mercoledì, 31 gennaio 2007
CARO DIRETTORE CI SCRIVO
La signora Berlusconi Veronica, lodata da tutti come esempio perfetto di rassegnazione e riservatezza domestica, e cioè il sogno di ogni marito medio italiano, fascistoide e virilista di merda, esce allo scoperto con una clamorosa lettera a Repubblica in cui, praticamente, dice:
“Caro direttore, sono 27 anni che sopporto quell'idiota di mio marito, ho mandato giù corna pubbliche, private e istituzionali, son passata sopra buffonate e stronzate sconfortanti, anche perchè in mondovisione, ci ho fatto perfino tre figli e Dio sa cosa m'è costato, anche da un punto di vista tecnico perchè io sono giunonica e lui sembra Cucciolo, ho sopportato persino quelle pallosissime passerelle mondiali con Clinton e la moglie Hillary che non capivo cosa volesse dirmi ma aveva gli occhi da pazza, ho tentato di non vivere questo matrimonio confinandomi in un buen retiro brianzolo, ma ora basta! Che quel vecchio ormai taroccato dalla testa ai piedi, quel Ganimede ritinto, quel pezzo da museo si metta a fare il galletto con una sciampista promossa parlamentare, sotto gli occhi di tutti e perdipiù ai Telegatti che come sappiamo sono la festa privata di Costanzo e suo marito, questo no!
Mi capisca, caro direttore: è vero, è stata una vitaccia, ma dove lo trovavo un altro così? Io facevo l'attricetta del sottobosco, mi chiamo Miriam Bartolini, altro che Veronica, mi ha visto a seno nudo, è venuto in camerino e mi ha comperata e io mi son lasciata comperare. Son passata dal monolocale di periferia alla villa hollywoodiana sia pure in Brianza: qualcosa bisognava pur cedere.
Ma adesso basta. Io sono ancora giovane e bella, ho appena passato la cinquantina e praticamente senza ritocchi, è lui che è tutto pezzi di ricambio, del Silvio originario non ha più nulla, non si regge in piedi e per di più fa lo scemo con le sue ex veline: pensare che Strisca la notizia va a cercare col lanternino gl'impresari che voglion portarsi a letto le ragazzine, ma bastava uscire dallo studio e girare i corridoi di Mediaset!
Mi capisca, spettabile direttore: io dell'apprezzamento della sinistra bonvivant, dell'incoraggiamento dei visionari di MicroMega me ne fotto! Non hanno capito niente, ma quale lotta dall'interno, a me piaceva la vita bella, ero anche disposta a passar sopra montagne di affronti, ma a tutto c'è un limite!
Ho fatto tutto quello che voleva, ho chiuso gli occhi, le orecchie, la bocca, Dio mio quante volte mi son detta “boccuccia mia statti zitta!”, ho perfino recitato la parte della pacifista, dell'illuminata, della dissidente così che tutti potessero dire: però, hai visto Silvio che liberale, lascia perfino parlare la moglie e addirittura contro di lui!!! Lei non sa le scenate alla vigilia di ogni raro appuntamento istituzionale, gli accessi di ira furibondi perchè anche con i rinforzini di 36 cm mi arrivava sempre alle ginocchia e mi urlava: “E' tutta colpa tua! Ti diverti a crescere quando non ci sono! Comunista maledetta!”, e coi rinforzini a molla mi saltava al collo ghignando come un Gremlin. E io sempre paziente, comprensiva. Immemore.
E a cosa è servito? A niente, a venire umiliata da questo vecchietto col pace-maker che straparla di fuggire con una trentenne se solo fosse libero. E per far che? Per cambiargli il pannolone prima di mandarlo a dormire?
Scrivo a lei sig. direttore di Repubblica, per fargli più rabbia: non credete a Silvio! Forse voi non lo sapete, ma è un grande bugiardo, e in più non funziona da molti anni. Quello delle donnine è solo un mito, come per tutti i dittatori! Scrivo a lei egr. direttore, ma mi rivolgo al papa e anche alla Cei di mons. Ruini: avete ragione a impedire democraticamente, con la solita delicatezza da samurai che vi contraddistingue, ogni legge sui pacs: sennò il primo a usufruirne è mio marito! E invece non è giusto che approfitti anche di quest'altra legge ad personam! A me, quando mi ha comperata, mi ha fatta vivere da rapita, come la ragazzina austriaca, per 8 anni e per un periodo è stato pure bigamo! Ma almeno ha dovuto pagare 2 famiglie!!! Anche se nella “Storia italiana” tutto questo non c'è.
Sono almeno 22 anni che non ci tocchiamo con un dito, anzi che viviamo proprio separati, in ville diverse, una volta volevo lasciarlo perchè andava ogni fine settimana a Parigi da Francesca Dellera, tutti lo sapevano e ridevano anche il commercialista che mi ha insegnato a trasferire le mie sostanze alle isole Vergini britanniche, compresa la proprietà del Foglio: a un certo punto, a consolarmi c'era rimasto solo Giuliano Ferrara. Ma poi mi sono accorta che andava a spifferare tutto a mio marito, sa com'è Ferrara, ha sempre bisogno di una tresca fin da quando faceva l'informatore della Cia: una spiata, un pollastro.
