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mercoledì, 31 maggio 2006

- 12:25

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO

Domenica a Porto San Giorgio a ricordare Lugano c'ero anch'io, e mio marito. Abbiamo sentito il "vivere grande" e mi sono sorpresa di come straordinariamente e per caso possa capitare di conoscere i poeti, un Poeta come Bazzani. Era da queste parti fino a qualche anno fa, forse pensava di questa terra cose che quando penso quasi mi vergogno. Allora l'aria del pomeriggio, il sole e pure le sedie sporche lasciano un piacevole ricordo. Grazie.

Miraa

Grazie a te, per questa testimonianza che è già poesia.

Caro Massimo ho letto il tuo lungo articolo nul garage del tuo blog, riguardo andrea scanzi. Io penso da semplice lettore, che sia tu che rui siate dei buoni scrittori. Amo i vostri articoli... Tutti possono fare errori di gioventù, in fondo Scanzi ha iniziato presto a scrivere sul Mucchio, non per giustificarlo ma a 25 anni si fanno fior di cazzate. Magari ci si può montare la testa quando si scrive un libro su Baggio che vende molto, ed uno sul compianto Gilles, recensito ed intervistato da Max Stefani. Poi la grana Battiato, forse l'unica volta che diventa critico, ma l'artista non può essere toccato, perchè ha un'ego paragonabile a Silvio, le sue opere sono arte. questo vale per tutti i musicisti italiani, vedi godano criticato da te il giorno dopo il concertone del primo maggio.
Franz

Scanzi è più che altro un biografo di se stesso per interposte persone. Il che non lo autorizza, tutt'altro, a spacciare allusioni e falsità di esemplare mediocrità.
mdp

Geniale e fulminante la tua introduzione sull opus dei..la preghiera in piedi... mamma mia ma poi la tipa te la sei fatta?

G.

Non rispondo neanche sotto tortura: l'Opus dei ci controlla.

mdp

Cuffaro in Sicilia. Ma complimentoni per il buon gusto. E per la saggezza... Ma se eliminassimo un pò di queste Isole a statuto speciale,che palesemente sono schifate di fare parte dello stato italiano? Ok,rimetto nella fodera i miei rigurgiti di razzismo (e continuo comunque a pensare che una bella annessione Lombardia-Svizzera sarebbe meravigliosa ) e mi ricordo di essere civile.

G.C. , Torino

Cuffaro è tutto merito della sinistra e di quella presuntuosa di Rita Borsellino. E poi in Lombardia hanno Berlusconi e Dell'Utri: il vero ponte sullo stretto.

mdp

Ho letto il tuo ultimo post e mi sono messo a piangere. Che ne sarà di noi? Destinati ad essere imprigionati ad essere solo il titolo di un film? Io sono spento.
Gian Paolo, Milano

No Massimo, non dimetterti.
Mauro


"Well I never kept a dollar past sunset,
It always burned a hole in my pants.
Never made a school mama happy,
Never blew a second chance, oh no

I need a love to keep me happy,
I need a love to keep me happy.
Baby, baby keep me happy.
Baby, baby keep me happy.

Always took candy from strangers,
Didnt wanna get me no trade.
Never want to be like papa,
Working for the boss evry night and day.

I need a love to keep me happy,
I need a love, baby wont ya keep me happy.
Baby, wont ya keep me happy.
Baby, please keep me

I need a love to keep me happy,
I need a love to keep me happy.
Baby, baby keep me happy.
Baby, baby keep me happy.

Never got a flash out of cocktails,
When I got some flesh off the bone.
Never got a lift out of lear jets,
When I can fly way back home.

