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martedì, 31 ottobre 2006

- 18:28

IL MONDO MUORE, MA SIAMO OTTIMISTI
A vedere la homepage dei principali giornali l'altroieri, era un capolavoro di surrealismo: sopra, il terribile rapporto Fao, 852 milioni di moribondi per fame, politiche sociali sballate o virtuali, propositi frustrati dei capi di Stato che 10 anni fa volevano dimezzare il numero dei miserabili e se lo son visto crescere. A fronte del colossale fallimento planetario, altri titoli annunciavano che fra videotelefoni, tv satellite e altri gingilli gli italiani erano felici: anche se indebitati uno su 4, non perdono la fiducia nel futuro. Come fanno? Con due risorse: l'indifferenza per quanto accade nel resto del mondo, e la convinzione nello sfascio confortante per cui nulla si può riparare e tutto continua come sempre. Vedi Napoli, dove l'idea di portare l'esercito è stata scartata da quanti, ottimisti, aspettano che la situazione si risolva da sola. Giovedì sono stato di volata a Firenze, dove per l'istituto Stensen ho tenuto una conferenza e già che c'ero ho litigato con un regista che aveva fatto un bel film su Giancarlo Siani ammazzato dalla camorra, ma di camorra capisce o vuol capire niente. Ha tirato fuori il regista i soliti luoghi comuni, penosi, i vecchi argomenti razzistici del tipo "voi non potete capire". È un problema culturale, ripeteva come un mantra ad ogni questione concreta che gli ponevo. Di autocritica, seppur minima, per una città che muore affogata nel suo sangue, nessuna. Quasi che Napoli fosse invasa da forze ostili come Baghdad. A un certo punto, messo alle strette, è arrivato a dire che la camorra è un problema da 20 anni appena. Ma se pure Garibaldi ha dovuto farsela amica! Ma se Cutolo dalla galera faceva liberare l'assessore Cirillo, senza parlare del laurismo, delle compromissioni storiche antecedenti, puntualmente narrate dai Goethe, gli Stendhal, le madame De Stael, tutti i grandi viaggiatori che Napoli la amavano e la temevano come città impossibile, seducente ma invivibile, soffocata dalla spazzatura e dalla violenza. Indietro fino al re lazzarone che tra i camorristi o protocamorristi se la godeva un mondo, fino al lamento di Masaniello 'o pazzo, “ti ricordi popolo mio come ti eri ridotto...”. Sì ma che c'entra, è un problema culturale. Come dire siamo fatti così. E siccome sono fatti così, cascano accoppati come le mosche, due tre quattro ogni giorno, anche minorenni, anche non camorristi, per motivi demenziali.
Ai napoletani, come a tutti quanti i vessati dalla criminalità organizzata, non puoi dirgli che se è un problema culturale debbono cominciare a risolverlo loro, non possono sempre cavarsela affibbiando colpe e responsabilità a tutti tranne che a loro stessi. Ti rispondono subito che tu non puoi capire, ma se loro capiscono così bene perchè sono due secoli che non vivono? Perchè considerano la lotta per la sopravvivenza, a colpi di astuzia ferina, il modo migliore di stare al mondo? Perchè pretendono aiuti di Stato, a vari livelli, che poi rifiutano o accolgono solo alle loro condizioni e comunque non sanno sfruttare? Come mai non ripensano mai la loro logica che è una logica micidiale di connivenza, di comprensione, distinguere tra la mafia cattiva dei capi e quella buona della manovalanza, chiudere un occhio e anche tutti e due per le piccole illegalità che preparano quelle grandi, cavillare con sottigliezze sofistiche per giustificare sempre tutto, anche il popolaccio che aggredisce gli sbirri quando vengono a cercare un camorrista, spostare le cause sul capitale, sul globalismo, sul nordismo, tutta roba che segue le mafie non le precede, casomai le aggrava ma non le determina. L'ultima spes della dialettica napoletana quando non sa cosa rispondere è quella della straripante complessità cittadina, il suo vitalismo indomabile e contraddittorio che però tale non è per i semianalfabeti della camorra i quali ci si orientano benissimo. La Campania dal dopoterremoto ha ingurgitato chi dice sessantamila, chi duecentomila miliardi di aiuti pubblici, finiti in larga parte a rimpinguare la camorra e la politica ad essa intrecciata. Politica e camorra locali, votate dai campani, cresciute dalle radici venefiche di una cultura suicida, non importate, non imposte da altri. Che senso ha rimuoverle queste compromissioni con il potere, con la politica che è l'unica cosa che rende eterne le mafie anche perchè conviene a