venerdì, 30 giugno 2006
CHIEDO SCUSA...
... se parlo giocoforza di me, ma c'è una cosa che terrei a portare a chi, di tanto in tanto, ha un poco di pazienza da dedicarmi. Sul Mucchio estivo in uscita oggi, che si annuncia stracolmo di tante cose belle e interessanti, trova posto anche una intervista al campione Gianni Rivera, che credo sia quella che mi è riuscita meglio dai tempi di Nino Caponnetto. Io scompaio in quel colloquio, che vive per le risposte di Rivera, sulle quali non è il caso di anticipar nulla qui, ma che sono certo resteranno dentro chi le leggerà. Questo mi preme: portare a chi legge l'esempio di una persona che è addirittura commovente nel suo rigore morale, nella sua umiltà a dispetto di un talento irripetibile, che lo pone, per sempre, a fianco dei geni del calcio come Pelè e Maradona. Fra le curiosità più immediate, Rivera racconta, come credo non abbia mai fatto prima, istante per istante (si potrebbe dire fotogramma per fotogramma) il suo celeberrimo gol alla Germania nella partita rimasta alla storia come la più esaltante di tutti i tempi. Ci sono momenti che restano nella piccola carriera di uno scribacchino: ironicamente, non sono quasi mai per merito dello scribacchino. Ma va bene così.
mdp
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“SMONTARNE” UNO PER EDUCARNE CENTO
I colleghi di Roma hanno fatto presto, si direbbe con una fretta del diavolo a “smontare”, le accuse del pm Woodcock dipinto come un mitomane. A far giustizia di tanto giustizialismo ci pensano i realisti di piazzale Clodio, l'eterno porto delle nebbie dove le indagini che danno fastidio a qualsiasi latitudine vengono avocate, insabbiate e, per l'appunto, smontate. L'icona adatta per il Tribunale romano, per l'Italia intera potrebbe essere l'aereo di Ustica, ricomposto come un cadavere orrendo a monito imperituro della verità negata.
La Gregoraci che si prostituiva sui divani della Farnesina? Affari suoi, nessun reato, faceva solo bene. Il portavoce di Fini che ne approfittava? Faceva bene anche lui, forse il gip nella dotta motivazione con cui “smonta” il pm Woodcock avrebbe dovuto aggiungere, con sano buon senso italico: “l'uomo è cacciatore e ha da puzzà”. La Gregoraci rialza, dopo tanta fatica, la testa, la rialza anche Sottile con tutta Alleanza Nazionale che promette vendette, la rialza Malgioglio che in Rai faceva la maitresse e adesso coglie la palla al balzo per candidarsi all'Isola dei Famosi naturalmente insieme a Gregoraci, il cui attuale fidanzato Briatore dà lezioni di etica dall'alto delle sue condanne condonate per truffa. Anche Vittorio Emanuele rialza la cresta, il figlio Emanuele Filiberto ha pubblicamente minacciato Woodcock e dice che suo padre anche se ladro non è sindacabile, così anche Moggi che si paragona a Cristo crocifisso, anche i nostri calciatori malavitosi i cui processi sportivi si è già capito come finiranno, anche Vanna Marchi, anche Ricucci, anche l'avvocato Taormina che difende la Franzoni e vuol dettare le regole processuali; non l'abbassa l'esponente della Margherita calabrese Crea chiamato in causa nel delitto sul collega di partito Fortugno. Anche il boss della camorra Vincenzo Di Lauro, garantisticamente scarcerato nel modo classico: un giudice o un solerte cancelliere inopinatamente dimentica un timbro, il tribunale del Riesame revoca la misura e tutti vivono felici, dopodichè il ministro Mastella, amico di noti mafiosi, spedisce gli ispettori a verificare che il tutto sia stato fatto a regola d'arte. A testa alta anche il giudice ammazzasentenze Carnevale, molto gradito a Riina forse perchè considerava Falcone un cretino, che si ripresenta con una autobiografia in cui si definisce magistrato integerrimo e anche lui crocifisso, anche se le sue sentenze ammazzate facevano la felicità di centinaia di mafiosi e del senatore Andreotti. Ma siamo garantisti garantiti a 360 gradi, pure le brigatiste omicide di D'Antona vengono alleggerite di pena in appello, in parte perchè hanno cantato come la compagna So, Cinzia Banelli, in parte per ragioni che sfuggono al procuratore generale Marini. Del resto l'appello in Italia c'è per questo, per ridurre, naturalmente a tariffario, le roboanti condanne in primo grado. Ma anche i giudici di pace si stanno adeguando, erano stati inventati per sveltire i processi e hanno subito imparato a mettersi sul mercato e tirarla in lungo, uno pugliese ha giudicato uno per uno anziché con unico procedimento i 97 intossicati a un pranzo nuziale ed è finita come doveva finire, a tarallucci e vino.