I need a love to keep me happy,
I need a love to keep me happy.
Baby, baby keep me happy.
Baby, baby keep me happy"

Happy, Keith Richards, da "Exile on Main Street", 1972

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martedì, 30 maggio 2006

- 13:00

RITA LA PRESUNTUOSA E LA VILTA' DELLA SINISTRA
Non è astensionismo qualunquista, si direbbe nausea e una volta tanto ragionata: il popolo sovrano, di cosa non si è capito, non ne può più d'essere istericamente invocato ogni due settimane a votare per elezioni decisive che non decidono niente se non l'autoperpetuazione di chi le indice. La democrazia rappresentativa è sfinita dalla sua orgia, la profezia marxista trionfa nel momento esatto della sua negazione: il franare del muro comunista ha privato di senso anche il suo contraltare capitalistico, avviato ad autofagocitazione. I partiti lo sanno e vagheggiano ormai tutti le stesse cose con identico linguaggio premoderno: crescita, sviluppo, competitività cioè l'espansione ipertrofica della produzione e del consumo. Non ha più neppure senso distinguere in funzione degli schieramenti, più esattamente delle icone, d'altronde perfettamente fungibili anche visivamente, antropologicamente. Tra sedicenti progressisti e liberali e conservatori e reazionari non esiste più apprezzabile distinzione, da cui l'abuso del termine “bipartisan”: spartizione del potere secondo logiche di cosca all'interno di un sistema mafioso dove i cittadini servono in quanto foglie di fico, strumenti dell'autoperpetuazione blindata in sembianze democratiche.
In questo senso va letta anche la disfatta in Sicilia di Rita Borsellino, questa presuntuosa farmacista cui a un certo punto il professionismo antimafia e le platee scolastiche han cominciato a andare stretti. I siciliani, stufi persino del gattopardismo, debbono essersi detti: se tutto deve cambiare perchè nulla cambi, tantovale tenerci il nostro governatore amico degli amici. Il centrosinistra benpensante e ipocrita in Sicilia ha rinunciato alla sfida, non ha mandato uno solo dei suoi calibri, tutti impegnati nella bagarre romana per le poltrone ministeriali, come Leoluca Orlando Cascio che è uno degli sciagurati artefici dell'operazione Rita Borsellino; l'altro è un prete altrettanto presuntuoso, il don Ciotti di Libera che nel professionismo antimafia sarà anche un boss ma al di fuori non è nessuno. Erano loro i demiurghi dietro questa farmacista in età da pensione, chiamata a rappresentare (a governare ci avrebbero pensato altri) una regione di 6,5 milioni di persone, i cui problemi non finiscono con la mafia e le cui occasioni di riscatto non si esauriscono con la lotta alla mafia. “Rita è aria nuova” diceva la claque progressista fatta di mocciosi presuntuosi, di cantanti e scrittori penosi, di intellettuali da operetta, di comici cui della mafia non è mai importato nulla tant'è vero che prendono ordini e ingaggi da impresari pesantemente collusi. L' “aria nuova” della Rita fa ridere in una regione abituata all' “aria che cammina”. Ci voleva la politica vera, non la claque antimafia, in una regione così complessa, per battere la l'antipolitica clientelare di zu vasa vasa. Ma perchè rischiare quando a Roma è in atto la moltiplicazione di poltrone e strapuntini? Anche il professionismo antimafia ha le sue colpe, la deve finire di credersi onnipotente coi suoi slogan e i suoi girotondi e la presunzione di sostituire la politica latitante. Anche con le sue faide mafiose. L'antimafia malsopportava in larga parte questa sua primadonna un po' puntuta, ma non lo diceva per non prendersi la responsabilità d'incrinare qualcosa che non c'era. Adesso che la presuntuosa farmacista dal nome illustre è stata umiliata da un sospetto sodale mafioso, sono in molti a gioire anche nel professionismo antimafia. Ma per i siciliani onesti è l'ennesimo gioco al massacro, l'ennesima occasione perduta.
Massimo Del Papa

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lunedì, 29 maggio 2006

- 10:04

Sullo scorso Mucchio di maggio è uscita una inchiesta sull'Opus dei, purtroppo sensibilmente ridotta a causa della mancanza di spazio. La ripropongo qui in edizione integrale.

