mercoledì, 31 ottobre 2007

Un'avventura vissuta da ABSOLUTELYFREE
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martedì, 30 ottobre 2007
SLARGO AI GIOVANI
Cinquantaquattro milioni, non uno di meno. È quanto basta alla Gran Bretagna per mantenere la sua corona. È quanto non basta a due ministeri, Politiche Giovanili e Politiche Sociali, per mettere in piedi in tempi di Casta selvaggia l'ennesimo carrozzone, battezzato Agenzia per i Giovani. Pare, racconta Sergio Rizzo sul Corriere economia del 29 ottobre, che ce ne fosse un maledetto bisogno per ottenere gli 800 milioni di euro dei fondi europei, e va bene: che però, per ottenere soldi che spettano, sia fondamentale buttarne a vagonate, è una metodologia tutta italiana: anzitutto si mette su una bella scatola dorata, ma vuota: l'intendenza seguirà, come diceva Napoleone. E, per non sbagliare, la si riempie di una cinquantina di raccomandati, degnamente capitanati da Luca Bergamo, un parapoliticante di lungo corso, recente trombato in una lista Ulivo per Veltroni e dunque gratificato dalla fatidica poltroncina di consolazione. Fa niente se a dirigere l'agenzia dei giovani finisce uno che sfoglia 46 primavere: la carta d'identità con lui non serve, oggi ci son gli splendidi cinquantenni, l'importante è sentirsi giovani dentro. E brava la ministra Melandri, finora insussistente in questa legislatura, che ha lasciato la sua zampata in zona cesarini. Quanto al collega Ferrero, ha un modo sperimentato di lottare contro il precariato.
Ah, la bella politica, la nuova politica. Il veltroniano giusto al posto giusto. Contenti, voi che avete versato il vostro soldino per le primarie? “Bravi! Bene!”, ghignerebbe Petrolini.
Massimodelpapa
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RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO
Sono i pezzi di te che si lasciano cadere, sì come foglie - ed è autunno, che più mi piacciono perchè più mi regalano. Sono veri. Grazie, grazie, grazie.
Bene
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lunedì, 29 ottobre 2007
FOGLIE DI CARTA
Ascolta
Sto crescendo
E mi riprendo il mio posto
Ad ogni costo
Senza più spavento...
Di segni sulla scorza
Respiro
Me stesso
Reinvento
Quante foglie di carta metterò
Voglia di primavera, guarda un po'
Se doveva rifluire a questa età!
Ma...
Ascolta, adesso
Nel silenzio della pioggia ancora esisto
Nello sforzo di chi mi vola addosso
Insisto
Ondeggia quell'istinto, e se stai attento
Questa volta
Mi troverai nel vento
Massimodelpapa
Un'avventura vissuta da ABSOLUTELYFREE
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Una cronaca dello spettacolo di Abbadia... da chi c'era davvero!
Un'avventura vissuta da ABSOLUTELYFREE
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sabato, 27 ottobre 2007

MAI TARDI TOUR – diario di viaggio/4
TEATRO SERVADIO, Abbadia san Salvatore, 26 ottobre 2007, ore 21,30
Due ore chiuse in un istante. Non mi era mai successo di ritrovarmi uno spettacolo sgusciarmi tra le mani così in fretta. Sarà stato il teatro, questo teatrino delizioso e cupo, gelido e caloroso, cadente e decadente, piccolo ed immenso: potevo vedere i sipari logori e rossi, arrotolati sopra la mia testa. Potevo intuire, al di là del sépare, Paolo suonare imbacuccato come al polo nord, sotto la sua lampada. E non lo avevo mai sentito cantare con tanta intensità, e dire che lui è il Principe dell'Intensità. E una delizia in più è stata Annina. Anna Fazzi. China sulla sua chitarra classica, questa ragazza così seria, così concentrata, è stata la vera trasgressione, con la sua poesia fra le dita, con quei passaggi, quegli arpeggi che rischiavo di incantarmi ad ascoltarmi invece di leggere. Lei ha dimostrato a tutti che il mondo non ci deve niente, che una ragazza anziché subirlo può squassarlo con tremenda dolcezza. “Che l'arte sia con me”, l'ho sentita mormorare nel backstage prima di cominciare. Ed era pallidissima, una maschera di morte, e le ho detto che non aveva bisogno di raccomandarsi, perchè lei era l'arte. Ha suonato così bene. Ha ricamato le mie parole. Ha trovato subito un'intesa con Paolo, perché sono due artisti. Paolo ha rivestito le note classiche di Annina con