E non parliamo di quei Natali orrendi, allucinanti con le molte famiglie di mio marito riunite, una sorta di pacs gigantesco, un multipacs: lei non sa cosa vuol dire scambiarsi i regali coi figli di primo letto che guardi sono davvero odiosi, Marina sembra sua nonna, Dudi pensa solo agli addominali, purtroppo non i suoi. E ogni tanto ne spuntava qualcuno illegittimo, di statura e cattiveria insidiose. Poi a mezzanotte arrivano Bondi vestito da Santa Klaus coi regali, che del resto paga mio marito, Emilio Fede agitatissimo e completamente fuori di testa e via via tutti quelli di Mediaset compresa purtroppo la coppia Vianello-Mondaini, che si addormentava l'una contro altro dopo 3 minuti, tutti dico tutti i ragazzi del Grande Fratello delle ultime 7 edizioni, Costanzo che ripeteva “ftate bboni”, un mucchio di veline e paperine e tamburine zoccolissime, ignoranti e feroci, e un paio di volte mi è parso di veder passare perfino Bertinotti.
Ma ora basta. Se mi gira, mi rifaccio una vita con Vladimir Luxuria, che almeno è alto, e si trucca comunque meno di mio marito! E a far pipì andremo in via dell'Umiltà, nella sede di Forza Italia, ovviamente scambiandoci i cessi!
Egr. direttore, come le ho già detto, credo che Silvio mi consideri, come il personaggio di Catherine Dunne, “la metà di niente”, perchè lui è una vera nullità! A forza di subirlo mi sono ridotta anch'io una desperate housewife, se non avessi timore di tradire la mia immagine signorile aggiungerei che lui è un grandissimo piduista, ma purtroppo è così.
Mi creda sua, seppure addolorata
Miriam Veronica Bartolini Lario in (forse) Berlusconi”.
Massimodelpapa
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RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO
Ciao Massimo, chi ti scrive è una giovane liceale lucchese, che tempo fa ti contattò per un'assemblea che non andò, purtroppo, in porto. Ebbene, seguendo i tuoi consigli e, soprattutto, il mio desiderio di informazione e di informare, ho messo in piedi il primo giornale del liceo, che esce con cadenza mensile. Il problema che mi porta a scriverti, è il controllo dell'informazione, che soggioga il nostro giornale; ti spiego: ogni articolo prima della pubblicazione deve essere approvato dal preside (convinto sostenitore UDC)e i suoi collaboratori. Questo, come puoi benissimo immaginare, porta noi redazione a non poter trattare argomenti concernenti politica contemporanea e sessualità.
Per farti un esempio tangibile, ieri ho presentato un articolato sul degrado del nostro istituto (un liceo scientifico), che ha buchi nel tetto, bagni inagibili e centinaia di problemi simili. Mi sono sentita rispondere parole che somigliavano più a frasi di occorrenza, che delle vere motivazioni, cose come "Anch'io da anni mi batto per queste cose, ma non si può sbandierarle ai quattro venti, ma non perchè non voglia io, sono i piani alti a non volerlo....". Ecco.
Ma quello che più mi fa arrabbiare è che hanno anche censurato un mio dossier sulle aggressioni verso persone omosessuali in questa scuola. A me piacciono le donne, e per questo ogni giorno devo patire l'inferno a scuola, e fuori, ho paura ad uscire da sola, perchè qui Forza Nuova è forte e può contare su tanti "bracci armati". Cosciente che questa situazione è insostenibile, e che il problema non riguarda solo me, ho deciso di scrivere
un lungo articolo. Chi l'ha letto, ha detto che è forte, e che fa veramente star male. Sono felice, è questo che deve fare. Non voglio indorare la pillola, a chi stupra, a chi offende, e soprattutto a chi non vede. Ma ancora "fate bene, ma non potete pubblicare roba del genere, scoppierà una rivolta popolare...".
E allora? Volevo rispondere. In queste condizioni come possiamo ancora parlare di informazione? E comesfuggire da questa morsa?
Stefania
Mi ricordo di te, ricordo che volevi portarmi ma se non sbaglio poi i tuoi compagni rifiutarono, perchè convinti sostenitori del consumo di droghe: anche io, vedi, fui censurato dalla tua scuola, sia pure da un "potere" diverso, in quel caso quello della maggioranza degli studenti, che di certi argomenti non volevano sentir parlare, o meglio non volevano sentir parlare in un modo a loro non gradito.
I problemi che mi segnali, li conosco, li ho vissuti addosso per anni, non risparmiano nè il giornalismo di destra nè quello di sinistra: ciascuno ha i suoi tabù , i suoi protetti, i suoi protettori.
nei quotidiani locali di dove vivo il controllo sull'informazione si è fatto addirittura paradossale: è il sindaco ad alzare il telefono ed imporre a un giornale la rimozione di cronisti a lui sgraditi.
Posso solo suggerirti di aggirare l'ostacolo: se dentro la scuola non riesci a ottenere nulla, potete utilizzare internet. Anche una dritta mi sento di darti: a volte, più che i contenuti, gioca la forma. Nel senso che - specie all'inizio - si possono dire e denunciare cose anche sgradite, utilizzando un linguaggio più sfumato, più di sponda: in certe circostanze, non si può fare di più, ma è già un'azione importante, anche perchè racchiude l'essenza del giornalismo.
Non ho mai creduto alla lotta dall'interno, non c'è potere, per quanto illuminato, che non reagisca se lo tocchi; io ho aperto un mio spazio in rete apposta. Non sarà molto, ma qualcosa ottengo.
Non arrenderti comunque. Il mio amico Lugano Bazzani, poeta, mi ha insegnato che la parola è l'arma più potente, perchè non muore: la puoi soffocare, bruciare, vietare, ma presto o tardi una parola pronunciata, se è sincera, se è coraggiosa, torna fuori: e si prende la sua rivincita.
