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martedì, 31 luglio 2007

- 12:04

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO

Servizio agiografico del Tg 2 (quello destrorso) sulla riacquistata libertà, dalle 8 alle 20, di Sofri, senza spiegare perchè l'aveva perduta; a un certo punto si cita persino il giornale (uno dei giornali) di destra su cui si produce...
Michele, Ancona

Sofri Adriano in galera non ci deve proprio stare, anche se gli spetta la beatificazione come se vi marcisse. Se ormai anche la destra post o neofascista lo esalta, una ragione ci sarà. Organizzò la gogna più infame che si ricordi sulla pelle di un galantuomo: oggi minaccia querele a chiunque osi sindacarne la condotta, non avvertendo il suo profumo di santità. Già questo basta e avanza.
mdp

Luca Sofri è veramente un miracolato, ma un appunto voglio farti: Wittgenstein non è un filosofo di nicchia.....
Stefano

Lo è nelle intenzioni di sofrino, lo è per la massa compiaciuta e compatita: tutti hanno sentito evocare, spesso a sproposito, Socrate, Platone o Aristotele, ma Wittgenstein proprio no. Per la massa, Wittgenstein resta un non detto, un indicibile.
mdp

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- 00:04

FIGLI DI UN NOME
Un giorno qualcuno dovrà spiegarmi cosa ha fatto questo Luca Sofri per infilarsi fin da piccino, con quella faccetta esteticamente scorretta, sempre dappertutto, giornali, radio, televisione, adesso anche la veltronomics. Conosco almeno mille aspiranti giornalisti più incisivi di lui, mai visto sostanza in quello che fa (salvo quando battezzò con precisione mirabile, “piccola testina di cazzo pseudonima”, uno pseudonimo, appunto), le solite bolle politicamente corrette, il blog intitolato a un filosofo di nicchia per dire io lo conosco e voi no, le raccoltine di canzonette, l'immancabile look a maniche di camicia arrotolate, insomma l'insostenibile leggerezza dell'essere comunicatori. Ricordo una polemica epica su chi scriveva libri più inutili, nientemeno, con un altro figlio dei tempi, un aspirante divo finito a chiacchierare di intestino con una soubrette sponsorizzata da un lassativo.
D'accordo, Luchino, tuo padre era il guru di una organizzazione sovversiva, ha scritto o lasciato scrivere cose abominevoli, gogne indecenti sulla pelle di un galantuomo finchè qualcuno le ha prese sul serio e in Italia questo ha il suo peso, i maestri di pessime ricette sono sempre molto richiesti, molto ascoltati, molto tutelati, da oggi in quanto malato Sofri può andarsene a spasso tutto il giorno, le colpe dei padri non dovrebbero ricadere sui figli e invece ricadono, con effetti sorprendenti. Si potrebbe poi parlare della nuora-moglie con le sue interviste e ciabattine low-profile, una fiera delle fatuità, più che delle vanità, tra Bignardi e Luchino su un certo rotocalco che è l'involuzione di Novella duemila, ma guai a criticarli, sono suscettibili, si sentono predestinati, manco fossero i Sofranos. Ma è per tanta modestia che adesso Sofrino entra pure nell'orbita veltronetics assieme all'altro discepolo del padre, l'ineffabile Scalfarotto, dal trampolino di una di quelle lobbettine stratetiche per “rendere il Paese migliore”? Anche dall'invadenza dei figli di un nome?
Massimodelpapa

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lunedì, 30 luglio 2007

- 19:13

SOTTO L'OBLIO

Antonella Marcantoni, chi legge questo blog l'ha già incontrata: è l'architetto di Sant'Elpidio a Mare sfrattata insieme alla sua famiglia, dopo essere finita nelle grinfie di banda di strozzini dove i faccendieri si mescolano a qualche commercialista con addentellati in Tribunale. Qui sotto l'ultimo intervento, disperato, in una vicenda di ordinario malaffare di cui le televisioni si sono occupate per lo spazio di una sera, prima di lasciar calare il solito oblio. Un blog non può far nulla, ma quel nulla almeno lo mette a disposizione.
mdp

