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lunedì, 30 aprile 2007

- 21:05

Un appuntamento originale e... senza età, domani a San Benedetto del Tronto, per trascorrere un Primo Maggio davvero diverso. Su questo blog

Un'avventura vissuta da ABSOLUTELYFREE

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- 19:55

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO

Luttazzi subì un sopruso, Massimino. E non ne approfittò per rifarsi una verginità artistica, ne ci campò sopra con furbe operazioncine a la "VIVA ZAPATERO!". Rifiutò - e non appunto medaglie: era LOGICO rifiutasse. Giusto un promemoria, MightyMax - quando Ferrara gli propose di collaborare a "Il Foglio"; rifiutò gli inviti da Fazio, a Ballarò, RockPolitik, Sanremo 2007 per menzionarne alcuni - oltre alle offerte d'altre reti. Non si tratta di ritener DOVUTO un posto in RAI. Il suo punto di vista è semplice: "Eliminando la satira dai propri piani editoriali, abdicano al proprio ruolo di servizio pubblico". A meno che il solo fatto di voler comparire in TV non ne faccia un coglione. Nel qual caso, errore mio.
Mattia Coletti

Mi si nota di più se vado e sto in disparte, o se non vado e poi mi lamento? Certo, se il senso della vita è andare o meno in televisione, se quello è il motore immobile attorno al quale tutto il resto ruota, allora buon pro. Che dire? La gente normale ha altri problemi per la testa, ma posso capirti: in un'epoca orfana di Pasolini e Carmelo Bene, anche un pallido surrogato che annusa mutandine e mangia stronzi di cartapesta può consolare. Così, un mediocre comicuzzo scaturito dalle reti Mediaset può diventare l'ennesimo martire della libertà. Ti ricordo, in ogni modo, che Luttazzi si candidò a suo tempo a far parte di Sky di Murdoch, peraltro definito "il peggio che la destra mondiale possa offrire", "uno che ha finanziato la guerra in Iraq di Bush, Blair e Berlusconi", e pur convinto che "non durerei molto".("l'Unità" del 31 agosto 2003). Come vedi, quando si parla di televisione, ubi maior minor cessat. Gli andrebbe spiegato, comunque, che Luttazzi non equivale fisiologicamente a servizio pubblico, e che la satira non deve per forza essere volgare altrimenti si pone dei limiti, quindi si censura, quindi non è autentica ecc. ecc. A volte, sotto la volgarità, niente.
mdp

