale e incomprensibile meccanismo che doveva far tutti ricchi in breve tempo e senza sforzi? E’ bastato qualche imbonitore, lo spettro della solita America da piani alti da inseguire ad ogni costo, quel brivido intrinseco da giocatore medio di Monopoli, e ci si è buttati a frotte… Senza preparazione, senza basi, senza esperienza, senza rete. Affidandosi spesso a cialtroneschi professionisti del settore, presunti consulenti finanziari, improvvisati speculatori senza scrupoli che spesso ne sapevano meno dei loro ignari clienti. Un buco nell’acqua che non ha realmente soddisfatto nessuno. Così lontano e superato, in un mondo che corre senza sosta.
Ma sappiamo bene che si tratta di storia recente.
Benessere e civiltà possono fare a cazzotti. Succede sempre quando il primo infrange la seconda, presupposto fondamentale per vivere e prosperare.
Ma a chi interessa, oggi, vivere in un Paese più civile? Pulito, funzionante, burocraticamente accettabile, percorribile, sicuro, benvisto all’estero? Dove non esistano solo ombre di commistioni fra poteri, delegittimazioni, nepotismi e clientelismi dati per scontati; in cui si riscopra il valore dell’educazione e del rispetto, di un barlume di onestà e di una ormai perduta morale?
L’arretramento culturale di un popolo si evince anche da questo: se la scala delle priorità è rovesciata per accedere ad un tornaconto personale e immediato, irrimediabilmente si torna indietro e si continua a ripercorrere la stessa strada.
È un fatto di pensiero, un modello. Che invece di essere contrastato e messo al bando, si è pericolosamente sdoganato negli anni proprio grazie alla sfrontata mancanza di pudore di coloro che elemosinano voti e hanno il dovere di rappresentarci.
Per l’originale mentalità italiana, non contano (ma dovrebbero) programmi di 20 o 300 pagine; alleanze pericolose tenute insieme da un fragile collante tutt’altro che ideologico; mezzi, persone o risorse.
Vince chi offre di più, come all’asta. A pagare, poi, c’è sempre tempo.
Il popolo mormora a bassa voce uno “speriamo”, che fa eco da nord a sud. Come in pellegrinaggio innalza candidati di cui ignora o asseconda dubbie qualità o scheletri nell’armadio, per attuare l’unico patto che realmente gli interessa: quei 30 denari in più.
Senza rendersi conto che la miseria etica a cui si condanna, non conosce prezzo né riscatto.
Paolo Del Papa
Un'avventura vissuta da ABSOLUTELYFREE
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PROBLEMI
Il dr. Bruti, medico, da molti anni si interessa dei problemi legati all'omosessualità ed è membro di "Obiettivo Chaire" un'associazione che si propone di aiutare ad affrontare e a vincere questa realtà. A differenza di quanto si pensi, i problemi di deviazione sessuale riguardano l'uno per cento della popolazione e hanno visto, negli ultimi anni, un ulteriore incremento. Le cause sono da ricercare nel costume della nostro società che tende sempre più a valorizzare gli aspetti legati al lavoro trascurando i rapporti umani con i figli e indirizzando questi su surrogati come gli intrattenimenti virtuali.
Questa perla esce dall’unica radio libera, ovvero emanata dalla Curia, di Fermo, Italia, nel programma “Radio Voi” della notte scorsa. Ascolta, si fa sega, potremmo dire. Ora, al di là del vezzo del titolo, quell’ “Obiettivo Chaire” che induce a maliziosi pruriti (il medico, oltretutto, ne è "membro"), al di là della preoccupante attitudine di una intera associazione che “si preoccupa”, addirittura, dei “problemi” (ci avevano già pensato altri, non troppo tempo fa) legati all’omosessualità, vista evidentemente come una deviazione, e perché no una punizione divina?, resta più d’un dilemma: peggio un “culattone” o un bigotto? Ed è peggio un “busone” vocazionale o un bigotto di carriera, per il quale l’apostolato porta al monopolio? Chi l’ha deciso che l’omosessualità è un problema: la radio di Fermo? E se fossero di più un problema i fascisti, i razzisti e gli affaristi (e chi gli regge la coda)? Questa della informazione curiale fermana è una delle non poche bestialità, ma diamola un attimo per buona: ammesso e non concesso che i figli crescano finocchi per colpa degli intrattenimenti virtuali e dell’altra mercanzia, ci saprebbe spiegare il dr. Bruti, o magari il bravo intrattenitore della radio, chi è che in questi 25 anni ha omogeneizzato, pastorizzato e trasmesso, con le sue televisioni, simili intrattenimenti pornografici, effemminati e blasfemi, al punto da deviare letteralmente la società italiana? Non è che, per caso, si tratta dello stesso omuncolo ladro che si trucca, si trapianta, gira con una tunica moresca, va in giro sugli zatteroni e parla sempre di figa, specialmente purtroppo agl’incontri ufficiali?
