lunedì, 31 dicembre 2007
CALENDARI INUTILI
La domanda è d'obbligo per quanto scontata: che anno è stato? Ma come tutti gli altri, pessimo, peggiore del precedente. Siamo più poveri, più cinici, più svergognati e più rassegnati e non ci voleva il New York Times per insegnarcelo. Siamo anche più vuoti, più incapaci di creatività, di genialità. Comici, musici, intellettuali s'affannano nel penoso dibattersi, tutti con l'unico orizzonte possibile, la televisione, perché no la politica. Limiti roboanti ma minimalisti, da sagra paesana. L'unico modo di rispondere alla madre di tutte le domande insulse, “Che anno è stato?”, è dire che i nostri peggiori vizi nazionali, la codardia, l'amoralità elastica, la mediocrità, il familismo, l'illegalità genetica, il peccare in grazia d'Iddio, il cialtronismo, l'ateismo bigotto, la ferocia, l'ignoranza tracotante, escono tutti corroborati, trasformati in doti, in virtù necessarie per resistere in un mondo ostile. Ma basta varcare i confini per lasciarsi alle spalle quest'aria pesante e mefitica, asfittica e provinciale, satura di umori maligni, che anno dopo anno diventa un ottimo alibi per accettare il peggio, senza fare più niente per cambiarlo. E il 2008? si apre, come ogni anno, con aumenti di luce, gas, acqua, treni, aerei, autostrade, benzine, tributi. Ma daranno la colpa all'anno bisestile, c'è già la fila di italiani cattolici che fanno incetta di corni d'osso, zampe di volpe, ferri di cavallo, amuleti e talismani e pozioni. I calendari passano ma restiamo fermi al Medioevo.
Massimodelpapa
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domenica, 30 dicembre 2007
RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO
Massimo, gli idioti festeggiano. Che si amputino pure gli arti e che perdano pure un occhio per festeggiare un anno nuovo, cioè il nulla. Se lo meritano - Stefano
A cominciare, possibilmente, dai miei piccoli vicini di casa - mdp
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sabato, 29 dicembre 2007

SINDACOCCO
Parliamo oggi di un aspirante sindaco di Porto San Giorgio, tale avvocato Agostini, dato in pole position alle primarie paesane. Per quale parte politica? La domanda non è oziosa, in quanto figlio d'arte: la mamma, Diana Fioretti (foto), è una habitué della politica locale, in 40 anni ha ricoperto tante di quelle poltrone da non ricordasele più neanche lei, e poltrone di tutte le stazze, foggie e colori. L'ultima volta è entrata assessora per il centrosinistra, poi a metà s'è sfilata e ha cominciato i suoi approcci col centrodestra, ma non chiamatelo trasformismo: è coerenza interna, proprio così. Oggi lancia l'erede, a quanto pare col centrodestra (peraltro abbondantemente spruzzato di neofascismo), ma non sia mai detto, non si sa mai. È un legale che si pavoneggia un po' sulla stampa locale, evidentemente la tribuna giusta, a proposito dei suoi successi, su un giornale che originava l'occasione del contendere, e che per combinazione è anche quello che raccoglie le vanterie del nostro principino del Foro, che naturalmente, da bravo figliolo, già che c'è non dimentica la mamma, mentore, pigmaliona. Ora: è giusto che una carica politica, ancorché in scala paesana, venga tramandata di mamma in figlio? È giusto che detto potere caschi a pendolo, ora di qua, ora di là, ora non si sa? D'accordo, l'orto locale non è che passi di meglio, basti pensare all'attuale primo cittadino, un omino sindacalmente recidivo che tiraccampà mentre attorno a lui il paesello si riempie di teppisti, di scritte deliranti, di droga, ma lui niente, indifferente, anzi sereeeno, ha imparato la lezione di Prodi: tutto va ben, madama la marchesa. Però, che l'alternativa sia il classico bamboccione (politico), ossia la mamma ex machina, ultrasettantenne di anagrafe personale e ultraquarantenne di anagrafe politica, ecco, questo, insomma, pare davvero un po' troppo. Si dice: largo ai giovani, si fa per dire. E si aggiunge: purché siano figli ammè. Piezz'e core. Parlateci con questo aspirante, conoscetelo, soppesatelo: se trovate una sola idea originale per rilanciare il natio borgo selvaggio, votatelo pure. Ma che non sia d'un paio di generazioni fa, almeno, non ci giureremmo. Qualcuno, in famiglia, sostiene, e vorremmo vedere, che trattasi dell'uomo giusto al posto giusto: più che “a cocco de pippa”, come si dice da queste parti, “a cocco de mamma”. Un sindacocco, voilà.
