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giovedì, 31 gennaio 2008

- 20:02

Da febbraio torna a Milano c/o lo Spazio Teatro 89 la terza edizione di
La Musica e l’autore
segni e racconti sonori ai confini della città

con il patrocinio della Provincia di Milano e del Club Tenco

2 febbraio Andrea Mazzacavallo - Ricky Gianco trio
16 febbraio Roberta Carrieri - Cisco
23 febbraio Paolo Simoni - Quintorigo
1 marzo Claudio Sanfilippo - Rita Botto

SPAZIO TEATRO 89

Via Fratelli Zoia, 89 Milano

Inizio spettacoli ore 21.00 ingresso 10 euro

Un'avventura vissuta da ABSOLUTELYFREE

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- 10:09

SCATOLE
Hanno usato un transessuale per tenere su l'audience. Hanno preso un umano e ne hanno fatto esplodere l'anomalia, sia pure normalizzandola, secondo intuizione pasoliniana: prendi un dramma, centrifugalo in televisione, ne uscirà uno spettacolo, che non disturba più nessuno, che potrai controllare e manipolare. Lo stupro è rendere “normale” uno che era diverso, originale.
Hanno preso una persona e l'hanno ricondotta a cosa, a categoria, fenomeno da baraccone, pretesto per una sega, per sfogare la morbosità. Hanno allettato il trans, forse lo faranno vincere, forse lo castigheranno duro, certo servirà alle polemiche, al parlarsi addosso, come già sta accadendo.
Sarebbe questa la dignità? Questa la liberazione attesa? Chiusi in una gabbia chiusa in televisione?
Certo, non è il primo: altri, barando, senza il coraggio di non essere chi non si è davvero, sono arrivati in Parlamento, senza alcun talento che far parlare di sé. Ma il punto è che, quando gli umani tornano categoria, c'è qualcosa che non torna. E se poi sono felici di farsi rinchiudere, di tornare mostri, se svendono il loro coraggio, la loro sofferenza per un gettone di presenza, allora ogni battaglia è persa. Il trans del grande fratello bazzicava già la politica spettacolo, la televisione propagandista: truccava, incipriava una non molto diversa, una che per amor di potere passa per bellona e invece è una femmina banale, a suo modo grottesca, con tutte le grinze della mezza età. E anche questa ambizione da velina, fare strada nel bordello televisivo, toglie grandezza a una vita capovolta, la rende miserabile, volgare. Fossi un trans odierei chi svende la mia anima, il mio dramma. Chi rinchiude anche me in una scatola - Massimodelpapa

Un'avventura vissuta da ABSOLUTELYFREE

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mercoledì, 30 gennaio 2008

- 19:35

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO

E' tua questa poesia? Immagino di sì. Molto bella, penetra nell'anima. Invita a prendere una pausa e a riflettere. E poi viene in mente che qualcosa è stato vissuto. Inoltre mi hai fatto venire voglia di leggere il libro "La vita in vena". - Samanta

a chi era dedicato il racconto che hai scritto oggi??? era bellissimo. perchè non scrivi una cosa per me, un giorno che sei ispirato? - Monica

ecco, sei riuscito nuovamente a farmi commuovere...è semplicemente meravigliosa. - Pat