Quest'opera di smontaggio non è casuale, non è fine a se stessa, non si risolve nei casi e nei personaggi da salvare ad ogni costo. Serve a creare una giurisprudenza, un comune sentire, una rassegnazione. Smontarne uno per educarne cento. Serve a convincere che in Italia indagare è inutile, accusare è infame, pretendere giustizia controproducente, pretendere eguaglianza ridicolo. Serve a ribadire che la società italiana è orgogliosamente omertosa, mafiosa, è l'esatto contrario di quella indiana, ancora divisa formalmente in caste ma nei fatti sempre più democratica. Mentre da noi la democrazia e la sacra Costituzione che la sancisce in nome del popolo sovrano sono sontuose finzioni in una società naturale di paria e bramini, di sommersi e salvati.
Massimo Del Papa
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mercoledì, 28 giugno 2006
RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO
"Ma lo Stato è il nemico numero uno del cittadino. La Persona è vista come un nemico, va abolita, o omologata, che è lo stesso. Lo Stato disprezza le masse, fingendo di vezzeggiarle quando gli serve il loro voto. La politica l'ha già regolata Hobbes, una volta per tutte. IL cittadino è libero di chiedere qualsiasi cosa al Principe, ma non è detto che la otterrà. Filosofia politica. Superata un cazzo. Crepi la democrazia. Crepi la Repubblica. Crepi il presidente della repubblica. Niente è così vincolante come la libertà. Zombi, sputate sulla libertà. E sui tribuni della libertà, soprattutto. Come faccio a vedermi interessato alla politica? Dovrebbe dare soluzioni? Già la vita non presenta soluzioni, aspettarsele poi dalla politica..." Carmelo Bene, 1994. Ciao, Massimo. Resisti. Almeno tu.
Stefano
Ho letto il tuo sfogo... non ho molto da commentare, ma mi piace volerti salutare, almeno per un piccolo gesto di condivisione del dolore. Purtroppo questa è la vita, è il vecchio homo homini lupus, è la corretta visione darwiniana di ogni rapporto umano, è l'inizio di 2001 Odissea nello Spazio (quanto era grande Stanley!) Io comunque sono andato a votare, da lombardo doc (ehm a ben guardare però un mezzo quarto di lontane origini toscane dovrei averlo), anzi peggio da camuno (una delle valli ad alto tasso di ignoranza del bresciano/bergamasco, serbatoio dei voti della lega)... Perché sono andato? Detta in soldoni perché di ogni cosa umana tra due merde una puzzerà e sporcherà sempre più dell'altra... Tant'è vero che dall'esito qualche piccola speranza futura l'ho tratta anche nella CdL qualcuno non totalmente assoggettato alla logica del padrone esiste... non si spiegherebbe quel 62%. Quanto al resto della tua lettera.. beh sono contesti che conosco benissimo... Dopo il servizio civile ho avuto la fortuna di lavorare due anni e mezzo al Policlinico di Pavia, a contratto, che di questi tempi è manna dal cielo, e sai perché ho accettato? per potermi permettere un Vox (maledetta passione per la musica, sopra ogni cosa) e per pagarmi le tasse per un università che finirò a trentanni (per naturali limiti miei, non certo per mancanza di impegno e anche per certe cose che tu tratteggi così bene nel tuo articolo)... Lavorando in uno degli ospedali più famosi d'Italia ho constatato due cose: tutto il male che si dice su sanità e dipendenti statali è verissimo e aggiungo dal vero è tutto peggio di quel che si dice! ..e questo è un posto che ha una buona nomea, vorrei vedere uno di quei policlinici famosi per la "malasanità". Ti saluto con tanto affetto e ricordandoti che al fine non c'è mai peggio, quindi adesso non ce la si passa ancora male, purtroppo.