tutti, ai ceti alti come ai miserabili strozzati e insieme tenuti in vita dalle famiglie criminali, 25 solo nel circondario napoletano? Che senso ha pretendere di tamponare le immani falle sociali, politiche, culturali opponendo patetiche misure come la scuola aperta al pomeriggio, operazione non si sa se vantaggiosa o rischiosa se è vero che gli scugnizzi ci entrano in armi? Ieri per sponsorizzare queste aule aperte a tempo pieno, circondate dai cellulari dei carabinieri, i telegiornali mostravano le ragazzine che piombavano a scuola in due sul motorino, naturalmente senza l'ombra di un casco. Ci sono più vigili a Napoli che a Manhattan, ma non uno si azzarda a bloccare un moccioso fuorilegge, certo per paura di una coltellata, ma anche per una sorta di condivisione implicita, fatalistica. E chi si sogna di far rispettare la legge in una città così simpatica, colorata, sfrontata, irresistibilmente mariuola, dove tutti si credono Maradona, dove i guai sono sempre altrove, stanno sempre a monte? Quanto a dire il “benaltrismo” di Bianciardi, un perenne spostare i termini di un problema che nessuno vuol davvero vedere per quello che è. Poche volte sono stato così spietato con un interlocutore, ma questo regista proprio se la cercava. A volte si ha l'impressione che la classe artistica e culturale di un contesto infame difenda quel contesto, quasi ne avesse bisogno per ispirarsi.
Ci sono dei localismi che, per quanto in buona fede, tradiscono come un rispetto, una ammirazione malcelata per la mafiosità, riconosciuta vuoi o non vuoi come cultura comune, idem sentire, frutto guasto ma comunque inscindibile dalla propria storia, alimentato dalle stesse radici che nutrono il resto della pianta e dunque da controllare ma mai recidere completamente costi quel che costi. Come quel magistrato palermitano che a un convegno polemizzava con me: come osi dire che Provenzano era un vecchio alienato che viveva in un tugurio? Ci vuole rispetto. E si sentiva, si percepiva un orgoglio localistico, anche in questo servitore dello Stato che io sapevo coraggioso, determinato nella sua lotta contro Cosa Nostra. Eppure quel senso di appartenenza era più forte. Quante volte si è detto, a proposito di Falcone e Borsellino, dello stesso Sciascia, che potevano combattere la mafia perchè sapevano pensare mafioso? Ma i Falcone, i Borsellino sono pochissimi in una terra dove comprendere significa condividere, giustificare oltre il lecito. Sicchè davanti al giudice che parlava di Provenzano come di una testa fina, un fuoriclasse nel suo campo, franava miseramente il mio tentativo di smitizzarlo, di spingere un uditorio fatto di ragazzi a non avere rispetto alcuno per un boss, ridotto a mangiare croste di formaggio, a cambiarsi la biancheria una volta al mese avendo un patrimonio di undicimila miliardi messo insieme scannando i cristiani.
Fanno ridere gli appelli alla legalità se salgono da contesti in cui mettere un casco per andare in motorino è sentito come una prova di viltà quando non peggio, un suicidio perchè puoi essere scambiato per un killer. Risultato, l'anarchia insanabile che difatti nessuno tenta di sanare davvero e che alla camorra va benissimo. Ma se lo fai presente, ti senti rispondere che non puoi capire, sei limitato nel tuo legalismo schematico, non sai Napoli quant'è bella nel suo caos criminale e solare e in ogni caso “è un problema culturale”, che è un modo gentile per dirti togliti dai piedi tu straniero petulante che non sei altro. Ma non è che altrove vada meglio, se sali nella civile Tangentopoli, che un tempo si chiamava Milano, cambiano la cadenza e il paesaggio ma non il messaggio.
C'è una cosa più delle altre a fare paura: la convinzione, palpabile e rassicurante, che il peggio dal mondo non può avere fine, che al massimo lo si può arginare si chiami mafia, camorra, inquinamento o fame o ferocia. Così gli italiani viaggiano a debito, si arrangiano con le piccole e grandi acrobazie di ogni giorno, derubano come e quando possono un sistema che li deruba maggiormente e al quale reagiscono cercando a loro volta di derubarlo più di prima. Quanto più l'illegalità diffusa sale, tanto più la resa dei conti si fa impossibile. Questo la politica lo ha capito benissimo e infatti moltiplica le sanatorie, i condoni e gli indulti sapendoli esecrati a parole ma attesi, benedetti nella pratica comune Il guaio è che un indulto per 900 milioni di moribondi non ha senso né speranza.
Massimo Del Papa