Scrivimi ancora,
mdp
Ieri sera su La7 una trasmissione sugli anni 70 con i terroristi e i figli delle loro vittime. I terroristi che scrivono libri, vengono intervistati in televisione, sono dei "personaggi" che addirittura pontificano e si autoassolvono. Fino all'agghiacciante "Noi non siamo mai stati malvagi" pronunciato dal pluriomicida Mario Tuti in faccia a tutti. E le famiglie delle vittime dimenticate, umiliate, quasi disprezzate. Con lo sguardo attonito, con lo stupore di chi si chiede come sia possibile questo teatro dell'assurdo. I mostri celebrati. Le vittime "rimosse" con fastidio. I familiari delle vittime travolti dall'indifferenza. I mostri, i pagliacci, i truffatori, i millantatori portati in trionfo. Più Freak Show di questo... Ma noi cosa stiamo facendo per cambiare tutto questo? Che vergogna.
Marco Diamantini, Pesaro
Da anni, qui e sui giornali, insisto su questa autentica vergogna nazionale, tutta italiana (altrove non se ne trova traccia). Subendone le conseguenze, perchè come sai infilarsi nella cosca dei fans di assassini e terroristi porta visibilità, ingaggi, e una stralunata patente di “impegno”. Nondimeno continuo: sul Mucchio in uscita tra pochi giorni, ci sarà un pezzo sul libro che ha colpito anche Piroso, “I silenzi degli innocenti”.
mdp
Massimo, concordo in pieno su tutto cio che hai scritto ieri. Ma l'ipocrita indignazione e' il cancro di quest'era. Il sesso laido e squallido e' la peculiarita' del mondo in cui sono immersi i giovani, dal grande fratello (ammucchiate gia' dopo un ora) alle veline, dagli amici di Maria a gli uomini e le donne(sempre di Maria). Passando per le miss Italia e le varie Gregoraci di turno. Si spacciano storie saffiche, incestuose, promiscue col sorriso sulle labbra in nome dell'audience, e subito dopo arriva l'idiota psichiatra (o il Cecchi pa(v)one di turno (un altro che fa la guerra dall'interno) a succhiare la stanghetta degli occhiali puntando il dito contro i giovani di oggi, dalla platea dello stesso mondo che questi giovani contribuisce a rovinarli.
Cosimo, Varese
La cosa che mi pare più abietta è avere ridotto la sfera della sessualità, in tutte le sue sfumature, a un Freak Show animalesco, convincendo i più giovani che sia solo un mezzo per mettersi in mostra, per scavarsi una carriera. Rendendoli schiavi di distorsioni e morbosità che non hanno alcun riscontro in natura.
Mdp
Non ti sembra inutile parlare sempre di questi due 14enni? E' vero colpa della TV come la Gregoraci, ma ormai ci sei passato troppo, no? Capisco che bisogna indignarsi ma sembra che tanto non cambierà nulla,è inutile parlare SOLO adesso, avveniva anche anni fa. Ora come ora,si rischia solo di essere retorici, non possiamo ogni giorno fare gli ingenui ed esclamare il nostro orrore,non sò quante volte ho visto questi accadimenti o per lo meno ne ero al corrente che nella mia scuola succedevano (il sesso orale e anche vari maltrattamenti). Novità nella mia scuola: il mio professore di italiano ha vietato i cellulari in classe anche spenti, non vorrebbe esser protagonista (e quindi famoso) di qualche video di internet. Adesso finanche i docenti hanno paura, in che mondo che siamo!
Giorgio
Giorgiè, non ti sembra inutile parlare sempre dei tuoi prof e dei cellulari? Scherzi a parte, vedi che ci sono situazioni che s'impongono, per la loro traumaticità, per quello che rappresentano. Non ho parlato “sempre” dei due erotomani 14enni, ma una volta, per commentare il fatto: e non credo proprio sia inutile, per un motivo molto semplice: non è proprio vero che avveniva anche prima, non in queste proporzioni, almeno, e soprattutto con questa tracotanza. È stato passato il limite anche della vergogna, oggi chi si dedica a simili imprese ne va fiero, fa in modo che si sappia (i filmati messi in rete), scatena ovvi effetti emulativi e questa è una mutazione non del costume, ma dell'etica, che da cronista credo sia importante rilevare. Se ci arrendiamo al fatalismo del "tanto si sa che va così", se abbandoniamo anche gli ultimi residui di indignazione, resta solo il cinismo. Tu hai 16 anni, Giorgiè, ma immagina per un attimo di avere una figlia: ti sentiresti di sposarlo, questo cinismo fatalista?
mdp
Tutti cercano una ragione, o meglio, tutti fanno finta di cercare una ragione per spiegare il proliferare di questa pornografia scolastica.
Purtroppo ho il timore (certezza?) che a nessuno importi più realmente, ormai tutto ciò è diventato un fenomeno sociale, di costume, è già stato classificato come "normale", come ovvia conseguenza del mondo che va a rotoli, e a nessuno importa se la prossima volta sarà un'orgia o un'accoppiamento con un cane. La mafia insita nel nostro dna ci fa voltare dall'altra parte ancora una volta.