Alessandro
p.s. continua, continuate col Mucchio, per sempre.
Dal blog di Serino arrivo casualmente al tuo e leggo con interesse il tuo punto di vista sulla nostra costituzione e poi, d'istinto scrivo. Hai colto nel segno, complimenti. Siamo tantissimi a pensarla così, non diamoci per vinti. Abbiamo diritto per natura a qualcosa di meglio. Io ho fiducia. Ho chiamato il mio blog 'Come Alberto Rollo, il Signor Feltrinelli ed io cambieremo il mondo' anche per questo motivo.
Paolo Cioni
Ma quale visionario ossessivo.... Milioni di italiani si possono rispecchiare in quello che scrivi. Ti seguo per quello che posso su Il Mucchio. Dico per quello che posso, perchè ho il tempo di leggere la rivista solo la sera e molto spesso sono troppo stanco per leggere. Per quello che ti seguo, tu non sei nè visionario, nè qualunquista, ma questo lo sai benissimo. Probabile che tu lo abbia scritto per indurre gente come me che avrà scritto a un giornalista 1 o due volte nella vita a dire 'A questo gli devo dare la mia solidarietà e sottoscrivere in pieno il suo articolo'. Si ma poi? Voglio dire indignamoci pure, ma abbiamo bisogno di agire. Mica possiamo aspettare di morire in questo modo. A me nessuno mi rappresenta in questo parlamento, ma non si può andare avanti così, bisogna che ci rimbocchiamo le maniche e proviamo a darla una spallata. Tutto questo indignarsi che sento anche dal capo di Radio Rock che io ascolto, certo Paolo Mazzullo che non so se tu conosci, dove ci porta? Io ho l'impressione che ci stiamo parlando addosso. Bisogna provarci, buttarsi nella mischia, sporcarsi di merda. Non è che un lemataio lo si può pulire e pretendere di non beccarsi neanche uno schizzo di merda. Poi se va male, vuol dire che moriremo democristiani. Tanto non sarebbe diverso allo stato delle cose attuali. Altre cose avrei da scrivere, ma devo riattaccare con il lavoro. A proposito, se mi rispondi, non mi attaccare bottoni del tipo 'La speranza sono i giovani...'. Fatti un giro nelle periferie di Roma, oppure la domenica attraversa Via del Corso a Roma o fendi le toniche e ultra-tatuate membra esposte al sole di Castel Porziano. Quelli sono la maggioranza dei giovani, la minoranza è quella che scrive lettere a te e al Mucchio. Ma dove cazzo vuoi andare con questi giovani. Facciamo prima a fare da soli. Ciao Massimo (perdonerai la confidenza ma sono anni che ti leggo).
Adriano
Caro Massimo, da oggi (o forse da sempre) sono un qualunquista anch io. Ma di politica non mi interessa piu nulla da tempo, finche' siamo circondati dai Mastella, Bertinotti, D'Alema, dalla casa delle liberta provvisoria, dai fascisti e i colpiti da ictus. Che fingono di insultarsi, e poi brindano allegramente tra di loro. Per alleviarti un po, ti mando una chicca, il testo di FABRIFIBRA. Uno di cui non si sentiva la mancanza, ma che bastera' poco perche' diventi l'idolo dei "ggiovani". Fossi stato il suo discografico gli averi consigliato di alternare la sua voce con quella di Erika. Avrebbe venduto molto di piu.