OPUS DEI, UNA STORIA (QUASI) PRIVATA
Lei era una ragazzina sui venticinque, sofisticata come può esserlo una studentessa romana, abbastanza viziata e d’acchitto un po’ stronza. Ma era estate, c’erano i raggi del sole che coprivano d’oro la sua pelle ambrata di donna del sud, e io avevo una gran voglia d’innamorarmi. Così filammo per un po’, nel più rigoroso rispetto del copione, io ardente lei ritrosa, ogni giorno un piccolo progresso che non portava da nessuna parte. Ma era bello così quel platonico amore che non era amore, solo illusione e lo sapevo ma andava bene così. La bella e la bestia, la coppia più glamour del gruppo che la sera si spostava in carovana di automobili a San Benedetto dove c’era il luna park col galeone corsaro e un giostraio che era la copia sputata di Mickey Rourke puntava le più belle, s’aggrappava al pennone e si lasciava spenzolare avvinghiato al manichino dello scheletro, guancia a guancia in un abbraccio di morte mentre la nave ondeggiava sinistra. Oppure faceva di peggio, l’enorme pendolo a forma di barca oscillava e lui si divertiva a protendere il capo fino a pochi millimetri, un piccolo errore, un lieve capogiro, uno scherzo dello scafo e la testa sarebbe saltata di là dal mare. E io mi sentivo “l’interprete di un film”, come nella canzone di Battisti, e portavo la mia bella a spasso per i baracconi, sul treno fantasma in modo da sentire contro il mio il suo giovane corpo abbronzato di fanciulla del sud. Così andò per un po’, finchè una sera mi chiamò per annunciarmi un piccolo ritardo: ci vediamo non sotto casa mia, ma direttamente alla gelateria sul lungomare, debbo presentarti alcuni amici. Per continuare, vai nel
garage.

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sabato, 27 maggio 2006

- 22:00

LUGANO
Io non lo so cos'hai trovato in me, nelle mie parole aspre e disperate, nel mio vivere sempre sulla soglia. E certo non potrei capirlo adesso, che non accetto quello che è successo, che di crederci proprio non ne ho voglia.
Proprio oggi dovevi farmi questo. Ti pare un bel giorno per morire, con tutto il sole inutile qui fuori, mentre ti stavo portando ciò che è tuo, mentre sto sulla soglia di qualcosa? (lo so che ridi, so quello che pensi: che quella soglia non la varco mai)
So pure che hai combattuto sempre, che volevi spuntare un'altra luna ma intanto te ne vai e non c'è ritorno; fuori dal treno, piange atroce il sole, stempera il rosso insanguinando cielo: così succede, se muore un Poeta. Stazione su stazione guardo fuori, e sembrano tutti morti, tutti automi, e il mare corre pazzo, furibondo, gemono gli alberi, suona vuoto il mondo.
Con tutto il tempo distillato insieme, proprio l'ultimo tuo doveva aprirsi, dividerci, una pagina strappata. E' colpa tua se oggi non ragiono, non posso scrivere, neanche ricordare; trattengo solo un'immagine, i tuoi baffi; tu col cappello, lo spolverino bianco, e il tuo sorriso: bussi alla mia porta: mi hai letto sul giornale, sei curioso. La sconoscenza cede all'amicizia, tu davi via metafore per niente, raccontavi la vita da Poeta e respiravo il tuo cuore, come tutti, l'inafferrabile serenità nell'aria, perchè eri Poeta sempre, senza tregua: avevi chiuso il mondo in una stanza, e più leggero d'un passero volavi. E io non so, non so cosa ti ho dato, se ti ho dato qualcosa, ma so, forse, cos'hai trovato nelle mie parole: uno con la tua stessa condanna, custodire l’esilio dentro il cuore.
Però io adesso ho i pomeriggi vuoti, non c'è più chi leggeva le mie righe, e sopra, e sotto, e in mezzo e le capiva, e con amore poi me le spiegava. Non c'è chi mi conforta col giudizio, chi giurava sopra il mio futuro, chi mi donava un senso in questo mondo. Dietro di te tu lasci poesia immensa, più grande umanità; non chi ti valga. Non sei più amico, sei mancanza, e mito. Cercherò la tua voce dentro i libri, ne scoverò di nuovi e sarai tu, a guidarmi da loro, come sempre. Sai che ho ancora bisogno del tuo cuore, per navigare il mare di parole: tu mettevi la rotta, l'acqua, il vento. Non mi lasciare naufrago allo sbando.