Hanno cercato di portarmi via tutto, di rinchiudermi, hanno sfoggiato tutto il loro potere per la mia cacciata. Io non taccio, io voglio continuare a parlare perché io amo la verità, perché è giusto così. Sono oltremodo indignata contro le dichiarazioni di Baschieri in merito alla sua presunta accortezza sul mondo delle aste truccate; sono furente contro De Robertis che pochi giorni prima dello sfratto giurava e spergiurava che per noi esisteva un appartamento di oltre 100 mq in quel di Sant’Elpidio per presunti accordi con il Commissario Prefettizio Marchetti. Questa ha impunemente firmato il mio ricovero coatto con la complicità dei dottori presenti, per liberare il campo da una persona scomoda, quello si è espresso in monologhi da Ponzio Pilato per scrollarsi di dosso responsabilità troppo grosse per le sue timorose e piccole spalle. Intanto la magistratura fermana crede che un usuraio non possa essere perseguitato a vita….

A più di due mesi dallo sfratto, la nostra situazione sprofonda di giorno in giorno: siamo in attesa di un interessamento comunale per una soluzione abitativa poiché sia le agenzie immobiliari che i privati non si fanno più sentire, scompaio nel nulla dopo poco in un territorio dove stranamente esistono solo appartamenti in vendita.

Che cosa dobbiamo fare?

Io chiedo a Voi aiuto, la mafia va combattuta e la mia famiglia deve essere ricostruita.

________________________________

arch. Antonella Marcantoni

Dottoranda in Tecnologia dell'Architettura
Facoltà di Architettura di Ferrara FAF