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- 09:57

INVANO
Concentrati. Raccontami che sei finita a perderti. E se ti prendi in giro qualche volta. Narrami com'è andata la tua vita nei sogni mai sfiorati, impalliditi, sfioriti mentre piano ti aspettavi. Suonami la sinfonia di giorni rotti. Imperfette storie di fumetti. Cartoni inanimati da sfogliare. Dimmi perché non siamo chi non siamo. Che cosa ci è mancato, chi l'ha preso. Spiegami ora, gli occhi dentro gli occhi. Adesso e basta, l'uno all'altra specchi. Comprendimi. Perdonami una volta. Assolvimi, che io non ce la faccio. Rimpiangimi. Raccontami chi sono. Che tutto si smentisce mentre esce da labbra asciutte e bianche di segreti. Perfino il mendicante che hai salvato, che hai difeso con l'ultimo mantello perde significato se il tuo tempo è sfinito, se è un martello invano. Se è negato puntare gli occhi al cielo, denso di sciacalli ancora in volo, oltre l'orrore, oltre tutto il nero e l'anima è quel velo lacerato che due gocce bastano a sfaldare. Piangi come un violino se voltandoti c'è il bambino tremante su uno scoglio che sconvolto ti chiama. Invano. Invano! Dimmi che altro vuoi, se non hai cuore, se ti sottrai alle crepe dei miei muri. Sono tornato, sai, nei luoghi oscuri della non vita che è stata la mia vita. Entravo ignaro e grato nella gabbia, senza luce di porte cancellate. Accoccolato come un cane morto, scoprivo già che niente aveva uscita. Che nella sabbia moriva la mia meta. Ch'era fiore appassito il mio respiro. Che allora non sarei mai più esistito. Il cuore come un tempio sconsacrato.
Resistere che non serviva... Attendere che non serviva... Sorridere che mi feriva... Umanità che non veniva... Il sole che si ghiacciava... Il mare che si fermava... Il tempo che inaridiva... Il vuoto che dilaniava... La tenerezza che tardava... Resistere che mi ingannava... Risorgere non si poteva... Il cielo che mi schiacciava... Il nero che si abbassava... Il nero che non schiariva... Il cielo che non passava... Il cielo che non passava... Il cielo che non passava... Il cielo che non passava...
Massimodelpapa

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martedì, 29 gennaio 2008

- 14:56

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO

Caro Massimo, mi chiamo elisabetta; ho molto apprezzato la tua prefazione al libro di monica aschieri, l'ho trovata molto bella, molto giusta. Nel libro si parla di tanti aspetti della vita deviata, distorta, pericolosa di una ragazza, di una donna, si intuiscono stati d'animo e sensazioni fuori dal comune. Non era facile cogliere questi aspetti e riassumerli senza travisarli, senza cadere nelle facili interpretazioni, nel "già visto" "già letto", i miei complimenti, sei riuscito a coglierne l'essenza. Conosco monica personalmente e so quale significato abbia per lei la Vita in Vena, una vita realmente sparata dentro per sentirne il sapore, il dolore. Così è stato, e la vita, la sua vita, merita di essere raccontata proprio per questo.
Elisabetta Buono

Ciao Massimo, sono una lettrice del libro La vita in vena di Monica Aschieri.... La tua prefazione è veramente perfetta e rispecchia in pieno i contenuti del libro. Complimenti!!!
Michela

Ho letto "Una vita in vena", ho cominciato con la tua prefazione e mi sono detto: "il solito rompicoglioni che fa finta di voler dire qualcosa, ma che, con delle belle parole, lo stile elegante e le domande pseudo-filosofiche "perché si scrive"? In sostanza parla solo di se stesso a se stesso, si guarda e si compiace: "Come sono bravo". Mi hai fatto venire in mente Pietro Citati e Focillon. Poi però ho letto il libro e devo dire che avevo proprio preso una cantonata. Mi devo scusare. Alla fine ho riletto la tua prefazione e l'ho trovata assolutamente perfetta, hai veramente colto e fotografato l'aura di questo piccolo gioiello che è il romanzo di Monica Aschieri. E' veramente strana la sensazione che lascia la lettura di questa storia, quanti livelli di comprensione sono possibili: Una storia di droga, una storia di mafia, una storia d'amore, una storia di fede, di degrado e redenzione. Certo, tutto questo, ma anche e, forse, soprattutto una storia di scrittura e di purificazione attraverso la scrittura. Questo è quel livello ineffabile che in trasparenza, come l'aura, sovrasta comprende e vivifica tutti gli altri, e tu con spirito chiaroveggente l'hai visto subito chiaramente. Complimenti e grazie, se non mi avessi fatto riflettere con la tua questione, molto probabilmente mi sarebbe sfuggito.
Stefano Turri
Lugo (RA)