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- 11:26

GLI INUTILI

(parte 1) LA STESSA COSA
Latrano perchè è l'unico modo per farsi sentire, tanto sono squallidi e contati. Latrano, spruzzano stelle a cinque punte e scandiscono la formazione dei “compagni arrestati”, sordi o compiacenti ai riscontri che li inchiodano, le intercettazioni, i pedinamenti, gli arsenali, i programmi di eliminazione, i legami coi vecchi mascalzoni. Latrano e nel nome del loro stralunato pacifismo vogliono seminare litigio, rissa, guerra. C'è da compatirli, non da capirli: possono farlo qui, altrove non troverebbero spazio. Hanno il portafoglio pieno di soldi e la testa piena di ferraglia. Questi sfigati nati vecchi non meritano tante attenzioni, sono i figli vigliacchetti e paranoici dell'Italia opportunista e illegale.
Però fanno male le facce delle istituzioni a snobbarli. Perchè gli impulsi possono essere, come sono, irrazionali, da cani latranti, ma quelle facce cosa ispirano di diverso? Sono le facce dei politicanti impresentabili, tutti, nessuno escluso, da sinistra a destra. Tolta il magistrato Ilda Boccassini, che in questa Italia delirante ha un valore, morale e professionale, impossibile da tollerare per certi professionisti del cialtronismo e del malaffare, gli altri sono un'accozzaglia di affaristi, habituè della marchetta, drogati di dichiarazioni, pacifisti che vanno alla guerra, guerrafondai da “armiamoci e partite”, liberisti che difendono i monopoli, statalisti che inneggiano al mercato, aziendalisti sotto l'ombrello dello Stato, sedicenti riformisti da riformatorio, ambientalisti che non distinguono un toro da una vacca, frequentatori dei bordelli televisivi, magnaccioni da convegnite cronica.
Fischiare è facile, lo sappiamo; ma le facce che ci comandano non ispirano niente di meglio: non meritano rispetto, non fanno niente per meritarlo, sono un sistema stritolato da se stesso, una casta solidale al di là delle dichiarazioni di facciata, delle finte risse parlamentari. Un'accolita di mediocri che pensa a conferire la maggiore azienda italiana a Berlusconi nel nome dell'italianità, suprema truffa retorica per continuare a mangiare con le armi del potere politico. Un'accozzaglia foraggiata da banchieri al limite del codice penale, scampato grazie alle leggi di chi sta sul loro libro paga. Una nebulosa che si perde nel parto di partiti che generano più scissioni che accorpamenti, e reclutano quali padri nobili ex giovani mascalzoni, esattamente come quelli che oggi li fischiano, ormai ridotti a vecchi imbecilli dalla saggezza millantata. Una brigata di puttanieri da ricatto fotografico. Sono una massa di incapaci che assistono inebetiti mentre il Paese si scanna, si deruba, si violenta, si istupidisce davanti ai talk show che girano 24 ore al giorno su tutti i canali. Sono decrepiti. Hanno incrostato la politica nelle loro “maschere grandguignolesche del potere”, hanno instillato nei giovani o un disgusto insanabile o un'emulazione che è anche peggio perchè puzza di complicità, di attesa sciacallesca: chi succederà a questo cimitero degli elefanti che è la politica italiana, lo farà quando sarà a sua volta decomposto dall'età e dai vizi assimilati. Sarà una successione solo biologica, non mentale, men che meno etica. È il mestiere del comando che continua circolare nel suo eterno ritorno, senza ricambio d'aria. Vecchi della stessa vecchiezza i professionisti della politica e quelli dell'antipolitica.
I figli di papà filobrigatisti non inducono altro che disprezzo. Esattamente come i loro bersagli, che sono, e pare impossibile, ancora più sconci di chi così sgangheratamente li contesta, e lo fa solo per usurparne il posto: nel Palazzo e nella Televisione, che ormai sono la stessa identica cosa.

(parte 2) FREAK SHOW
Chi è la gente? È quella che fa la fila una notte intera al processo Franzoni e si munisce di numerini per entrare e si picchia per la ressa. Quella che alterna la messa della festa al brivido dell'orrore, della madre assassina da sfiorare, da guardare negli occhi per un attimo. Sono le facce spente che ammiccano dietro i giornalisti, che sproloquiano di innocenza senza le minime basi giuridiche, appellandosi al diritto mammifero, all'istinto, all'irrazionalità più selvaggia. La gente è quella che scavalca una ragazza che sta morendo negl'inferi della metro, come un sorcio, con la testa trafitta da un ombrello. Chi è la gente? Sono le madri vili di Pasolini, i piccoli borghesi che siamo un po' tutti, quelli disposti a tutto per sistemare un figlio, per difenderlo oltre decenza se mascalzone o criminale. La gente è quella che non ha coscienza del proprio squallore, ti sorride da una telecamera, del tutto impermeabile all'occasione che la tiene lì, l'annientamento di un bambino compiuto dalla madre, sangue e cervello dappertutto ma quelli sorridono, sgomitano, vogliono vedere la bestia, la vogliono adorare. I più abietti non si rassegnano, mandano fiori alla carnefice, la osannano come un'attrice, la chiamano ad accudire i propri figli all'asilo. La gente è quella che di tutto si indigna, signora mia, però non si scompone se scopre che la scuola materna dove manda i pargoli è un museo degli orrori. Questa è la gente che la nostra democrazia un giorno ha mandato a votare, per farla consumare sempre più, avendo cura di mantenere il suo sottosviluppo sociale, culturale, mentale, ed anzi di potenziarlo giorno per giorno con una televisione che ormai è oltre il fascismo, è è pura lobotomia. La gente, questa gente, è disumanità inutile, che non lascia altra traccia se non una scia di disgusto e di squallore indicibile.
La gente è quella che esulta perchè hanno dimezzato la pena all'assassina e non sa perchè, non sospetta nemmeno che i giudici, non fidandosi neppure di se stessi, dei propri colleghi, del diritto che amministrano, hanno preferito una pena minore, ma blindata, ad una eclatante ma che si prestava ad essere demolitata in Cassazione: come dire anni di galera pochi, maledetti e subito, anche se la mamma assassina difficilmente se li spenderà in una cella, perchè dalla sua ha non la legge ma la gente cui basta esserci, sentirsi schiamazzare, le basta aver trasformato una tragedia in un reality, un processo in un freak show. Poi, se una madre assassina ne scatena per emulazione altre dieci, la gente finge di disperarsi ma in realtà è eccitata, felice perchè la sua vita è tanto noiosa e almeno in televisione non si parlerà d'altro, e con un po' di fortuna, il numerino giusto e tanta pazienza, ci si potrà infilare almeno per un attimo nella tragedia collettiva.
Se no, sarà per il prossimo massacro.
Massimodelpapa