Flavio
Hai ragione, hanno vinto: ormai nessuno ha più voglia di indignarsi se una bambina si concede senza neppure la squallida contropartita del mercimonio, se ha perso la coscienza di sè e della sua importanza in questo mondo. Più che di rassegnazione e omertà, si tratta di normalità dell'anormalità, di morbosità condivisa e possibilmente da sfruttare al meglio. Ma il passo successivo all'orgia e alla bestialità, è l'omicidio sistemico e assolutizzato, al di là del bene e del male, dalla televisione e dai suoi ignobili demiurghi. Rubo le parole a Pasolini: "Ho cancellato la parola 'speranza' dal mio vocabolario".
mdp
Un'avventura vissuta da ABSOLUTELYFREE
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martedì, 30 gennaio 2007
E CHE SARA' MAI
Tutti cercano una ragione per cui due quattordicenni fanno quello che fanno e cioè un filmetto porno da distribuire su internet, ma le ragioni stanno sotto gli occhi di tutti a cominciare dalla reazione della preside della scuola teatro del fattaccio: per niente turbata, se non con i cronisti, prima omertosa poi irragionevole al punto da rifiutare la realtà. Ma mentre la preside pensa a se stessa, i ragazzini hanno già cominciato a confermare e i compagni li seguono. Ne esce un quadro allucinante, dove l'anormalità è l'unica normalità e in questa confusione somma sotto il cielo a suonare pazzesco non è neppure più l'atto sessuale acerbo quanto la sua rappresentazione sotto gli occhi di una classe solidale, mentre qualcuno addirittura riprende. “Me l'hanno chiesto e l'ho fatto” racconta la fanciulla, aggiungendo che a coprirla, a spalleggiarla c'erano molti compagni. Senza più alcun confine, alcun senso logico che porti al rispetto di sé.
Ma come mai non c'era vigilanza, perchè la storia, incredibile ma non troppo, è stata segnalata in ritardo a chi di dovere, come è potuto succedere che né polizia né magistratura siano state informate, che tutti abbiano fatto quadrato fin che la faccenda è sfuggita come un pettegolezzo comune? Perchè la mentalità condivisa è la stessa della preside, troncare, sopire, che si mormori pure quello che già si sa, ma poi ognuno si faccia i fatti suoi, morire per un pompino proprio no, quante storie, come se i figli degli altri fossero diversi, come se noi stessi fossimo diversi.
La preside non pensa a educare, non si preoccupa dei ragazzini che nella scuola dovrebbero diventare giovani uomini e donne, forse per lei il processo è già compiuto, piccoli uomini, piccole donne già sordidi e compromessi come i grandi, come gli uomini e donne di Maria de Filippi.
Non è proprio vero che una ragazzina si presti a una pratica tanto privata solo per divertire il resto della classe e poi internet. È che nel suo marasma mentale lei e il suo amico hanno capito una cosa, che se la Gregoraci di turno va in televisione a dire io con quelle pratiche ho fatto strada, ottenendo rispetto e promozione, perchè non dovrebbero provarci loro, due quattordicenni sottosviluppati come tutti gli altri? Perchè non dovrebbero avere diritto proprio loro a una celebrità d'accatto, da mentecatti, postribolare alla Lele Mora che arriva a una festa di eccelsa volgarità scortato da efebi insieme al fotografo ricattatore, il Corona precipitatosi in Africa, tatuaggi e bagagli, per fare un calendario col tunisino cui altri due folli hanno trucidato la famiglia?
Non esiste più logica sotto nessun cielo, gli assassini si pentono e vengono perdonati all'istante fra le urla esaltate della folla, chi ha avuto la famiglia sterminata avvia una carriera nello spettacolo, magari insieme agli stessi carnefici, i terroristi incarnano le istituzioni, i parenti delle vittime debbono rivolgersi loro col cappello in mano, i perseguitati vengono oppressi in quanto tali, come la tredicenne di Ancona violentata e poi per mesi braccata e insultata al punto da dover cambiare città con la famiglia, ci sono liti fra meretrici televisive che superano ogni vetta del surreale, e perchè dovrebbero salvarsi due quattordicenni moralmente e culturalmente in coma irreversibile, due pezzi di carne buoni solo per gli accoppiamenti da telefonino? Perchè pretendere da loro quel rispetto di sé che neppure la preside è disposta a concedere, e l'unico rimprovero che si sente di muovere non è per quello che hanno fatto ma per essersi fatti scoprire, per averla messa nei guai?
Perchè pretendere saggezza e temperanza da due bambini in una scuola, se là fuori c'è un esercito di parassiti, scrittori d'accatto, presentatori, opinionisti, psicologi da copertina, manager, fotografi, editori, produttori e perfino politicanti bravi a spremere soldi dall'orrore e dallo squallore?
È appena uscita la versione italiana delle memorie della piccola austriaca prigioniera per otto anni di un pedofilo, e anche la ragione di simili sciacallaggi è chiara, di simili disumane miserie alla gente non importa niente, tutti compreranno quel libro miserabile solo per eccitarsi, per scoprire a qual punto di perversione la piccola schiava poteva arrivare, magari sotto sotto provandoci gusto.
E ci scandalizziamo se una zoccoletta in erba, fra le mille di San Benedetto e dell'Italia tutta, ha imparato non che tra giusto e sbagliato, tra bene e male non c'è differenza ma, al contrario, che c'è e sostanziale perchè solo il male, solo lo sbaglio pagano? Lo sconcerto non è per l'atto, ma perchè è stato concesso a gentile richiesta da una platea di compagni, qualcuno per ricavarne un succedaneo, qualcun altro forse per un guadagno immediato. Come sostiene il fotografo Corona, ad arricchirsi non c'è niente di sbagliato. Ma certo, piantiamola con queste ubbie moralistiche, con le “voci di dentro”, smettiamola anzitutto di demonizzare la pedofilia, che era praticata dagli antichi e giova all'indotto. E facciamola finita anche con questo voler tutelare i giovani a tutti i costi, anche da se stessi: e che sarà mai, diteci voi che c'è di sbagliato nel divertirsi un po', un pompino non ha mai ucciso nessuno, la Lolita di San Benedetto è già sommersa di proposte. Pare anche che altre ragazzine si stiano industriando per qualcosa di più estremo, perchè ormai quello che ieri era impensabile oggi è già patetico.