In memoria di Lugano Bazzani, Poeta 29/V/1916 – 9/X/2003

CUOR DI POETA
È un dolore che spendo poco a poco
Adesso che ti vedo e non ci sei
Che ti riscopro nei vecchi filmati
Diverso ma in fondo sempre quello
Che m’ha insegnato il nascosto ardimento
Di affrontare il mare di parole
Di scegliere una vita intellettuale.
E lo sapevo, che dovevi andare
Ch’erano giorni belli ma contati
Sono arrivato tardi, chi lo nega?
Ma presto almeno da annegar di pianto
Tutte le volte che mi torni accanto.
Io ti sento, ti sento, io ti sento
Quando con un sorriso a tradimento
Mi detti parole, medicando il cuore.
Non è poesia, son versi di canzone
Indegni di te, lo so, ma falli uscire
Con la tua tolleranza, come allora
Seduti nella stanza, che aria pura
Impregnata com’era di futuro…
Libri da ideare, concepire
Il conto alla rovescia, le letture
Idee infinite prima di stampare
Sembravi eterno, e stavi per morire.
Se non era per te, cuor di Poeta
Io ero più insicuro, più irrisolto
Più nulla; mi sarei perduto.
Quanto mi manca, la tua stravaganza
Innata, quell’umile superbia
Disperata di vivere una vita
Da Poeta.
Impalpabile, implacabile cuore
Che dona serenità a chi lo respira
Quanto mi mancano quelle tue parole
Risposte alle domande mai rivolte
Quanto mi manca la tua compagnia
L’onore d’esser scelto per amico
La gioia di servirti un poco anch’io
Quanto ti cerco, Poeta, cuore mio.

Massimo Del Papa

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giovedì, 25 maggio 2006

- 15:38

VISIONI DI LUGANO
Ricordo di Lugano Bazzani nel 90° dalla nascita



Domenica 28 maggio, ore 18 – Rivafiorita

di Porto San Giorgio



Conduce Massimo Del Papa




“L'uomo cerca ricchezza, potere,
a me basta questo unico patrimonio: la Poesia!”

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- 09:16

UNA VOCE DI MENO
Anch'io voglio dimettermi, da cosa non lo so, forse da questa vita a forma di mestiere. È un pezzo che lo voglio, ogni giorno di più. Non sento d'esser nulla, di far parte di nulla. E poi, a che cosa serve tutto questo veleno che ogni giorno m'intossica, che verso su una pagina, sia di carta o di luce?
Io, volevo solo essere compagnia. Ma è brutto questo amore, tutto quello che puoi e ancora un po' di più in tutto ciò che fai, nei tuoi sforzi e non hai il premio di uno scopo, e lo vedi abortire, e ricomincerai. Ma quante volte ancora, quante ti sbaglierai? È brutto quando la vita s'infrange, onda di scoglio. Non serve la fatica, non esiste, lo sai. È una vita che il sole rinasce anche per me, è una vita che spreco miracoli e perchè? Non sento più di esistere, dentro gli altri son solo, e più lontano volo, e più non manco al mondo e non mi manca il mondo: un respiro di meno, una voce di meno. Ero un piccolo fiore, nato per appassire. Troppo ho resistito, bevendo aridità, senza mettere in salvo almeno un po' di me.
Ma sono così stanco, stanco d'essere stanco. Stanco di una vita che non è più la mia. Non sono quello che ero, non sono quel che sono...
Forse era meglio una vita senza fughe né sogni, né illusioni né pugni, presenza per nessuno, compagnia di nessuno, bersaglio di nessuno, coraggio di nessuno. Mi trafiggo in un mondo che rotola demente e mi sento sperduto in un mare di niente. Spenti gli ultimi fuochi, cede l'ultimo mito, si richiude il futuro. Del passato c'è il peso. Tutto è stato nulla. Compagnia? Compagnia? Una stazione vuota è questa vita mia, né tragitti né treni, neppure viaggiatori, niente destinazioni, partenze, arrivi mai. Odio e amore finiti. Escluso guardo i giorni della gente che vive, e mi sento derive deridermi cattive. Mi sorveglio impazzire. Mi sento intrappolare da un vuoto sconfinato. Dimmi se fui mai nato, Signore, se ci sei.
Non sono come voi, io sento gli ultrasuoni atroci del dolore, questi sibili muti che ostinati mandate. Li ho raccolti ogni volta, alimentando vita, la vita, il mio mestiere, straziandomene anch'io. Ma era troppo grande quest'ansia di volare. Scusa se ci ho creduto. Se non sono cresciuto. Se come Icaro ho osato. Io non ti ho mai ingannato. Ma a che cosa è servito? Forse me ne vado. Non ti racconto più. Pretendo un sole anch'io. Un sole che sia mio. Potrai capirlo tu?
Massimo Del Papa