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domenica, 29 aprile 2007

- 10:07

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO

Domani da Biagi torna l'ultimo epurato di Berlusconi, Daniele Luttazzi. Era ora.
Paolo, Milano

E ringraziamo il Robin Hood Biagi, che ha prontamente raccolto l'autoinvito di Luttazzi, un altro in astinenza da video, considerato cosa sua. Anche se l'impressione è che il “vecchio cronista” sia ridotto a un santino in mano ai vari Mazzetti & c., che lo sbandierano per le loro guerre e/o campagne personali. Berlusconi coi suoi diktat, non solo quelli espressi a reti unificate, ha fatto parecchie mascalzonate. Ma guasti veri, comincio a sospettare, pochi. Se il Biagi è quello che si vede ora, fra un Saviano e una Momo, potevamo farcene una ragione: bastava e avanzava l'amico Fazio (anche lui, chissà perchè, considerato un martire censurato). Quanto ai vari Sabina, Luttazzi, Rossi, Santoro, Funari, l'ennesimo a considerarsi estromesso in quanto “scomodo” (ma c'è ancora qualcuno che non si ritiene tale, in questo Paese?), i loro ritorni, o avventi, parlano da soli.
mdp

Caro Massimo, Berlusconi e' stato assolto. E'innocente. E non poteva sapere di Previti. Dobbiamo porgli le nostre scuse. (e' un caso che tale sentenza arrivi dopo i pompini a vicenda con il PD? e' un caso. Sono io che penso male)
Cosimo

A pensar male si fa peccato, ma... E comunque l'assoluzione, per art. 530, II c.p., non dice esattamente che non poteva sapere, ma che non era del tutto certo, processualmente, che sapesse. La formula ideale per i giudici che, più che a Salomone, si ispirano a Ponzio Pilato.
mdp

Massimo, a proposito di Fioravanti e affini, sappi che qui a Roma il terrorista NAR Mario Corsi detto Marione conduce da anni tranquillo e beato la piu' seguita trasmissione radiofonica sulla Roma, osannato come capo spirituale da migliaia di tifosi ( magari molti tra quelli che hanno dormito una notte al gelo per comprarsi un biglietto per una partita di calcio)
Stefano

Sì, lo sapevo. E so anche che la cosa non disturba nessuno, anzi...
mdp

Ciao Massimo, è la seconda volta che ti scrivo e ancora una volta lo faccio per manifestarti la mia indignazione. Sono iscritto all'università degli studi di Napoli "L'Orientale", nell'ultimo mese, nel nostro ateneo, si sono verificate parecchie proteste da parte degli studenti (guidate, come sempre, dai soliti rivoluzionari dell'ultim'ora facenti capo ai vari collettivi) per un inspiegabile ed improvviso aumento delle tasse. Sono seguiti, quindi, pranzi sociali, assemblee, manifestazioni alle quali mi sono guardato bene dal partecipare. Ho avuto ragione; purtroppo. Oggi, infatti, camminando per la strada che porta alla mia università mi sono imbattuto in un manifesto che recitava, più o meno, così: <Cattivi Maestri. La lotta sociale dal 77 alla modernità. Oreste Scalzone incontra i ragazzi del collettivo Orientale per discutere dei problemi riguardo l'aumento delle tasse>. Questo nome mi puzzava di bruciato.
Appena tornato a casa vado su google e digito "Oreste Scalzone"; scopro, con grande rabbia, che la persona che oggi teneva un'assemblea in un'aula del MIO ateneo, a cui ogni anno MIO PADRE (non io) versa quasi 400 euro, è stato compagno di Toni Negri e Franco Piperno. Non solo, ma nel 73 ha anche aiutato due suoi colleghi di Potere Operaio a scappare all'estero, dopo che questi ultimi avevano ucciso in un rogo un ragazzo di 18 anni e un bambino di 8, la cui unica colpa era quella di essere figli di un attivista del Msi. Per questo motivo (con accuse per associazione sovversiva e banda armata) era stato condannato a 16 anni di carcere mai scontati perchè rifugiatosi in Francia. Puntualmente, è tornato in Italia, prontamente riabilitato, in questi mesi dopo che ilsuo reato è andato in prescrizione. In questo momento vorrei fare qualcosa, gridare a questi stronzi che l'hanno invitato cosa c'entra con le tasse universitarie. Vorrrei protestare con chi ha concesso l'aula per questa enorme pagliacciata...
lettera firmata


