giovedì, 31 maggio 2007
LIDO 3 ARCHI
Da ragazzo a Milano non sapevo che fosse quell'attrazione fatale per i luoghi oscuri, so solo che il motorino partiva e ci andava da solo e io mi avvelenavo di sensazioni squallide. Sceso a Fermo mi mancava un posto così, fortuna che l'ho trovato a Lido 3 Archi, quartiere turistico abortito in una speculazione immobiliare degenerata in un piccolo reame di puttane, spacciatori, mammasantissima e varia umanità. Venticinque anni di sangue, di femminielli trucidati, ulular di sirene e lampeggiare di polizia, ultimo sangue versato domenica sera, una coltellata in petto, fatale, da un ghanese a un camerunense, ma resiste la leggenda metropolitana della bonifica. Davvero? A Lido 3 Archi hanno messo una striscia d'erba cipollina già bruciata, un traliccio della telefonia mobile di 12 metri, un posto dei vigili mai aperto e una processione di saracinesche arrugginite, interrotte da un paio di bar dove, a fianco dei mafiosi di mezza tacca ormai scoppiati, perdono tempo balcanici, africani, orientali, perfino un call center pakistano. Davanti alla chiesa in mattoni, orrenda, assurda, hanno fatto una spianata per cavarci non si sa cosa, un parcheggio, un grattacielo. Lido 3 Archi è il feudo elettorale di uno di quei tipi pittoreschi e immancabili a qualsiasi latitudine, gran criniera di capelli bianchi, uno di quegli “imprenditori” che alla Camera di Commercio nessuno ha mai visto. Gli attribuiscono il controllo dei minialloggi dove si stipa la prostituzione intersessuale di tutte le razze, lui lascia dire, alimenta la leggenda e razzola voti. L'esordio in politica col partito di Buttiglione, incurante delle ironie, poi ha corso da solo e l'hanno fatto vicesindaco con deleghe allo sport e ai giovani. Come a dire le mani sulla città, Lido 3 Archi compresa, talmente paradisiaca che ogni tanto ci scappa il morto. Ma non lo si dica, non lo si scriva, che qualcuno potrebbe indispettirsi, potrebbe chiamare qualche redazione pretendendo silenzio, buttando là qualche avvertimento. È curiosa in un paese pettegolo come Fermo questa mancanza di curiosità, questa rimozione forzata per un personaggio che entrava e usciva dalle inchieste, qualche volta anche dal carcere, ma che adesso nessuno disturba più. Dice la gente: però ci fa comodo, che è la vera democrazia di Fermo e dell'Italia intera. Lido 3 Archi è una pentola sul punto di esplodere, uno di quei luoghi pasoliniani dove vedi le facce brutali e un po' deformi della ferocia, fronti basse, ciglia folte sugli occhi foschi, nasi a slalom, gote scavate, rughe precoci a tagliare zigomi asimmetrici. Ci vado ogni tanto, anche se per me non è salutare, come inseguendo un richiamo, a inzupparmi di squallore, con la Vespa, quando la luce impercettibilmente cambia, il tramonto rompe il giorno e l'aria diventa più fresca.
Massimodelpapa
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mercoledì, 30 maggio 2007
Avviso - la lettera di Giorgio sul disagio di sentirsi diverso, sta continuando a sortire risposte, interventi, appelli. Di volta in volta trovate tutto aggiornato nella sede originaria, poco più sotto. Sta diventando una rubrica di cuori solitari...
