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venerdì, 31 marzo 2006

- 13:15

ULTIM'ORA

Sia pure a malincuore, dobbiamo stigmatizzare senza mezzi termini la frase improvvida e sciagurata con cui ieri il professor Prodi ha vanificato il buon lavoro elettorale compiuto fin qui, rischiando seriamente di perdere le elezioni che aveva già in tasca. Egli, finchè è in tempo, dovrebbe scusarsi con il Polo berlusconiano, perchè in democrazia certe uscite sono non solo inadeguate, ma addirittura inammissibili. Prodi ha sbagliato nel pronunciare quella frase orrenda all'indirizzo del centrodestra, "delinquenti politici". C'era una parola di troppo: "politici".

mdp

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- 10:48

“B & B”, I GRANDI FRATELLI
Nella “campagna elettorale più importante dal ‘48”, cioè praticamente tutte dal ’48, spicca per soavità e leggiadria Bertinotti, la cui insostenibile leggerezza incombe come un macigno d’etere visto che ogni fottuta sera ce lo ritroviamo in qualche canale, dibattito, faccia a faccia di preferenza col suo presidente milanista, Berlusconi. Bertinotti & Berlusconi, B&B, sta diventando una griffe famosa come Dolce & Gabbana, Divani & Divani, Gianni & Pinotto. Con nemici come questo, il Cavaliere non ha bisogno degli amici, in effetti più infidi e molesti. Stavolta la “B” rossa ha cominciato a lavorare per la “B” azzurra con largo anticipo, guerra preventiva, troiana agli alleati. Berlusconi ricambia con orologi, inviti a cena e attestati di stima come per i dipendenti più affezionati. Non solo: “B” rossa è anche l’antagonista più popolare dalle parti di Emilio Fede & co., a Mediaset tutti ne lodano la signorilità e telegenia. È difficile trovare, d’acchitto, qualcuno più lontano dalla rozza fatica della masse proletarie, d’altronde in estinzione: si stanno trasformando in masse televisive ed è lì che Bertinotti le raggiunge, nei momenti liberi dal lavoro. Che non è quello del politico, come potrebbe sembrare, ma del bonvivant edonista e vagamente liberty. In un servizio uscito ieri su Corriere Magazine, lo si vede con la inseparabile Lella, la compagna bella, molto chic nella casa borghese con busto di Mao Zedong. Sembra una trovata fantozziana, invece è la realtà gozzaniana delle piccole cose di pessimo gusto.
Lella nel servizio s’intrattiene invariabilmente in baciamano e birignano con la nobilità nero-azzurra, cioè fascio-berlusconiana, del principe Ruspoli, con la politica nerissima di donna Assunta Almirante, con i piaceri del cachemire e delle regate a bordo d’amici ricchi, con l’adozione a distanza della giunonica velona Valeria Marini, la grande proletaria s’è mossa, ultima scoperta politica dopo Caruso, “il Ghe Guevara del Mezzogiorno” (e mezzo).
Il Bertinotti politico si preoccupa molto per la sorte dei precari, tra i quali Bruno Vespa del quale ha sponsorizzato la riconferma da esterno Rai a 2 milioni d’euro l’anno, ma in piano quinquennale, fino al 2010. totale venti miliardi di vecchie lire, sulle spalle dei “contghibuenti”, per il più indecente megafono del regime. Dico la verità, fossi un rifondarolo o anche solo un poveraccio di quelli di cui “B” rossa si riempie la bocca, “che non agghivano a fine mese peghè oppghessi da un salaghio che, al netto dalle tghattenute non agghiva a mille eugho al mese”, mi sentirei preso per il culo. Dopodichè, “B” rossa propone sciaguratamente a 15 giorni dal voto di tassare le case e reintrodurre la patrimoniale, in modo da offrire alla “B” azzurra una fenditura entro la quale attaccare. I ricchi non lo temono, perché son tutti suoi amici, i poveri e progressisti sì, perché sanno di cosa è capace.
“B” rossa ha molta più dimestichezza coi salotti di regime che coi centri sociali, ospedali, scuole e fabbriche, peraltro scomparse. Da sindacalista fece un mare di casini, da professionista della politica passerà alla Storia come quello che, da sinistra, ha sfasciato il primo governo di sinistra, permettendo al neofascista Berlusconi di tornare, più devastante prima. Tutto il resto sono chiacchiere, e le chiacchiere stanno a zero.
Massimo Del Papa