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- 09:00

VALENTINO DI NUOVO GRIFFATO
Valentino, che sarebbe non la griffe Garavani ma il griffato Rossi, è finito per le terre e s'è giocato il mondiale. Finalmente c'è giustizia a questo mondo: una volta che corri ad armi pari, che non hai il meglio del meglio in esclusiva, le prendi alla grande. Valentino è il simbolo, l'icona della società attuale, iperveloce, “vincente” e adulterata. Pare che al suo paesello, vicino Pesaro, non lo sopporti nessuno perchè si diverte a fare il pelo in moto ai poveri passanti. Ma che il ragazzo sia odioso lo si capisce dalla faccia, di quelle che non sai mai se ci fanno o ci sono; lo si coglie dalla smania pubblicitaria che è il vero mestiere e ricopre la sua tuta senza più un centimetro libero neanche per un francobollo. Quelli come Valentino sono autoreferenti, tirano al soldo e non hanno spazio per nient'altro, non comunque per la società o la solidarietà, men che meno per la cultura anche se gli hanno dato una laurea in comunicazione, cioè balle. Ma a Urbino ormai se ti chiami Rossi e fai girare soldi, i diplomi te li tirano dietro, come i bond Parmalat.
Per anni mi sono chiesto cosa ci fosse oltre la cialtronaggine esibita, le provocazioni infantili e chiassose e la risposta era semplice, era l'uovo di Colombo: soldi, soldi e ancora soldi. Un anno fa il Corriere della Sera ha spiegato che se Valentino leva il medio contro il rivale Biaggi gli cascano in tasca 2 milioni di euro perchè il gesto estetico fa parte di una strategia pubblicitaria concordata in anticipo e diretta agli adolescenti. Valentino corre in moto, ha legioni di imitatori a loro rischio e pericolo, e allora? Basta a farne un eroe a tariffa, osannato perfino dal presidente Prodi che non sa più a che santo votarsi per riguadagnare un po' di popolarità, anziché, in fondo, un uomo-sandwich? Caro Prodi, con tutti gli spiati di questo Paese forse uno in più non avrebbe fatto male: il collega Capirossi a un certo punto doveva al fisco italiano 8 milioni di euro. Che mito è un personaggio da fumetto dalla cui bocca non escono che slogan, consigli per gli acquisti, simboli di una modernità illusoria? Uno che passa con disinvoltura da un ingaggio ad uno concorrente, siano motociclette o sponsor, tanto per chiarire che non esiste altra fedeltà che al dio denaro? Che venga strapagato non ci disturba, che venga idolatrato in quanto testimonial di una società darwiniana, dove i soldi si moltiplicano prestando la faccia a quindici o venti multinazionali, sì. Non per niente questo campione dei nostri tempi venne definito “fanciullino adorabile” da uno sparring partner, in perfetta armonia col giornalismo cortigiano, più che pubblicitario, che usa oggi.
Massimo Del Papa