mdp
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L'ECO
Dopo due settimane di silenzio dall'entità interessata, compensato egregiamente dal parlarmi addosso, regolarmente a sproposito, del resto del mondo, mi giunge una lettera, questa privata, non aperta, da wikipedia, rectius da “uno degli amministratori”. Ne deduco la necessità di rispettarne la riservatezza, tranne, per dovere di onestà e di trasparenza, che per un breve stralcio, dedicato a quanti, e non sono pochi, hanno orgogliosamente sentenziato, dall'alto di una sconoscenza esemplare, la mia responsabilità nella faccenda, la mia veemenza, la mia ricerca di pubblicità. Aggiungo solo una considerazione. Le tonnellate di illazioni, inesattezze, anche ingiurie scaricate in rete resteranno in eterno, nessuno potrà rimuoverle. Basta, una lettera privata, confidenziale, e desolatamente tardiva, a ristabilire la verità? Il problema se lo ponga chi può, mettendosi, come si dice, “nei panni”.
mdp
(...) ho ritenuto corretto leggere in modo approfondito ciò che lei ha detto sul suo blog e le mail che ha scambiato con una delle nostre operatrici. Sono sinceramente costernato per tutta l'intera vicenda e devo ammettere che, accanto ad un sostanziale incomprensione di fondo (che spesso si manifesta nei rapporti epistolari o virtuali), c'è stato, nei suoi confronti, un atteggiamento poco cortese e a tratti sufficiente. Proprio in virtù di quanto sopra, comincio questa mail scusandomi sentitamente per quanto accaduto (...)
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RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO
Ciao Massimo mi chiamo Francesco, vorrei parlare della mia città, Verona. I risultati delle nuove elezioni comunali hanno incoronato quel Flavio Tosi, leghista nel midollo, con il 67 %!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Io non riesco ad essere lucido in quanto sono piuttosto depresso. non avrei mai immaginato che la mia città diventasse un feudo leghista... io ti chiedo un piacere se puoi, una analisi di quello che è successo ,il perchè, il percome è potuto accadere questo fatto? aiutami perfavore.
attendendo una tua risposta ti saluto.
Francesco
Flavio Tosi, qualche guaio con la giustizia e una tigre al guinzaglio "per magnàr el teron", sembra il sindaco giusto al posto giusto, si fa per dire. Come fai a stupirti del comune sentire della tua città, dentro la tua Regione? Dal Veneto viene piazza Fontana, e non è a Verona che un certo Delle Chiaie dirige a tutt'oggi un circolo di AN? Così, un leader distrutto di un partito morto può inventarsi un sindaco come questo Tosi. Alla faccia dell'antipolitica. E la sinistra dov'era? Quella sedicente democratica, a ritoccare organigrammi a Roma; quella radicale, no Dal Molin, no Tav, no Mose, no rigassificatori, no strade, no lotta alla spaccio che dietro ha la mafia, no lotta alla prostituzione che dietro ha la mafia, tutto no, solo no, sempre no. E la gente, alla fine, dice no.
mdp
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martedì, 29 maggio 2007
Dal manicomio elettorale vengono fuori storie al di là della follia. Nel cuneese, a Sambuco, un comune che ricorda un condominio, la crisi della politica s'incarna nello scontro tra due liste civiche. Dei 126 (centoventisei) aventi diritto sono andati a votare in cinque, il sindaco è diventato tale con 3 schede, perchè la quarta di sicuro era la sua. Voto residuo, anche questo autografo, all'antagonista, Sabrina Giovine, che guidava, si fa per dire, i Pensionati. Fosse vivo Achille Campanile, si suiciderebbe.
mdp
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RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO
Carissimo Giorgio, mi ha molto toccato la tua riflessione, quella che è stata pubblicata sul blog di Massimo, comunque, non è vero che sei diverso da tutti, sinceramente, anche io sono molto diverso da molti altri, anche io faccio riflessioni profonde, o discorsi che ai miei coetanei non interessano. Forse perchè sono più sensibile di altri o diverso...infatti mi capita spesso di rimanere solo. Forse perchè io e te non siamo superficiali come molti nostri coetanei.Però, come dice anche Bp, una goccia d'acqua da sola non può fare nulla, ma più gocce formano un oceano!!E noi siamo già in due...e mi dispiace che tu mi consideri, uno come tanti altri, ma ti assicuro che non è così. Tantissimi auguri di buon compleanno e a presto.