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- 10:16

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO

Ciao Massimo, sono un fedele abbonato al Mucchio da tre anni e ho iniziato a seguirti quotidianamente sul tuo blog. Ho anche il tuo libro "C'era una volta un re", molto bello e a tratti inquietante, l'ho letto quasi d'un fiato quando uscì, ormai due anni fa. Vorrei chiederti: davvero pensi che Bertinotti affosserà nuovamente il governo? Io non ne sono convito e ti spiego perchè: faccio parte di un'associazione studentesca le Farfalle Rosse di Modena (il riferimento è Siena) e dentro ci sono anche iscritti ai giovani comunisti sebbene il partito da queste storie ne resti fuori. Io non sono tesserato nè mai lo farò (spero). Questi ragazzi che vivono la politica più dentro di me dicono che stavolta essendoci un programma condiviso non c'è pericolo di questo tipo. Altri fuori dal discorso politico universitario dicono che Bertinotti una volta che avrà a che fare con la poltrona starà più calmo. Io a differenza di Pansa, penso che le vere canaglie dell'Unione siano Mastella, la Rosa nel pugno e Rutelli, dato che pure Prodi dice che Bertinotti è "uomo d'onore". Personalmente credo sia più affidabile anche di Fassino & co. (l'altra sera ho visto "Viva Zapatero e ho avuto la certezza che i DS hanno contribuito all'affossamento del paese e della libertà d'nformazione) Insomma credo, nonostante io non sia comunista, che voterò per lui sperando che una virata a sinistra ci tolga dall'immobilismo. Al riguardo sono scettico... Che dici, farò bene a sperare?
Stefano

Queste cose di Bertinotti si dicevano anche 10 anni fa. Le tragedie della Storia notoriamente si ripetono in farsa, e quando uno parte già farsa...

mdp

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giovedì, 30 marzo 2006

- 18:38

FANTAPOLITICA?
Diario elettorale. Berlusconi a Napoli si presenta così: “Sono il Caimano!”, brandendo uno spadino: scoppia un boato da stadio, rivelatore e atroce. Storace, tirato dentro la storia degli spioni, s’aggroviglia: sono stati i Servizi. Probabilmente ha ragione, nessuno può essere così baggiano da perdere tempo a screditare Alessandra Mussolini. A proposito di fascisti: a Guidonia, nota città ducesca, accolgono Vladimiro Guadagno, in arte Luxuria, con lanci di finocchi. Ecco, questo è proprio il fascismo che non passa, incapace d’evolversi, atavicamente volgare come un grugnito suino. Però continua a sfuggirmi il nesso logico per cui “Luxuria” (che l’ha presa da uomo, s’è messo a piangere; fosse stato una donna, più intelligentemente, ci avrebbe riso sopra), essendo un travesta (“transgender”, che fa più glamour) dovrebbe essere esperto di politica e pacs. Lui e Caruso, specializzato in espropri proletari di playstation (a proposito, dov’è finito?), sono i cavalli di troia del berlusconismo bertinottista per sfasciare l’Unione dall’interno, stavolta in maniera preventiva: ci credo che il Cavaliere invita Fausto a cena finito “Ballarò”, con lui dorme sonni tranquilli, gli ha pure regalato un orologio per il disturbo. Bertinotti, fresco di alcune micidiali uscite su patrimoniali e tassazioni di case, che hanno minato il campo ulivista riuscendo a pregiudicare quasi completamente il vantaggio elettorale accumulato dall’ottimo Professore, nel fuori onda più che altro litigava con l’alleata Bonino, altra voltagabbana insostenibile che oggi polemizza con lo stesso col quale era alleata appena 5 anni fa, con contorno dei neonazisti francesi di Le Pen. Bonino sembra Fini con parrucca, anche la voce, sul bolognese isterico, è uguale, la sua setta radicale, gestita con muccioliano piglio da Pannella è, come dice Curzio Maltese, quanto di più lontano dal libertarismo si possa immaginare. Il pericolo è che, a elezioni smaltite, Prodi si ritrovi con la fava nel pugno: fa il governo, Bertinotti entro 6 mesi glielo sfascia (casomai fallisse, ecco pronto D’Alema), si va a nuove elezioni, il Cavaliere stravince e si issa al Quirinale lasciando palazzo Chigi a un famiglio o ad un figlio. Fantapolitica? Certo, certo ma tornate un momento a dodici anni fa: vi avessero vaticinato tutto, ma proprio tutto quel che sarebbe successo, come l’avreste presa?
Massimo Del Papa