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lunedì, 30 ottobre 2006

- 12:36

Lei è una bella persona. E non perchè ha vinto la prima edizione de “La pupa e il secchione”. Neppure perchè è mia amica. È una bella persona dentro, come i miei amici cantautori. La location, un bar prestigioso di una città qualsiasi. Al tavolo, una showgirl emergente e un giornalista emerso, che incrociano i loro bei pensieri. Perchè lei, di pensieri ne ha. Belli. Eccone alcuni, senza sconti né pudore.
Hai vinto la Pupa e il Secchione.
Sì, ho vinto io, hi hi hi.
Hai sbancato, sei la sorpresa televisiva dell'anno.
Sì, me l'hanno detto, hi hi hi.
I maligni dicono che sei sopra le righe, che non ti informi.
Intanto ho letto tutti i tuoi libri e questo dice tutto, hi hi hi.
Qual è il cantante che ti piace di più?
Quelli che mi presenti tu, hi hi hi.
E ora che farai?
Vorrei diventare giornalista come te, ho già offerte da opinionista, hi hi hi. Com'è il tuo lavoro?
Certe notti qui, certe notti là.
Che bello hi hi hi, sei un vero poeta tu.
Sappiamo bene che da noi fare tutto è un'esigenza. E ti vengo a cercare...
Che meraviglia, sei proprio un cantautore tu, hi hi hi.
Per fare un tavolo ci vuole un fiore.
Questa è sublime hi hi hi.
Se sei una bella persona, ti accadono belle cose. Una volta io ho sognato una strada...
Non ci posso credere hi hi hi.
Senti questa: e come il vento odo stormir tra queste piante...
Questa non l'ho molto capita, hi hi hi.
E poi al tavolo c'è tempo, c'è ancora tempo e poi non c'è più tempo e la sera ci inghiotte, divora i bei pensieri delle belle persone che siamo, e questi non ve li posso raccontare perchè sono solo nostri. Ma posso anticiparvi che c'è la possibilità di fare qualcosa insieme, una specie di “Il pupo e la pupa”, a cavallo tra reality e informazione vera, senza sconti.
E poi ci alziamo e ci mettiamo a passeggiare sottobraccio dandoci del lei, monumenti e chiese parlando inglese, perchè no?, perchè no?, scusi lei, mi ama o no?, e poi lei si mette a parlar di rughe, a parlar di vecchie streghe, e io mi sento come affogare nel fiume sand Creek, e non basta, non basta ancora, e dopo ci salutiamo e lei se ne va, e a me viene in mente un bel pensiero “infin che il mar fu sopra noi richiuso”, e questo non posso non regalarvelo, e che disastro io mi maledico ho scelto te una pupa per amico. E poi lei rimpicciolisce nella sera, finchè non la vedo più e mi lascia una scia di bei pensieri. Chi l'ha detto che una pupa non è una bella persona?

L'Asola dei Famosi

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domenica, 29 ottobre 2006

- 12:14

QUANDO LA GIUSTIZIA SCHERZA
Dal combinato disposto delle varie fasi della cosiddetta giustizia sportiva, tutti i responsabili del “più grande scandalo calcistico di tutti i tempi”, come era stato definito, escono non come una cosca di malviventi a vario titolo quanto come un sodalizio di angeli torturati non si sa bene da chi né perchè. Chi ha dato origine al presunto scandalo? Ma i soliti Borrelli, Ruperto, quelli della magistratura comunista per dire legalitaria con dietro i giornalisti servi che all'improvviso si ribellano, mordono la mano che da anni li imboccava. Ed è finita come doveva finire. La chiamano “soluzione all'italiana” per dire una vergogna altrove sconosciuta, annunciata e bene accolta da tutti, condivisa come piace al ministro della Giustizia Mastella, alla politica pagata o incarnata dai boss del calcio.
Un epilogo come questo non è fine a se stesso, annuncia la riabilitazione definitiva tanto per cominciare di Moggi, che la lungimirante Simona Ventura aveva definito “eroe dei nostri tempi”. Per dire un perseguitato, un incompreso nella sua grandezza.
Abbiamo scherzato, ha detto la cosiddetta giustizia sportiva ma c'è chi non si accontenta come la Fiorentina che ricorrerà al Tar. Giustamente, essendo il Tar un organo a tariffa per bloccare qualsiasi prescrizione di diritto. Se insistono un altro po', alle squadre coinvolte i punti glieli rendono tutti con l'aggiunta di un bonus per il disturbo. Tutto ovviamente nel sacro rispetto dei tifosi, come dice il presidente juventino Cobolli Gigli certo di “scrivere nuove pagine gloriose nell'immediato futuro”. Perchè, quelle dell'immediato passato non lo erano abbastanza?
Massimo Del Papa

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sabato, 28 ottobre 2006

- 12:15

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO

Tutto questo casino per stabilire quale cesso debba utilizzare l'on. Luxuria?!? La cosa importante non è che tiri l 'acqua?