le sue magie, mazzi di carte scagliati sulle corde, rumori, echi, gocce di pianoforte. Ho l'audio dello spettacolo, lo riascolto e penso che se sappiamo fare questo incanto, siamo bravi davvero. Sono bravi. Io, mi sono limitato a leggermi addosso. Ce l'ho messa tutta, più di sempre, mi sentivo rapito nel teatro ed è stato più bello e più facile di altre volte, perché stavolta il microfono mi seguiva. Merito di Michael, fratello di Paolo, che è un fonico fantastico e un ragazzo straordinario: ti sta vicino, ti aiuta. Se hai un problema, non fai in tempo a dirglielo che te l'ha risolto. È sempre presente. È una sicurezza lavorare con persone così. Adesso capisco meglio anche la cura nei dischi di Paolo, una cosa che ho sempre apprezzato perché i suoi brani sono sempre molto prodotti, non iperprodotti, dico molto curati, stratificati ed è un segno di coraggio, di ambizione: troppo spesso, il minimalismo è un alibi.
Credo che il pubblico in sala sia rimasto soddisfatto. Io li ho visti emozionati, che è l'unico obiettivo. Dietro le quinte, il backstage era gelido, ci saranno stati due gradi. Una stufetta elettrica faceva quello che poteva. Un continuo viavai di gente, parenti, amici che venivano a dire qualcosa, ad augurarci fortuna. Anna era disperata, ma allo stesso tempo felice: non aveva mai fatto qualcosa di simile, così lontano dall'accademia che le è congeniale. Era preoccupata alla vigilia, così, quando sono arrivato (in ritardo osceno), sono stato con lei tutto il tempo, spiegandole che non doveva badare a nient'altro che fare ciò che sapeva: sarei stato io ad adeguarmi ai suoi tempi, ai suoi passaggi. Più tardi, sul palco, nessuno capirà come potessimo finire una lettura con una nota giusta, davvero al centesimo. Un mistero, uno di quei prodigi che è inutile tentare di sciogliere.
Paolo scherzava e recitava, padrone della situazione; è un vecchio marpione, lui, un vero uomo di teatro. A me è salita la solita scarica, che non chiamerei adrenalina: è proprio una botta ad alta tensione, quando mancano pochi minuti comincio a saltellare di qua e di là e accumulo aggressività, sento tutta la gioia che rifluisce. Non ho mai avuto paura, panico, timore di niente. Anche prima, quando facevo conferenze o dibattiti, quando incontravo studenti anche a migliaia, non ho mai avuto problemi, più siamo e più ci divertiamo, c'è sempre stata dentro quella felicità di essere lì,, di offrirsi in qualche modo. Con questi spettacoli è la stessa cosa, solo amplificata. E il teatro la moltiplica ancora. Poi sono salito, e non mi sono più accorto di niente. Quando toccava a Paolo cantare, rotolavo giù dalla scaletta e mi cambiavo – ho indossato camicie diverse, un mantello per la “trilogia della notte”, e la tuta da lavoro per “Storto”, che anche questa volta è stato uno dei momenti clou. Ormai sto finendo prigioniero di questo momento di follia, questo sfogo di rabbia grottesca!
Sentivo solo che tutto scorreva, filava via dilatato e veloce, senza problemi, senza buchi, e in un attimo sono comparsi i titoli di coda e la gente applaudiva!
A questo punto, la prima fase del tour si è conclusa; abbiamo ancora Castelfranco Veneto, il 29 novembre, ma la struttura è definita; cambierò diverse cose in scaletta, perché ormai ho capito quali sono i brani da tenere sempre e quali invece quelli che funzionano meno. Penso anche di proporre qualche inedito, ho alcune idee in testa che aspettano solo di essere sistemate per iscritto. È vero che girando, recitando vengono nuove ispirazioni, è vero per chi fa musica e lo è per chi cattura parole. Dopodiché, ci sono circa una decina di date aperte, che speriamo di confermare presto. Ci divertiamo da matti, questo è sicuro. E sembra che lo spettacolo funzioni davvero: ogni volta succede qualcosa di imprevedibile, a volte anche più di qualcosa, ma sono tutti episodi positivi, emergenze che ci tirano fuori una follia, uno sberleffo, una soluzione inaspettata. È uno spettacolo vivo, forse perché non proviamo mai nulla, ci ritroviamo un'ora prima, ciascuno da strade lontanissime, e non ci resta che partire! Ma ormai ci conosciamo, e in qualche modo ciascuno sa quello che l'altro sta per fare.