Massimodelpapa
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venerdì, 28 dicembre 2007
MATTI COL BOTTO
La follia criminale si esalta a Natale. Ubriachi che falciano bambini sulle strade, kamikaze sulle piste di sci, balordi da discoteca o da spiaggia esotica, impianti antidiluviani e mai controllati che uccidono silenziosamente col gas, fanatici del fitness che fanno a pezzi le donne, padri depressi che distruggono la famiglia e per sovrappiù anche la casa. E poi i botti demenziali che lasciano occhi e arti sull'asfalto, questi ultimi più sconcertanti, più disperanti perché quasi tutti di ragazzi, di bambini di otto o dieci anni. Ma cosa è questa moda bestiale delle esplosioni, del fragore e della devastazione ad ogni costo? È il portato della voglia infantile di guerra, della morte nell'epoca delle moratorie per la pena di morte e dell'indignazione cosmica per le guerre che però continuano perché così vuole il mercato e così vogliono, in fondo, gli uomini, le cui masse folli appendono gli stracci arcobaleno ai balconi ma poi lasciano i figli liberi di impazzare in queste guerre di pace che ad ogni fine anno lasciano decine, centinaia di mutilati e invalidi. E non bastano, ce ne vorrebbero di più, ci vorrebbero i morti ammazzati per far capire che questa mania assurda dei palloni di Maradona, degli ordigni bellici, delle bombe carta in mano ai bambini è una barbarie moderna, inutile e costosa. Ma non capirebbero. Dalle mie parti, come in tutto il Paese, è una Santa Barbara di micce che brillano, di scintille e boati apocalittici, da infarto, per l'intero calvario natalizio e si vedono genitori scellerati mettere in mano ai figli queste armi di distruzione.
Gli stessi telegiornali si sono arresi alle ragioni del mercato e all'evidenza, insegnano ai dinamitardi come far esplodere una carica senza lasciarci le penne, quali procedure seguire, quale abbigliamento indossare. Siamo matti? Sì, siamo matti a cominciare ogni anno con la conta dei feriti e dei lesionati ma anche del fatturato dei botti, astronomico e in larga parte appannaggio della criminalità organizzata. Come se non avessimo già abbastanza ragioni di temere l'inizio di ogni calendario di lacrime e di sangue.
Massimodelpapa
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giovedì, 27 dicembre 2007
DISGRAZIA
la gente in Italia non legge ovvero legge la sottoletteratura pornografica o noir che impone il mercato e dunque non sospetta né si dà la pena di conoscere le responsabilità, accertate, di uno come Bruno Contrada che ha obbedito alla mafia per gran parte della sua corsa professionale. Contrada, secondo il pentito Sinagra, era una talpa del boss Filippo Marchese già alla Squadra Mobile di Palermo, cosa confermata anche da Buscetta, ma che non impedirà al funzionario di polizia di fare luminosa carriera nel Sisde dove resta un intoccabile per anni, fin dal 1980, mormorato come implicato nel fallito attentato di Addaura del 1989 a Falcone, poi protettore di Riina finché non lo arrestano, travolto dalle rivelazioni dei pentiti, la vigilia di Natale del 1992 e definitivamente condannato a 10 anni per associazione esterna mafiosa.
Se tali verità storiche e processuali le racconti all'italiano-tipo, lui ti guarderà in tralice rispondendoti scettico: “Questo non lo so”, con la folle pretesa di addurre la propria colpevole ignoranza a scriminante del condannato, giudicandolo, e assolvendolo, in funzione del becero qualunquismo che egli cova dentro. Una logica delirante e ignobile.
