sabato, 31 marzo 2007
Un'avventura vissuta da ABSOLUTELYFREE
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venerdì, 30 marzo 2007
E LIBERACI DA CIELLE
Grande festa lo scorso 24 marzo per Comunione & Liberazione, guest star Paparatzy, trasmessa in diretta da Radio Vaticana la più elettromagneticoinquinante del mondo insieme a Radiomaria, che la senti perfino in galleria. CL con centomila fanatici sparsi in 70 Paesi, un esercito d'imbecilli disposti a tutto: come per ogni setta, mai trovato un ciellino mite, se lo è non è un ciellino anche se crede di esserlo: l'esemplare standard è una sorta d'invasato cattivissimo, spietato, cinico, rasato come un naziskin, milanista senza ragione, berlusconiano senza speranza, razzista senza rimorso, che prega cinque volte al giorno (guardando di sottecchi non alla Mecca ma alla gnocca) e negli intervalli bada al sodo. Son quelli che credono di avere il Padreterno in tasca, e, se ne incontrate uno, non regalategli una cintura con scritto “Dio è con noi”: la gradirebbe con feticistica e inquietante intensità. Sono anche quelli che ti dicono con una luce preoccupante negli occhi “Però che figo il papa, eh?”, e a te viene voglia d'infrangere subito il quinto comandamento.
CL, partorita dalla cattofascista "Gioventù Studentesca" da cui transitò perfino il capo brigatista Moretti, è l'altra faccia del Sessantotto, il contraltare di LC, l'expertise non su Marx ma su Gesù Cristo, fatto a loro immagine e somiglianza, la lotta continua contro la scristianizzazione. Un coacervo integralista, fondamentalista nei buoni affari, anche loro "volevano tutto" e l'hanno ottenuto, traghettati dal santone don Giussani dalle sagrestie fino alla Compagnia delle Opere, al clericalismo simoniaco, alle operazioni spericolate, alle presunte truffe, agli scandali, ai processi, insomma i soliti ingredienti di un nuovo miracolo italiano, dalle mense scolastiche di Roma alla Cascina San Bernardo di Milano, dai parcheggi ai cibi precotti e avariati, sino all'affaraccio di Oil for Food e al pilatismo di Formigoni che se ne lava le mani. CL contro Opus dei, CL fratelli coltelli con l'Azione cattolica, CL truppe armate per la politica che guarda a Andreotti e Salvo Lima, a Sbardella e a Craxi, a Berlusconi come porto obbligato. CL che dal basso del suo moralismo applaude i tangentari e fischia gli avversari, demonizza i "comunisti", cioè quanti non ciellini per l'orbe terracqueo, e santifica impunemente l'agente Betulla, a riprova che la Farina di CL finisce in crusca. CL è stata e resta il cristianesimo violento, talebano, per cui chi non è con noi è contro di noi e va spazzato via (mentre per i "nostri" ogni peccato è lecito, ogni perdono è annunciato). E questa visione da "Dio è con noi" ha sempre suscitato una comprensibile apprensione in chi aveva in mente un Dio più nascosto, meno fazioso. Ma CL, a differenza di LC, è lobby ancora viva, pulsante, non un fantasma. Viva e operante nel Potere. Tra un presunto miracolo e l'altro di don Gius, in vita come dopo la vita.