Marco
ps: mi piacerebbe conoscere anche a me qualcuno del centro giovani x confrontarmi
Ciao Giorgio, mi chiamo Norman e sono uno degli educatori del Centro Giovani di Abbadia San Salvatore (Si). Ho letto le tue parole, così profonde e dure ma anche così simili quelle delle ragazze e dei ragazzi tuoi coetanei, che frequentano il Centro. Vorrei invitarti a scrivere sul nostro blog www.centrogiovani.splinder.com . Sono sicuro che troverai persone disposte a confrontarsi con i tuoi vuoti e le tue paure, ma anche con le speranze e i
sogni. Ti aspettiamo lì, ok?
Sottoscrivo
mdp
Ciao Massimo. Ho appena letto l'e-mail di Giorgio e mi sono sentita in dovere di scrivere anch'io qualcosa. Mi sono commossa. Sono le stesse parole, gli stessi pensieri, gli stessi sentimenti che ho provato e che ancora si fanno sentire anche se più sporadicamente, nei momenti di fragilità. Potresti mandargli il messaggio seguente?
"La mia vuole essere una voce in rinforzo a ciò che ha detto Massimo: la cosa più importante è continuare imperterriti per la propria strada, non sottomettersi mai, perpetuare i propri obiettivi, le proprie idee. Il mondo, la società non è facile, crescere non è affatto una passeggiata. Se continuerai, Giorgio, per la tua strada, stai pur sicuro che un giorno sarai enormemente più forte e, voltandoti indietro ti accorgerai che soffrire ti ha portato ad essere una persona superiore alla mediocrità dilagante.
Questo è quello che penso. Magari ti sembreranno parole lontane perché ora come ora non vedi un riscontro immediato. Anche a me sembrava una visione troppo ottimista del futuro ma è così. Non puoi capire che soddisfazione proverai dopo. L'importante è pensare con la propria testa. E se vuoi qualcosa che reputi bene per te, raggiungila con tutte le tue forze: anche se fallirai, non sarà mai un fallimento nel vero senso della parola. In questo caso non esiste sconfitta: tu hai seguito il tuo ideale, il tuo desiderio quindi hai comunque vinto.
Ciao Giorgio"
Ti ringrazio Massimo e buona giornata!
Anna
Una volta tanto, ambasciator non solo non porta pena, ma reca speranza.
mdp
Io ero partito con una critica, ma poi si è dissolta in malinconia. Come vuoi che stia con una tale società.
Hai visto, mio fratello si è sottomesso, poi siccome è anche pirla ci esce, ma bene o male devi sottometterti.
E poi tu, come ti sentiresti a stare in una società per te estranea?
Io mi sento così, e non è bello.
Mi sento un alieno, tutti sono diversi da me, differisco in tutto e per tutto da loro.
Ho altri interessi, un modo di pensare e di vedere la realtà diverso, ma tu non puoi capire questa cosa, non ti è mai successo.
Ciò mi ha portato una grande passività nella mia vita giovanile, ma è inutile che continuo, è impossibile spiegarti quello che vorrei.
Ti saluto,
Giorgio, 16 anni
Chi te l'ha detto che non mi mai successo? Sono stato un disadattato per tutta la vita, e mi hanno sempre trattato come un diverso, un alieno. Ma se resisti, viene giorno che sei tu a considerare diverso il mondo. E a sentirti più forte.
mdp
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LE CARICHE DEL SANGUE
Giampaolo Pansa si arrende, si dimette dalla sinistra, non trova più una ragione per credere in qualcosa, non voterà più. Ci è arrivato, finalmente. Poteva farlo prima? Sì, ma per quelli cresciuti dentro la guerra e dopo la guerra, nell'Italia repubblicana della grande crescita e delle grandi illusioni democratiche, non è facile rinunciare all'idea stessa della politica, dei partiti per quanto compromessi col potere. La loro idea di sinistra è un'idea civile, socialista, azionista, cattolica, comunista, comunque di un impegno civile sentito come irrinunciabile, sostanziale alla propria storia di uomini liberi, di cittadini responsabili.