Abbiamo cominciato alle 21,45 e finito a mezzanotte precisa. Dopo siamo andati a cena in un posto bellissimo, un ristorante ricavato da una sorta di cantine sotterranee, tutto cunicoli e ruderi di mura in mattoni. C'erano i ragazzi dello staff, che hanno fatto davvero i miracoli, insieme a Norman che è stato l'organizzatore di questa serata. Alla fine, verso le 3,30, naturalmente Paolo e Michael sono ripartiti subito per “Prao”, perché sono due pazzi.
Massimodelpapa
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venerdì, 26 ottobre 2007
RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO
Ringrazio Santoro perchè mi sta facendo fare dei bei primi piani di De Magristris,talmente bbono che, quasi quasi, potrebbe lasciare la magistratura, visti gli sfratti,e fare il tronista. Bellissimo uomo, altro che Woodcock!
Francy
Infatti la lascia. Almeno secondo una voce che lo vorrebbe non tronista, ma parlamentare di Di Pietro alle prossime elezioni. Insieme ad altri delle sette di Santoro e Grillo. Per questo hanno tanta pressa di andare in tivù: è già partita la campagna elettorale.
mdp
De Magistris tutte le sere in televisione, tutti i giovedì da Santoro. In cosa diverso da Mastella?
Paolo
Son passato a volo di telecomando giusto per sentirlo dire che, ricordando suo padre, "credo avesse lo stesso senso morale che io ho". Testuale. Di uno così, c'è da aver paura.
mdp
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giovedì, 25 ottobre 2007
IL PROFESSOR MINARI
Vai a sapere come, riaffiora in mp3 (!) l'audio di una remota lezione di “ginnastica” (anche se lui ci avrebbe fulminato: “Educazione fisica, pezzo di maiale!”) del mitologico Professor Minari, quello che al Carducci ci faceva letteralmente scoppiare: ho impresse nella mente scene allucinanti di compagni stremati, stesi a leccare il linoleum come cani, a un passo dal vomito negli spogliatoi. L'ex pugile Minari era così: per lui la educazione fisica diventava una faccenda da ufficiale e gentiluomo, insulti incorporati. Una pantomima che, lungi dall'atterrirci, ci deliziava: aspettavamo di morire, in quell'ora di ginnastica, per poterne motteggiare lungo tutta la settimana, non si contano le volte che ho rischiato l'abbandono per il gran ridere. Ma guai se se ne accorgeva! Capace di fartela pagare per un anno intero: ne andava della sua pessima, curatissima reputazione.
Io me lo ricordo, il Minari. Credevo di ricordarmelo. Ne conservavo un ologramma vago, di fantasma, dopo 27 anni che era svanito. Venni a sapere che nel frattempo era morto. Ma restava tra i ricordi struggenti l'assenza di quel vecchio esaltato, fuori di testa, pateticamente militaresco, che tra un "bambù" e un "tapino!" non si rassegnava alla sua materia ancillare, goliardica, una boccata d'aria fra lo studio matto e disperatissimo; e lui quella boccata d'aria te la levava sfiancandoti a morte, sfasciandoti d'esercizi e di sarcasmi, per farti diventare "un armatio", "un carducciano", sorta di spartano dell'era moderna.
Così ricordavo, così credevo.
Poi lo sento in questi spezzoni tornati dal passato, risaliti dal fumo della memoria... e trovo un uomo fragile, quasi disperato che noi lo potessimo dimenticare. A volte gli sfuggono accenti improbabili, alla Renato Zero, e proprio per questo quel vecchietto ti uccide ancora: di tenerezza, stavolta. La voce riporta l'odore chiuso della palestra, che a me sembrava immensa, e per un attimo il cuore si stringe ancora, perché io non ero dotato per lo sport, arrancavo su quella fune, mi bruciavo le mani sulla pertica e non riuscivo a conquistarla e avevo il terrore di quegli affettuosi insulti.