Massimodelpapa
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lunedì, 29 gennaio 2007
IL CIELO
Frammento dopo frammento, rammendo dietro rammendo Roberta Fonsato inventa una commedia crudele, tanto, tanto più tragica perchè finisce bene. Succede quando a fingerla son quelli che non vivono, i diversi, i malati, dai passi attorcigliati, fiamme o laghi negli occhi, che solo questa notte conquisteranno il cielo. E si potrà anche dire, come sostiene Roberta, che quel confine è labile sino a farsi opinabile: ma c'è e non te ne liberi, la società lo conosce, lo stabilisce, lo tollera magari ma non lo azzera: bestemmia, eresia semmai, non da noi così sani. Razionali. Normali.
Finchè non scocca il tempo di salire su un palco...
Il testo giusto un pretesto, porta aperta da aprire: Roberta sa il suo mestiere, sa come dare ali a nudi comprimari. C'è un Poeta in esilio nell'Isola che non c'è, mimetizzato nella fragrante umanità, finché non si ritrova, Diverso per eccesso, a garantire l'amore di due che saranno strani... ma pure così umani...
Vola via in un'ora questa scalata al cielo che Alessandra Cicalini, giornalista sul serio e Sciuscià sulla scena, racconta nel diario del progetto di un anno: “Ma il destino che si è avuto, non lo si può cambiare”, e il destino è crudele, è la favola cinica che muore in un lieto fine negato a chi lo incarna, lascia l'eco di un sogno: quando il vero è illusorio, e così denso il falso.
Solo che i personaggi, smessa la loro pelle, stavolta non si rassegnano, non tornano normali, no, loro si spengono: si spogliano del cielo.
Quando la vita è istinto, più abile è il disabile. Allora l'urlo sguaiato, di tromba nella notte diventa sinfonia; i gesti stralunati l'armonia di una danza; la poesia dell'errore, sola normalità. Adesso, lo spettacolo è stinto e fiori disperati volano sul pubblico; adesso, chi è più sconvolto sale al cielo: davvero. I più alienati impazzano, drogati d'ovazioni, sui loro volti smorfie selvagge di emozioni. Hai mai visto la tetra felicità di un down, seduto perso in platea? Si contorce nel pianto: ha colto ciò che non sa, che non potrà mai capire, che quelli come lui questa notte hanno vinto, hanno sposato il cielo: mentre quant'è pesante, quella normalità; la mediocrità, guardala, come resta là.
Solo chi è tutto istinto vola, nel vento diventa altro, divora finta realtà, se ne fa divorare. Ancora. Ancora... Qui, chi è più insano è divino. Questa notte, questa notte soltanto la felicità è vera, ogni illusione è vera, ogni vendetta è vera, e il destino è sconfitto.
Massimodelpapa
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sabato, 27 gennaio 2007
FORZA ITALIA DAL NULLA AL NULLA
La politica come attività improvvisata, affidata agli avventizi, alle signore nessuno “che guidano un'azienda” è una costante del berlusconismo. Dopo 15 anni sorge in Forza Italia il problema di trasformarla da movimento in partito, vale a dire la creazione dal caos, la rivoluzione copernicana di un'entità sorta vantandosi di ciò che non era, un coagulo fumoso, alimentato dall'aria che cammina, dai sogni e dalle urgenze dell'Autocrator. “Se Forza Italia non è un partito che cosè?”, si disperava il filosofo Norberto Bobbio e Berlusconi, di rimando: “Tante altre cose”.
Oggi quell'accozzaglia di niente, che però ha condizionato il destino di un Paese moderno, quella proiezione del potere di uno solo genera per partenogenesi altre stille di nulla, i soliti club o movimenti o circoli “che crescono a un ritmo di cento adesioni al giorno” affidati dall'Autocrator, ormai pacificato dall'aver vinto la sua battaglia contro la legalità, a una signorina nessuno tale Michela Brambilla. Come per incanto questa ex presidente dei giovani di Confindustria, quanto a dire il niente che avanza, ma concreta al punto giusto come piace all'Autocrator, scala le gerarchie del partito che non c'è, che s'ha da fare, nello sconcerto dei ras, dei satrapi locali e dei portaborse che nel partito inesistente scoprono di avere un potere inesistente, derivato dall'Autocrator, sua sola emanazione e articolazione.
Forza Italia il partito che non c'è è tragicamente simile ai partiti monolitici delle dittature dove da un giorno all'altro qualche congiura interna, qualche purga ridisegnano gli organigrammi e il Potere continua come prima, granitico e spietato.