Sì, dev'essere proprio un trauma, una tragedia privata l'abiura di uno come Pansa, un intellettuale che non trova più casa, più ideali cui ancorarsi, più motivi per incazzarsi, solo macerie, solo disillusioni, solo amarezze una dentro l'altra, una nata dall'altra. Sapendo di non sbagliarsi. Prendiamo il libro di Rizzo e Stella sugli sprechi della politica. Una inchiesta che documenta, di fatto, la sconfitta della democrazia, arrivare in fondo è una impresa, c'è da sentirsi male molto prima, da farsi il sangue cattivo scoprendo a quali capolavori di nefandezza, di impunità, di indecenza arriva il potere italiano, dai suoi più augusti rappresentanti all'ultimo reggicoda. Un potere che depreda ma che continua ad essere votato e riverito, per ambizione o per disperazione, col miraggio di entrare a farne parte. Qualunquista Pansa? No, un realista che infine ha preso atto del peggio, ha riconosciuto che assecondare questa democrazia negativa, illudersi in una rigenerazione sarebbe non solo folle ma, sostanzialmente, una complicità in un crimine. Perchè la casta politica è un sistema camorristico i cui elementi, i partiti, si differenziano per semplici dinamiche mercantili, di target, come i telefonini. Ma quando debbono correre soldi e privilegi, il potere si ricoagula, scatta la falange compatta, inespugnabile.
Da salvare non c'è niente, il livello morale è peggio che infimo, è evaporato. Non saranno votazioni continue, cicliche, rituali, delle stesse facce imposte dagli stessi partiti, non sarà scegliere cellula da cellula di una metastasi a guarirci. L'antipolitica c'è, ma l'hanno provocata i politici che hanno distrutto l'idea stessa della politica. Che poi venga prima l'uovo della politica impresentabile o la gallina della società invereconda, è questione accademica che ha perso la sua importanza. La destra non esiste, è stata distrutta da Mussolini, la sinistra marxista dalla storia, quella riformista e il populismo cattolico dalla propria voracità. Siamo alla Nemesi: i nostri figli crepano a scuola, rincoglioniti di droga, una ministra propone i Nas ai cancelli, che sarà pure la fine della politica ma pare l'unico argine praticabile nello sbando e nell'inerzia generale, e l'opinione pubblica inetta, che lamenta sempre l'abbandono dello Stato e della politica: no al regime di polizia, i nostri figli non sono criminali. Slogan precotti, sulle ali dell'assurdo e dell'ipocrisia, e che vuoi più stabilire se siano più scemi gli elettori o gli eletti?
Puntare sul ricambio? Ma il Partito Democratico, faraonico e decrepito già in feto, ha imbarcato tutti i capintesta dei due partiti in cui si è fuso, nascendo all'allucinante età media di 57 anni. I giovani? Sono già navigati come baldracche, compromessi a vario titolo dai vizi che dovrebbero sanare, di casti non ce n'è uno. Il gioco dell'oca dell'italico potere è circolare, ci campa in eterno su queste logiche di appartenenza, familiari o familiste. Nel calcio i rampolli, stretti in un sodalizio mafioso chiamato Gea, smistavano i giocatori nelle squadre possedute dalle banche possedute e fuse dai padri. Uno dei capitoli più incredibili del libro di Rizzo e Stella mostra proprio questo diritto di sangue al potere, allo scranno, all'arroganza. In Italia la politica non è, come il capitalismo, come ogni cosa, un affare di dinastie, di circoli chiusi?
Non è necessario avere la storia di Pansa per essersi stufati di questa politica invereconda, per non accettare e non capire perchè a gestire la tua vita di cittadino devono essere le solite “maschere grandguignolesche del potere”, come diceva Pasolini, o un tuo coetaneo che ha fatto il libro sulle sue canzoni predilette.