Una volta tanto una prefazione serve a qualche cosa! - mdp

caro massimo, ho letto la tua prefazione, e anche il libro della aschieri, sono due cose complementari, liriche e scarne, molto sofferte, disperate. consiglio davvero la lettura, non si rimane indifferenti.
marco da sassari

è vero, il libro di monica tutto fa meno che lasciare indifferenti - mdp

Ho appena letto le bellissime parole che hai dedicato al libro di Monica Aschieri, dalla tua penna traspare l'interesse per un problema cosi delicato,grazie per aver parlato di Monica.
Patrizia

caro Massimo, solo due righe sul libro di Monica Aschieri che ho letto in un paio d'ore, che ho bevuto, meglio in un paio d'ore...compresa la tua bellissima prefazione. Non so se i lettori de "Una vita in vena" abbiano capito quanta vita c'è nel libro, quanta morte, anche, ma soprattutto quanta vita c'è ora nell'autrice. La conclusione apre alla speranza, questo libro è la speranza di chi ha vissuto per anni ai margini della vita stessa,degli affetti più cari, esiliata in qualche modo da tutta la sua famiglia che forse di lei si vergognava, o comunque non andava fiera.. Tutto questo è il riscatto di chi sceglieva la morte e la vita giorno dopo giorno, finchè "l'alieno" come lo ha chiamato, non è uscito da lei per non farvi più ritorno. I miei complimenti, quindi, per quello che possono valere, a lei in primis e a te, in secundis, per la pregnanza (si può dire?) della tua prefazione.
Roberta

più vado avanti, più mi convinco che davvero, nella vita, non è mai detta l'ultima parola. monica ha saputo ribaltare il suo destino. ha saputo raggiungersi. a volte le dico che tutta la sofferenza era necessaria, per poi potere scrivere. che è ciò che aveva davvero nel sangue - mdp

Caro Massimo, mi chiamo Ciccio.. da un pò di giorni finisco a leggere il tuo blog.. tante sono state le volte che mi hai colpito, sorpreso, illuminato... oggi leggevo 'una vita in vena' e son stato come rapito da alcune parole. M'è venuto come un senso di esternare quello che da te è stato scritto... e in qualche modo l'ho fatto... spero non ti dispiaccia... buon lavoro!
www.francescomastronardo.splinder.com