Cosimo
Ciao Massimo,
ho appena letto il tuo lamento di qualunquista e, francamente ora, davvero mi chiedo cos'è che ti da la forza per tirare avanti.Più di una volta me lo sono chiesto leggendo i tuoi articoli, pensandoti solo nelle tue battaglie, più volte ho pensato che per te il ritiro sarebbe stato più che giustificato, tutte le volte che lo hai annunciato, in articoli che sapevano di resa. Non voglio essere impertinente e non sei obbligato a rispondere.Sappi però che per me le tue urla nere di rabbia, sono luce, punti di riferimento.Siamo noi smarriti ventenni (e anche un pò debosciati diciamolo) che ti leggiamo a darti la forza? Perchè davvero, se abbiamo oggi bisogno di un modello, soprattutto in questo paese, dato che a noi non ci è toccato uno Springsteen o un Richards, o visto che Pasolini ancora non ci rendiamo conto di quello che ci ha dato, bhè io scelgo te e il tuo direttore Max. Per le vostre parole. Perchè anche se personalmente non vi conosco... mi piace considerarvi amici. Hai tutto il mio appoggio (per quello che può servire).
Non mollare.
Non mollerò neanche io.
Stefano
Ho letto sul tuo blog il tuo lamento di un qualunquista. Anche se non concordo sull'astensionismo (mia nonna, partigiana, mi ha inculcato l'idea che sono molti ad essere morti perchè noi votassimo) mi ha colpito moltissimo, è un post bellissimo. Spero verrai presto a Torino!
Valeria
Caro Massimo, a proposito della spartizione della torta Rai, ho letto un recente articolo di Curzio Maltese che la segnalava. Ora, premesso che io stimo Maltese, mi chiedo: dov'è la novità? Perchè stupirsi, indignarsi? Ma davvero si può essere tanto ingenui da pensare che una tale classe politica tolga le zanne e le unghie dal malloppo? Io alle ultime elezioni sono andato a votare, e questo è un punto sul quale non ero d'accordo con te, ora purtroppo mi sto avvicinando parecchio al tuo punto di vista. Non si può curare un cancro con un'aspirina. Ci vuole una terapia intensiva, ma qui purtroppo ci sono gli ammalati e non ci sono i medici.
Sandro Verderio
Dopo la coraggiosa intervista di Moggi a Floris, uno con qualcosa di centrosinistra, mi sento molto più sollevato sulle sorti di questo Paese.
mdp
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CINICO PULCINELLA
Si staglia prepotente un'Italia orrenda dove i delitti vengono accolti con una rassegnazione che si fa adesione. Per la Franzoni che ha trucidato il figlio di 3 anni hanno inventato una curiosa forma di rimozione, non voleva, l'ha fatto, ma non se ne ricorda. Il ragionamento di una come questa Franzoni coperta dai parenti, condiviso da chi la appoggia, è elementare: si, una cosa tremenda ma oramai è andata, si può rinunciare alla vita per un colpo di testa, un attimo di blackout?
Poco importa che si tratti di un infanticidio, c'è sempre pronto un prete a far professione di quel relativismo che tanto disturba il papa. Poi ci si aggiusta applaudendo la bara, gesto demenziale ma convinto. Erika è diventata una star dopo avere incolpato inesistenti albanesi del massacro familiare da lei perpetuato. I giornali trovano che sia “bella, determinata, sexy”. La pubblica coscienza non ha più voglia di interrogarsi e tantomeno di indignarsi, in parte perchè sa che è inutile, in parte perchè la televisione e i suoi opinionisti a gettone l'hanno convinta che in fondo siamo tutti così: laidi, infami e un po' feroci se capita. Anche cinici, che non guasta. Lo Stato che tace sulla strage di Ustica ne ha celebrato per la ventiseiesima volta l'omertà con usurate, indegne promesse di far luce. Hanno rimontato l'aereo devastato come in un reality.