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- 17:24

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO

Ciao Massimo, ho letto con attenzione il tuo post sulla gazzarra sangiorgese. A Frosinone c'è un Centrostorico in crescita con tanto di movida in stile Campo Dei Fiori, con circoli e locali che si moltiplicano e fanno affari d' oro (nella mia città si risparmia su tutto tranne che sul bere e mangiare, specie il venerdì e il sabato). Bene, come tutte le cose nuove, dopo un po' iniziano i problemi, causati da spacciatori, scippatori e violenti di turno (una ventina di facce note con trascorsi illegali di vario genere), giovani ignoranti e offuscati dalla cocaina (cancro schifosamente di moda in città grazie alla complicità degli stessi gestori di alcuni locali: tutti sanno ma nessuno si azzarda a parlare per paura di vedersi la macchina frantumata quando non la faccia). Li vedo, questi ragazzi dagli occhi sbarrati, mentre ripetono due o tre volte le stesse parole senza rendersene conto. E' un baratro che non conosce ancora i suoi tragici e imprevedibili confini, è una Fossa Delle Marianne della civiltà. Cosa fa la polizia? Niente; si fa insultare, subisce, lascia correre e chiede (come soluzione) ai locali di chiudere alle 23. Cioè, siccome non sono in grado di mantenere l' ordine pubblico, le autorità danno la colpa a chi non c'entra nulla. Così ci rimettono i lavoratori e i clienti onesti e tranquilli, cioè il 99% visto che i criminali sono sempre i soliti noti. Siamo un popolo che non sa convivere con la giustizia e con le forze dell' ordine. Non basterebbe mettere un paio di guardie anche solo a passeggiare tutta la serata nella Strada Dei Locali, come nel Nord Europa? Chissà perché non hanno voglia di trovare questa semplice soluzione che (da sola) ridurrebbe il Far West...
Marco

Sì, ma poi, essendo in Italia, Paese uguale in tutti e ottomila i paesi che lo compongono, si comincerebbe a gridare allo Stato di polizia, alle coercizioni, alle violazioni dei diritti umani; scenderebbero in campo le mamme coraggio (dei teppisti), i noglobal, i preti, le opposte fazioni e via incasinando. Molto meglio cavarsela all'italiana, cioè si salvi chi può. Tutti colpevoli, nessun colpevole. E vi va ancora bene, lì a Frosinone: a Porto San Giorgio il comando dei vigili urbani sta a 50 metri dalla piazza dei casini ma nessuno s'è mai accorto di nulla: tutti tengono famiglia, vigili e guappetti. Dal canto suo, l'ineffabile sindaco di Porto San Giorgio, che istituzionalmente avrebbe il compito di sorvegliare la polizia urbana, essendo facente funzione del Commissariato in un Paese che non lo prevede, non muove un dito, non si mette contro nessuno perchè si è candidato alle politiche in Senato. Il che a me pare immorale, perchè un sindaco dovrebbe già essere pago, in tutti i sensi, dell'onore ed onere che si è scelto. Optare per la Roma degli scranni, in corso d'opera, è una presa in giro ai cittadini, nel segno dell'avidità.

mdp 

Beìn Massimo,
mi sa che fai casino (non Casini, eh, non confondiamoci). Cosa centra Ruini con la Folliero? Mi pare ben poco.
C'era una volta (e c'è ancora, per fortuna) il matrimonio religioso, in cui si celebra davanti a Dio e davanti agli uomini il proprio desiderio e il proprio impegno a costituirsi famiglia con un'altra persona.
C'era una volta (e c'è ancora, anche questo per fortuna) pure il matrimonio civile, in cui si accolgono una serie di diritti e doveri civili atti a costituire e difendere il neocostituito nucleo familiare.
Il primo è come la vecchia patente della macchina, in un colpo solo becchi quella e quella della moto (religioso + civile); con il secondo hai solo la patente della moto. E' un vero e proprio contratto e basta (anche se il "basta" è decisamente riduttivo viste le implicazioni del matrimonio...tipo i figli!)
A sto punto il fatto che io lo voglia celebrare dalla Folliero, fa di me un celebroleso, ma non per questo cambia il valore del contratto; poveretto chi cade così in basso, ma in definitiva son problemi suoi.
Ho ascoltato "the spell" questi giorni, in montagna nella neve, e in bicicletta qui nelle valli locali; è un disco splendido. Probabilmente se lo avessi ascoltato in ascensore me lo sarei gustato di meno, ma nessuno mi può impedire di imbruttire una bella cosa.
Anche a me capitava di meravigliarmi per la mercificazione che si fa di sentimenti e quant'altro in televisione...ma in definitiva i programmi non si fanno perchè siano giusti o pensati, si fanno solo perchè c'è un target di gente che li guarda. E io, che a fare il target non ci sto nè in guerra nè in pace, uso l'arma più potente che ci sia...com'è che la chiami tu? Telecomando?
Pietro