Ancora: non è che, dietro questa omofobia, si nasconde, al solito, una qualche compatibilità? Il senatore Mc Carthy, come noto, voleva far piazza pulita di comunisti recchioni: poi gli scoprirono un guardaroba che perfino Platinette avrebbe trovato eccessivo. A Fermo, possiamo star tranquilli?
E, soprattutto: se un “frocio” è pure un bigotto, magari della congregazione giusta, come la mettiamo? Paparatzy, per dire, è mormorato da tutta Roma di strane vocazioni col suo prestante segretario particolare; e mezzo Vaticano non ne nasconde affatto l’attitudine effemminata. Del resto, basta sentirlo quando s’affaccia alla finestra. Perché la radio di Fermo non lo invita, così ci facciamo anche spiegare a chi, se non al padrone dell’etere, lui e l’altra degna sciacquetta del card. Ruini possono mai alludere quando si scagliano contro il relativismo morale, l’affarismo, l’avidità, il divorzismo? Così chiudiamo il cerchio. Il cerchio, non il buco.
Massimo Del Papa
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RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO
Grande Massimo ... abbiamo finito di sputtanarci con il mondo? Siamo il paese dei pagliacci ... e il nostro comune amico Silvio ha contribuito in maniera mastodontica a rendere la barzelletta Italia una storiaccia ancora più buffa, quasi inverosimile ... se continua così, ma spero proprio di no, faremo il giro e torneremo ad essere credibili, oppure diverremo una chimera, un paese che non esiste ... una specie di Isola che non c'è ... ma che purtroppo è abitata da noi ... cazzo.
Continua così, W i Rolling Stones.
Moorow
Io quasi quasi metterei Keith Richards presidente del Consiglio. Quantomeno, la legge sulle droghe salta subito. E magari ne mettono una per insegnare il rock nelle scuole.
mdp
Un'avventura vissuta da ABSOLUTELYFREE
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lunedì, 27 febbraio 2006
AMICI DI SILVIO
Al di là delle chiacchiere sulla “fine del mercato europeo”, che non è mai davvero cominciato, la blindatura francese sull’energia a scapito della nostra Enel è uno schiaffo in faccia a Silvio Berlusconi. Se mai fosse servita, è suonata la campana a morto sulle ambizioni di rinnovato regime del Cavaliere e proprio dall’Europa delle scalate, dell’energia, della finanza, in senso lato dell’economia che determina i governi nei singoli Stati. Al di là del cortile italiano, è l’Europa a non volere oltre l’imbonitore che ha paralizzato l’Italia e che, a capo del semestre europeo, non si è limitato all’inettitudine ma l’ha condita di gaffe e danni inenarrabili. L’Unione Europea considera ormai il bubbone Berlusconi un intralcio al libero fluire degli scambi e dei capitali, e gli investitori esteri, che hanno una gran voglia di tornare a investire in Italia, non lo faranno fino a che non verrà eliminato questo regime personalizzato.
Protezionista la Francia? Certo, per tradizione. Ma è fondato il sospetto che alle prese con un altro Paese la chiusura, ammessa e non concessa, sarebbe stata meno strafottente, meno plateale e offensiva. Quello che è drammatico è il segnale sottotraccia, inequivocabile: la Francia, come gli altri partner europei, non tiene nel minimo conto l’Italia, non ne nutre rispetto alcuno, non se ne aspetta nulla nel bene e nel male. Non è un Paese serio questo, reso amorfo dalle proprie astuzie da magliari, in cui il rispetto delle regole è percepito come indice di debolezza e ingenuità, dove la magistratura viene sbeffeggiata e avvertita con minacce da mafiosi, dove le leggi stesse vengono stravolte ad uso di una cosca di pre-potenti, dove ogni esigenza morale è stata travolta in nome del realismo dei ladri, dove un primitivo promosso ministro fa scoppiare una crisi internazionale (con ripercussioni anche economiche), dove il libero mercato è una favola per i gonzi, le compagnie di servizi o energetiche si mettono d’accordo per depredare i cittadini, e dove si scrive liberismo ma si legge monopolismo berlusconiano. Perché dovremmo rispettare, ci ha detto la Francia, regole comuni che voi italiani siete i primi a non rispettare? Perché dovremmo consentire di scalare le nostre aziende a un coacervo d’interessi senza eguali nel mondo, che finisce sempre per coincidere con chi vi governa? Da voi la commistione pubblico-privato è cosa ordinaria, normale, avete un primo ministro che ha trasformato il suo gruppo imprenditoriale in un partito, si è fatto Stato egli stesso senza smettere di condizionare il Paese da privato industriale. E vorreste proprio da noi il rispetto di norme che voi considerate buone solo per essere violate?