Massimodelpapa
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lunedì, 28 maggio 2007
RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO
Salve Del Papa, mi chiamo Luigi Ricci, vorrei parlarle di un fatto riguardante Wikipedia, l'enciclopedia "libera" sulla quale qualsiasi persona può contribuire alla stesura di nuove voci. Scrivo "libera" tra virgolette essendosi verificati dei casi spiacevoli che hanno riguardato sia me che l'istituto di ricerca che dirigo. Avevamo pubblicato delle nuove voci che sono state cancellate dagli amministratori dell'enciclopedia in maniera arbitraria e bloccandoci l'accesso. Credo che si possa parlare di una forma di abuso di potere da parte di queste persone. Inoltre facendo una ricerca sul web abbiamo riscontrato che molti utenti hanno manifestato questo problema che assume a tratti l'aspetto di censura. L'enciclopedia ha acquisito una posizione di rilievo in internet per il suo aspetto libero e democratico che nei fatti si contraddice. Alcuni sostengono che non risponda a criteri di sapere ma di profitto. Gli amministratori vietandoci di scrivere argomenti di nostra pertinenza, sono venuti meno ai principi su cui fa leva Wikipedia e che le hanno consentito di diventare famosa. Abbiamo già reso noto l'accaduto attraverso una lettera all'ufficio stampa di Wikipedia ed alla sua Fondazione. Mi chiedevo se lei fosse a conoscenza di fatti simili e se esiste una normativa che regola queste situazioni alla quale potremmo fare riferimento. La ringrazio per l'attenzione e la saluto cordialmente,
Luigi Ricci
Sul suo caso non mi pronuncio, perchè non lo conosco e perchè in effetti, in linea teorica, mi pare doveroso sorvegliare tempestivamente, meglio ancora preventivamente, cosa viene immesso: e intervenire dove necessario. Un istituto di ricerca, come quello al quale lei fa riferimento, sembra suggerire dispute di carattere tecnico o scientifico che mi restano totalmente ignote nel fatto. Il mio caso, peraltro, tra origine dalla situazione opposta: sono penetrate informazioni e immagini mendaci e diffamatorie, che non mi è stato facile nè segnalare, nè far rimuovere. Ma, se quanto lei mi racconta è vero, e non ho ragione di dubitarne, allora qualcosa non torna: perchè nel mio caso tanta solerzia, che viceversa avevo sollecitato, è mancata? La normativa, per quel che mi riguarda, c'è: codice penale e civile soccorrono benissimo. Anche con riferimento all'atteggiamento di certe figure dietro le quinte, che mi risulta passino molto tempo a vantarsi dei polveroni che agitano.
mdp
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L'ESORCISMO
Qual è il senso del successo, un successo annunciato, di un libro come “la Casta” dei giornalisti del Corriere Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella? È la catarsi, l'esorcismo di sentirsi dire quello che gli italiani sanno già ma non sanno dire, quello che sanno per sentito dire: che l'Italia è un immenso pentolone di sprechi, di privilegi, di situazioni paradossali, comunità montane a 39 metri sul mare, neoprovince inutili come questa di Fermo, solo per partire 50 milioni di euro che sborsano i cittadini giulivi, formazioni politiche beneficiarie di donazioni detassate quaranta, cinquanta volte più che ai bambini lebbrosi. Grande è l'inventiva italica specie nel peggio, geniale, perversa e anche questo l'italiano lo sa, per il semplice motivo che la condivide, ci mette del suo, in ossequio all'unica legge che davvero rispetta che è quella di arrangiarsi, della quale ha fatto un'arte. Dal libro a parte lo sconforto catartico esce una morale: l'Italia è una Repubblica fondata sul mestiere della politica, un Paese idiota dove cinquantasette milioni di furbi fanno un popolo di coglioni. Diceva l'altra sera Giovanni Sartori a un dibattito proprio con Stella condotto da Gianni Riotta: “La sostanziale accettazione del peggio, pur di farne parte al meglio, non è un buon motivo per sposarla, per rassegnarcisi, ma va preso atto che c'è”.