I cento nuovi iscritti ogni giorno alle bolle d'aria chiamate circoli testimoniano del mestiere della politica, meglio quella, meglio le sue parole gassose, i suoi compromessi, i suoi voltafaccia, meglio il suo potere incerto, meglio il suo precariato di quello dei call-center esaltati dall'ultraliberismo berlusconiano, perchè il precariato della politica, ad essere abbastanza scaltri e flessibili, può anche non finire mai, può diventare un precariato a vita. Ma Forza Italia non può cambiare perchè il nulla per definizione non può cambiare. Se è vero che niente si crea e niente si distrugge ma tutto si trasforma, è anche vero che solo ciò che è minimamente sostanziale può subire una trasformazione. Forza Italia è un ologramma nel quale l'ex potentissimo braccio destro dell'Autocrator, colui che in pratica la mise in piedi, Marcello Dell'Utri, è caduto in disgrazia non per le sue condanne più o meno definitive, ma perchè “porta sfortuna”, secondo l'Autocrator che condivide le fobie e le paranoie di tutti quelli come lui. L'ex rais di Publitalia si consola con le supreme banalità, ha scoperto l'acqua calda del populismo proletario, le vecchie sezioni che nella politica ci inzuppavano bigliardino e ping pong, solo riletti in chiave zen: “Anche quando sei sotto basta un punto, la pallina che gira e cambia tutto”.
E a dirlo è uno che passa per bibliofilo raffinato, cultore di tomi antichi, direttore di teatri, giornali, circoli culturali, membro della commissione Biblioteca e Archivio del Senato. Mentre l'Autocrator designa il suo successore, il postfascista Fini. Durante la serata per i Telegatti.
Massimodelpapa
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venerdì, 26 gennaio 2007
RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO
Ciao, un saluto da una persona che ti legge sempre sul Mucchio (lettore Mucchio dal 1985) e da qualche tempo anche sul blog. Ho un rapporto un po' contrastato con te e i tuoi scritti (troppo integralista, troppo indignato, troppo ...incazzato, non ho la forza per seguirti sempre), ma trovo che ogni tanto hai delle sintesi fulminanti: quella della morale del pizzaiolo per esempio, oppure, in uno scritto sul mucchio di qualche mese fa, la percezione della fine della politica che hai avuto durante la conferenza stampa della presentazione della neonata provincia di Fermo.
Una domanda: vedo che aggiorni il blog ogni giorno con interventi anche ponderosi? Come trovi il tempo? Non percepisci il pericolo che c'è dietro l'abitudine/necessità di scrivere qualcosa ogni giorno? Non temi la sindrome "Beppe Grillo"?
NESSUNO può scrivere qualcosa di sensato ogni giorno, e il blog ti forza a farlo con la sua semplicità.
Paolo Pierella - Ancona
Quello che faccio è quello che sono. Per me scrivere, anche aggiornando il blog, non è una fatica e non richiede particolare tempo, è anzi una necessità; mi costasse fatica, vorrebbe dire che ho sbagliato mestiere. Quando lavoravo al Resto del Carlino, dovevo fare sei o sette articoli al giorno, entro la prima serata, e in più trovavo modo di scrivere per me.
Pensa a Frank Zappa, che ha pubblicato sì e no il 2% di quanto ha scritto e inciso.
Quanto al pessimismo, mi pare che la cronaca superi perfino il mio; sul Mucchio non avevano ancora finito di darmi del qualunquista, dell'apocalittico con i miei scritti sull'impatto che la tecnologia ha sui ragazzi, ed ecco che salta fuori il videopompino della 14enne di San Benedetto con tutta la classe a fare da audience. Sai, il mio mestiere è scrivere, ma vedendo anche quello che c'è.
Grazie per la tua attenzione
mdp
Tutto giusto, tutto logico. Però siamo italiani, e la logica non è il nostro forte. La critica seria non arriva alle masse. Forse dovrebbe partecipare a uomini e donne o ad altre atrocità televisive simili per far giungere qualche messaggio ad un pubblico vasto... Il problema è che coloro che hanno capacità cognitive superiori a quelle di un primate vengono scartati... Dovranno trovare un'altro modo...
Nel frattempo io prendo esempio...
Flavio.
Io la chiamo la morale del pizzaiolo. Il pizzaiolo è uno che mentre sforna le pizze, bofonchia tutto il tempo, contro la televisione, contro gli evasori, contro i calciatori miliardari. Poi tiene sempre la tv accesa su Maria de Filippi, appena può ci s'ipnotizza; sfoggia un colossale poster della nostra gloriosa nazionale di calcio che ha vinto i Mondiali; e a fine pasto non ti fa la fattura, ma l'occhiolino. Solo che sostiene di fare tutte queste cose per i clienti, se no non gli vengono più...
mdp
Ciao Massimo, sono Marco di Castelfidardo. Condivido tutto del tuo scritto "pacifismo distruttore". Un mio amico dice che leggere qualsiasi tua cosa è come bersi 2 birre medie a stomaco vuoto. E' un complimento che sottoscrivo. Buone cose,
Marco
Forse è il complimento più bello che abbia mai ricevuto.
mdp
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PAESE SEGMENTATO
Il governo sblocca le licenze e i tassisti (96 dei quali sospesi solo a Roma in quanto pregiudicati e protetti dalla categoria) reagiscono alla maniera di Masaniello, mobilitando la camorra perché legni a casaccio giornalisti, politici e crumiri. Poi tocca ai notai, entità sconosciuta nel resto d'Europa, che sfilano per non perdere i loro surreali privilegi di casta. Seguiti dai farmacisti che non sentono ragioni: se le medicine entrano nei supermercati, son pronti alle barricate e magari a qualche avvelenamento. Banche e assicurazioni ci rapinano legalmente da sempre, pretendere un po' di chiarezza e di equità suona come una arroganza da sudditi che si ribellano, e ci vuole addirittura una legge per togliere quell'incredibile pizzo che si chiama “costo di ricarica” dei cellulari. Su per li rami si agitano, a turno, giornalai, barbieri, estetiste, statali lavativi, controllori di volo anche quelli dediti allo shopping e, buoni ultimi, i benzinari che non ne avranno colpa ma sono il capolinea di un ricatto a catena, vero terrorismo energetico.