il telecomando non serve più, l'hanno neutralizzato imponendo su tutti i canali la Folliero di turno. Ruini una volta tanto dovrebbe battere un colpo, se c'è, perchè il matrimonio televisivo è la fine della supremazia mistica che ha tenuto insieme la civiltà umana, quella cattolica in particolare, fino a ieri. Rischia d'essere scalzato da Maurizio Costanzo, il quale peraltro con la Folliero c'azzecca poco anche lui.
mdp

Ciao Massimo, hai visto ieri notte la puntata di matrix con Francesco Storace? Ma come è possibile che in un paese civile e democratico come il nostro dobbiamo assistere a simili esempi di informazione televisiva? Appena qualcuno della maggioranza riceve un avviso di garanzia o, come in questo caso, addirittura gli si dia subito la possibilità di screditare dinanzi a milioni di italiani i magistrati che stanno indagando? Va bene che ormai è la norma concedere la ribalta a indagati o  condannati, vedi i casi illustri del "principe" del giornalismo italiano Bruno Vespa con Anna Maria Franzoni e Cesare Previti, però come può Enrico Mentana credere all'ex ministro quando, senza prova alcuna, parla di assurdi teoremi della procura di milano e roma, di complotti orditi dai servizi segreti deviati (cosa ci tocca sentire! un post-fascista che parla di servizi deviati!!)e il tutto senza nessun contradditorio ma anzi con un Mentana visibilmente in imbarazzo anche nel rivolgere la più innocente delle domande al suo illustre ospite... Tu che ne pensi? credi che ormai non dovremmo più scandalizzarci di fronte a simili penosi spettacoli televisivi? Per citare Max Stefani dobbiamo perdere anche il gusto dell'indignazione?
Giovanni, Sassari

Nel nostro civile e democratico Paese, il potere, anche se al tramonto, è tutto, anche in la televisione. E Mentana è uomo di televisione fino in fondo.

mdp

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mercoledì, 29 marzo 2006

- 19:58

STRANENOZZE IN TV, FINE DELLA CIVILTA’
Sembra niente, ma ieri Emanuela Folliero ha celebrato un matrimonio. Per fiction ma per davvero. Per legge, ormai, chiunque può officiare. E se accade in televisione, ha più valore. A detta dei due sposi, testimoniati da altrettanti personaggini del sottobosco mediatico, non c’era la volontà: si son trovati lì, e già che c’erano hanno concluso. Come a Las Vegas, col clone di Elvis Presley che manda la coppia con Dio. Noi abbiamo una presentatrice di miss Padania, mai esplosa davvero, tette a parte, come soubrette, e infine succeduta al povero Castagna al timone di “Stranamore”, quinta per sponsali.
La faccenda, non fosse tragica, sarebbe comica. Invece è proprio tragica. Sulla tv del divorziato Berlusconi si fanno i matrimoni, e valgono pure. È un precedente allucinante che svuota di sacralità anche laica l’architrave della civiltà italiana, fondata sul familismo amorale, a questo punto irreversibilmente degenerato in familismo catodico. Logica comanda che a questo punto anche separazioni e divorzi vengano d’ora in poi formalizzati non in tribunale, per definizione covo di disturbati e comunisti, ma in un sano, equilibrato e politicamente corretto studio televisivo. Magari da Loredana Lecciso.
La pubblica ufficiale protempore, Folliero, assicura d’essersi eccitata con la fascia tricolore a tracolla: non ci credeva nemmeno lei, ma chi l’avrebbe detto. Il gesto televisivo di Emanuela travolge ogni ritualità religiosa che resisteva da quindicimila anni non meno che qualsiasi civiltà laica dai tempi dell’illuminismo francese; è, d’altra parte, il trionfo del bricolage berlusconiano per cui, in un rapporto schizoide tra sogno e realtà, tra vero e illusione chiunque può essere chiunque, fare quello che vuole “e a culo tutto il resto”, come direbbe Guccini. Per dire che le regole, sacre o pagane, laiche o religiose, positive o rituali, comunque le norme che razionalizzano la società in base a un contratto sociale, sono superate, appassite, archiviate.
Il vincolo matrimoniale imposto da Folliero, che non si è mai sposata, segna la definitiva affermazione del Truman Show, e non a caso si è recitato sotto le telecamere Mediaset. A questo punto, che la formula rituale venga ritoccata in “finchè Costanzo non vi separi”, appare fatale e quantomai appropriato. Il garrulo “Eminenz” Ruini non ha niente da dire?
Massimo Del Papa