Massimodelpapa
Un'avventura vissuta da ABSOLUTELYFREE
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giovedì, 29 marzo 2007
Se la prima edizione della rassegna musicale La musica e l’autore si era focalizzata sull’energia dei suoni della musica popolare con l’intento di portare attraverso essa maggior slancio e vivacità culturale nel territorio, questa nuova tappa si indirizzerà alla canzone d’autore nelle sue varie sfaccettature. Canti, suoni, parole (gli artisti si racconteranno a ridosso dell’esibizione), immagini (disegnate da un vignettista durante i concerti che diverranno una mostra), saranno gli ingredienti salienti della seconda edizione de La musica e l’autore. Dopo il C.S. Leoncavallo, l’ospitalità alla rassegna la darà lo Spazio Teatro 89 grazie alla lungimiranza di Claudio Acerbi, illuminato dirigente della Cooperativa Edificatrice Ferruccio Degradi di Milano, il quale ama spesso ripetere: “…noi siamo una cooperativa che costruisce case…”. Dato che l’associazione tra urbanesimo ed arte non è improponibile, si potrebbe aggiungere, utilizzando le parole del sociologo Domenico De Masi, esperto dei processi di rivitalizzazione e sviluppo dei centri urbani anche attraverso programmi culturali, che “…all’arte, e non all’immediatamente utile, si ricorreva per propiziarsi gli dèi…” e poi “…è stata la società industriale a isolare il bello, cioè l’arte, dal mondo del lavoro…”. Tranne poche eccezioni. Vale la pena fare in modo che uno di questi programmi possa insediarsi in via Fratelli Zoia 89?
Così scrive Rosario Pantaleo nel presentare la rassegna che si apre a Milano dopodomani, sabato, con Massimo Bubola & Eccher Band, incontrati proprio da Rosario. Caldamente raccomandato dal sottoscritto, se può significare qualcosa.
mdp
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INFERNO FERROVIARIO
Il ministro dell'Economia Padoa Schioppa, uno di quelli delle pensioni d'oro, dice che i biglietti dei treni sono troppo bassi e che questo ha provocato il dissesto delle Ferrovie. No, i biglietti rapportati alla qualità offerta osno già un furto e il dissesto è stato determinato da tutt'altre cause, prima fra tutte l'aver considerato le Ferrovie come vacche da mungere, come uno dei paradisi clientelari e del malaffare. Un mese fa hanno annunciato un nuovo rincaro delle tariffe per il prossimo ottobre, ma i due aumenti in un anno, pari al 20 percento del biglietto, che sarebbero da crisi di governo in un Paese dove i treni funzionano, diventano da scandalo dove i convogli sono bare viaggianti. In cosa si giustifica questo continuo salasso dei consumatori se non in ruberie e disservizi già scontati dai consumatori?
È di pochi giorni fa l'ennesima inchiesta su un viaggio di poche centinaia di chilometri durato nove ore. Alcuni mesi fa l'inglese Tim Parks fornì su Internazionale un ritratto allucinante, ma puntuale, delle sue esperienze ferroviarie nel nostro nordest. Report più dimostra malagestione e rischi letali sui treni e più Trenitalia lo querela. I boss delle ferrovie imposti dalla politica si succedono nei propositi di risanamento, nei risultati deludenti e nell'incasso, l'ultimo, Cimoli ha preso 5 milioni di euro di buonuscita per averle depredate ed essere passato ad altro.
Chi sconta l'inferno ferroviario? Chi ci si avventura, anche se spesso contribuisce a peggiorarlo. Non c'è uno che rispetti quel patrimonio comune che sono i vagoni, ridotti a latrine ambulanti. L'inciviltà, si sa, è contagiosa, nessuno protesta perchè non serve o non conviene, la maleducazione e la cialtronaggine concentrate nei vagoni sono le stesse dilatate per le strade e per il vivere infame del Paese. Adesso anche i predoni, i corsari che al sud sequestrano e rapinano i viaggiatori come per i sette mari, e se un controllore è tanto pazzo da reagire lo sfregiano con un vetro.
Ma i principali artefici dello sfascio, per inerzia o concorso attivo, sono i privilegiati che in treno non salgono mai e se lo fanno hanno treni improbabili, tutti per loro, lustri, veloci, silenziosi. Come quello del capo dello Stato che ne ha uno personale, simile al dittatore nordcoreano. L'Italia non è la Corea e i suoi politici non sostanziano una dittatura ma una oligarchia, una casta di eletti in grado d'imporre decisioni allucinanti, sì. Rincari tanto scriteriati e impuni avranno tra gli effetti collaterali quello di intasare ancora di più le autostrade, non meglio messe con ulteriore crescita di incidenti, inquinamento, costi sociali. Ma che importa a un superministro, superpensionato, aduso a spostarsi in supertreno?