La cosa più tragica per Berlusconi è che la sua campana a morto non gli viene da uno Stato “comunista” ma conservatore, i cui massimi esponenti, a sentire il Cavaliere, sarebbero suoi piccoli fans, come tutti i regnanti sparsi per il mondo. Berlusconi è culo e camicia con Putin che ci strozza la canna del gas, con Gheddafi che ci minaccia, con Bush che non sa chi siamo e ora anche coi francesi che in pratica ci irridono. Con amici come questi, chi ha bisogno di nemici?
Massimo Del Papa
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SPORDIVI
Chiuse le Olimpiadi, rimane un medagliere all’italiana, fatto di luci che non ti aspettavi ed ombre che invece erano prevedibili data la mutazione genetica degli sportivi in personaggi da “la Fattoria”. I nostri atleti più attesi e più viziati, le star nel firmamento degli sponsor hanno combinato poco, ma sono più popolari che mai per la loro bellezza, la loro telegenia; forse Ciampi li farà cavalieri o commendatori. Giorgio Rocca ha deluso su tutta la linea ma, povero, “sentiva una forte pressione” come dicevano i telecronisti pubblicitari. La Carolina Kostner ha passato più tempo a cascare che a pattinare ma i giornali ne sottolineavano la grazia, la sensualità, l’appeal e anche le toccanti parole dopo ogni intervista, quando invece appariva chiava la drammatica afasia di questa adolescente imbranata, incapace di rispondere al più elementare quesito. I parrucchieri e gli stilisti se la sono contesa, tutti pazzi per Carolina cui vogliono cambiare testa, look, ma cosa c’entra con una che deve andare sul ghiaccio?
Si capiva come non mai l’intreccio sport-informazione-spettacolo-affari, dove lo sport era il pretesto, l’informazione il veicolo, lo spettacolo la cornice e gli affari la vera ragion d’essere. Adesso il Paese sta in apprensione per Totti che ci ha rimesso una caviglia, non osiamo pensare a che accadrà se non riuscissero a ripararlo per i mondiali, cosa che non avverrà a costo di doparlo come un cavallo del Palio di Siena. Totti negli scorsi mondiali e anche europei fu quello che deluse di più, di lui si ricordano più gli sputi a idrante in faccia agli avversari che le giocate. Ma è un divo, è sposato con una velina che va a Sanremo, il loro matrimonio è costato 4 miliardi e fruttato 10 volte di più grazie ai diritti televisivi su Sky, si parla più del figlio del Pupone che del Bambin Gesù. Totti come giocatore non sarà granchè ma come Re Mida è un fuoriclasse, tramuta in oro tutto quel che secerne dalla saliva al seme.
Massimo Del Papa
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domenica, 26 febbraio 2006
PENSIERINO DELLA DOMENICA
SIAMO FRANCHI
A leggere l'editoriale del 24 febbraio di Paolo Franchi sul Corriere, c'è da trasalire: "(...) non possono certo essere i magistrati a stabilire il destino del sistema bancario; e [...] decisioni come quella del gip di Parma su Geronzi suscitano, in proposito, perplessità e preoccupazioni fondate". Fondate su che? Insomma, esistono o no elementi di reato a carico di Geronzi? E se esistono, la magistratura aveva il dovere di procedere, secondo legge, o doveva attenersi al curioso senso dell'opportunità dettato da Paolo Franchi?
Massimo Del Papa
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sabato, 25 febbraio 2006
RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO
Caro Massimo questa mattina a scuola, in un momento di pausa durante una lezione al computer, ho provato ad aprire il tuo blog. Invece che visualizzare i tuoi post è apparso un messaggio a tutta pagina che enunciava che l’accesso non era consentito. In un primo momento ho pensato che poteva esserci stato un errore nella rete (ultimamente capita abbastanza spesso). Ho provato ad aprire un altro sito e non ho avuto problemi, di conseguenza, ho pensato che era stata riattivata la rete. Ho riprovato ad aprire il tuo blog, ma è riapparsa la schermata per l’accesso non consentito. Sono giunto alla conclusione che nella mia scuola il tuo sito è censurato, come in Cina sono censurati i siti “eversivi”.