Università IUAV di Venezia

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venerdì, 27 luglio 2007

- 10:22

UN INGAGGIO PER MOGGI
E adesso? Adesso che le cose dette da Carlo Petrini in tempi non sospetti sono emerse per quelle che erano, se non addirittura peggiori? Come la mettiamo, adesso che non c'è più modo di disinnescare i suoi libri con la scusa che li aveva scritti un pazzo, un malato? La mettiamo che, comunque sia, Petrini aveva torto perchè ha parlato, perchè era sincero. Noli me tangere! “Va tutto bene, va tutto bene” ripete come un mantra Luciano Moggi al telefono, intercettato, come si sente nel documentario a cura di Renato Pugina mai interessato alla Rai moggizzata, in cui si racconta la faticosa realizzazione di “Calcio nei coglioni”, Petrini che fra una chemio e una tac va a caccia di testimonianze e tutti, quasi tutti lo illudono e lo eludono, promettono incontri dai quali poi fuggono a cominciare proprio da Lucianone. Alla fine il libro si fa, va in stampa in allucinante coincidenza con il solenne annnuncio che l'ex (?) padrone del reame pallonaro, in attesa di tempi migliori, si dà al cinema, interpreta se stesso nel prossimo filmetto natalizio prodotto dal padrone del Milan, grande amico di Mora che rappresenta Moggi: così il cerchio si chiude. Una beffa, uno schiaffo alla morale e anche a un libro come “Calcio nei coglioni”, per dire “noi siamo al di là del bene e del male e perfino del grottesco, più ne combiniamo e più diventiamo mitici”, perchè nella società disgregata dove gli ultimi paletti di moderazione e di buon gusto, se non di buon senso, sono saltati, la distinzione tra reale e incredibile, tra lecito e illecito, tra giusto e sbagliato non è più praticabile, non ha più ragion d'essere.
La politica pensa a se stessa, alle sue scalate bancarie, partitiche o mafiose, Berlusconi pensa a garantirla dalle intercettazioni compromettenti in cui stanno dentro tutti, in modo maggioritario e anche proporzionale, Lele Mora, personaggio tra i più discutibili di questa Italia cialtrona, aggiunge figurine al suo harem. Ormai non gli basta più riciclare e diffondere il peggio, come una discarica, come una nube tossica di lolite senza remore e guitti intossicati, punta più alto e raccatta banchieri in disgrazia, dioscuri come Moggi, infilato nel prossimo film pallonaro di Lino Banfi, perfino il figlio di Umberto Bossi spedito sull'Isola dei Famosi, ma non gli bastava la sinecura all'Europarlamento?
Se a tanto si arriva, la ragione non può che essere una: che il mercato, per dire il giro dei soldi facili e strafottenti delle figurine in carne e ossa, tira e non c'è barba di magistrato, di inchiesta, di rinvio a giudizio per reati turpi che possa fermarlo. Significa anche che la famosa gente sempre intervistata sui telegiornali e sempre disperata, indignata, lamentosa, vuole questo e paga per averlo. In giugno alla riapertura del Billionaire il casino di lusso di Briatore, Mora e della onorevole postfascista Santanchè, ingorghi e scene abominevoli della créme cafona, data in vertiginosa lievitazione quantitativa e qualitativa, anche assalti di aspiranti “billionairine” cioè quelle dell'harem, come ha fatto vedere l'inchiesta del pm Woodcock, spedite da Mora e Corona a sollazzare i calciatori, banchieri, faccendieri che una volta pescati nelle loro turpidini fanno un po' di vittimismo e poi tornano sulla grande, materna barca del Billionaire ammantati di eroismo mefitico. Fiorani, rinviato a giudizio per associazione a delinquere e una sfilza di ipotesi gravissime, spende la sua estate ballando e annuncia libri, fiction, di tutto, perchè più delinqui e più trovi porte aperte. Moggi viene infilato in un filmetto di cassetta natalizia “in attesa che mi tolgano la squalifica e poi staremo a vedere”. Capite, minacciano anche.
L'unico tallone di Achille di questa commedia umana allucinata e allucinante è la condanna alla notorietà perenne, la paura di uscire dal giro dei visti, dei parlati, che è il vero potere di oggi. Basta saltare un giro, ritrovarsi nell'ombra e sei fuori, irrimediabilmente dimenticato. Per questo fanno di tutto, si prestano alle recite più invereconde pur di non sparire, emuli sgangherati di Oscar Wilde: “Anche male di me, ma parlatene”.
Ma male di loro non parla nessuno perchè il profumo di successo non ha odore e a questo punto vien da chiedersi con chi ce l'abbia questa dannatissima gente sempre pronta a maledire, a indignarsi, a trovare i colpevoli per la sua vita di merda che appena può fa la fila per osannarli quei colpevoli, siano politici rapaci, banchieri ladri o quella inqualificabile società del furto e del far poco, tra malavita e bellavita, che anima le nostre tetre serate televisive.
Massimodelpapa