Il surrealismo dei rincari del 20 percento in un anno sta nel fatto che sui treni normali oggi si viaggia non come ma peggio di 50 anni fa. Le ferrovie, più che a far spostare gli italiani, sono servite a collocarli, ma anche a far loro perdere tempo, a volte la salute, di tanto in tanto la vita. Pagare di più per uno sfacelo che anno dopo anno peggiora invece di risolversi, per i 5 miliardi di euro evaporati in un'alta velocità che nessuno ha mai visto, per le pensioni e le lenzuola d'oro, per gli appalti e i subappalti delle pulizie o delle biglietterie che non funzionano, per l'efficienza che è chimerica, per la puntualità che è proverbiale alla rovescia, pare eccessivo. Ma la politica non fa una piega, tantomeno l'eterna sinistra che ha altro da pensare, altro per cui marciare. Sapendo che tanto il paese civile il biglietto continua a pagarlo e quello incivile a non pagarlo.
Massimodelpapa
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mercoledì, 28 marzo 2007
GENERATION MOCCI(OS)A
Niente è più decrepito del giovanilismo, seppure oggi col lifting si appella “licealismo”. A cambiare è il senso: da patetico sforzo per invecchiare mai, a truce messinscena indotta dal Mercato. Questo 2007 è una fioritura (tardiva) d'imbonitori infami infagottati in felpe dei cartoni animati, nutriti di paccottiglia, d'improbabili miti scaduti da 30 anni, perchè questi cialtroni, fanciulli taroccati, sono tutti oltre la soglia delle 40 primavere (dichiarate). Sono i sempregggiovani che guardano al passato, son gli anelli mancanti tra oggi e ieri l'altro. Partono dagli Ottanta, forse qualcosa meno, laddove Fabiofazio, il protoparaculo, aveva salutato.
La weltanschauung di questi Peter Pan con la pancia sta nell'insostenibile leggerezza dell'apparire, nel narcisismo insistito, in una proustiana presunzione per cui già al liceo, liceo-bene ovviamente, da figli dell'élite, nella vaporosa adolescenza si riconoscevano predestinati al successo, per familiar blasone: capiclasse, trascinatori, scavezzacolli pronti a non crescere mai ma a vincere sempre. Non da sgobboni: sempre da genietti, piccoli guastatori, superometti che la notte prima degli esami la passavano in scioltezza a ciulare (si diceva così), al concerto del Boss, a elaborare una piattaforma politica per eterni Mocciosi.
Da tali rimembranze esce una pochezza desolante, da bell'età traspirata in fuga da se stessa, che fatalmente impatta l'età della sragione. Un passato presente, un presente passato che invade di gran niente un talento mai nato: libretti, canzoncine, filmetti imbarazzanti. Nel mezzo del cammino, fanno il verso a se stessi, ai loro trabocchetti, lucchetti e specchietti per le allodole.
Perchè questa commedia dell'eterno gioco, dell'incantare il tempo ha effetti ritardanti sui gonzi che ci credono, passeggeri d'un tram chiamato climaterio. Fasulli storditi a fusilli, presunti creativi, sicuri cretini, grafomani nati, aspiranti giullari. Caciocavalli appesi a se stessi, aspettando Godot, uno pur che passi. E non sanno che per una finta cazzara che sbarca in Parlamento, perchè ha già dietro un nome, un potere che pesa, un milione di illusi resteranno a grattarsi.
Così vanno, anzi non vanno, le cose nella “società incapace di rinnovarsi” di cui parla il rapporto di Demografia della Società di Statistica, che dipinge un Paese fermo, guardacaso, a 30 anni fa, con la famiglia che ritorna tribù e i preti preoccupati dell'esatto contrario di quel che dovrebbero, cioè una transumanza imperterrita fra il manifesto e lo specchio, il cesso e la cameretta, il bar e la casetta. Inchiodati per sempre tre metri sotto il melo. Epperò non c'è niente di più morbosamente serio di questi ectoplasmi giocherelloni, una volta che arrivano a cavalcare l'onda: cominciano a contare, in euro, e sotto la felpa si scoprono un cuor di doppiopetto. Del resto, non era appunto negli anni Ottanta che partivano il liberismo, il globalismo, la filosofia “greek is good”, avido, cinico è bello?