Dispiacermi? Tutt'altro. Grazie, anzi - mdp

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- 11:15

SCIMMIE
La crisi di governo uno show, la campagna elettorale uno show, gli scrutini uno show, il processo ai due bestioni di Erba uno show. È anche per questo che la televisione cosiddetta generalista è in crisi: perchè la realtà la supera e la televisione arranca per tenerle testa. Ormai è complicato inventarsi qualcosa, basta riportare i fatti che accadono per quanto al di là della logica, come la folla di curiosi che va al processo dei due macellai Olindo e Rosa Romano coi biglietti, comperati dai bagarini. A fare cosa? A guatare due mediocri che un giorno, vuoi per l'insussistenza morale e culturale, vuoi, chissà, per la noia, il miraggio televisivo, si trasformano in killer e fanno una mattanza. A peggiorare le cose, l'unico superstite, il marocchino Azouz, è un farabutto anche lui e così in questa farsa processuale, che i giudici potrebbero tenere a porte chiuse ma si guardano bene dal farlo, si prova il brivido dell'abiezione, ci si va a sentirsi migliori: noi non siamo così, non siamo come questi che si scambiano baci dentro la gabbia come scimmie allo zoo. Il che significa covare il sospetto, esorcizzato con l'ossessione, che l'ordinaria mostruosità degli imputati sta appena a un passo dalla normalità di chi li osserva, e in un attimo potrebbe passare dall'altra parte.
È allucinante non capire che se si va coi panini e i figli in spalla ad assistere a un processo ai mostri, già si diventa mostri per propria parte. E si allevano mostriciattoli. È allucinante questa gente che entra in un tempio del Diritto, di cui sa niente, di cui straparla sostituendo la giustizia meccanica del codice a quella plastica, stracciona, predicata in casa, e pretende di capire, magari anche di influire: “Eh no vostro onore, un po' di comprensione! Sarà un criminale ma che tenerezza che fa, e poi ha firmato una linea di occhiali!”. Di solito la gente orrenda non ha il coraggio delle proprie opinioni, la giustizia giusta, inflessibile le ripugna, vorrebbe il lieto fine anche nei processi, l'abbraccio generale, la riconciliazione indolore anche se poi è pronta a indignarsi. È convinta, questa gente laida, che il processo si fa perché c'è la televisione e loro sono parte necessaria della trasmissione, anzi dello “show”. Ci si mettono anche i legali, sempre meno professionisti seri e compassati, sempre più guitti posseduti dal demone narcistico con le loro sparate inverosimili, deliranti. L'avvocato dei Romano che ha ancora voglia di prendere in giro tutti: “Verrà provata la loro innocenza”.
Avrò assistito a centinaia di processi in vent'anni e non ne ricordo uno appassionante, erano tutti pallosissimi, prevedibili nelle loro storie atroci di rapine, di brutalità, di scannamenti e di imbrogli ai mediocri, quasi sempre da parte di altri mediocri, appena un po' più furbi. Il processo in Italia non è quello che si vede nei drama americani assomiglia in un certo senso di più a Lost, accade di tutto ma niente si muove, è un irritante minuetto di parentesi, di eccezioni, di squarci temporali, di aggiornamenti, di astuzie cavillesche, di cialtronerie, di tempo perso, di formule criptiche che già a fatica capiscono i tecnici, figuriamoci il popolo bestia che fa la fila col biglietto. “Gente odiosa”, come direbbe Pasolini, che ascolta, non ci capisce niente ma pretende di dettare la sentenza, magari sull'onda delle proprie pulsioni sessuali o immorali. Certo, la televisione ha avuto le sue colpe nell'allevare in questo modo infame generazioni di umanità transumante, ma alla fine è cascata preda del suo stesso gioco. Non si distingue più il confine tra recita e realtà, è la gente stessa ad averli confusi. Vai in giro e trovi tipi incredibili, conciati come in uno dei tanti programmini laidi e invece sono lì, a un passo da te, che camminano, che entrano nei negozi dove vengono serviti da altre commesse-veline.
Ne esce una spaventosa confusione, la sensazione di un disastro irreversibile, di moltitudini allo sbando, che si ammassano al processo delle bestie su altre bestie. E c'è chi manda baci, chi spreme saggezza popolare, chi aspetta un ingaggio o una attrazione fatale.
Processo show, lo chiamano, ma di spettacolare non c'è niente. Sarebbe da chiedersi che ne sarà di una società oscena, fatta da uomini e donne allevati fin da piccoli, dalla televisione, dai giornali, dai genitori, ad assistere a simili rappresentazioni con morboso compiacimento. Ma poi ti spiegano che anche nei secoli passati si andava a guardare le esecuzioni capitali, e morta lì. Prepariamoci a un mondo sempre più stordito, dove si ucciderà senza neppure capirlo. Prepariamoci a difenderci da soli, fin che potremo, e a passare per pazzi solo perchè vediamo la follia che impera - Massimodelpapa