Ormai un Minari non potrebbe più esserci, troppo politicamente scorretto, oggi più di ieri perchè l'ideologia ha lasciato il posto a un retropensiero più insidioso ancora, il pensar bene, "corretto", i cui confini non si conoscono perché è sempre qualche entità misteriosa a stenderli. Ma io me ne fotto di come fosse "il Minari", so solo che adesso mi manca, come mi manco io, e quella voce mi sembra spaventosamente lontana, e fragile, e orgogliosa, e mi manco io ascoltandola ancora, e ancora, e ancora... Dio mio, quanto tempo è passato. Dio mio, che atroce banalità. Ma è passato davvero, la scuola non è più quella, la palestra non è quella, io stesso non sono più quello. Anche se vivo facendo finta del contrario, ancora adesso. Anche se "un armatio" non lo sono mai diventato. Un carducciano sì però, quello lo resterò irrimediabilmente.
Massimodelpapa
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BAD NEWS
Allora: piove, ma non si può dare la colpa al governo ladro perché, anche a detta del medesimo, non esiste più. Esiste solo un mucchio selvaggio d'imbecilli in ordine sparso, che non si danno neppure la pena di fingere concordia. Dice: l'Unione ha finito di esserci. Ma quando mai è esistita? La campana a morto dovrebbe darla, come già dieci anni fa, il presidente della Camera Bertinotti, tanto per far capire che loro son sempre quelli dei bei tempi, del tanto peggio tanto meglio. Altro che accresciuto senso di responsabilità confacente alla carica: tra uno svolazzare e l'altro ai matrimoni dei nobili parigini, il compagno cachemire continua a suonare le sue cariche per una sinistra radicale, nel cretinismo senz'altro, che non si stanca di sabotare qualsiasi decisione. Ultima, fresca fresca, il cosiddetto pacchetto sicurezza, perché per la sinistra paleolitica ogni tensione o confusione sotto il cielo rende la situazione eccellente, matura per la gloriosa rivoluzione proletaria. In altre parole, stanno storicamente dalla parte dei delinquenti, nostrani, comunitari o extra non importa. Così, in Italia ci si continua a scannare, a morire per i motivi più assurdi, in famiglia, in treno, davanti a una chiesa, in strada, in una decomposizione sociale che pare irreversibile mentre il governo fantasma non riesce a far passare la minima misura per arginare la violenza e l'insicurezza. In tutto questo ben di Dio, due ministri sciagurati – uno dei quali sta alla Giustizia per scippare le indagini che lo coinvolgono - si preoccupano solo di spararsi l'un l'altro nei coglioni, con grande senso dello Stato e preoccupazione per le sorti del Paese che, per opinione comune, dovrebbe tornare nelle mani di un Cavaliere al di sotto di ogni sospetto e al di sopra di ogni conflitto. Ieri Berlusconi ha dato i sondaggi, così come un tempo si diceva ha dato i numeri, e, per quanto divertenti, la netta sensazione è che non siano poi così siderali rispetto alla realtà. Dall'altra parte hanno fondato un partito che ancora non c'è, ma già stramazza sotto il peso degli affettuosi, come l'artista Moni Ovadia, che sarebbe per la sinistra estrema “ma resto leale a Veltroni”, leale, abbiamo capito, va' in Mona, Ovadia.
Queste, in rapido sunto, le ultime notizie. Adesso tocca ai Pangloss di turno trovarne di buone, se ci riescono. Non possono cavarsela limitandosi a darci dei qualunquisti, che c'entra come Mastella alla Giustizia: tutt'al più trattasi di “disfattismo”. Ma con gli asini, o le mosche, ogni lezione è sprecata.
Massimodelpapa
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mercoledì, 24 ottobre 2007
IL SILENZIO
Il pm scippato, De Magistris, spacca la platea: i buoni con lui, i cattivi contro. Ma i buoni sono pochi e i cattivi tacciono, scatenando un silenzio assordante che atterrisce il povero sostituto. Proprio lui, che ce l'aveva messa tutta per non restare isolato contro i poteri forti. Ma la strategia scelta, basata sull'immanenza preventiva, s'è rivelata pessima e il povero De Magistris ha dovuto scoprire che tra diventare conosciuto e diventare popolare ci corre un mare.