Rizzo e Stella non vogliono cambiare il mondo, non sono della razza dei Santoro, fanno semplicemente il loro lavoro sapendo che oltre non si va, perchè l'Italia non la cambi governandola, figuriamoci raccontandola. È stato pure detto che col loro libro i due finiscono per fomentare il qualunquismo dell'antipolitica. Ma cosa c'è di più qualunquista del “canta che ti passa”, del “ca' vulimo fa'?” come diceva quel dirigente napoletano di fronte allo spettacolo del proliferare di consorzi per l'eterna emergenza immondizia che danno lavoro a quattromila assunti che non lavorano mai, spaccano i camion e si dedicano a secondi e terzi lavori tra i quali il contrabbando? È forse meglio ostinarsi a sopportare una politica di casta, sperando di entravi in qualche modo, piuttosto che prendere atto della sua sostanziale antidemocrazia? Viene sempre detto, e lo ripetiamo, che il Paese reale non è diverso dal Palazzo che esprime, che c'è un'Italia cialtrona che si lamenta ma razzola male, pretende botte piena e moglie sbronza. La droga dilaga, crepa un quindicenne dopo aver fumato una canna, un ministro ipotizza carabinieri davanti alle scuole e parte il coro familista e demenziale: “No alla repressione”. Di rassegnazione in rassegnazione, si arriva allo sconcio della politica più inetta, più costosa, più parassitaria, più insultata e insieme più riverita del pianeta.
il dibattito in corso sugli sprechi e i guasti della politica è stato prontamente scippato ai giornalisti Rizzo e Stella che lo hanno originato, dagli stessi responsabili, i politici che fingono di dolersene, di volerli emendare e intanto parlano, parlano, parlano fino a far scoppiare ogni logica, ogni soluzione, ogni possibile intervento concreto, creando un effetto di saturazione, di rifiuto nell'opinione pubblica che infine rimuove il problema, lo assorbe, lo accetta e i politici continuano a rubare come prima. Missione compiuta.
Massimodelpapa
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domenica, 27 maggio 2007
MADE IN MARCHE
Mi hanno fatto vedere una creatura che non so come definire. Teoricamente sarebbe un giornale, ma di una specie sconosciuta in natura: nessun tamburino, non si capisce chi lo finanzia, chi lo gestise, chi lo scrive. Non si trovano le consuete registrazioni, iscrizioni, sedi legali a norma di legge. Non c'è una figura di direttore responsabile. Si capisce solo che certe figure istituzionali o industriali si fanno parlare, quando non si parlano da sole, addosso con tanto di foto patinate. A quanto è dato di capire, lo sponsor coincide con lo sponsorizzato, che coincide col proprietario, con l'ufficio stampa, col redattore. L'unico ponte col mondo consiste in una e-mail che riconduce alla protagonista assoluta della faccenda, quella fotografata una pagina sì e l'altra pure, e serve, ma pensa un po' che storia, “per la tua pubblicità”. Davvero un esemplare inedito. La testata, made in Marche, si chiama Di, per dire donna impresa magazine, ma le donne, improbabili nei loro atteggiamenti regolarmente sopra le righe, lì dentro sono una categoria opinabile, inframmezzata da ometti in posa glamour la cui presenza non si spiega altrimenti se non, ci risiamo, col ruolo di sponsor. Uno sponsor che sponsorizza se stesso.