In Italia c'è un numero imprecisato di categorie, il Paese è segmentato in lobbies, centri di potere, cosche e ne basta una a indurre la paralisi che è permanente perchè le categorie si passano il testimone della protesta. È tutto giusto ed hanno tutti ragione, ma il guaio è che l'appartenenza di gruppo definisce il limite del senso civico. Siamo fermi a un'etica dell'antistato, alle corporazioni di stampo medievale da cui i grandi pensatori cinici del Rinascimento trarranno la morale del particulare, del familismo amorale.
Non appartenere a una corporazione vuol dire non esistere, ma il pensiero corporativo è per forza nemico del bene comune.
È dura la vita per un governo che decida di passare dal riformismo parolaio a quello concreto, le corporazioni si ribellano, lo ostacolano con mezzi anche mafiosi, i cittadini più che apprezzare s'incazzano perchè sono a loro volta suddivisi e incanalati nelle corporazioni che al bene collettivo della concorrenza, della migliore qualità, del calare dei prezzi preferiscono quello parziale, ma immediato, del clan.
Oggi una coalizione di sinistra tenta di adottare quei provvedimenti liberalizzatori che il precedente governo, sedicente liberale, si guardò bene dall'introdurre, ma i primi antagonisti sono i partiti della sinistra radicale che condividono il potere. Perchè? Perchè la sinistra radicale è arlecchinesca, il bene comune non le appartiene, è come le suore di Madre Teresa che denunciano povertà e ingiustizie ma ne hanno bisogno per mantenere un senso, una ragione d'essere.
La partita di una morale diversa, meno corporativa, più collettiva e sensata, è persa: il prezzo di quasi tutti i beni e servizi in Italia è il più caro d'Europa e la loro qualità è scadente, il 63 percento del prezzo del carburante evapora in tasse arcaiche mentre si scopre l'ennesimo cartello delle compagnie petrolifere per tenere i prezzi artificiosamente alti. Sbloccare il monopolio dei gestori porterebbe come risultato finale l'avvio di una ripresa economica stabile. Ma i benzinai, che volenti o nolenti vendono il loro prodotto vitale e velenoso a più del doppio del suo vero valore, non ci stanno, tengono famiglia, il problema è ben altro.
È tutto giusto ed hanno tutti ragione, ma io sono stufo di finanziare da 42 anni le altrui rendite di posizione.
Massimodelpapa
Un'avventura vissuta da ABSOLUTELYFREE
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giovedì, 25 gennaio 2007
PACIFISMO DISTRUTTORE
Tornano a sventolare polverosi vessilli: le bandiere arcobaleno, non diverse per carica ideologica ai tricolori che i cretini mettono sul balcone. Magari insieme a quelle americane, tanto per ricordarsi la nostra sconfortante sovranità limitata. Altro che relativismo: siamo un Paese di bigotti contro bigotti, riconoscibili dalla spocchia petulante, l'ignoranza degli scenari complessi, la tendenza a banalizzare ogni contesto, la propensione alla demagogia e al populismo, come quella casalinga linguacciuta da Ferrara che così ha messo a posto il filoamericano Teodori: “Si ricordi che le casalinghe sono l'asse portante della nazione”.
Questa casalinga, a nome di altri come lei, stava guidando, per conto terzi, la fronda interna al sindaco di Vicenza che concedeva la base Usa nella sua città, dopo il nulla osta del governo. Questione antipatica, ma gonfiata ad arte dalla sinistra radicale, belligerante, che i pacifisti li manovra a proprio uso e consumo nell'immutabile intento di far crollare l'odiosa sinistra democratica, la maledetta socialdemocrazia, eterna ultima spes di chi nutre nel dna eterni sogni di rivalsa di una rivoluzione proletaria, da condursi “per la canna del fucile”.
Dell'America che nel vicentino ci sta da sempre, alla sinistra barricadera sedicente pacifista importa niente, ma la vede importante per le sue cospirazioni: nell'immediato, bloccare il rifinanziamento della permanenza del contingente italiano in Afghanistan sotto l'egida Nato e Onu cui volente o nolente apparteniamo. Ma neppure questo è l'obiettivo immediato della sinistra da centro sociale, che conta niente ma ha alle spalle Verdi, Comunisti Italiani e Rifondaroli a loro volta impegnati nel combattersi a vicenda in nome del pacifismo populista. Quello che davvero preme è avere un pretesto, un grimaldello per scardinare il governo dall'interno. Occasione che si presenterà con il decreto del rifinanziamento, da convertire in legge entro marzo. Qui Prodi potrebbe cadere per l'intransigenza (di facciata) di sei, sette senatori che, impuntandosi, rischiano l'effetto di riconsegnare il Paese a una destra più incarognita che mai. Capace di accogliere a braccio teso Prodi all'università, evento sul quale le televisioni berlusconiane hanno adeguatamente ricamato, omettendo di aggiungere che quel pugno di provocatori a gettone è stato rapidamente isolato dal pubblico nell'aula magna. Ai fascisti e alle telecamere di controregime berlusconiamo danno una mano, secondo costume, gli omologhi dei centri sociali, quattro gatti che tirano insulti e uova contro Padoa-Schioppa all'università in una commemorazione dell'europeista Spinelli.