Del vicepresidente del Consiglio regionale calabrese Fortugno, ammazzato l'anno scorso mentre andava a votare, non importa più a nessuno, la moglie l'han tacitata, come altre vedove, mettendola in Parlamento. Ho frequentato alcuni dei giovanotti di Locri, di professione ragazzi di Locri, principalmente il capetto che ha il copyright dello slogan “adesso ammazzateci tutti”, uno di quelli bravissimi a far carriera fingendo di schernirsi e curatissimi nella trasandatezza che si vede sulle riviste di moda: i suoi comizi erano innocui come può esserlo un rosario di luoghi comuni, ma molto seguiti dalle ragazzine adoranti. Lui tuonava contro la mafia poi veniva a sussurrarmi in un orecchio “La mafia c'entra poco, come manovalanza ma tutti sanno che quello di Fortugno è un delitto politico, e della sua stessa parte”. Adesso i fatti, più che dargli ragione, sembrano testimoniare dell'ennesimo segreto di Pulcinella, sono uscite telefonate imbarazzanti per quello che nella Margherita in Calabria era oscurato da Fortugno, tale Domenico Crea che al telefono si sfogava con i due poi ritenuti i mandanti. Il governatore Loiero lo ha invitato a dimettersi, per decenza ma Crea gli ha risposto: fossi matto, mi faceva comodo il posto di Fortugno e ora dovrei farmi da parte? Dalla direzione del partito nessun commento né imbarazzo. Neppure l'opinione pubblica calabrese fiata. Forse perchè c'è sempre un male comune a far mezzo gaudio, la parte destroide dei cattolici non è forse falcidiata da scandali e inchieste di mafia? E qualcuno forse se ne lamenta?
Non si salvano neppure i bambini, sempre più vittime di adulte oscenità. L'atroce scempio del piccolo Tommaso ha scoperchiato un pentolone familiare infernale, identico a quello emerso dopo la sparizione della piccola Denise Pipitone, mai più ritrovata, ma con ombre persistenti sulla madre che va sempre in televisione. Adesso si sono volatilizzati due fratellini in Puglia e anche lì tutti sospettano, per dir poco, della madre con strane abitudini e frequentazioni, perfino il vescovo l'ha additata ma non si muove niente, siamo all'ennesimo segreto di Pulcinella, un ambiente sordido che nasconde quello che tutti sanno. Un po' come per i sequestri sulla Sila degli anni Ottanta, coi contadini che se per caso il prigioniero si liberava e fuggiva dalla tana, lo riacchiappavano e lo riconsegnavano ai rapitori. Sempre in Puglia hanno condannato a 30 anni per omicidio il patrigno e la madre naturale della piccola Eleonora, costretta per tutta la breve vita come in lager. Non è possibile che nessuno abbia sentito mai le torture, le sevizie, i pianti disperati di un angelo che affogava nella sua fame e nel suo sangue.
I segreti di Pulcinella ci sono dappertutto, anche a Fermo dove vivo e dove i matti pericolosi come Pacciani girano felici, l'altra sera ne ho trovato davanti casa uno che tutti, meno la Corte d'Assise, sanno avere fatto fuori a fucilate due cristiani, una coppia, lei anche fatta a pezzi e nascosta in un pozzo dopo averla posseduta, cosa di cui l'artefice si vanta pubblicamente riscuotendo vasta simpatia nella popolazione. A Fermo recentemente la malavita è sbarcata in Comune, gratificata d'incarichi cinici, offensivi per la pubblica decenza che comunque non c'è.
E siccome è estate, prepariamoci alla consueta grandinata di sassi dai cavalcavia. Il 13 agosto dell'anno scorso a Cassino ne hanno tirato uno da 41 kg, un masso che ha ucciso una persona e ferite altre sei. I carabinieri davano per imminente la cattura dei criminali, poi non se n'è saputo più niente. Quanto sarà difficile indagare a Cassino? Ma oramai è andata, perchè infierire? Anche la madre dei cinque fratelli Furlan specialisti del gioco ha contestato per anni ogni evidenza, ogni sentenza con la motivazione fondamentale: sono un mamma, sono figli miei. Un masso è un attimo, non siamo giustizialisti, proteggiamoci a turno. E andiamo in tv ad applaudire le bare.