Massimodelpapa
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martedì, 27 marzo 2007
RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO
La speranza potrebbero darcela solo i giovani. Ma guardandosi in giro, si capisce che speranza è morta. Perchè i "nostri" giovani hanno una paura fottuta. Di affrontare la vita, di costruirsi da sè il proprio futuro, di pensare con il proprio cervello. A 20 anni prendono il viagra perchè hanno paura anche del proprio uccello. Hanno paura di disprezzare fino in fondo i buffoni che siedono in Parlamento. Perchè? Perchè hanno paura (o sanno già? O sognano?) di diventare come loro. E allora meglio imbottirsi le narici di cocaina (proprio come i buffoni che siedono in Parlamento). Meglio sballarsi fino al rincoglionimento. Fino a rischiare di lasciarci le penne, come Lapo (che mito eh?). Meglio sognare di diventare come Briatore, altro che Giorgio Bocca. Meglio evitare di pensarci troppo, alla vita. Meglio diventare delle amebe che procedono per imitazione. Meglio vivere emozioni "artificiali", davanti alla playstation o con una pasticca. Meglio non crederci troppo, in certi valori, perchè un giorno si rischia di scoprirsi completamente vuoti e disposti a tutto pur di ricevere "protezione". La parola "dignità" bisognerebbe cancellarla dal vocabolario. E' una parola che non ha più senso.
Marco Diamantini
Io sono convinto che ne muoiono ancora troppo pochi. Chi si ispira a Lapo o a Corona, chi si infila un paio di occhiali da mille euro per atteggiarsi a personaggio da reality, chi abusa dei compagni o dei disabili (o assiste indifferente o divertito), chi pretende la macchina da duecento all'ora e lo sballo obbligatorio, chi non si pone mai, neppure per sbaglio, il problema di una solidarietà, un impegno, un bene comune, è già morto e non merita di star qui a consumare aria, e a far danni. E non c'è più differenza generazionale, tutti lerci allo stesso modo. Ieri al tribunale di Potenza hanno sfilato quattro coglioni di "vip", con la gente che si è accalcata coi binocoli e i videotelefoni fin dall'alba per filmare la Lecciso e un paio di troie implicate in favoreggiamento e ricettazione, con le cancelliere del palazzo di giustizia che facevano gli urletti vedendo Raul Bova. L'isola dei Famosi è Alcatraz, e piace a tutti. Stamattina leggevo di quel padre che ha dato quattro schiaffi ai ragazzini che hanno abusato della figlia dodicenne. "Mi ridevano in faccia", diceva quel padre, "quando li incontravo, hanno riso in faccia anche al magistrato sapendo che non rischiavano niente". Il preside ha tolto la vittima dalla classe, agli stupratori non si è permesso di dire niente. Nessun genitore di quei quattro babypirla si è sentito in dovere di scusarsi. Però adesso sono loro a querelare per lesioni il padre della ragazzina, anche lei peraltro pochissimo accorta ad accettare, da sola, certi inviti così strani, così ambigui. Io una figlia non ce l'ho. Ma fosse successo a me, non mi sarei accontentato dei quattro schiaffi. Hai presente Bronson nel Giustiziere della notte?