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- 13:48

PORTO SAN GIORGIO, ITALIA
A Porto San Giorgio si recita a soggetto. Un giornale gonfia (non inventa) la notizia di una megagazzarra nella famigerata piazza Mentana, storico Bronx cittadino, e la polizia annuncia denunce, su che base non si sa. Il sindaco ne approfitta per concludere che qualcuno vuole attaccare la città, cioè lui, e che, se pure c’è grande confusione sotto il cielo sangiorgese, la situazione è eccellente.
Al sindaco diessino, così pulito così carino, pare cosa normale che in piena notte accorrano nella piazza centrale auto delle forze dell’ordine in un temporale di lampeggianti. Che identifichino 15 “giovani sospetti”, oltre a 3 notori spacciatori (in un contesto minorile, per di più). Che il livello di schiamazzi e turbativa superi il livello di guardia, già solitamente alto, al punto che sono stati i residenti stessi, non un complotto della stampa giudoplutocraticomassonica, a invocare la polizia. Che la situazione si ripeta, tra risse, accoltellamenti e molestie indubitabili, da anni. “Tutto nella norma, normali controlli, non siamo il Bronx” ripete il sindaco, a gettone. Mentre è proprio l’opposto, questi controlli hanno la coda di paglia, sono scattati dopo le ripetute segnalazioni di residenti e stampa, sono cioè l’effetto di una storica sottovalutazione del problema, ammettere il quale equivarrebbe a concludere che per anni polizia, Comune e primi fra tutti i vigili urbani il cui comando dista 30 metri dal teatro dei disordini, non si mai accorti, o curati, di nulla. Bella ipocrisia. Se comunque al signor sindaco una situazione come quella di sabato notte sembra normale, allora non c’è che da concludere che lui è il sindaco normale di un paese non normale.
Massimo Del Papa