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- 01:12

UNA VITA IN VENA
Perché si scrive? Perché si è sofferto, non ci sono santi. Un poeta grande, sulla pagina e nella vita, Lugano Bazzani, ripeteva: “Si scrive sempre dell'uomo”. E, se questo è vero, si potrebbe completare: di quell'essere umano che, alla fine, siamo noi. Perché si scrive? Perché la scrittura è come una maga alla quale chiedere il passato, questo sogno che non si è riusciti a capire se è stato tutto uno sbaglio, tutto un incubo, o piuttosto la vita davvero oltre non va.
Si scrive anche perchè non si sa fare altro, nel senso che se ci metti fra le mani qualcosa da aggiustare, è garantito che lo roviniamo definitivamente, se ci dai un qualsiasi compito banale, finiremo per complicare maledettamente le cose; ma se ci dai un pezzo di carta e una penna, riusciamo bene o male a stenderci sopra quello che volevamo. Il punto non è quanto bene o quanto male: il punto è che almeno questo, spiegarci, raccontarci, riusciamo a farlo con buona approssimazione. Arriviamo, più o meno, dove volevamo arrivare.
Infine, si scrive per vomitare tutto il male. Questo è un ingrediente fondamentale, senza il quale puoi giurarci che non esce niente.
Poi, certo si può scrivere per farla pagare a qualcuno, un amante, una città, una vita, una famiglia. Anche questo, perchè no? Ma sono dettagli. Alla fine, la risposta definitiva è che si scrive perchè non si può farne a meno. Ci sono parole che danzano in testa, invasate come dervisci, furibonde, impazzite e non ti lasciano stare finché non le hai infilzate sulla carta, come farfalle senza pace. Allora è come un parto, e per un po' ti senti sfinito e perfino felice. Quasi felice. Con la coscienza a posto, ecco. Dura poco, e lo sai, ma questa gioia malata, che dura meno di una rosa, che ti tormenta, che insegui, non la puoi proprio ignorare. Devi inseguirla finché la cogli. Scrivere è il contrario del sesso, il piacere lo provi dopo l'orgasmo. Solo dopo. Poi ricomincia il tormento.
Tutto questo si trova nelle farfalle di Monica. Che hanno il pregio più grande, sono sincere fino all'autolesionismo. Chi arriva a un passo dalla morte scrive come se la sua vita dipendesse da questo, e se provi questa agonia, allora la tua scrittura sarà senza eguali. Non migliore o peggiore: inimitabile, solo tua. Sarà tua figlia davvero, sarà la più umile delle presunzioni: sono qui, ascoltami, non mi abbandonare. Il lettore questa tensione la avverte sempre, anche se non è esperto, anche se non ha confidenza coi libri. È impossibile scampare alla sincerità, perchè le parole vibrano, si lamentano. Tormentano chi raggiungono, anche quando le hai chiuse e stanno schiacciate fra le pagine, sotto il peso di un fronte-retro copertina.
Qui, per sovrappiù, c'è il documento fedele di una vita. Che non è mai poca cosa. Ed è una vita cruda, raccontata senza sconti anche quando si fa poesia. Certo, di esperienze estreme siamo pieni, e francamente la produzione letteraria, o sottoletteraria, scoppia di racconti-verità. Il problema è: quanto veri? E, eventualmente, quanto educativi? Proprio così, dico “educativi” perchè c'è un confine sottile che distingue l'utilità di una confessione dalla sua evitabilità: è il narcisismo, il compiacersi di quanto si è combinato. Questo sentore è difficile percepirlo, perchè chi scrive quasi sempre è falso, smaliziato e svende le proprie esperienze, i propri traumi (veri o, più frequentemente, inventati) semplicemente per soldi, per fama. Non è questo il caso. Qui c'è una donna che scrive di se', per se', ma ha l'aria di voler mettere in guardia (anche se non lo ammetterà mai) da una vita troppo sparata. Una vita in vena. Morto Pasolini, chissà perchè hanno tutti cominciato a vergognarsi d'essere pedagogici, o moralisti. Ripeto, Monica non lo ammetterebbe mai: ma nella sua passione spietata, incompromessa, e autolesionista, si rintraccia anche pedagogia, quel moralismo di chi non vuole rifilarti una predica, ma dimostrarti che “se vai in cerca di guai è ridicolmente facile trovarli”, questo sì, dannazione.
Perché si scrive? Per chiudere il cerchio, ecco perché - Massimo Del Papa