Sì, ma non prendertela troppo. Scalzone è ormai un pezzo da museo, e chi lo invita non sta messo molto meglio: cattivi maestri generano soltanto cattivi studenti. Cioè somari. Come disse una volta Montanelli: delinquenti si nasce. Ma Scalzone si diventa.
mdp

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sabato, 28 aprile 2007

- 13:29

PASOLINI FIGLIO DEL SOGNO
E voglio parlare della felicità di Pasolini. Quella che masticava su un campo da pallone. La sua immersione nell'epos, ma un'epica bambina, proprio perciò assoluta. La pacificazione dentro la furia. Il senso della vita in una corsa infinita come un volo. Il Sogno. E Pasolini è figlio del Sogno mentre indossa la maglia e una volta ancora mette in scena i pomeriggi interminabili, “i più belli della mia vita”. Anche l'ecumenismo, la sua finestra sul mondo: dentro un campetto non ci sono nemici, solo avversari con cui finire a cena. Non c'è politica se non quella delle geometrie, dell'agonismo, dell'esaltazione, e del perdono dopo l'errore di un compagno. La felicità infinita di Pasolini stava in una partita, e come è strano che proprio lui abbia giocato mediano, ala (per volare), regista mai. Il rituale del calcio è soggetto da giocare, scenografia da allestire, copione da rispettare e insieme improvvisazione. Non sembri esagerato, scomodare la gioia di un uomo tormentato: parlano le foto, prima di una partita, finita una partita: gli occhi brillano immensi, le rughe si spianano. Persino nella tensione dello sforzo c'è qualcosa di magico, una vigoria sana, da cavallo selvaggio nel corpo di Pasolini. Forse la notte, messi a dormire i demoni, riaffiorano le azioni, le prodezze, i gesti spericolati di mille partite a comporre una storia: il meglio della vita. Quali altri intellettuali conoscete che amassero ammazzarsi allegramente, in mutande dietro una palla? È stato unico anche in questo.
Massimodelpapa

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venerdì, 27 aprile 2007

- 00:05

UNA VOLTA ANCORA
E sono sposato e non ci credo. E mi aspetti e non ti vedo. Ma ti aspetto in questo sole che riaccende primavera, questa luce che si stende se Dio vuole torna ancora. Di piante che sorridono. Di vecchie che s'affacciano. Fanciulle che fioriscono. Canzoni che rinascono mentre sfioro il presepe di gente inconsapevole. Un padre eterno si china sopra una carrozzina... Ma ho negli occhi voi, che per un'ora infinita siete figli miei, tutti. Vi ho catturati e torno col mio pegno d'amore: un libro di Pensieri, una dedica immensa. Sorrido nella sera, sento tutta la pace. E torno come voi un'altra volta ancora. Ancora, se Dio vuole, in questa primavera...
Massimodelpapa

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mercoledì, 25 aprile 2007

- 12:16

IL SAPORE DEL PRATO
Nei miei neuroni s'annidano ricordi che chiamano canzoni che chiamano ricordi. Giorni morti, quando ero vivo e speravo. Ma ritardi si sono accatastati, e a tradimento mi sento ovunque intruso. Tutto lo sento perduto, come un volo di rondini fra palazzi scaldati dal sole, nel canto della città. Nulla è venuto in cambio, ed è velato il sapore del prato, da un'età appesantita vuota di vita avuta. Cattivo, non l'avrei mai creduto. Per non morire ho ceduto, ma poi... Riafferro canzoni, e torna ingenuità. La tenerezza ancora. Quella fragilità. L'umanità compressa, che non lascio più uscire. Ero vivo ed amavo, in un volo nel cielo. Ogni giorno nascevo. Ostinato, speravo... Canzoni. Mi fanno prigioniero senza condizioni. Mi cantano un passato forse mai conosciuto. Che importa? Io lo capisco. Rinasco se riscopro atmosfere ora chiare. Se quello che vivevo, trovandolo lo perdo. Il futuro era amore, saliva dal ricordo: adesso nasce sordo, orfano di emozioni. Canzoni. Sempre quelle, dai suoni appena stinti e i ricordi violenti di gioia mai avuta: ma era gioia aspettarla. Da scartare domani. Dentro le mie canzoni...
Massimodelpapa