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mercoledì, 24 maggio 2006

- 08:01

AFFARI MOSTRI
Erika popstar. Ha trucidato, dopo altri tentativi andati a vuoto, madre e fratello in un turbine rosso di coltellate come una perfetta eroina pulp. Ce n'è abbastanza per farne un'eroe dei nostri tempi. L'hanno fatta uscire un pomeriggio con la pretesa, ridicola, di favorirne il reinserimento sociale con una partita di pallavolo e una merenda in oratorio. La verità è che questo mostro che ha ucciso come una invasata, ha mentito a sangue freddo, ha cercato d'inguaiare l'amico dopo averlo plagiato, ha incolpato inesistenti albanesi, non ha mai dato segni apprezzabili di ripensamento, questo mostro eccita l'opinione pubblica morbosa e il sistema mediatico che la stordisce. Fine della storia. Con buona pace dei vaneggianti come il cappellano don Rigoldi che l'ha seguita al carcere Beccaria: “La sua è una impresa titanica”, per dire la riabilitazione. Ma Erika l'impresa titanica l'ha già compiuta, così orribile che la società perdonista ha preferito rimuoverla non gradendo sospettare che di Erike siano piene le sue famiglie dissociate e disumane. Dicono gli apostoli della misericordia cinica: “Sono passati 5 anni, Erika non deve stare in carcere”. Ma certo, deve stare in tv. Il Corriere della Sera le ha dedicato un articolo osceno, tutta un'agiografia, un racconto di quant'è bella e sexy e grintosa in campo, avrà giocato alla morte. Si prendono come oracoli le sue rare frasi stentate, le sue predilezioni per cantanti e spettacoli da sottocultura. Sull'esempio delle marchette dedicate a Ligabue o Vasco o Valentino Rossi. Ma qui da promozionare cosa c'è? Niente, il riflesso indotto, l'informazione non diversa dal pubblico infame che la consuma, una informazione da analfabeti sadici che nutre e si nutre di plastici dell'orrore, di mamme Franzoni, di Donato Bilancia, di Pacciani, insomma l'informazione necrofila che si prepara il terreno, oggi un articolo agiografico, una captatio benevolentiae, domani magari l'esclusiva, sogno inconfessato di tutti i giornali e le televisioni. Giustamente ha protestato l'ex amico, Omar: ma come, tutte le attenzioni e i permessi a lei e a me niente? Giusto, in fondo la sua parte l'ha fatta anche lui.
Dovrebbero farle fare un reality a Erika o almeno un libro, vuoi che non ne abbia il talento una che ha già scritto il suo romanzo criminale nella vita? Allora sì che potremo applaudirla senza ritegno, dopo avere applaudito le bare dei suoi parenti-vittime.
Massimo Del Papa

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- 08:00

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO

Massimo,
E' meraviglioso, come giornali e tv riescano contemporaneamente a masturbarsi di gioia con le foto sorridenti di Erika che gioca a pallavvolo (giusto per qualche copia o punticino di share in piu) e al tempo stesso a demonizzare chi l'ha fatta uscire e a rifilarci la solita recita nauseabonda moralistica. Sono certo che prima o poi la vedremo al grande Fratello. Ma spero di essere emigrato quel giorno.
Cosimo, Varese