mdp
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POLITICA MALEDETTA, TI AMERO'
C'è un modo di rapportarsi alla politica, specie tra i giovani, che è diventato insopportabile per qualunquismo e ipocrisia: fingere di esecrarla, di detestarla, di maledirla questa politica sconcia per poi affidarle l'orizzonte immobile di una vita intera. Dovevo fare da direttore artistico in due rassegne gemelle, dirette agli studenti, tra musica e informazione indipendente per dire capace di mettersi in discussione. Nel senese un assessore si è rimangiato, da politico di razza, i quattromila euro promessi, ma gli organizzatori non si son persi d'animo: bussando alle sette chiese, stiracchiando la coperta, comprimendo le spese e le pretese di tutti, ne son venuti a capo. Altrove invece, di fronte grossomodo allo stesso scherzo, si sono arresi senza combattere, perdendosi in strampalati sogni di gloria, in collaborazioni oniriche, in puntate al rialzo suicide nella speranza di farsi considerare dalla politica sovrana che aveva già deciso, che li aveva con tutta evidenza “nominati” come si dice al Grande Fratello per fare fuori qualcuno. In una isteria crescente che non sortiva niente, per giorni e giorni finchè li ho abbandonati al loro destino. “Non siamo capaci di trovarci uno sponsor, non sappiamo che fare, per noi l'unica strada è la Regione altrimenti siamo rovinati”.
E in quella desolazione capivi che certa gente si passerà fino alla fine dei tempi, di generazione di generazione, senza liberarsene mai, il virus di una mentalità contorta, bizantina, il fare una cosa per farne un'altra, per emergere nel paesello derelitto, diventare notabili a propria volta, a costo del cappello in mano davanti ai burocrati riconosciuti come ladri ma ai quali affidare sogni e realtà. Che è, per l'appunto, il circolo vizioso sul quale conta la politica indecente per riprodursi immutabile: io non mantengo i miei impegni, ti sfrutto, ti tratto da suddito e tu continuerai a ricorrere a me perchè hai bisogno di me per sopravvivere in questo deserto al quale ti condanno. Uno spaccato, eccellente, di questa politica sudicia si è avuto con l'inchiesta di Riccardo Iacona i cui truci protagonisti, i politici catanzaresi trasformisti senza vergogna, ingeneravano un curioso effetto collaterale: dopo due puntate si finiva quasi per affezionarsi a loro come ai Simpsons o agli Addams, eroi negativi che ci fanno sentire migliori. A torto, perchè Catanzaro siamo noi.
Perchè i giovani, dietro le belle parole, dietro l'orgia di valori che non mancano mai, si arrendono, si lasciano umiliare e non hanno l'orgoglio di fare da soli, di tentare almeno una strada autarchica, più dignitosa? Perchè della dignità non importa loro niente, perchè quello che sperano è entrare nel gioco squallido che pubblicamente disdegnano. Come scrive Giorgio Bocca: “Ma cos'è questa politica che li fa impazzire? È diventare assessore del Comune, della Provincia, della Regione, con assegno mensile, massimo desiderio l'assessorato ai lavori pubblici per rubare in proprio e far rubare gli amici. Essendo questa la scena politica in gran parte del Paese, chi se la sentirebbe di mettersi nei panni di uno Chirac che, rinunciando alla rielezione, dice, credibile e creduto dai suoi compatrioti, di amare la Francia e i francesi, di volere ancora far qualcosa di utile per loro?”.
Da noi, non potendoci mettere nei panni di alcuno statista, perchè non ne esistono, ci si accontenta di andare a sentire le star televisive come Travaglio che dice peste e corna della televisione tutta, salvando guardacaso il suo impresario Santoro. Un po' di indignazione catartica e poi, la mattina, di nuovo a far la fila col cappello in mano davanti ai sancta sanctorum della politica.
Dice ancora Bocca: “Mi chiedo quali dosi di pazienza, di sopportazione e di amore debba possedere un cittadino italiano per tollerare questo stato della politica e come si possa ancora condannare l'antipolitica”. Ma la risposta ce l'ha data lui, tante volte: questa politica siamo noi, da sud a nord. Mandiamo in Parlamento e negli enti locali i nostri carnefici sperando un giorno di poterli raggiungere, di trasformarci da sommersi in salvati.
Massimodelpapa
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lunedì, 26 marzo 2007
ULTIM'ORA
Danilo Coppola, il capellone calvo, ma ladro, tenta il suicidio in carcere: si scheggia un braccio. ahò, manco questo, sa fare.