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martedì, 24 aprile 2007

- 00:18

“300”? ANDATELO A VEDERE
Sono andato, più esattamente mi hanno trascinato, a vedere 300, il film (tratto, in questo caso, dal fumetto di Frank Miller) sull'epopea dei trecento spartani che alle Termopoli tennero testa alle moltitudini di Serse finchè un gobbo in astinenza da sesso e da uniforme non li tradì.
Dopo due ore e passa di macelli, scannamenti, teste che rotolano e getti di sangue, sono uscito decisissimo a sconsigliare a tutti questo film (dovessi impiegarci la violenza); poi, in macchina, ho cambiato idea e invece lo raccomando: per capire come, a un livello superficiale, di rozzezza apparente, se ne può inserire un altro, subliminale ma neanche tanto.
Il film è, come tutti i film americani, votato all'avventura, a costo di banalizzare la storia: infatti la appiattisce e le rare implicazioni, o complicazioni, vengono buttate là ogni tanto, niente più che allusioni per puro scrupolo filologico; come tutti i film americani, gronda violenza, iperviolenza; come tutti kolossal hollywoodiani, è tecnicamente ben fatto, al punto che, ogni tanto, Leonida ricorda l'Uomo Ragno. Il messaggio, che parola grossa, è comunque uno solo: guerra!
Ora, tutto porterebbe automaticamente a identificare Sparta, che fu la prima, vera trasposizione del comunismo utopistico di Platone, con gli Stati Uniti d'America: ma no, troppo facile. Perchè accade che nel film gli spartani non sono sempre e comunque dipinti (in quanto fumetti) come eroi puri e duri, valorosi e generosi; a sprazzi, e a spruzzi, Leonida oscilla a pendolo fra l'integralista e il necessitato, il fanatico e il realista, il consapevole e il visionario, l'astuto e lo scriteriato: ed è difficile immedesimarsi in lui in quanto eroe positivo.
Casuale? Ma neanche per sogno. Dopo strenua resistenza, Leonida e i suoi trecento indomiti finiscono sotto un'onda di frecce che realmente annera il cielo: non era meglio, saggiamente, realisticamente, cedere ai persiani, sembra (almeno a me) ammiccare la morale del film? Non è forse vero che la potenza è nel numero? E qui (almeno a me) scatta il primo campanello d'allarme: fin troppo facile, in quel numero-potenza, collegare i persiani invasori, con risorse umane infinite, coi mezzi tecnologici dell'epoca dai mostri agli elefanti ai prototipi di bombe, con gli americani in Iraq; in fondo Serse cosa chiede? Di portare il lusso, il benessere. E una pura sottomissione formale, che Leonida, ostinato com'è, rifiuta senza condizioni. E più lui resiste, più Serse gli scatena addosso nuove orde di uomini. Come Bush e il suo stato maggiore ha fatto, e vuol continuare a fare, in Medio Oriente. Fino all'inevitabile vittoria. Insomma, lo volete capire che la potenza è nel numero? Su questo il film, che si esplica con la forza dei concetti-immagine, è perentorio. Naturalmente non finisce qui, non può finire così. Perchè, al fondo di tutto, gli eroi restano comunque gli spartani: per forza, per storia. Orgogliosi fino al parossismo, d'accordo. Feroci fino alla bestialità, sia pure. Ma anche integri, forti, unici a resistere... a cosa? Leonida lo ripete continuamente, la di lui moglie invece pure: resistono alla minaccia della libertà e della democrazia (democrazia alla spartana, naturalmente). E da dove arriva la minaccia? Dai persiani, guardacaso. Che sarebbero gl'iraniani di oggi, insomma per estensione gl'islamici. Vedi caso. Rappresentati come viziosi, corrotti, molli, imbelli, vigliacchi, mostruosi e pure pederasti. Vedi te il caso. Allora, in questa prospettiva, in questo gioco di riflessi di cerchi concentrici che è il film, gli americani cessano di essere invasori per diventare invasi: il loro numero, la loro invadenza nelle pietraie irakene si trasforma nell'eroica resistenza di pochi valorosi in un mondo che vuole schiacciarli: non è forse vero che sono stati attaccati, fin dalle Torri gemelle? Non è forse vero che l'Islam fanatico mette a rischio l'universo creato, volendolo conquistare con le sue moltitudini disposte a tutto? Ed ecco che gli Usa tornano ad essere baluardo in tutta la Grecia (id est: l'Occidente), che consapevolmente difendono come gli unici disposti a battersi e a saperlo fare (mentre gli ateniesi, vale a dire gli europei, restano a guardare, effemminati e vili).
Ci sono certi dialoghi che sembrano replicare fin nelle virgole quanto si è finora sentito nel dibattito americano: è stato tuo marito a spingerci in guerra, dice un politicante del Consiglio spartano, la figura più abietta (vedi caso) di tutto il film; no, gli risponde la regina, è stato Serse ad attaccarci, è lui che minaccia il mondo e prima di lui Dario. Al che il politicante, che parla con lingua biforcuta, avido e sofistico (e non platonico), piglia e deflora la regina. Lui fa politica, mica la guerra come Leonida che è il comandante in capo delle forze armate spartane. Solo alla fine, a tragedia consumata, la Grecia rammollita ed effemminata (Leonida insiste molto su questo punto) si riprende e, sotto la guida di Sparta, sconfigge gl'islamici, pardòn, i persiani, benchè tre volte più numerosi. Tutto chiaro, adesso?
In questo doppio livello, in questo entrare e uscire degli spartani/americani nei ruoli che più fanno comodo, ora di vittime ora di aggressori inevitabili, sta la chiave, sottile ma tutt'altro che nascosta, del film, la cui morale, si diceva, è una sola: guerra! Il che, dopo due ore, scassa i cabasisi perfino a un non paci(fi)sta di professione come me.
Massimodelpapa