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giovedì, 26 luglio 2007

- 00:02

Il documento inserito qui sotto è l'estratto di una intervista che ho raccolto dall'ex calciatore Carlo Petrini, poi divenuto il primo e più spietato accusatore del sistema pallone coi suoi libri sempre censurati, mai smentiti, in uscita a settembre sul "Mucchio". Durante l'incontro Petrini ripercorre, con sincerità spietata, una vicenda umana irripetibile, dagli spericolati trascorsi sportivi, all'approccio col doping, fino ai tracolli esistenziali e di salute (Petrini, che ha perso un figlio di 19 anni per cancro, lotta a sua volta con un tumore maligno al cervello, provocato dalle tante sostanze assorbite in 20 anni di sport professionistico) e alla rinascita, alla scoperta della fede, alle nuove attività di testimone antidoping nelle scuole e di scrittore: l'ultima inchiesta, “Calcio nei coglioni”, di cui si forniscono ampie anticipazioni nell'intervista, arriverà in libreria a ottobre per Kaos edizioni. In questo breve spin off Petrini si sofferma sullo spettacolo teatrale tratto dai suoi libri, che sta girando ormai da un anno e verrà rappresentato il 24 agosto al teatro di Abbadia San Salvatore. Subito dopo la piéce, Petrini salirà sul palco per una conversazione con il sottoscritto. Parteciperanno diversi personaggi del giornalismo e dello spettacolo, tra cui il direttore del “Mucchio”, Max Stèfani, il cantautore Paolo Benvegnù ed altri che stanno confermando la loro presenza in questi giorni. Tre minuti, ma sufficienti a cogliere, nella voce profonda, da narratore di Petrini, tutta l'urgenza e l'amore ritrovato per i più giovani, che non vanno ingannati, che vanno saziati di verità. Torno anche a segnalare il documentario, a cura di Renato Pugina, su Petrini impegnato nella realizzazione di “Calcio nei coglioni”, naturalmente rifiutato dalla Rai, che continua imperterrita ad offrire ingaggi a Moggi e agli altri dioscuri pallonari, ma trasmesso dalla tv svizzera italiana, che lo ha pure messo a disposizione in rete a questo link: video Petrini

mdp

L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder

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mercoledì, 25 luglio 2007

- 10:24

CANTO SOLO
Lo sai, che vorrei?
Un grande scoglio
Immenso
Poco avanti la riva del mare
Quindi immerso.
Ed io
Quando il sole lacera
Salirei
E nascosto al mondo, all'odio, al rimpianto
Ascolto il canto
Solo che Madre Malinconia
Sa darmi

Massimodelpapa

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martedì, 24 luglio 2007

- 00:05

LA SFIDA
Quanti passi desolati. Disarmati e faticosi. Gelidi, inarticolati. Passi falsi, vuoti, immobili. Passi ciechi per chilometri. M'han lasciato alla partenza, giri privi di sostanza. Camminavo camminavo, fiducioso e mi perdevo. Mi bruciavo di speranza, avanzando nell'assenza. Anche Tu non mi hai trovato nei miei passi come sassi. Dove andassi, non lo so, biglia in campo di battaglia, dentro il mare una bottiglia di parole, date, prese. Di sorprese regalate. Le volete? Che ci fate? Costa poco questa sfida. Quanti passi, la mia vita.
Massimodelpapa