Massimo, Sondrio
Mio Dio! Debbo assolutamente chiamare Sabina Guzzanti.
mdp
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TG 1, POLLI E POL(L)ITICA
L’insostenibile leggerezza dell’etere politichese, ovvero l’inguardabile TG 1 serale del 23 febbraio, ormai ridotto in un “pastone” integrale. Dopo l’apertura sui tumulti islamici, conditi da una girandola di facce da Polo e da Unione, ciascuna a dir la sua, si continuava con un Silvio doc, cioè protezionista e antieuropeo, che accusava le togherosse di aver fatto finire Antonveneta “in mani straniere” (perché, quali dovevano essere semmai le mani buone: le sue?). Seguito da un Silvio-bis che insultava un po’ Prodi, chiosato dal solito Pionati con le solite chiose, “Berlusconi attacca”, “Berlusconi suona la carica” (fuori campo, si poteva vedere il Pionati esaltarsi con baionetta di plastica innestata sul fucilino, che siamo a Carnevale). Poi anche Casini, in apposito servizio, insultava Prodi (“ha pauuura”), il quale replicava citando l’orwelliana “Fattoria degli animali” con allusione a non meglio precisati “maiali”, al che subito Cicchitto, uno dei megafoni, più che portavoce, berlusconiani gli chiedeva polemico a chi alludesse; lo stesso Cicchitto, pieno di curiosità, voleva sapere se fosse vero che a non so quale corteo l’Unione avesse sfoggiato non so quale terrorista o filoterrorista. Sempre per l’Unione, servizio immarescibile sulla Rosa nel pugno che firma il programma, mentre un altro partitino lilliipuziano no e Mastella forse. Dopo un curioso botta e risposta fra i due leader, molto maturi politicamente ("sei patetico", "patetico sarai tu, qui quo qua"), c’era spazio per Pera, che sulla questione islamica citava papi a raffica, e, a proposito, si apriva il dibattito sul legame tra la maglietta sudata di Calderoli e l’epidemia di moschee: da destra a sinistra, un fuoco d’artificio di facce da politicanti nessuno escluso. Quando, al 15’ del primo tempo, si passava a parlar d’aviaria, veniva da tirare un sospiro di sollievo. Ma per poco, chè già rispuntavano le facce da Polo e da Ulivo con duplice servizio, ecco Fini (già apparso prima, in servizio diplomatico con esponenti arabi), un paio di ministri, c’è pure Violante che delira di mangiare “polli cotti, polli crudi”, seguito dalla protesta dell’intero comparto agricolo, purtroppo inclusi gli allevatori di suini, che già che c’è batte cassa, e non poteva mancare Pecoraro ed altri leader, siamo generosi, dell’Unione. Dopodichè finalmente si passa a varia umanità, ma torna la politica politicante con un cupo quarto di minuto di notorietà per il leaderino neofascista Romagnoli, scettico sulle camere a gas ma non sull’Olocausto (forse in 6 milioni d’ebrei l’hanno ammazzati a bòtte di solletico). Siamo ai titoli di coda, ma rispunta la faccia da Fini perché il governo annuncia un contributo per rifare la Moschea d’oro, che ovviamente non uscirà dalle ville sarde del premier ma dalle tasche degl’italiani. Siamo al 30’ e resta giusto lo spazio dei saluti. Tg 1, notizie politiche: zero%. Politici in notizia: 101%.
Massimo Del Papa
p.s. la sera dopo, si è replicato tranquillamente. Anzi, con più decisione.
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RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO
Ciao Massimo, da un bel pezzetto volevo scriverti, sono l'artefice dell'incontro all'ITIS Montani di Fermo del 16 febbraio scorso con i giovani di Locri e in memoria dei giudici di Palermo. Ho visto che un giornale a te non simpatico, ha buttato giù un pezzo. Si è visto che articolone che ha stampato: le dimensioni di una moneta da 0.50 euro, erano più grandi dell'articoletto posto all'estrema destra di metà pagina. In sostanza si è avverato ciò che avevi predetto sia per l'uno che per l'altro giornale ... ma sei un veggente ?? :-) Vedo interventi importanti nel tuo blog. Posso solo dirti, e dire a voi tutti, che nell'incontro, in quella mattina del 16 Febbraio, si era creata un'atmosfera tale da riuscire a toccare il cuore degli alunni. Ho visto gli occhi dei ragazzi, perdere qella goliardia e spensieratezza quotidina, e riempirsi di dubbi a dire "Ma non ci posso credere, ma è vero ? ". Li ho visti quasi piangere. Era il mio obiettivo. Ma non finisce quì.