Giulia

Sì, ma solo dopo averci buttato Luxuria e la Gardini.

mdp

Massimo,siamo oltre l'allucinazione: ho sentito che i gioiellieri scenderanno in piazza contro la finanziaria. Siamo in un quadro di Bacon.

Stefano

Gioiellieri? Ma ce ne sono ancora? Io saranno 150 anni che non entro in una gioielleria. Credevo che con quei prezzi fossero rimasti solo i tassisti.

mdp

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- 12:11

TRENILADRA
Le Ferrovie sono ladre. Partire dalle Marche per Firenze vuol dire arrivare matematicamente in ritardo con la coincidenza per Bologna, che però è in ritardo a sua volta per cui le Ferrovie risolvono in senso bergsoniano.
Il ritorno è anche meglio. La seconda classe è il solito accampamento da deportati, ma scegliere la prima non ti serve a niente perchè misteriosamente ti dirottano senza spiegazioni (come i deportati, appunto) se non che “la carrozza di prima classe (una, su un chilometro di vagoni) è rotta”. Così il tuo posto è prenotato da uno che appunto sta in seconda e non gli fotte niente delle tue disavventure ferroviarie, ce n'ha abbastanza delle sue e giustamente non molla l'osso, scatta pure una vaga polemica di classe e a questo segno o trionfa la civiltà reciproca oppure è il duello rusticano. Trenitalia di fatto non risponde di un cazzo, si comporta con la tracotanza anarchica dei regimi allo sbando, stile post 8 settembre. Il controllore, che tuttavia pretende il rispetto della tua parte di contratto, non rimborsa affatto, scarabocchia qualcosa dietro il biglietto e poi saranno affari tuoi farti valere allo sportello, una volta sbarcato, spossato: per bene che ti vada, ti danno un bonus (un malus) da spendere nel prossimo viaggio, cioè o “scegli” ancora loro (detto alla mafiosa) o t'attacchi al tram. Praticamente un'estorsione strafottente. Trenitalia è ladra. Nell'arco di un solo viaggio viola a raggiera, a arabesco, a effetto domino il codice civile (e se può quello penale) in svariati modi fantasiosi. I cessi sono al di sotto di qualsiasi latrina, porte aperte sbatacchianti su un lago di piscio olezzante e chiazze di merda ad altezze preoccupanti, o la gente si purga selvaggiamente prima di partire, per poi esplodere di sdegno in una cacata polemica, oppure siamo in presenza di graffitari atipici che spalmano diarrea appositamente conservata in vasetti. Neppure i celebri cagatori acrobati di Paolo Villaggio arrivano a tanto. Utilizzare pur tra mille cautele una discarica di Trenitalia è più letale che baciare in bocca un ratto. Le foderine appoggiatesta, color zombi, puzzano di tutti gli odori del mondo, sicuramente ci avvolgono i resti decomposti di lontani viaggiatori abbandonati nelle carrozze, da riciclare poi nel celebre cestino del viaggiatore. Una disgraziata vicino al finestrino ha avuto una gamba assiderata, in progressiva necrosi a causa del getto d'aria artica, ho provato a soccorrerla girando la manopolina sul “caldo” e le ho dato il colpo di grazia, con l'arto che ormai si staccava ha tentato di tamponare la spada di ghiaccio coi giornali ma l'effetto, oltre che inutile, è stato patetico e umiliante. È scesa zoppicando e quel reumatismo non le passerà mai. Uno dei controllori sull'Eurostar era palesemente cocainomane, forse un guappo della camorra a giudicare dalla faccia. Maltrattava con frenetiche pantomime tutti i viaggiatori che gli capitavano a tiro, alcuni dei quali peraltro cercavano di gabbarlo presentandogli oscene fotocopie di biglietti inesistenti o addirittura scuse farneticanti. Altri ne ho visti elemosinare sigarette ad arroganti viaggiatori contro i cartelli “vietato fumare i trasgressori saranno puniti”. Diceva il controllore: “ma che le frega, fumi, fumi pure qui”. In carrozza si trova di tutto, bambini abbandonati, cani morsicosi, potenziali ninfomani, finti mendicanti che ti appiccicano addosso i bigliettini con storie strazianti e poi tornano, persone malate che ti sputacchiano precisamente in bocca, logorroici con 8 telefonini che si vantano a livello lobotomia delle proprie malefatte e per finire i celebri snack tutti con un inconfondibile aroma di vomito e petrolio e obbligatoriamente venduti a cifre esorbitanti da carrellieri abusivi armati. La notte saltano tutte le luci, specie sotto le gallerie e si può sentire il rumore di selvaggi amplessi o anche stupri istantanei. Molti si levano con gesto teatrale le scarpe (qualche signora, educata precisa “li ho lavati stamattina”) facendoti capire che non ti conviene protestare, neppure se l'alluce ti s'infila nel naso. La mia carrozza ad ogni frenata cigolava con rumore sinistro e temevo che il pavimento cedesse di schianto risucchiandomi. Sono nato nel '64 e la prima cosa che ho avuto il bene d'intendere è stata che le Ferrovie si stavano rinnovando, in marcia verso il futuro. Ho passato 3 tentati golpe, una P2, 3 guerre di mafia e altrettante di camorra, la strategia della tensione, il terrorismo, gli opposti estremismi, tangentopoli, l'era di Silvio, innumerevoli testimonial di ferrovie tra cui Celentano, e promesse e carrozze sono ancora le stesse.
Quant'è che prendeva tra stipendio buonuscita stock option e liquidazione l'ultimo maiale messo a depredare Trenitalia, quindi trasferito ad altro osceno incarico non so se a distruggere la compagnia di bandiera, le strade o l'energia?
Massimo Del Papa