Ciao Massimo,
finalmente non solo calcio in prima pagina. Ieri tutti i giornali pubblicavano le foto di una splendida giocatrice di pallavolo, giovane e radiosa che tra un colpo di bagher e un palleggio disquisiva intervistata dai vari reporters sulla vita e sulla morte. Soprattutto sulla morte, quella di sua madre, che lei ha ucciso con qualche coltellata assieme al fidanzato raccontando poi che fossero stati albanesi (e quel banana di Borghezio ci cascò subito). Ma ieri tutti li, a magnificare il suo operato di detenuta modello e qualcuno persino a giudicare dal lato tecnico le sue prestazioni pallavolistiche. Il messaggio, in quest'Italia di Grandi Fratelli, di Fattorie, di Amici e di Amici degli Amici, era chiaro. Anche la cosa più nefanda ti farà uscire dall'anonimato, ti farà diventare "qualcuno", magari a disquisire nei salotti del più o del meno dopo una amnistia generale. A quando il primo LP distribuito major delle bestie di satana? Un paese che fotografa morbosamente e fa diventare grandi personaggi degli imbecilli incapaci persino di essere degli assassini e si dimentica delle vittime. Dei due stronzi di Novi Ligure conosciamo tutto, ma della madre non ricordiamo nemmeno il nome. Idem per quella testa di cazzo di Verona che cominciò questa moda qualche anno fa. Idem per i sassaroli del cavalcavia. L'importante alla fine è non essere le vittime. A meno che, nei prossimi delitti di cronaca, gli imbecilli di turno non decidano di intervistarle prima, risparmiando il lavoro sporco ai pennivendoli di casa nostra. La cosa che mi sta sulle palle è un paese che si lamenta della gente che non è in galera e che poi è pronto a perdonare subito, salvo poi lamentarsi quando una volta tornati fuori commettono un crimine tremendo. Possibile che nessuno si renda conto che il discorso è più complesso? Io non dico di avere LE risposte, ma trovo che farmi delle domande sia il primo passo. Le risposte, d'altra parte, arrivano dopo le domande, no ? Sono un alieno? Sono stupido? Mah...
Giancarlo, Modena


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martedì, 23 maggio 2006

- 13:42

CAPACI DI TUTTO
Comincia male, molto male il governo da cui ci si attendeva, chissà perchè, una svolta morale. Con la designazione alla Giustizia di Mastella, una nomina che pare una provocazione. Perchè si tratta dello stesso Mastella che sparò a zero sui giudici antimafia in difesa dell'Andreotti poi confermatosi mafioso, per quanto prescritto. Lo stesso Mastella che, distratto, fece da testimone di nozze al giovane Francesco Campanella, mafiosissimo di Villabate che procurava documenti falsi a Provenzano per farlo curare a Marsiglia. Mastella di fronte alla circostanza se l'è cavata alla democristiana osservando che “Campanella si è pentito”. Ma non si è pentito Mastella, per parole, opere e omissioni. Per questo ci ha dato un senso di sconforto, simile alla nausea, vederlo davanti alla stele di Capaci che ricorda il disastro mentre eruttava banalità di rito in memoria di Giovanni Falcone. Ma vedrete che il nuovo Guardasigilli si spenderà più per i Dell'Utri e i Moggi che per i Falcone, vivi o morti.
Massimo Del Papa