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- 00:03

IL CLOWN DIPINTO
Dopo la rotta transcontinentale, con Pechino che consigliava: chiudetelo in una clinica, se volete vi spieghiamo come, Berlusconi ha maturato una convinzione granitica: anche i cinesi sono comunisti. Ormai l’unica zona franca resta la Russia di zio Putin. Il Cavalier Barnum, dopo l’irripetibile serie di exploit in tournée, corroborata dal vigoroso apporto della Lega (“Belgio paese di pedofili”, “tedeschi popolo di ruttatori”) e di Giovanardi (“olandesi nazisti”) ha superato il confine tra circo e realtà: è un nano chiamato Bagonghi, riunisce nel suo corpicino il meglio del Circo di Mosca, de Le Cirque du Soleil, del Circo Americano e della valorosa tradizione balcanica: è un tendone personale, un onemanshow, come quei circhini di provincia dove c’è uno solo che fa tutto, presenta il numero, poi sparisce ed eccolo a volteggiare sul trapezio, senza rete, hoplà!, applausi e riappare coi piedoni e il naso rosso, un calcio in culo a Bondi e, voilà, si tramuta in domatore di fiere, omino delle pulci, illusionista (il suo forte), equilibrista in triciclo e, speriamo, uomo-cannone. Berlusconi è il più piccolo spettacolo del mondo, lo si va a vedere col brivido dell’ignoto, chissà che inventerà. Ieri a Ballarò poteva denundarsi, darsi fuoco, ingroppar la Bonino, fare il Sarchiapone con Rotondi, infilare un palloncino scoreggione sotto Bertinotti. L’attesa era tanta.
Invece abbiamo assistito alla fine di qualcosa. Anzi, la fine di tutto. L’impresario è entrato con una cartellina mesta, in pelle asinina, rigonfia di carta igienica, di quella tirata allo stadio ed è partito con una barzelletta agghiacciante che ha steso un sudario di silenzio in studio. Non contento, ha peggiorato le cose rubando, per diretta ammissione, il mestiere a Gene Gnocchi: incorreggibile proprio, perfino ai comici. Quindi s’è fiondato nella consueta raffica di 125 milioni di cazzate, che però non facevano ridere, neppure incazzare, mettevano solo tristezza come quando il circo sbaracca. E i soliti vecchi numeri di repertorio, buttarla in cagnara, insultare tutti, non far parlare nessuno, artigliare il conduttore, indulgere in echi di Totò (“mi faccia il piacere”) e Oliver Hardy (“parlo io!”), in ripicche da fanciullo (“gli ho reso la pariglia”) e clamorosi autogol “(“Prodi mi ha imbalsamato”), in vittimismi daltonici (“toghe rosse”, “black bloc”) e opere visionarie (72 cantieri aperti”), fino alla giaculatoria delle percentuali e all’ennesima rilettura del libro dei sogni, tutto va ben monsieur le Chevalier, gettavano chi assisteva in un’angoscia profonda, a sabbia mobile.
Il fondo s’è toccato quando Floris ha osato rivolgergli la madre di tutte le domande, quella che ha sancito il crollo del regime, che milioni di italiani aspettavano da anni, la stessa che Moretti martella nel suo film: “Dove ha preso i soldi?”. Allora il circo s’è fatto tragico, il sorriso s’è fatto fisso, terribile sincopato, allucinato come un clown dipinto. Di quelli che terrorizzano i bambini e non solo loro mentre la pioggia li squaglia. E la risposta è stata quanto di più cupo, disperato e arreso si potesse sentire: “Lei è fazioso”.
È stata la Nemesi di Berlusconi, fatta da se’ medesimo: l’importante è esagerare, ma a forza di giocare al rialzo egli si è condannato a superarsi sempre, come le sue televisioni trash. Quest’uomo solo allo sbando non ride più da un pezzo, non diverte più, non irrita più e a quanto pare non mette più paura. Proprio a nessuno. Il pagliaccio triste affoga nella sua ricchezza, nei suoi misteri, nei suoi delitti, e il tendone crollando lo ricopre.
Massimo Del Papa

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martedì, 28 marzo 2006

- 17:01

BIGGER BANG
C’era d’aspettarselo: in fondo viene il meglio, ed ecco qui un altro capolavoro diplomatico del Cavaliere in zona cesarini: riesce a mandare in bestia il subcontinente più grande del mondo, un miliardo e mezzo di cinesi in un sol colpo: erano abituati a Mao, che era un dittatore serio, e la faccenda dei bimbi bolliti per concimare i campi non gli va affatto giù, mica siamo in Italia. Per cui hanno reagito con una dura nota ufficiale che, decifrata dal freddo codice diplomatico, fa così: chiudetelo in manicomio. E dire che solo pochi giorni fa lo Statista più pazzo del mondo s’era millantato quale amico numero uno dei cinesi redenti dal comunismo. Redenti a tal punto che, da neoliberisti, non lo sopportano più. Berlusconi, l’uomo del kapò, dei turisti della democrazia, delle corna dietro la nuca altrui, del pat-pat sul crapino suo proprio, delle scarpe sventolate, delle pacche alle delegate, del “Viviana fagliela vedere”, delle scalate alle hostess russe che lo sovrastavano, dei baciamano e baciainbocca ad ospiti islamiche che fuggivano inorridite, delle fidanzante millantate nel mondo, della corte alla presidentessa finnica, delle belle segretarie italiane che invogliano gli affari, della moglie che se la intende con Cacciari, poi con Rasmussen, delle barzellette sporche al G8, delle allusioni sigaraie con Clinton, del candidato ginecologo “con le mani in pasta”, della “competitività sulle ragazze”, del prossenetismo diplomatico (“caro Chavez ti passo Aida Yespica”), delle cene con Lecciso e Mara Venier, di zio Putin e zio George, di zio Gheddafi “dittatore super”, della “Thatcher” molto in palla (in realtà già malata di Alzheimer, ma tra simili…), dell’Islam religione da pastori, del Duce tourist operator, delle bandane e dei trapianti, del mascara e dei tarocchi, delle bottiglie di champagne scolate, del la mafia non esiste, della Cecenia libera e democratica, degli orologi regalati ai vertici, dell’invito a dimagrire al segretario Fao Diohuf nel vertice sulla fame del mondo, della Genova senza mutande, dell’adesso parliamo di fica rivolto agli esterrefatti parigrado europei, del Bush prima di decidere chiama me, insomma il Berlusconi-Berlusconi, chiude in bellezza con la più fragorosa delle figuracce. La sua è davvero una oscenità senza frontiere, una globalizzazione della cafonaggine, un monopolio dell’oscenità. E a 10 giorni, 240 ore dalle elezioni, ha fatto il Bigger Bang, il botto più grosso. A questo punto, cacciarlo diventa una questione di sopravvivenza: il cielo solo sa come, nessuno ci ha dichiarato guerra in questi anni. Ma i miracoli non si ripetono in eterno, la pazienza anche divina ha un limite. Aiutati che Dio t’aiuta.
Massimo Del Papa