Quasi tutte le voci dell'antimafia, una volta tanto in armonia, hanno criticato senza sconti la grazia che Mastella vuole elargire a Contrada perché taccia fino a morte, si presume imminente; e indigna profondamente questa premiazione di un servitore dello Stato al servizio dell'antistato, oggi salvato da un Guardasigilli testimone di nozze per noti mafiosi. Anche Contrada reclama la grazia, dopo terroristi e stragisti, accontentati nei modi più fantasiosi e inverecondi; perché no allora anche i grandi boss suoi complici, responsabili di centinaia di omicidi? Se questa, ingiusta, inammissibile, ha da essere la carità umana o cristiana, sulla pelle degli innocenti straziati, se basta ammalarsi per farla franca, come non estendere la pietà pelosa ad ogni criminale che adduce un disturbo senile più o meno serio? La grazia qui non risponde a motivi di clemenza ma di opportunità, serve, come è evidente, ad evitare di scoperchiare l'ennesimo vaso di Pandora, perché i segreti inconfessabili restino tali. È l'ennesima ragion di Stato, ma una ragione oscena, che contiene in sé e che legittima tutti i sospetti di compromissioni dello Stato ai livelli più alti con il suo stesso cancro, con il suo doppio negativo. Serve ad evitare che, per disgrazia, vengano fuori (tanto per cominciare) i nomi dei protettori politici di Contrada che proteggeva Riina, ed è qui che si vedrà se l'attuale inquilino del Quirinale merita la stima che si deve agli uomini, o se, come è probabile, è degno soltanto dei decrepiti professionisti del Potere che l'hanno preceduto, con poche o nessuna eccezione. Il settantaseienne Contrada sta crepando? Lo si può assistere anche senza lasciarlo nell'infermieria di un carcere, come meriterebbe, fine comunque migliore che morire trucidato o sciolto nell'acido come capitava alle vittime dei suoi padroni. Ma non c'è davvero bisogno di (rin)graziarlo per avere tradito la sua missione e il suo Paese per tutta una vita.
Massimodelpapa
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mercoledì, 26 dicembre 2007
BALLERINA
Cammini sull'aria
Voli trasfiguri
Sculture irrequiete
Senza rete
Il tuo corpo abbandoni
Ispiri
Esplosioni d'amore
Respiri
Non fermarti se vai
Oltre la tenerezza
La spossatezza
Oltre la morte stessa
Vivrei
Finché posso vederti
Disegnare arabeschi
Complicati e perduti
Sono quei suoni muti
Sinfonia pura di te
Che nell'aria cammini
Davanti a noi vicini
Ma imprendibile ormai
Figlia dei sogni tuoi
Cigno che smette mai
Io ti aspetto se vuoi
Massimodelpapa
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martedì, 25 dicembre 2007
REGALI
Buon Natale
A chi un Natale
Non l’ha
Al mondo
Sono più di metà.
Buon Natale
A chi deve morire
E lo sa.
Buon Natale
A chi lo spenderà
Consumando rimpianti
Solo coi suoi ricordi
O nemmeno più quelli
È già tardi…
Buon Natale
Alle vittime di stragi
Cristi senza Re Magi
Niente doni se mai
Un Natale non hai
Mondo
Non nascondo i tuoi guai
Guardati fin che puoi
Finché sopporterai
Il tuo volto allo specchio
Mondo
Che spettacolo immondo
Se chi muore per niente
O per troppo
Non conto.
Regali
Quanti sono i Natali
Buttati
Fra le ossa di bimbi
Affamati
E potremmo salvarli
Se non fossero tarli
A mangiare il tuo cuore
Mondo.
Sfondo
L’ultima umanità
Affondo
Senza più volontà
In questo Buon Natale
Che non so più a chi dire.