Massimo Del Papa
Un'avventura vissuta da ABSOLUTELYFREE
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martedì, 27 giugno 2006
STRONZI I GIORNALISTI? LIPPI STAVOLTA HA RAGIONE
Più diventa odioso e più Lippi mi torna simpatico. Bisogna starci dentro al mondo del giornalismo per scoprire quanto è facile detestarlo così pieno com'è di primedonne mediamente isteriche, presuntuose e ignoranti, abituate a fare a tutti quelle pulci che che rifiutano per se stesse. Immaginiamo benissimo quello che accade in questi giorni a “Casa Italia”: i cronisti mellifui e scodinzolanti con Lippi, a rompergli i coglioni anche a notte fonda pur di avere una indiscrezione più degli altri, e poi la mattina il gran concerto di veleni, di allusioni e messaggi mafiosi sui giornali. E senza neppure assumersene la paternità, di solito è colpa del Padreterno. Adesso l'oggetto del contendere è Totti, uno di quelli per definizione bravissimi ma non si sa a far che, forse a raccontare barzellette, forse a legarsi al dito le critiche come fosse un imperatore romano, coi clientes divisi in legioni, quelli che vorrebbero imporlo e gli altri che vorrebbero segarlo. Non è cambiato niente nella pretesa della stampa a fare da demiurgo, prezzolato, come ai tempi di Rivera di cui i giornali imponevano a Valcareggi l'esclusione dalla finale col Brasile. Lippi lo sa e giustamente a questo gioco si sottrae, a modo suo che non è un modo accattivante. Del resto non è che i giornalisti andassero più simpatici a gentiluomini come Zoff e Bearzot, che se non avesse eretto un muro fra lo spogliatoio e la stampa il trionfo del Mundial ce lo sognavamo.
Quella dei giornalisti è una corte fatta di tanti Biscardi, sodali con l'attuale potere ma pronti a pugnalarlo se cade in disgrazia. Si veda il caso di calciopoli che ha potuto diffondersi indisturbato grazie all'omertà di quelli che oggi si scatenano, ieri pagati dai grandi club per tacere o mentire.
Lippi può avere tutti i difetti e le colpe che si vogliono ma è costretto a far nozze coi fichi secchi, non ha una squadra né dei veri campioni e fa quello che può. E la sua opinione sui giornalisti resta centrata, comunque finisca l'avventura.
Massimo Del Papa
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lunedì, 26 giugno 2006
COLORI
Ed è cambiata la valle, di sorpresa. Dove ieri erano ancora tuffi di verde di una volontà di vita spietata, oggi è già la resa del biondo e della ruggine che prepara il raccolto, l'arsura e poi la fine. Pioveva pioveva, per mesi, fino a ieri ma nell'arco di una notte la natura capricciosa e suprema ha cancellato il quadro, l'ha riscritto gettando colate di colore come un pittore onnipotente e folle, condannato al genio. Tolgo lo sguardo, e la mia solitudine fragile annega nel sangue di papaveri allegri dove ieri era prato e prima girasoli dorati. Ma risorgono là, un'ondata diversa nella valle, ed è una coltre di gioia. Lavora a caso la natura, dentro la razionalità assoluta. Ed è assolata questa pioggia di tinte, di venti, di speranze che appassiscono mentre un fiore, vermiglio, le saluta.
Massimo Del Papa
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CAPPON EN REGALIA
“Cappon sarebbe un'ottima soluzione. Garantirebbe tutti. Anche la Rai”. In questa frase lapidaria, ma soprattutto nella sua chiusa, sta lo psicodramma di una nazione ormai insanabile. È attribuita al potente portaparola di Berlusconi, Gianni Letta, che, dall'alto di una delle poltrone più eminenti della teleprivata Mediaset dà il benestare alla nomina del nuovo direttore generale della televisione di Stato. Lo stesso era accaduto con l'attuale presidente Rai, Petruccioli, ammesso da Mediaset in cambio della cessione in regalia dei diritti sulla serie A del calcio. I risultati, come ognuno sa, sono nelle orecchie di tutti: va ora in onda “L'orgia del potere”, sottotitolato per i non udenti alla pagina 7 di qualsiasi giornale, che pubblica intercettazioni vergognose sul mercimonio di occupazione del servizio pubblico. Una situazione deprimente, abietta, che si deve, seppure nessuno l'ha notato, sì alla bassezza dei protagonisti, nessuno escluso, ma anche alla reale mancanza di concorrenza in un mercato televisivo bloccato da sempre. Situazione deprimente, ma che non può meravigliare: la tutela dell'azienda televisiva di Stato, a seguito della nomina del direttore della medesima azienda, ci può anche stare, ma per ultima, se ci scappa come coincidenza d'interessi fortunosa, comunque solo dopo che noi boss della concorrente privata l'abbiamo permessa dietro congrua contropartita.