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lunedì, 23 aprile 2007

- 11:02

PARLIAMOCI CHIARAMENTE
Biagi parte col nuovo programma, ma sembra Che tempo che fa a parti invertite: indovina chi viene a cena? Fazio, Rossi, marchette a scrittori...
Si sa che i Bondi abbondano, e il Bondi comun denominatore in questo caso si chiama Mazzetti. Come dice lo slogan: Rai, di loro, di più.

Luxuria s'è (ri)fatti seno e naso.
Come promessa dell'”uomo nuovo”, secondo l'ortodossia marxista, mi pare che ci siamo.

Sempre Luxuria: l'operazione ai trans la debbono pagare i cittadini.
Ma, a parte che delira, lui non è un trans, è un semplice paraculo: il taglio col passato non l'ha mai fatto. Se si decide, sono disposto a coprirglielo io.

Una maximarchetta di Saviano per sponsorizzare un best-seller annunciato, ma mancato.
Se non ci si aiuta tra compagni della parrocchietta...

Sostiene Travaglio che la sua amica Sabina va dove non vanno i politici.
A parte che questo ruolo di cerotti non è strettamente necessario, è proprio questo il guaio: e quando i comici fanno i giornalisti, finisce che i giornalisti fanno i comici.

Cani feroci, dacci oggi il nostro umano quotidiano.
Sostiene Celentano che non ci siamo, che sono gli uomini ad essere bestie. E se lo dice lui...

Stragista, terrorista, e scrittore: Giusva Fioravanti trova subito un editore e un tg nazionale. Cari ragazzi, per il successo in fondo, ma molto in fondo, a destra... (ma, volendo, pure a sinistra).

Son morti i DS, è morta la Margherita, viva il Pidì.
Fiumi di lacrime per due partiti che si uniscono per farne uno “più grande, più bello, più nuovo”. E allora, che piangono a fare? Ma che, so' scemi?