Bertinotti contestato da ultrasinistri più sinistri di lui: lo volevano picchiare, perchè loro son pacifisti.
Allora, è o non è Mastella quello nel video in barca col trans? Mah. Certo che se fosse, davvero un dico nel culo...
La Moratti in corteo sulla sicurezza con Berlusconi, uno che teneva in casa un boss. Quando si dice “convivere con la mafia”.
La 12enne faceva “boccucce” in videotelefono, il babbo picchia i compagni di scuolae beneficiari. D'accordo. Ma una sculacciata anche alla bambina? O forse, meglio di no: capace che ci piglia gusto...
Potenza, Nina Moric, moglie di Corona, dal pm Woodcock. Ispirata dalla traduzione, “cazzo di legno”, prova subito a dargliela, per uscire dall'inchiesta.
Elton John, festa di rara pacchianeria per i 60 anni. Lui: “Ho ancora tanto da dare e far vedere”. Ed è proprio questo, a turbare...
Appello Sme, chiesti 5 anni per Berlusconi: corruzione in atti giudiziari. Possibile dopo che è stata dichiarata incostituzionale la legge Pecorella che vietava l'appello delle assoluzioni. Sic transit gloria mundi: da Pecorella a pecorina.
Paparatzy: “Non se ne parla, ma l'inferno c'è”. A me, lo dici...
mdp
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LE MALEBOLGE DEI POLITICI
Dicono i moralisti alla rovescia che non debbono interessarci le orge del potere, i suoi vizi privati fra droga e trans. Ma allora perchè ci inzuppano il pane loro per primi? Per la semplice ragione che non è così, non si può scindere il potere dalle sue orge, nella storia non è mai successo e meno che mai oggi con Berlusconi profeta del conflitto d'interessi, che consiste appunto nella commistione fra potere e media, fra politica e spettacolo. Se il portavoce del governo viene ricattato mentre parla con un viado da un giornale del capo dell'opposizione, non dovrebbe riguardarci? Non è un gioco sporco che mina la democrazia con l'apparenza di difenderla? Adesso spuntano nuovi video con altri politici “ritratti” dicono gli inquirenti “non a scopo di estorsione ma di ricatto politico”.
Politica e oscenità non sono sfere distinte e neppure comunicanti: sono cerchi danteschi dell'inferno del potere per cui Berlusconi mette a disposizione del promoter Lele Mora, che ha superato in importanza i direttori di rete, le sue ville in Costa Smeralda e le sue televisioni, riempite da Mora dei suoi pupilli nei programmi trash di Berlusconi che se ne giova. Lo stesso accade nella Rai governativa, perchè lo scopo è il solito: i buoni affari, ma anche, soprattutto il rimbecillimento della pubblica opinione che guarda e che vota, che riconosce un politico come un personaggio dello spettacolo. Da Mora e da Briatore riparano bufale politiche come la Pivetti ma anche uomini delle istituzioni ai massimi livelli, perfino ministri. Fa paura pensare che una decisione di governo viene presa al Billionaire e comunicata a Porta a Porta. Ed è pressochè impossibile distinguere in televisione un politico da un industriale da un faccendiere da un guitto.
No, non è proprio vero che una cosa sia la politica e un'altra i fatti privati. Magari l'arte della politica come scienza degli eletti non è mai esistita, tranne che nella testa di Aristotele, ma mai come oggi la politica è un misero sottoinsieme dello spettacolo laido. E poi, questi potenti ricattati!, che dicono: “Nessun problema, ho pagato 50.000 euro una foto perchè così mi conveniva”. Ma se non per ricatto, per cosa?
Massimodelpapa
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domenica, 25 marzo 2007
L'anteprima sulle letture di domenica prossima su www.libreriarcobaleno.splinder.com
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Solcando i sette mari
babysnakes

L’obiettivo nostro è ancora scrivere di
vita
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La massima di Massimo
babysnakes on air
MassimoAscolto
La presentazione e... ascolta in anteprima
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