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lunedì, 23 luglio 2007

- 11:53

QUEL LURIDO BOSNIACO CHE HA SALVATO DUE BAMBINI
Due extracomunitari, un bosniaco e un marocchino, come dire due fra le etnie più famigerate, a Jesolo vedono due ragazzini che stanno affogando nella foce del Piave, si buttano e li salvano. Il marocchino, stremato, aiutato dai bagnanti riesce a salvarsi, per il balcanico non c'è niente da fare: risucchiato dalla corrente resta sotto, lo ripescheranno cadavere. Il suo eroismo straccione indispettisce, si direbbe, i genitori dei piccoli strappati al mare, i quali riprendono in consegna la prole miracolata e se ne vanno senza non diciamo versare una lacrima ma neppure un cenno di ringraziamento ai parenti del salvatore, che stanno urlando di disperazione e si vedono girare le spalle da chi ha ottenuto un dono inestimabile, la propria vita per salvare, a vario titolo, quelle loro.
In questo disprezzo c'è tutta la bassezza umana di due giovani genitori che sono tre volte criminali: per non avere saputo sorvegliare i propri figli, per non conoscere un sentimeno di riconoscenza che umanamente dovrebbe essere istintivo, per nutrire, più che razzismo, più che disprezzo, si direbbe una catatonia psichica prima ancora che morale o culturale, indotta dal cialtronismo fascista veneto che si vendica di secoli di “servo suo, sior”. Insomma automi che scopano, proliferano, consumano, ma non esistono.
Tutto ciò precisato, è facile prevedere cosa accadrà di qui alle prossime ore.
L'indignazione popolare, salendo, per quanto farisaica (perchè al fondo espressa da una società indifferente e irrazionale, consumistica e televisiva, meschina e conformista), i due percepiranno che rischiano di rovinare la propria immagine, vale a dire di pregiudicare la qualità della loro vita futura: di venire riconosciuti per quei mostri di ingratitudine che in effetti sono. Siccome gli italiani, come già diceva Longanesi, non sono intelligenti ma sono furbi alla maniera degli animali, questa squallida coppietta italiana capirà presto che le conviene fare marcia indietro e si profonderà in scuse strampalate, adducendo lo shock, la immediata incomprensione dei fatti, la strumentalizzazione dei media. Insomma passerà ad atteggiarsi (più o meno vittimisticamente, più o meno aggressivamente) a vittima. A quel punto succederanno due cose: i due infami verranno cercati, intervistati, imposti da tutti i notiziari convertiti in gossip; l'opinione pubblica sarà finalmente in pace, rassicurata dal constatare (falsamente, è chiaro, sulla base di una presa in giro condivisa, di una commedia delle parti dove ciascuno recita il suo ruolo) che essa stessa opinione pubblica non partorisce mostri, che è stato tutto un equivoco, tutta colpa dei maledetti giornalisti (che, in effetti, si precipiteranno a capovolgere la realtà). Una situazione di orrenda disumanità verrà riconvertita in spettacolo, il che consentirà di assorbire il trauma, di ripristinare immediatamente l'ordine morale: potremo continuare a credere che siamo brava gente, che nessuno fa il male volendolo, che se un cattivo c'è, alla fine, è magari proprio il bosniaco morto in espiazione per i peccati pregressi, che, da bosniaco, da extracomunitario, non poteva non avere sulla coscienza. I due genitori infami diverrano star televisive di un giorno, forse scriveranno un libro o li manderanno all'Isola dei Redenti, se ne occuperanno la Pivetti, Mentana e Maurizio Costanzo. Alla fine la consueta alluvione di chiacchiere sciagurate, di luoghi comuni, di ignoranza feroce e orgogliosa travolgerà tutto e si continuerà in scia, maledicendo gli immigrati anche quando si permettono di salvare i nostri figli.
Massimodelpapa