Dramma per la Ventura: chiude la sua ultima boiata, e forse non le danno “miss Italia”.
Ecco, speriamo che nessuno si suicidi. Magari la consoleranno con la presentazione del nuovo Pidì.
mdp

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- 10:54

FASCISTI FOREVER, ETERNA VERGOGNA
Per sapere chi erano Giusva Fioravanti e Francesca Mambro, la coppia nera, leggetevi “La fiamma e la celtica” di Nicola Rao. Perchè è un amarcord dell'estremismo di destra molto documentato e molto comprensivo. Ebbene, perfino da lì Mambro e Fioravanti escono come una coppia di assassini nati, due fascisti organici, due squadristi consacrati alla violenza e alla sopraffazione. Talmente efferati da rendere penosi i loro tentativi di rivestire, a posteriori, le loro bestialità di una patina politica (senza rinnegare minimamente le loro origini). Che senso ha oggi la riabilitazione pubblica di criminali simili, con un centinaio di morti sulla coscienza, giusto per dire?
Mambro-Fioravanti non hanno addosso “solo” la strage di Bologna, comunque certificata dalla Cassazione. Lasciano dietro di se' una scia parallela di morti, di gesta sanguinarie, di collusioni pericolose, di sospetti più o meno ammuffiti, come quello che, a un certo punto, lambì Giusva in relazione all'omicidio di Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, rimasti senza giustizia.
La coppia nera è libera, lo sappiamo, lavorano entrambi, offensivamente, in “Nessuno tocchi Caino”, cioè i dispensatori di morte contro la pena di morte; sono tra i pochi non precari in questo Paese e, chissà, un giorno magari sbarcheranno in Parlamento. Sono anche una famiglia felice, hanno una figlia e non si risparmiano il vezzo di spiegarle chi sono stati loro, i due eroi negativi: probabilmente la versione sarà un po' comprensiva, ma comprendiamo.
Quello che invece si fa fatica a mandare giù, sono le interviste con tutti gli onori del Tg 2 per lanciare un libro revisionista scritto con la complicità di un comunista del Manifesto e di Liberazione, e prima o poi bisognerà pure spiegarsi questa attrazione fatale di certi compagni per il peggio del passato, per l'epopea del piombo, a maggior ragione fascista.
Vediamo le cose per quelle che sono: c'è uno stragista pluriassassino, marito di cotanta moglie, che si scrive addosso libri sponsorizzati dalla televisione pubblica, dai telegiornali nazionali. È questa la strada per il successo in Italia? E nei ricordi di Giusva, ci sarà anche quello di quando lui salì a cavalcioni dello studente Roberto Scialabba e gli sparò in testa, come a un vitello in un rodeo?
Massimodelpapa

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Solcando i sette mari

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L’obiettivo nostro è ancora scrivere di vita

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La massima di Massimo

In questo Paese, meno sono seri e più sono presi sul serio

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OGNI VENERDI', ALL'INTERNO DEL PROGRAMMA “SOTTERRANEI POP”, CONDOTTO DA ELISENO SPOSATO FRA LE 23 E LE 24 SU RLB – RADIO LIBERA BISIGNANO, LA RUBRICA
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Scorribande


DA OTTOBRE
MAI TARDI TOUR 2007-2008

23 novembre, ore 9,30
Castel del Piano
Liceo Scientifico
"Uno che scrive"
Massimo Del Papa incontra gli studenti

24 novembre, ore 9,30
teatro di Arcidosso
"Uno che scrive"
Massimo Del Papa incontra le scuole

24 novembre, centro giovani di
Abbadia san Salvatore
ore 18,30
Incontro con
Carlo Petrini, autore del libro
"Calcio nei coglioni"
Giuseppe Narducci
sostituto procuratore di Napoli
Titolare dell'inchiesta
sull'ultimo calcioscandalo
intervistati da
Massimo Del Papa

17 gennaio, ore 21,00
Giulianova (Te), piazza Dante
RiCoverAbili
mostra di vinili e copertine di pregio
Massimo Del Papa presenta

1 marzo, Chiusi, ore 16,30
sala conferenze S. Francesco
"Uno che scrive"
+
Mai tardi tour

9-11 maggio, Abbadia s. Salvatore (SI)
In/formazione 2
"Dalla parte del tolto"
vedi spazio locandina

3 giugno, 0re 21,00
Casa del Castello
di Domagnano
San Marino
incontro su
Informazione e Giustizia
con Carlo Lucarelli

3 luglio, ore 22,15
Campi Bisenzio (FI)
NoGap Festival
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Paolo Benvegnù
live
4 agosto, ore 21,30
Lapedona
La Storiella
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22 agosto, ore 21,30
Centobuchi (AP)
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23 agosto, ore 21,30
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