Massimodelpapa
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lunedì, 24 dicembre 2007
COMPAGNI DI MERENDE
Anche il noglobal Casarini si converte naturalmente a Berlusconi, via Mondadori: cosa che copre di discredito più Mondadori che Casarini, il quale prenderà i soldi, (“pochi”, si lamenta lui), dal sistema neofascista che pretendeva di sbaragliare (c'è tempo, compagno, avanti il prossimo). È il mercato, bellezza: che presto o tardi ti integra, ti addomestica. Certo, con certi rivoluzionari cartonati che non aspettano altro, è più facile. Questo, comunque, è solo l'epilogo provvisorio di una storia che non finisce mai, e che ho tentato – in splendida solitudine – di raccontare in un libro uscito nel 2004, che si guadagnò qualche (famigerata) attenzione a dispetto di chi lo aveva prodotto, uno stampatore millantatosi per editore senza riuscire a staccarsi dal suo metro e mezzo di statura. Siccome torniamo ad ascoltare le solite canzoncine di paglia per giustificare una incoerenza oscena (in effetti la coerenza interna, fare soldi per fare soldi per fare soldi, è salva), vien voglia di ripubblicare qui, aggiornato, riveduto e corretto, il capitolo centrale di quel libretto maledetto. Per continuare, scendi nel garage
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CATTIVO NATALE A VOI
La tanto pompata moratoria sulla pena di morte è roba da sagrestia politica, serve giusto a spacciare un po' di improbabile credibilità all'imbarazzato e imbarazzante governicchio italiano così come ai brancaleoneschi radicali di Nessuno tocchi Caino, farcito di boia riciclati. Tutti la accolgono sapendo di poterla tranquillamente disattendere alla bisogna, mentre servirebbe se mai una legge mondiale, condivisa, drastica, definitiva, che la abolisse senza eccezioni. Ma è probabile che per questo princìpio, sacrosanto e di buon senso, metterebbero in manicomio chi osasse avanzarlo: la legge del taglione è condivisa dalla libertaria America così come, soprattutto, dai cascami dei regimi assolutisti quali l'Iran, o Cuba, o la Cina sulle cui cinquemila esecuzioni l'anno gli scandalizzati profeti di casa nostra sono molto, molto più comprensivi, e distratti, e in fondo solidali: è sempre colpa del capitalismo, anche il comunismo è colpa del capitalismo.
La pena di morte, lo sappiamo, oltre che barbara, superata e inaccettabile, è controproducente. Eppure si riesce al massimo a morigerarla con le moratorie. Mai a spegnerla. Mai a ucciderla. Perché?
Poi c'è un'altra morte, che per quanto mi riguarda non abolirei ma, al contrario, caldeggio e vorrei vedere applicata, inesorabile: non di Stato, non per via etica ma fatalistica: tu chiamala, se vuoi, Nemesi, giustizia divina, fatalità, incidente, malattia o come ti pare. È la legge del contrappasso per, ad esempio, i responsabili della strage all'acciaieria di Torino. Una strage voluta, come quella di Bologna o di Brescia. Una strage attesa. Anche quella sugli operai della ThyssenKrupp è stata una pena di morte, contro gente colpevole solo d'esser lì a lavorare in un lager mascherato da fabbrica Non possono esserci né sconti né perdono per quanti mettono in conto tanto orrore, e così ingiusto dolore. Debbono pagare, tutti, fino in fondo. Ma loro sono potenti, sono il Potere e temo proprio che, alla fine delle obbligatorie, inutili, patetiche inchieste, tutto quello che sconteranno saranno i dividendi, sulla pelle bruciata di chi era “sale della terra”, e sale è tornato ad essere. Vorrei fosse Natale anche per loro. Un cattivo Natale, pieno di rimorsi, di incubi. Ma questa è feccia umana incapace di provare rimorsi: sono bravi a dismettere le loro responsabilità, a subappaltarle, a stemperarle lungo una processione di mani lavate. Non è capitalismo il loro, non è impresa, non è lavoro, non è nulla di ciò che abbia un senso; è l'inferno che hanno congegnato e dalle cui fiamme si salvano con gli aerei privati, coi privilegi osceni, con l'avidità insaziabile: brucerebbero le loro madri, i loro figli per uno straccio d'utile in più. Ed io vorrei vedere la loro stessa cenere volare, pensando, almeno non l'avete fatta franca, razza di laidi vampiri. Almeno questo, schifosi mostri umani. Almeno questo.