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- 09:51

AFFARI NOSTRI
Dice: ma non possono farsi gli affari loro i crucchi alla Beckenbauer? No, perchè anzitutto dicono cose vere e cioè che siamo sempre la solita Italietta deli scandali, moralmente il ventre molle d'Europa. Non perchè altrove non ne esplodano, ma perchè almeno, come in Germania, fanno piazza pulita in fretta, da noi invece covano per decenni poi scoppiano ma dopo un po' tutti i protagonisti vengono riabilitati con tante scuse, pronti a ricominciare. Poi appunto perchè in uno scenario globalizzato, in una Europa unita, verminai come quello italiano non possono restare circoscritti e li paga l'intero contesto che nella fattispecie è quello continentale. In termini non solo di credibilità del sistema ma anche di movimenti finanziari. “La pagherete ai mondiali” dice Il Kaiser Franz e la profezia va intesa nel senso della realpolitik calcistica: non potete sempre venire premiati dopo i vostri casini, al Mondiale spagnolo venivate da una serqua di nefandezze e ve la siete cavata vincendo il titolo, ma allo scorso Mondiale in Giappone-Corea avevate già istituzioni deboli, notoriamente corrose e vi hanno rifilato un panzerotto sudamericano che vi ha buttati fuori in modo strafottente. Oggi la situazione è ancora peggiorata e non solo per le prodezze di Moggi: abbiamo un commissario tecnico pesantemente coinvolto, col figlio procuratore che di Moggi era il delfino, abbiamo nove arbitri corrotti, tutti i più importanti, abbiamo una Federazione dimissionata, tutte le istituzioni terremotate, soprattutto una Lega dove resiste a oltranza l'uomo di paglia di una delle due società sportive più importanti che fa capo all'ex capo del Governo per le cui televisioni La Lega negozia i diritti televisivi, pietra angolare dello scandalo emerso solo adesso ma ampiamente conosciuto dal calcio mondiale da una ventina d'anni. È questo, è l'abissale estensione del tempo trascorso senza alcuna palingenesi, anzi nell'omertà generale, che toglie ogni credibilità residua al sistema pallonaro italiano. L'uscita di Beckenbauer ha il sapore del un sollievo, “nunc redit animus”, è l'invito, alla tedesca, ad uscire dal machiavellismo ladrone per inaugurare una stagione più dignitosa, nel calcio come nel resto.
Ma quelli come Mazzola se la cavano osservando che Beckenbauer non ha ancora digerito la sconfitta di 36 anni fa.
Massimo Del Papa

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Solcando i sette mari

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La massima di Massimo

In questo Paese, meno sono seri e più sono presi sul serio

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OGNI VENERDI', ALL'INTERNO DEL PROGRAMMA “SOTTERRANEI POP”, CONDOTTO DA ELISENO SPOSATO FRA LE 23 E LE 24 SU RLB – RADIO LIBERA BISIGNANO, LA RUBRICA
Ascolta in streaming segui

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La presentazione e... ascolta in anteprima
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Scorribande


DA OTTOBRE
MAI TARDI TOUR 2007-2008

23 novembre, ore 9,30
Castel del Piano
Liceo Scientifico
"Uno che scrive"
Massimo Del Papa incontra gli studenti

24 novembre, ore 9,30
teatro di Arcidosso
"Uno che scrive"
Massimo Del Papa incontra le scuole

24 novembre, centro giovani di
Abbadia san Salvatore
ore 18,30
Incontro con
Carlo Petrini, autore del libro
"Calcio nei coglioni"
Giuseppe Narducci
sostituto procuratore di Napoli
Titolare dell'inchiesta
sull'ultimo calcioscandalo
intervistati da
Massimo Del Papa

17 gennaio, ore 21,00
Giulianova (Te), piazza Dante
RiCoverAbili
mostra di vinili e copertine di pregio
Massimo Del Papa presenta

1 marzo, Chiusi, ore 16,30
sala conferenze S. Francesco
"Uno che scrive"
+
Mai tardi tour

9-11 maggio, Abbadia s. Salvatore (SI)
In/formazione 2
"Dalla parte del tolto"
vedi spazio locandina

3 giugno, 0re 21,00
Casa del Castello
di Domagnano
San Marino
incontro su
Informazione e Giustizia
con Carlo Lucarelli

3 luglio, ore 22,15
Campi Bisenzio (FI)
NoGap Festival
sConcerto tour
Massimo Del Papa &
Paolo Benvegnù
live
4 agosto, ore 21,30
Lapedona
La Storiella
sConcerto tour
Massimo Del Papa
Paolo Benvegnù
22 agosto, ore 21,30
Centobuchi (AP)
Brevevita
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Massimo Del Papa, Paolo Benvegnù
23 agosto, ore 21,30
Pescara
sConcerto tour
Massimo Del Papa
Paolo Benvegnù



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I miei libri





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C'era una volta un re



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Presto o tardi

Disponibile dal 14 Ottobre 2007
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