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domenica, 22 luglio 2007

- 09:58

INDRO CI MANCHI
In duecento dell'intellighenzia dura a morire, quella che si riproduce identica e immutabile, quella dei voltagabbana impudenti che tra pensiero e azione scavano un fossato, quella che aveva ragione ad avere torto mentre gli altri avevano torto ad avere ragione, insomma la setta bigotta degli intellettuali di corte, hanno firmato una lista di proscrizione per il "rinnegato" Magdi Allam il cui ultimo libro, filoisraeliano sin dal titolo, si pretende al rogo. L'Italia ha una tradizione lunga e scagurata di appelli a favore di terroristi e contro i galantuomini loro vittime, come Calabresi, nè è necessario ascrivere l'esecrato Allam all'una o all'altra categoria (nel mio piccolo, conosco ciò che scrive sul Corriere ma il libro da bruciare non l'ho letto). Quello che importa, e che fa un po' ribrezzo, è il fascismo virtuoso di questi sedicenti democratici, pronti domani, secondo copione, a rimuovere la loro intolleranza intruppata e vigliacchetta. Allam, la cui colpa principale par essere l'attacco – personale, e a viso aperto - contro un paio di esponenti della casta universitaria (che ha subito reagito da par suo, tutelandosi come falange di potere e pretendendo una aggressiva solidarietà di gruppo), potrà forse propalare le convinzioni più discutibili dell'universo creato; discutibili, appunto: impedirgli semplicemente di difenderle non rende onore al dibattito culturale di un paese che si pretende pluralista e si conferma, invece, codino: Magdi non deve esistere, punto e basta. Un disonore mai toccato, solo per raschiare il barile, ai pessimi maestri del terrorismo, tuttora incensati ad onta delle pregresse condanne. Negri, per dire il meglio, è tornato in Italia a riscuotere il suo vitalizio di 3mila e rotti euro al mese, premio per la militanza politica svolta in Francia, dove si era coraggiosamente rifugiato. Stesso percorso e discorso per Scalzone, un patetico rottame che poteva restare dov'era.
Sono questi imbecilli che hanno diffuso, ai loro tempi, la pratica delle sprangate e le legnate ai dissidenti e agli avversari, “la scopa di dio” come la chiamava Negri che faceva piazza pulita dei reazionari, giudicati tali a suo insindacabile criterio. Così si è persa l'abitudine a combattere un assunto con una critica serrata e precisa, laddove “la democrazia postula anche l'antidemocrazia, purchè non effettivamente praticata”; più facile ed economico mettere all'indice una voce, pratica che rimanda al “neo-zdanovismo del '68” di cui parlava Pasolini, eretico, polemico, ma garantista autentico. La possibilità, la libertà di cambiare idea, o anche di “stare dalla parte del torto”, è il lievito della democrazia per il quale lord Acton poteva scrivere: “La prova più sicura per giudicare se un paese è veramente libero è il quantum di sicurezza di cui godono le minoranze”. Risparmiamoci qui la fatica di stabilire se le idee eretiche di Allam (prese, lo ripeto, a generose spanne) possano, e fino a che punto, posarsi su dati di fatto reali alla luce della guerra terroristico-fratricida in Palestina (che i filopalestinesi senza se e senza ma risolvono disinvoltamente, addossandone tutte le cause al sionismo) o delle cellule terroristiche islamiste ora scoperte, in modo allarmante, anche nel ventre provinciale italiano. Teniamoci nella teoria delle idee e della loro tolleranza. Ebbene, tocca constatare che, alla luce di quanto sosteneva lord Acton, l'Italia è un paese prigioniero di una democrazia illiberale, dove appena si può si torna al conformismo settario dei formidabili anni piombati, cascami che non finiscono mai di cascare. Sono i regimi o i loro nostalgici che pretendono di bruciare i libri, per sgradevoli che siano, ovviamente in nome della democrazia. 200 contro uno: dal pronunciamiento di Reset sale un profumo di sillabo che stordirebbe, inebriandolo, Pio IX. E se la pratica prende piede, a chi toccherà domani? Dovremo preoccuparci preventivamente di suonare politicamente corretti, di mantenere una genuina forma mentis ideologica, un ragionare schematico, povero e convenzionale? Avremo cura di non scrivere una riga potenzialmente contropelo alla commissione resettata, secondo canoni non scritti ma comunque “di un certo tipo”? Il tutto mentre i farisei alla Articolo 21, che sarebbe la tutela costituzionale del dissenso, non trovano di meglio col capataz Giulietti che sbandierare l'inciucio neoassistenzialistaculturale, dai Ds a Forzaitalia in soccorso di Walter Nudo e di quanti si prestano a Incantesimo, mediocre fiction targata Rai. Una ragione ci sarà. Ma quanto ci manca (oggi sono sei anni) Indro Montanelli, che un eretico stramaledetto come Allam l'avrebbe immediatamente arruolato nel suo giornale, magari non condividendolo in nulla e dandogli di bischero. Altra cultura e altri uomini, anzi uomini veri. Non quaquaraquà.
Massimodelpapa