Nel nome del pacifismo si prepara un assurdo, incredibile ritorno di un Berlusconi che fino a ieri ammetteva di essere cotto, di non avere più alcuna chance in politica. Ma la mano che gli ha tolto l'Udc di Casini gliela forniscono i quattro esaltati dei centri sociali, avanguardie burattine di quei partiti della sinistra radicale che li mandano a contestare futuristicamente le norme di una Finanziaria che proprio loro hanno contribuito a dettare, strappando non poche concessioni al Padoa-Schioppa poi fatto accogliere dagli squadristi.
Sono tempi duri per i realisti, per chi non sposa il velleitarismo. D'Alema come ministro degli Esteri sembra una sarta della geopolitica, corre dappertutto a rappezzare i buchi lasciati dal berlusconismo, in una coperta diplomatica corta, piena di strappi e di voragini in Medio Oriente, Siria, Palestina, Egitto, fino all'Iran pur che ragioni. D'Alema sa che con la nostra eterna debolezza strutturale, coi bilanci eternamente incancreniti, coi ritardi nella ricerca e nell'eccellenza e anche col servilismo berlusconiano recente siamo schiavi delle pretese americane e cinesi e russe e mediorientali, siano esse economiche, energetiche o militari; con il che la discussione sulla base americana di Vicenza, che c'era già e che sicuramente non è confortante, diventa però un falso problema. Ma i pacifisti onirici non se ne curano, se un problema è complicato loro lo rimuovono, lo banalizzano, gli basta esserci, cantare, sfilare nei loro turbini tricolori totalmente confusi e felici di rimuovere le ragioni della complessità, della diplomazia, della politica e anche della dipendenza strutturale. Basta distruggere, urlacchiare, anche odiare nel costume del pacifismo fazioso, intollerante e infantile con cui farsi manovrare, nella incrollabile convinzione che il Paese lo salveranno le casalinghe arcobaleno, asse portante del Paese. Anche se lo riconsegneranno al neofascismo per chissà quanti decenni ancora.
Massimodelpapa
Un'avventura vissuta da ABSOLUTELYFREE
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mercoledì, 24 gennaio 2007
RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO
Massimo la pianti di scrivere del Grande Fratello?
Daniele
Neanche per sogno, fino a che rappresenterà l'autobiografia della nazione.
mdp
Un'avventura vissuta da ABSOLUTELYFREE
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GRANDE FRATELLO, TANTI SOLDI TANTO PEGGIO
Concorrenti più osceni, più palestrati e sordidi. Trucchi, inganni, bugie e proposte indecenti. Ingroppate, ammucchiate per copione, turpiloquio infantile, gente appesa ai cavi in attesa delle “selezioni”. In ossequio alla regola aurea delle tv dettata dagli sponsor, crescere sempre nel trash, nella violenza, nel sesso laido si è aperta la nuova edizione del Grande Fratello, questo contenitore pubblicitario dall'etica concentrazionaria. Come al solito, più del solito non si bada a spese: la cattività, la promiscuità vittime-carnefici così cara ai secondini del Reich, “sei stato nominato” che equivale all'inesorabile sentenza con cui i relitti venivano spediti al gas, e la volgarità dei premi, in danaro, per i salvati a scapito dei sommersi che invece finiranno, emblematicamente, in una discarica. La presentatrice Alessia Marcuzzi si consola così: “La volgarità? Non me ne frega niente, ci sono cartoni animati che sono anche peggio”. Uno dei burattinai dietro le quinte, l'amministratore di Endemol Italia che produce il programma, Paolo Bassetti marito di Stefania Craxi, erede dell'insigne statista, aggiunge: “Ma quale trash, per me è un esperimento sociale che riprende pezzi di vita quotidiana”. Ma forse si riferisce ai gloriosi anni socialisti da bere in cui il suocero imperversava.
L'obiettivo, dichiarato, infallibile, è far risalire gli ascolti dopo le flessioni costanti delle passate edizioni perchè il Grande Fratello è una delle casseforti della famiglia Berlusconi che i soldi tradizionalmente li fa con la spazzatura prima di tutto, come tutti i parvenu della ricchezza alluvionale e senza scrupoli. Un'ode al tanto peggio che non ha padri, perchè nessuno si prende la responsabilità dell'osceno con cui infettare i più giovani, eppure rivelatrice. Scolpisce il direttore di Canale 5, Massimo Donelli, già tessera P2 2007: “Magari non arriveremo ai livelli della prima edizione, ma con tutte queste innovazioni sono fiducioso”. A maggior gloria del padrone Berlusconi, già tessera P2 1816, e del valvassore Costanzo, tessera P2 1819, l'addetto stampa del Maestro Gelli, che col rinato Maurizio Costanzo Show già comincia a fare incetta di nuovi apostoli dell'immondizia concentrazionaria del Grande Fratello. Poi, quando suppurerà il prossimo scandalo delle ragazzine in videovetrina a tre colpi un euro, via al galoppo nel telesalotto di turno, a dar la colpa alla società, ai relativisti, ai comunisti, agli alieni, ai kamikaze islamici, al Padreterno, ai cartoni animati, a tutti tranne che a se stessi. Perchè se siamo tutti colpevoli nessuno è colpevole, non è vero?
Massimodelpapa
Un'avventura vissuta da ABSOLUTELYFREE
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Solcando i sette mari
babysnakes

L’obiettivo nostro è ancora scrivere di
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La massima di Massimo
babysnakes on air
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Disponibile dal 14 Ottobre 2007
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