Da questo calderone laccato esce una gran confusione, non esattamente creativa. Gli articoli sono in realtà marchette fatte e finite, a volte persino autografe, il che sarebbe proibito dalla deontologia e magari pure dalla legge, che impone di far capire bene, chiaro e tondo quando uno scritto è notizia e quando è promozione. Se lì dentro si prestano giornalisti veri, ebbene sono fuori dalla legge, che vieta, e ci mancherebbe, la commistione pubblicitaria a qualsiasi titolo, a maggior ragione occulto. Scorrendo le pagine s'incontrano imprenditrici, industriali, sindaci, assessoresse, chi in posa shocking, chi languida, chi tardoromanticamente sensuale, chi panterona senza rimorsi. O piacioni, nel reparto maschietti. Di gente comune neanche a parlarne, solo onorevoli eccellenza, monsignore senatore, vossia cherie mon amour... nuntereggae più, già dopo una sfogliata!
Pigliamone uno a caso, il deputato Ceroni, che mi ricordo quando faceva il sindaco a Rapagnano e una banda di delinquenti travestiti da benefattori, che teneva i tossici prigionieri in lager camuffati da comunità, gli spediva gli agnelli scuoiati avanti casa; lui mi raccontava queste cose con un filo di voce, un po' alla Bondi, e a me che indagavo e scrivevo, mormorava se possibile ancora più ad ultrasuoni: ma non hai paura? Oggi è tutt'un altro uomo, sicuro di sé, vagamente forzista, stempiato, in divisa come piace al Cavaliere. Poi ci sono momenti di vita, c'è un gran galà di bella gente e guarda caso è la stessa già incontrata qualche pagina prima, uffa, sempre le solite facce. I testi sono all'altezza, si fa per dire: c'è l'imprenditore che “si è fatto da sè” (vigliacco a conoscerne uno fatto da un altro), c'è la pasionaria che ha scoperto internet e la vede, ma chi l'avrebbe mai detto, come “una piazza che abbraccia tutto il mondo”, e non manca il presidente dell'ente di turno con in tasca un'ardita intuizione: “Le macchine tolgono agli uomini un lavoro fisico per portarli a svolgere attività più nobili... così non sapranno più distinguere se stanno lavorando o giocando”. E come no, gioca juè, che male non ti fa. Aleggiano tra le pagine rifinite, perchè è una cosina fina, almeno nelle intenzioni, profonde verità: “le Marche sono una regione dell'Italia, l'Italia è una regione dell'Europa”, ma perchè fermarsi qui e non contemplare direttamente la via Lattea?
Per dare un'idea definitiva della complessità aleggiante, a un certo punto l'imprenditore-fatto-da-se' regala un'analisi geofinanziaria di stupefacente originalità e profondità, purtroppo anche la sintesi giornalistica risulta un po' fatta da se': “Per concludere, non possiamo esimerci dal dire che la ripresa del nostro sistema economico è legata l'economia globale” (sic!).
Arrivati al fondo di questo viaggio stampato e strampalato, la domanda è una sola: cui prodest? Tradotto: chi ci guadagna? Meglio detto ancora: chi ce magna? Perchè a qualcosa deve pur servire questo prodotto inutile. Qui non c'è giornalismo, c'è una confusione col glamour, con la pubblicità, una concorrenza sleale, sgangherata, che ovviamente all'Ordine sfuggirà, così come gli sfuggono puntualmente i casi di televisioni interamente convertite alle marchette spacciate per telegiornali o, peggio, di strani fornitori di notiziari televisivi composti da ex muratori, diaconi religiosi convertiti in giornalisti a 60 anni, piccole presentatrici a rotazione, tutta gente della quale saremmo molto curiosi di verificare patentini, tessere, iscrizioni, licenze “e quant'altro”, altrimenti non si sa un Ordine professionale cosa ci stia a fare. Non c'è informazione, non c'è discussione, c'è solo promozione, autopromozione, una sovresposizione un poco sfacciata e un poco segaiola. Se è vero che le Marche sono una regione d'Italia, d'Europa, del mondo, forse farebbero bene a ricordarselo. E a risparmiarsi queste avventure non esaltanti, questo scimmiottare la modernità in salsa paesana.
Massimodelpapa
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