Chiamatelo come volete, conflitto d'interessi, dialogo, inciucio, mafia, riformismo, regalia. Chiamatelo con l'aforisma si Zappa, “la politica è il lato spettacolare dell'industria”. Oppure chiamatelo con un'altra frase, questa scolpita, non a caso, da Massimo D'Alema: “Mediaset è un patrimonio del Paese”. In cosa, se nel tg 4, in Studio Aperto, in Fede, Liguori, Mentana, Maurizio Mosca, le veline di Striscia, il Festivalbar, Lucignolo, il Grande Fratello, il Costanzo Show, Maria De Filippi, nelle interminabili dirette o differite del padrone, nell'orgia pubblicitaria, nell'informazione distorta, in qualsiasi trasmissione dal 1978, si degni D'Alema di spiegarcelo. Anche perchè con una concorrenza abortita, con un monopolio pubblico-privato spartito dai partiti, il livello generale della tv italiana, ormai ultima nel mondo, non poteva che peggiorare, come infatti ha fatto fino a raggiungere gli attuali livelli da suburra. A questo punto, prossimo presidente Rai perchè non Vittorio Emanuele di Savoia?
Massimo Del Papa
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domenica, 25 giugno 2006
PENSIERINO DELLA DOMENICA
GLI ITALIANI SONO RAZZISTI?
Clamoroso ai Parioli: i residenti protestano, tra paparazzi, scorte armate, curiosi è tutto un gran casino, da quando è arrivato Vittorio Emanuele ai domiciliari non si vive più: e i pariolini chiamano la polizia per farlo andare via. È sempre la solita sporca storia: gli extracomunitari, gira gira, non li vuole mai nessuno.
Massimo Del Papa
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sabato, 24 giugno 2006
RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO
Caro Massimo,
pranzando sento al tg che il rapper Fabri Fibra ha scritto una canzone che parla di Erika ed Omar ("Cuori di latta", o qualcosa di simile). Dico io, ma sta gente chi cazzo la manda in giro? Fibra è un nome che gira da quando facevo le superiori, non aveva mai sfondato... poi avrà trovato il Sottile o il Malgioglio di turno e mò fà quello disperato e con le pezze al culo ma che si tiene il video patinato su MTV. Casualmente, è uscito insieme all'altro "fenomeno" rap del momento, tale Mondo Marcio, che ci spiattella la sua infanzia difficile (per carità, non voglio fare ironia su questo) su radio deejay. Entrambi seguiti dal taroccatore Fish, che dopo essersi sputtanato a Sanremo coi Sottotono ha riprovato a mungere la vacca. Conosco il mondo delle etichette solo "di striscio", e sti tizi che dal nulla vengono fuori con la canzone a diffusione Goebbelsiana m'hanno sempre puzzato... mentre quelli come me non lo troveranno mai un produttore abbastanza scemo da sganciare due lire. Sarebbe da aprire una questione morale nella musica, lobotomizzare con certe cose i ragazzini...bah, te che ne pensi?