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- 14:50

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO

Caro Massimo,
vorrei sapere la tua opinione su quanto segue. Leggevo stamattina, nel sito del Corriere della Sera, un intervento di Renato Mannheimer di qualche tempo fa. Sosteneva quanto segue: " [...] Il secondo settore di elettorato è formato da chi non esprime sin qui una preferenza. Una parte (circa un terzo, pari grossomodo al 12% dell' elettorato) afferma sin d'ora che non intende — per scelta o per necessità — recarsi alle urne. I restanti (circa il 20% dell' elettorato, con maggiore frequenza tra i giovani, tra chi risiede al Sud, tra chi si colloca al centro tout-court) non sanno se votare o meno. [...] Occorre ricordare che costoro sono per lo più poco interessati alla politica: la seguono da lontano, soprattutto attraverso la televisione, che guardano con intensità relativamente maggiore rispetto alla media.".
Detto questo, io non mi rivedo neanche nella definizione di Mannheimer: mi appassiono di politica, e guardo in media un'ora di tv al giorno (di cui mezz'ora dedicata ai Simpson, n.d.r.). Forse rappresento un'anomalia, una stortura, ma le mie convinzioni etiche cozzano con le convinzioni politico-economiche. Detto in soldoni, con la sinistra condivido molte più cose che con la destra, ma su pacs, aborto e genetica ho delle idee più simili al Polo che a larghe frange dell'Unione. Il dilemma: "turarsi il naso" o non votare? Col centrosx mi alzerei a metà pasto, col centrodx credo non mi siederei neanche per il caffè.
Il bipolarismo sarà pure garante di stabilità, e i mille partitucoli saranno per lo più inutili: ma la complessità moderna può davvero riassumersi in due ricette che, seppur non manichee (checchè ne dica Berlusconi), non riescono a comprenderla in toto? La legge elettorale è una porcata anche in questo senso, secondo me.
Capisco che una completa aderenza con un partito (o coalizione) non sia sempre raggiungibile, ma d'altra parte penso che ci siano diverse persone che, in un modo o nell'altro, si trovino nella mia stessa situazione. Come risolverlo?
Con la stima di sempre, ti saluto
Cristiano Paolini

Proprio oggi un telegiornale dava notizia dell’indecisione che regna sovrana alle contemporanee elezioni in Israele. In ogni Paese, il partito dei titubanti è quello che prevale a stragrande maggioranza, e a me pare allucinante: come è possibile dubitare tra destra e sinistra, conservatori e progressisti, insomma non decidere tra opposti? L’unica risposta possibile, è che evidentemente non sono tanto opposti: anzi non lo sono per niente. Come in Italia, dove i conservatori ormai son quelli di sinistra mentre Berlusconi incarna una sorta di esagitato progressismo suicida (e falso, e vecchio). Poi si mettono d’accordo su tutto, come puntualmente accaduto e come pare debba di nuovo accadere (c’era un articolo, defilato ma lo stesso inquietante, sul Corriere di domenica, che spiegava gl’inciuci venturi su conflitto d’interessi, mordacchia alla Giustizia, controllo condiviso ma granitico della Rai eccetera). Il corollario a tutto questo è drammatico: i politici ormai mentono, come tali sono fungibili, a livello planetario, dunque vince il più simpatico o il più paraculo. Stando così le cose, e mi pare purtroppo assodato, questa è la ragione per cui personalmente non voto: come Gaber, non credo più nella rappresentanza elettorale di schieramenti che non rappresentano altro che il loro privato regime condiviso. Vorrei che questo mio fosse qualunquismo: ma milioni di elettori dubbiosi in tutto il globo, possono sbagliare?
mdp