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venerdì, 27 ottobre 2006

- 14:36

UN ENIGMA AVVOLTO IN UN MISTERO
Quale faccia abbia la politica che spiava la politica (e l'industria e lo sport e lo spettacolo e la varia umanità di questo paese disumano) ci vuol poco a indovinarlo: una faccia da lifting, ovvero di tolla, coi capelli di stoppa e il sorriso dentato. Nulla era lasciato al caso: per sviare dai sospetti, diabolicamente Faccia di tolla faceva spiare anche se medesimo e perfino i suoi figli (uno dei quali ammicca dalla copertina di un periodico di fitness: sì, il sospetto c'era, e oggi è una realtà: abile e arruolato al club dei capezzoni). Il problema è che poi certi scoooooop uscivano sempre solo a senso unico, con largo anticipo e sempre sui soliti giornali, che guarda il caso portano tutti a Faccia di tolla direttamente, per interposta persona o per affinità elettive. Manco a dirlo, era proprio il periodo in cui Faccia di tolla comandava su quelli che casualmente spiavano in modo che alla fine le spiate uscissero sui media di Faccia di tolla. Se ci fate caso, quasi tutto torna: comprese le attenzioni alla Ferilli, della quale Faccia di tolla trucemente alludeva all'amicizia col capo riconosciuto dell'opposizione, D'Alema (faccenda oltremodo risaputa, come un segreto di Pulcinella, nel romano generone). Volendo, tornavano pure i pedinamenti e affini ai vari Vieri-Totti-Del Piero (che è: la nazionale degli spiati?), in apparenza deliranti, in effetti perfettamente razionali se solo ci si ricorda che Faccia di tolla, ma chi l'avrebbe detto, è pure padre-padrone-padrino di una squadra di calcio, per l'esattezza l'unica a non avere giocatori spiati. Una spirale, un circolo vizioso, un sistema periodico. L'unica cosa che non torna, proprio non torna, fortissimamente non torna è: Giorgia Palmas. Giorgia Palmas? Giorgia Palmas??? Sorvegliare una così? E chi è: Mata Hari? La velina che mi amava? Una palm-ass, eventualmente la si spia per una cosa. Una sola. E poi nemmeno, visto che era dipendente di Faccia di tolla, che poteva (video)noleggiarla quando voleva.
Vai a capire.
Massimo Del Papa