Massimodelpapa
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domenica, 23 dicembre 2007
MAI TARDI TOUR – diario di viaggio/8
Formia, Officina Culturale, 21 dicembre 2007, ore 22,00
L'ultimo spettacolo dell'anno è stato il migliore. In una sala prove ad anfiteatro, col pubblico seduto sui gradoni, a dominarci, siamo partiti entrambi veloci, aggressivi, dando vita a una serata molto fisica, piena di energia grazie anche al palco ampio, profondo, fatto apposta per essere sfruttato in lungo e in largo: c'è stato un momento in cui Paolo si è messo a suonare schiacciato contro il muro, a sinistra, mentre io a destra leggevo contro la parete opposta. Lui ha suonato con ardore, in certi passaggi pareva staccarsi letteralmente da terra; ha proposto, tra le altre, una bellissima versione acustica della nuova “La Distanza”, che è un pezzo magnifico. I miei momenti invece sono stati nella lettura di “Sei fotografia” (dopo la quale Paolo ha subito proposto “Simmetrie”) e, all'opposto, in una versione incendiaria di “Storto”, che mi ha quasi ucciso: alla fine non avevo più voce, ed ho pregato Paolo di subentrare con un brano, per poter rifiatare. Una cosa alla Iggy Pop, davvero!
È stata una sfida all'ultima emozione, che al pubblico sembra essere piaciuta: ci hanno anche chiesto dei bis, e Paolo si è improvvisamente seduto dietro alla batteria, improvvisando una melodia ritmica con la voce mentre io mi chiedevo che pezzi leggere, senza riuscire a decidermi... Credo di avere capito il motivo dell'emozione negli spettatori, che permane sui loro volti anche dopo la fine. Percepiscono l'incontrollabilità della situazione, avvertono che tutto potrebbe accadere perché non sappiamo noi stessi cosa succederà: e siccome andiamo senza prove e senza freni, va a finire che ciascuno può commuoversi, incazzarsi, urlare o rotolarsi in terra, cosa che questa sera in effetti ho fatto senza ritegno, a più riprese. L'alternanza di registri emotivi opposti fa il resto, e a me piace vedere la gente passare dalla commozione alle risate più sbigottite per poi tornare a turbarsi. Non è così scontato, e debbo dire che di solito siamo fortunati perché riusciamo a portarli con noi sul filo delle nostre sensazioni. Lo dicono sempre tutti, ed è retorico: ma in questo nostro spettacolo davvero il pubblico è parte, è la carne, al punto che noi decidiamo, a istinto, le cose da fare e come comportarci in funzione della serata, del momento, del respiro di chi ascolta; ci piace, soprattutto, capovolgere un'atmosfera, stravolgerla. Penso che riprenderci con una telecamera sarebbe un po' complicato... Ma questo rispecchia esattamente lo spirito di ciò che siamo, Paolo ed io. Abbiamo cominciato alle 22 e finito alle 23,40, poi, verso l'una, siamo stati a cena in una splendida “osteria” fino a quasi le 3, quando ci hanno accompagnato al nostro alloggio, un bel residence sul mare da cui si vedeva Gaeta, appena di fronte. Al mattino alle 9 siamo scesi, Claudia ed io, e c'era già Paolo a far colazione insieme ai ragazzi che ci avevano gestito la sera prima. Questa serata è merito di Claudio Marciano, che è a sua volta un musicista, ha un gruppo, Tecnosospiri, e, a 24 anni, fa l'assessore da quando ne aveva 19. Claudio è uomo d'onore: venuto a vederci alla prima di Frosinone, ci aveva salutato promettendo di portarci a Formia, e due mesi dopo eccoci! Un brindisi al nostro assessore preferito e ai suoi collaboratori, che sono stati fantastici. Due brindisi!
Riprendiamo a gennaio, il 21 da Bisignano, in Calabria, per un live al B-Side, che verrà trasmesso in diretta da Radio Libera Bisignano e si potrà anche ascoltare via internet in streaming dal sito della radio. Sul mio blog ci sono tutti i collegamenti. Probabilmente ne verrà tratto un cd o un dvd, quindi questo spettacolo dovremo farlo bene.
Massimodelpapa
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Solcando i sette mari
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L’obiettivo nostro è ancora scrivere di
vita
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La massima di Massimo
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