Ciao Massimo,
ti annoto alcune cose sulla vicenda PACS; ovviamente un pò di provocazione c'è, ma in generale sono questioni che davvero non mi spiego. 1. Togliamo, per ora, l'equivoco omosessualità (equivoco in senso buono) e parliamo di unioni etero. Esiste una disciplina che norma il matrimonio civile in cui una coppia palesa l'intento di unirsi ed acquisisce una serie di diritti e doveri che dureranno fino a che l'unione sarà in vita. Qual è il problema, per una coppia di fatto che desideri determinati diritti, ad andare in comune a mettere sta benedetta firma? Non credo che l'ostacolo possa essere la precarietà come suggerivi qualche giorno fa; una coppia di fatto, quasi certamente, vive per conto proprio e il problema mutuo, finanziamento, ecc. in qualche modo l’ha risolto. Al di là della questione economica, credo di aver capito la tua ipotesi, ma non credo che concedere precarietà sia la strada per combattere la precarietà.
-Non si va a mettere la firma in comune ma si va a firmare il mutuo 30ennale in banca che ti vincola ben di più di un matrimonio civile (prova un pò a chiedere lo scioglimento, consensuale o meno, di un mutuo ad una banca!) Le obiezioni successive si legano in buona parte al punto 2. e cioè: 2. Di per sé mi pare siamo ben distanti dall'avere un disegno di legge preciso sull'argomento! Si continua così a gettar sabbia negli occhi degli italiani su questioni di principio (alte quanto si vuole ma puramente ideologiche) e li si tiene distanti dalla realtà. L'esempio lampante è stato il referendum sulle staminali, dove neppure gli specialisti avevano un parere unanime, e lo vengono a chiedere a noi! Ma tornando al dish of the day, posta l’incertezza che deriva dalla mancanza di contorni precisi:- L’ostacolo è psicologico? E’ la stabilità che ci spaventa? Eppure per veder garantiti certi diritti si parla di unioni almeno ventennali, quindi la stabilità è comunque indispensabile. -Il problema sono i tempi di scioglimento del matrimonio? Ma forse si può agire diversamente senza mettere in piedi tutto ‘sto teatrino. Per contro: -Si chiedono diritti pari a quelli derivanti dal matrimonio. E i doveri? Se nasce un figlio che si fa? - Oltretutto, siamo in Italia(!); mi immagino il putiferio che può nascere sulle eredità a partire dal riconoscimento di unioni magari non perfettamente riconoscibili (non c’è una firma). Al trapassare di qualcuno, parenti e conviventi si contenderebbero le spoglie del caro estinto a colpi di cicuta! - Il problema, scava scava, sono gli omosessuali? Benissimo! Chiamiamo le cose per nome ed andiamo in quella direzione, non brancolando nel qualunquismo partorendo poi leggi, in definitiva, inadatte ed inefficaci allo scopo.
Devìo e concludo: sono davvero schifato da questa (ahinoi) interminabile campagna elettorale (ma dai?!?).
-I PACS sono uno dei tanti lanci di sabbia negli occhi. E come, peraltro, delle staminali non gliene frega niente a nessuno (con tutto il rispetto per coloro che a causa di queste problematiche soffrono davvero!)
- Pecoraro-Scanio, ieri sera, sventolava i dati del referendum sul nucleare inneggiando alla sovranità del popolo. E gli altri referendum, figli di puttana? E la nuova legge elettorale (approvata col consenso di tutti e al limite qualche mugugno)? E il finanziamento pubblico ai partiti? Dove cazzo è la sovranità del popolo quando dovete farvi i comodi vostri?
E basta, che sennò poi divento polemico!
Pietro

Che molto, se non tutto, di questa campagna elettorale sia fumo negli occhi, non sarò io a negarlo. Che non costi molto risolvere la convivenza con una firma in Comune, nemmeno, ma qui il problema a questo punto casca proprio sui casi per cui una firma in Comune non è possibile. Io peraltro girerei i tuoi dubbi, che sono senz’altro fondati, al profeta dei Pacs e cioè Casini. L’unico divorziato che in materia religiosa parla “ex cathedra”.
mdp

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