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giovedì, 26 ottobre 2006

- 08:51

IL MONDO SENZA SE E SENZA MA
Contrariamente al rapporto pubblicato a maggio dall’Oil, aumenta il numero dei bambini lavoratori nel mondo e peggiorano le strategie dei governi locali per regolamentare il lavoro minorile e combattere lo sfruttamento. A Siena, durante l’Incontro mondiale dei movimenti di bambini e adolescenti lavoratori, promosso da Italianats, sono volate critiche all'abolizionismo "senza se e senza ma", sorta di semplificazione onirica con cui tutto si può affrontare senza affrontarlo davvero, dal pacifismo allo sfruttamento globale. “Senza se e senza ma” vuol dire rimuovere la complessità di un mondo le cui coperte sono tutte corte: a New Delhi lo scorso 10 ottobre hanno approvato una legge, sacrosanta, contro l'impiego di minori ma senza tenere conto delle condizioni del Paese, per cui sono 500 mila i piccoli indiani che non potendo più guadagnarsi una sopravvivenza, per quanto stentata, "saranno costretti a elemosinare, prostituirsi e a spacciare droga perché il Governo non ha adottato nessuna strategia di tutela nei loro confronti", come dice Gerry Pinto, co-fondatore di Butterflies, movimento per la difesa dei diritti dei bambini ed ex consulente Unicef. La tendenza mondiale è lasciare le cose a metà, contraddire quanto di buono viene studiato o realizzato. Nel 1996 la Fao aveva solennemente presentato un Piano d'azione per ridurre il numero di persone affamate che 10 anni dopo, secondo la ong “Action Aid”, risulta cresciuto, 852 milioni. Cosa non ha funzionato? Non si sa se la non applicazione o una applicazione troppo rigida, troppo teorica del piano.
In Italia fanno una legge che obbliga al carcere chi stupra una donna; contemporaneamente la Consulta amplia l'istituto della prescrizione al primo grado, che svuota di senso ogni misura repressiva. Per non dire della sconfinata legislazione premiale, unica al mondo, per cui tra affidi ai lavori sociali, sconti di pena da supermarket del crimine, riti alternativi che abbuonano un terzo di condanna, in combinato disposto con periodici indulti o amnistie, in galera non ci va nessuno, neppure dopo avere trucidato il figlio, tantomeno ci finisce per 4 anni; se esce dopo 4 mesi, lo aspetta una tournée su tutti i canali televisivi nazionali che trasformano l'aguzzino in un eroe dei nostri tempi.
Il risultato è che l'espressione "bambino abbandonato" non evoca alcuna immagine a quasi un italiano su tre. Gli altri 2/3 pensano al terzo mondo, ai bambini di strada, ai neonati lasciati nei cassonetti, insomma roba che non li riguarda. Lo rivela una ricerca condotta da Gkf Eurisko per conto di Aibi. Dice il presidente Griffini: "Il diritto alla famiglia è un concetto valido solo per chi una famiglia ce l'ha". Poi aggiunge: "La banca dati italiana sui minori adottabili è bloccata al ministero della Giustizia per problemi di privacy". Garantismo idiota senza se e senza ma.
Massimo Del Papa

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- 08:49

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO

Premesso che fare di tutta l'erba un fascio non va bene, premesso che non so perchè scioperino e magari è una cosa giustissima ma volevo esprimere una considerazione da "puro teleutente". Lo sciopero dei giornalisti radio televisivi è una figata. I telegiornali hanno comunque tutte le notizie, ma senza fronzoli, secche e soprattutto senza mezzibusti divi che te le infiorano e alimentano polemiche finte per incattivire il paese. Per quel che concerne gli eventi sportivi, già avevamo avuto modo di vedere che la mancanza del commento è bellissima. I rumori del gioco, del pubblico, sembra di essere lì.
E se lo facessero ad oltranza ?
Giancarlo

Lo sciopero dei giornalisti, Rai e non, ha la stessa dignità di una puttanona scosciata che dà lezioni di morale, posto che non c'è categoria più lottizzata, raccomandata, servile e basata sullo sfruttamento dei propri simili. Per quanto riguarda i tg, io il problema l'ho risolto da tempo: li guardo, ma senza audio...