Cristiano Paolini, Civitanova Marche
Ma chi cazzo è fabrifirba? Davvero ha fatto una canzone per Erika? Se lo incontro lo rompo.
mdp
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PALCOSCENO
Marionette che passione. Diciamo dei Vittorio Emanuele, i Sottile e i Fini che li difendono, gli Storace che facevano spiare le degne antagoniste come la nipote del duce, le Daniela Di Sotto che dietro la maschera perbenista della integrità mussolinana trafficavano in affari sanitari. Diciamo delle puttane del re e dei senzavergogna a oltranza, che negano l'evidenza. Diciamo dei leghisti come Calderoli, dei neofascisti che si svendono l'unità nazionale per opportunismo e sudditanza al Bossi sodale del Cavaliere. Diciamo dei Moggi e dei Biscardi, dei giocatori più bravi a posare nudi per gli stilisti o a giocare al totonero della camorra che sul campo, diciamo dei Galliani che volevano fermare il campionato per la morte del papa per recuperare i giocatori rotti. Fino alla setta di “Velina rossa” che fa capo a D'Alema, gli affaristi in crapa pelata, la cricca inciucista del “Riformista”, quelli come Rondolino che nel nome del garantismo spelacchiato fanno un reality coi satanisti e i genitori delle loro vittime. Presto anche l'incontenibile Costanzo col reality dalla galera, in una escalation del cinismo di cui non si vede il limitare. Un esercito di burattinai che in fondo son burattini, come possono esserlo sagome senza dignità. Granitici peraltro: mai una volta che ci stupiscano con un gesto alto, eccentrico alla loro natura. Al massimo mettono “la merda nel ventilatore”, come l'arbitro De Santis. Chi a loro volta li difende, li comprende, li motiva è ugualmente un mollusco anche se di 160 kg come Giuliano Ferrara, questo ingombrante equivoco che a dirla tutta non è molto diverso da una qualsiasi Gregoraci nella sua orgia continua del potere. Quanto all'aspirante soubrette, ha riferito, lei che evidentemente se ne intende, d'aver subito uniche “pressioni” dal pm Woodcock: ma la smentiscono, facendole guadagnare il reato di calunnia a pubblico ufficiale, le registrazioni dell'interrogatorio, reso un mese fa, nel quale la nostra gola profonda raccontava di “rapporti prolungati col dottor Sottile anche anche a palazzo Chigi e nella sede della Farnesina”. Dove ufficialmente si decideva il futuro dei “nostri ragazzi in missione di pace”. Potevano anche farle fare da testimonial a questa reginetta delle pacifiche, “fate l'amore non fate la guerra”.
Così fan tutte? Sì, ma lo sconcio, se non nelle loro bocche, sta nella slealtà e nel disprezzo di sé. Se vince chi ingoia di tutto di più, non c'è gavetta, esperienza, talento che tenga. E rappresentano un esempio perverso per migliaia di ragazzine che sognano di seguirne le orme, incoraggiate dalle famiglie. Così fan tutti in questo Paese sconciamente familista, in qualsiasi settore della vita italiana, per esempio nel calcio dove vigevano altre sostanze ricostituenti ma la sostanza restava la stessa? Sì, ma chi l'ha detto che un mal comune è un esorcismo, il mezzo gaudio che tutto risolve? Un male comune è una tragedia sociale, uno squallore che risucchia in fondo come sabbie mobili allucinogene perchè questi personaggi da opera dei pupi non si rendono conto quando è finita, continuano a mentire, ad agitarsi, a tramare vendette in una spirale visionaria. Non facciamo i puritani, non è il sesso in quanto tale a scandalizzare, neppure il suo uso tradizionalmente disinvolto. È il suo consumo ormai sistematico, davvero liberista, davvero globale. È il suo disprezzo, anche per causa delle donne, messesi “sul mercato” in uno squallore che non ha precedenti, che non consente più nemmeno l'ombra di un'autoironia. Una come questa Gregoraci, di voraci ambizioni, passa dal portavoce di un partito al governo al Briatore del Billionaire e anche quello sarà vero amore. E minaccia azioni legali “a tutela della mia immagine”. Aspettiamoci il soccorso dell'immancabile avvocato delle cause prescritte An Bongiorno, una che non teme molestie di sorta, una che della dignità, specie regale, ha un curiosissimo concetto.
La faccenda più grottesca, è che tutte le marionette di questo teatrino miserabile vogliono dare lezioni di morale al pm Woodcock.
Massimo Del Papa
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Solcando i sette mari
babysnakes

L’obiettivo nostro è ancora scrivere di
vita
Eccomi

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La massima di Massimo
babysnakes on air
MassimoAscolto
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