Non sono uno scrittore, ma vorrei tanto esserlo..chissà un giorno !!! Tu che ne dici Massimo, come si fa per diventarlo?? :-) Salutoni
Andrea
No, non sono un veggente. Sono semplicemente uno che conosce i suoi polli, ovvero i giornali. Specie quelli locali. per i quali, l’impegno e la commozione di alcune centinaia di studenti non valgono più che una moneta da 50 centesimi. Nessun dubbio, che fosse giunta in città l’ultima puttana da “Grande Fratello”, avrebbero sprecato lenzuola di pagine. Ma, amico mio, credimi: è meglio così. Non abbiamo bisogno di questo per continuare il nostro lavoro. Quanto al diventare scrittore, non so darti una risposta: sospetto, però, che un buon punto di partenza sia evitare di avventurarsi in certi giornali locali…
mdp
Cara Rosa, ho letto anch'io con partecipato interesse la tua "stupida" lettera a Massimo. Mi chiamo Norman ed ero presente alla tua assemblea. Ero quello seduto a lato con un cappello da finocchio decadente. Non starò qui a dirti cosa penso di ciò che hai scritto perché mi piacerebbe fare qualcosa di diverso e più corposo. Lavoro come educatore al Centro Giovani di Abbadia San Salvatore e capita spesso di confrontaci , sfogarci e parlare delle cose
di cui ha parlato Massimo e non solo (sono cintura nera di ateologia, se t'interessa). Tra le ragazze e i ragazzi che frequantano il Centro è costantemente crescente il bisogno di "stropicciarsi gli occhi". E' per questo che vorremmo creare dei momenti appositamente organizzati per discutere di ciò che ci preme e che che ci fa male. Abbiamo anche da poco iniziato un corso sulla comunicazione interpesonale efficace. Insomma, per fartela breve, se vuoi non sei sola e sarei felice di incontrarti e parlarti. Ti aspetto al Centro, oppure fatti dare la mia e-mail da Massimo. Resisti!
Norman
Una volta tanto, ambasciator non solo non porta pena, ma porta anzi buone nuove...
mdp
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venerdì, 24 febbraio 2006
UN SOGNO COLOR CIOCCOLATO
Proprio così: l’ha costruito Ivana, una gentile signora milanese di nascita, sangiorgese acquisita, che nella centrale via Properzi, d’angolo al viale Roma dove i tigli scortano la passeggiata, ha trasformato un buco di negozio in una favola carrolliana dove i cuori palpitano, i treni marciano, i computer si animano mentre i cellulari trillano, le penne scrivono da sole, incredibili taglieri colmi di salumi e formaggi t’invogliano e i sigari danzano con le tazze, le caffettiere rincorrono automobili, i vassoi lanciano in aria teiere, i fiaschetti si sposano alle cuccume, sulla scacchiera le dame si sfidano mentre la frittata volteggia allegra sulla padella in un ribollir di marmellate. Tutto rigorosamente di cioccolato. Puro cioccolato. Solo cioccolato. La più nobile fra le droghe, l’irresistibile tentazione, il più innocente e perverso dei vizi. Dice la nostra amica: “Il cioccolato è la mia passione, da sempre”. Lei ne ha fatto il suo destino, una missione, una miscela d’arte e mestiere. Quando al mattino alza la saracinesca (non ancora di cacao, almeno quella), viene investita da un concerto di aromi che salgono dal minuscolo giardino di cioccolato: alle pareti, lavagne e manifesti raccontano la storia di quest’alimento eccelso, e il gusto si fa cultura. È carburante per la mente il cioccolato. E mentre fuso, rovente gira nel miscelatore e te ne spilli un bicchiere denso e scuro, è impagabile parlare di Milano che non è più, di Porto San Giorgio che non è ancora, del mondo che cambia, è amaro, scuro e fuso, ma non come il cioccolato. E allora un Paese delle meraviglie come questo può essere il rifugio di un attimo, per ripartire con più dolcezza nel cuore. Sbugiardando l’ostinazione di certi clichè: se è vero come è vero che la nostra amica “mangia cioccolato da mattina a sera”, allora non torna proprio che questa debolezza ingrassa: la silhouette della padrona di casa, e del sogno, non teme smentite.
Pericolosa quella vetrina, come il canto della sirena: ci passi davanti distratto ma una scultura di cioccolato ti rapisce alla fretta e senza sapere come ti ritrovi dentro: preda dell’incanto di profumi, di gusti e di figure irresistibilmente appetitose.
E dopo, uscire a mani nude è un’impresa da santi, che non ci è richiesto d’essere.
Massimo Del Papa
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