mdp

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mercoledì, 25 ottobre 2006

- 10:29

MEZZORA DARIA
Fra i misteri per niente gaudiosi, alla voce “informazione”: Daria Bignardi. Considerata una giornalista, il che va benissimo se si intende giornalista dei nostri tempi, una che fa interviste promozionali. Curriculum: conduzione di reality, direzione di un giornale “di donne per donne” finito a rotoli, ma in pratica trapiantato in video (non si premiano solo i manager che affossano le aziende), dove lo stile fa la donna: la scollatura in perenne lotta continua con le tettine che non ci stanno, non crescono, l'interlocutore è un optional, è fungibile per quanto vipparo: serve giusto a far risaltare Bignardi, l'unica controparte che a Bignardi sta davvero a cuore e per questo non lesina gossippate, un birignao indefesso di sesso & futilità, trucchi & gioielli, scazzi & lazzi: le invasioni barbariche sono il più rutilante dei saloni di parrucchieria, con rispetto parlando: l'apice del fulgore s'è avuto nel titanico, superomistico (anzi: superdonnistico) scontro con la parigrado Palombelli, biografa di amici registi e davvero è stato un prodigio riempire la mezzora Daria, per dire che non avevano letteralmente niente da dire. Con buona pace del critico televisivo più entusiasta della barbarica, che non ci crederete ma è tale Luca Sofri, professione: figlio e marito d'arte. Così, senza rimorso, per la serie: chi è senza conflitto d'interessi, scagli la prima segnalazione. Per la carità: brava, è brava: si documenta nella blogosfera Daria, pesca tutte le chicche più trendy. Se poi per caso incontra un senatore chino sotto il peso di 9 anni di galera per mafia (primo grado), lei disinvolta sorvola, scivola e sfreccia: “I processi non c'interessano”. Dipende. Andasse a ripetizione dal suocero, che di controinformazione se ne intendeva, oh se se ne intendeva.
Massimo Del Papa

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Solcando i sette mari

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DA OTTOBRE
MAI TARDI TOUR 2007-2008

23 novembre, ore 9,30
Castel del Piano
Liceo Scientifico
"Uno che scrive"
Massimo Del Papa incontra gli studenti

24 novembre, ore 9,30
teatro di Arcidosso
"Uno che scrive"
Massimo Del Papa incontra le scuole

24 novembre, centro giovani di
Abbadia san Salvatore
ore 18,30
Incontro con
Carlo Petrini, autore del libro
"Calcio nei coglioni"
Giuseppe Narducci
sostituto procuratore di Napoli
Titolare dell'inchiesta
sull'ultimo calcioscandalo
intervistati da
Massimo Del Papa

17 gennaio, ore 21,00
Giulianova (Te), piazza Dante
RiCoverAbili
mostra di vinili e copertine di pregio
Massimo Del Papa presenta

1 marzo, Chiusi, ore 16,30
sala conferenze S. Francesco
"Uno che scrive"
+
Mai tardi tour

9-11 maggio, Abbadia s. Salvatore (SI)
In/formazione 2
"Dalla parte del tolto"
vedi spazio locandina

3 giugno, 0re 21,00
Casa del Castello
di Domagnano
San Marino
incontro su
Informazione e Giustizia
con Carlo Lucarelli

3 luglio, ore 22,15
Campi Bisenzio (FI)
NoGap Festival
sConcerto tour
Massimo Del Papa &
Paolo Benvegnù
live
4 agosto, ore 21,30
Lapedona
La Storiella
sConcerto tour
Massimo Del Papa
Paolo Benvegnù
22 agosto, ore 21,30
Centobuchi (AP)
Brevevita
sConcerto tour
Massimo Del Papa, Paolo Benvegnù
23 agosto, ore 21,30
Pescara
sConcerto tour
Massimo Del Papa
Paolo Benvegnù



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I miei libri





Exile on main street



Decomposizioni



C'era una volta un re



Milano funeral



Annus Horribilis

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Il mio mestiere è questa vita


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Presto o tardi

Disponibile dal 14 Ottobre 2007
Per informazioni rivolgersi all'autore

babysnakes garage


Un'altra pagina di Babysnakes, con approfondimenti, inchieste, materiale vario

Compagni di merende


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Bluffone


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