Che il piemme ci marciasse, s'era capito da molto prima di Mastella, da quando, in estate, un giorno sì e l'altro pure occhieggiava, sempre accuratamente in posa, su questo e quel giornale salmodiando la solita litania: io non mi fermo, io, io non guardo in faccia a nessuno, io, io li combatto i poteri forti, io, io non mi faccio intimidire dai poteri sporchi io, io, io, io... Fino al bigger bang da quel casinista di Santoro, rivelatosi controproducente in dose letale. Nessuno si nasconde che De Magistris opera in una sede ostica, per non dire un nido di vipere qual è la sua procura. Nessuno gli contesta, tutt'altro, di avere scoperchiato certi pentoloni. È la strategia che non convince, quell'invadenza mediatica giocata in anticipo ma con rischi ampiamente prevedibili e non dica De Magistris, per non far torto a se stesso, che non li aveva previsti: li ha cercati con ogni dichiarazione, con ogni fotografia della sua faccia semisbarbata di fresco, con le sue pose da divo per caso, le sue cravattine slacciate, le sue maniche di camicia. Solo che a volte la notorietà sfugge di mano e scatena effetti ingestibili e indigesti.
Non entriamo nel dettaglio della procedura penale, barocca in Italia a livelli demenziali, un sistema processuale talmente bizantino che, volendo, ci si trova sempre un cavillo di soccorso: ad osservare ciascuna minuzia, ogni volta, per qualsiasi indagine, sarebbe la catalessi del Diritto. Il giurista Vittorio Grevi ha spiegato, in un articolo sul Corriere, perché, a termini di codice – il che non significa di opportunità – la decisione, spinta dal Guardasigilli, di far avocare l'inchiesta dalla procura generale, cioè di sottrarla al pubblico ministero che l'aveva intrapresa, fosse formalmente corretta. Non entriamo in simili risvolti da iniziati, convinti che la campana dell'espropriato potrebbe offrire altrettanti rilievi confutatori: già le modalità dell'estromissione, riferite oggi sempre dal Corriere, dovrebbero fare avvampare di vergogna un Paese che si ritiene civile e democratico. Ribadiamo soltanto che, con la sua smania di notorietà, fosse propedeutica o terapeutica contro l'espropriazione delle indagini, De Magistris ha ottenuto l'effetto opposto, ha fornito alibi e pretesti formalistici a un tipo che considera morale tutto ciò che combina, qual è Mastella. Del quale ci siamo chiesti a lungo la ragione di una simile collocazione, da parte dell'onestuomo Prodi. Pensare che era così semplice. In cosa diverso, il galantuomo Prodi, dal predone Berlusconi che al Ministero dell'Ingiustizia voleva piazzarci l'impresentabile Previti, principe dei ladri, e la volta dopo s'accontentò, si fa per dire, dello zelantissimo Castelli esperto in rumori industriali?
Naturale che, a questo passo, tutti tacciano (tranne due irresponsabili, per disgrazia ministri di un disgraziato Paese, occupati solo a sputacchiarsi tra loro): chi avrebbe un solo motivo, all'interno della Casta, per difendere un magistrato che s'impiccia nei suoi traffici bipartisan tra appalti, finanziamenti dirottati e massoneria? E come fa De Magistris a stupirsene? Davvero pensava che apparire a raffica, che intervenire da Santoro lo avrebbe corazzato? Forse dovrebbe farsi spiegare qualcosa da un collega altrettanto coraggioso ma assai più discreto, John Woodcock.
In un mare di silenzio omertoso o imbarazzato, a sostenere il giudice De Magistris restano alcuni strepitanti per vocazione: gli scampagnatori di piazza, i manifestanti per tutte le stagioni, gli sbandieratori e striscionatori pavloviani, oggi per Veltroni, domani per la sinistra radicale, dopodomani dopodomani per Grillo, il giorno di poi per Maria de Filippi. Restano i bamboccioni di Locri, fino a migliore occasione. Dimmi chi ti difende e ti dirò chi sei.
Massimodelpapa
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