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sabato, 21 luglio 2007

- 20:14

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO

Massimo, come fai? Come fai a vivere d'amore e di serenità con tutta questa disperazione addosso? Come fai a sopravvivere a tanto orrore? Come fai ad accettare il fatto che con la mafia bisogna convivere? Come fai ad andare in pizzeria con gli amici e a non sentirti in colpa? Come fai a prezzare un disco senza il senso di colpa di avere esagerato di dieci centesimi? Come fai ad amare solo la giustizia, la tua giustizia, tua moglie e i Rolling Stones? Come fai a non annegare? Come fai a odiare senza pensare che l'odio non risolve niente? Come fai a gustare la pace della natura e la pace della pace senza morire di rabbia? Come faccio ad andare avanti? Che mondo è? Che Italia è? Che America è? Vorrei un camion di grazia e di leggerezza, vorrei smettere di pensare. Mi sento maledetto, mi sento in croce. Tutto va bene, il negozio, gli amici, la bellezza di chi mi sta attorno, la musica, ma dentro...dentro vorrei salvare il mondo e so che non è possibile...
Marco, Frosinone

Scrivo... e scrivendo scrivendo, girando e incontrando mi sono convinto che non siamo qui per salvare il mondo ma, a malapena, noi stessi. Sentirmi in colpa? Amico, è già un inferno vivere così. Spero solo che le mie parole stendano un ponte per altre scorribande, per incontrare ancora gente, per emozionarla ancora.

mdp

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Solcando i sette mari

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La massima di Massimo

In questo Paese, meno sono seri e più sono presi sul serio

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OGNI VENERDI', ALL'INTERNO DEL PROGRAMMA “SOTTERRANEI POP”, CONDOTTO DA ELISENO SPOSATO FRA LE 23 E LE 24 SU RLB – RADIO LIBERA BISIGNANO, LA RUBRICA
Ascolta in streaming segui

questo link

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La presentazione e... ascolta in anteprima
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Scorribande


DA OTTOBRE
MAI TARDI TOUR 2007-2008

23 novembre, ore 9,30
Castel del Piano
Liceo Scientifico
"Uno che scrive"
Massimo Del Papa incontra gli studenti

24 novembre, ore 9,30
teatro di Arcidosso
"Uno che scrive"
Massimo Del Papa incontra le scuole

24 novembre, centro giovani di
Abbadia san Salvatore
ore 18,30
Incontro con
Carlo Petrini, autore del libro
"Calcio nei coglioni"
Giuseppe Narducci
sostituto procuratore di Napoli
Titolare dell'inchiesta
sull'ultimo calcioscandalo
intervistati da
Massimo Del Papa

17 gennaio, ore 21,00
Giulianova (Te), piazza Dante
RiCoverAbili
mostra di vinili e copertine di pregio
Massimo Del Papa presenta

1 marzo, Chiusi, ore 16,30
sala conferenze S. Francesco
"Uno che scrive"
+
Mai tardi tour

9-11 maggio, Abbadia s. Salvatore (SI)
In/formazione 2
"Dalla parte del tolto"
vedi spazio locandina

3 giugno, 0re 21,00
Casa del Castello
di Domagnano
San Marino
incontro su
Informazione e Giustizia
con Carlo Lucarelli

3 luglio, ore 22,15
Campi Bisenzio (FI)
NoGap Festival
sConcerto tour
Massimo Del Papa &
Paolo Benvegnù
live
4 agosto, ore 21,30
Lapedona
La Storiella
sConcerto tour
Massimo Del Papa
Paolo Benvegnù
22 agosto, ore 21,30
Centobuchi (AP)
Brevevita
sConcerto tour
Massimo Del Papa, Paolo Benvegnù
23 agosto, ore 21,30
Pescara
sConcerto tour
Massimo Del Papa
Paolo Benvegnù



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I miei libri





Exile on main street



Decomposizioni



C'era una volta un re



Milano funeral



Annus Horribilis

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Il mio mestiere è questa vita


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Presto o tardi

Disponibile dal 14 Ottobre 2007
Per informazioni rivolgersi all'autore

babysnakes garage


Un'altra pagina di Babysnakes, con approfondimenti, inchieste, materiale vario

Compagni di merende


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Bluffone


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