Monica Aschieri, Una vita in vena
Zonza editori

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lunedì, 28 gennaio 2008

- 22:13

ULTIM'ORA - A CAUSA DI UN GUASTO AD UN TRALICCIO, E' SALTATA LA CONNESSIONE ADSL NELL'INTERA ZONA DI COSENZA. IL COLLEGAMENTO IN STREAMING E' TUTTORA INACCESSIBILE. A MENO DI IMPROBABILI MIRACOLI, LO SPETTACOLO DI LUNEDI' SCORSO NON POTRA' VENIRE IRRADIATO IN RETE QUESTA SERA, COME PREVISTO; VERRA' PERTANTO REPLICATO

LUNEDI' PROSSIMO, 4 FEBBRAIO, SEMPRE ALLE ORE 23,00

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- 09:52

QUESTA SERA, ORE 23,00

IN STREAMING @

http://www.cosenzaonlive.it/rlb/rlb.htm

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sabato, 26 gennaio 2008

- 16:11

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO

Hai ragione massimo basta con questa inutile buffonata delle elezioni. cosa occorre ancora per far capire agli italiani che siamo continuamente presi in giro? dopotutto non si dice che la politica è lo specchio fedele della società che rappresenta? E allora avanti così buon anno a tutti.
emanuele

E invece sentirai, da domani, che musica elettorale. Torneranno tutti buoni, umili, trasparenti, pieni di buona volontà. Torneranno tutti tra noi. Fino a un attimo dopo gli scrutini - mdp 

Non sono solito rispondere a messaggi su blog, ma visto che sono stato lettore del Mucchio e talvolta lo leggiucchio ancora, e visto che visito spesso pure il tuo blog, vorrei intavolare una piccola discussione su cio che un governo con a capo Prodi e la sua maggioranza poteva fare per avere una sufficienza: con una coalizione cosi variegata e anarchica è resistito 2 anni, oserei dire che è un miracolo! In questi 2 anni è diminuto il rapporto deficit/pil, la disocupazione è ai minimi da 20 anni a questa parte, la lotta all'evasione fiscale ha prodotto risultati che solo un cieco(per giunta di Fi) non potrrebbe vedere. Per quanto riguarda i soldi nelle tasche della gente, controlla il file allegato e guarda il potere d'acquisto italiano a confronto tra 'Italia e altri paesi europei tra i periodo 2001 e 2006. I paesi indicati appartenevano alla zona euro e tranne la germania, l'italia aveva livelli di potere d'acquisto superiori. Se la gente , ha poi voluto credere ai miracoli del'uomo di Arcore, incolpino loro stessi per quanto è accaduto alle loro tasche, ignoranti che credono ai maghi e ai fattucchieri non potrebbero ritrovarsi di meglio, e cio che veramente mi fa cadere le braccia, è che siamo sulla stessa barca(andassero in bancarotta loro, non m'importerebbe, ma pure io a causa loro...). Nel 96 Prodi comincio a far diminuire dal 123% al 109%, dato del 2001, il rapporto deficit/pil. Ora stava facendo lo stesso , e verrà tutto spazzato via. E tu dici che :"Che me ne faccio dei conti pubblici se non posso manco uscire di casa?". Scusa se te lo dico, ma il tuo ragionamento è (immagina un po, te l'hanno gia detto in molti, incazzati pure) qualunquista. Se l'italiano vuol farsi del male, stai pur certo che sa qual'è il modo, non ha memoria e neppure cognizione di cio che gli accade intorno; essendo causa del proprio male/i pianga se stesso (e non si lamenti con chi cercava di modificare in meglio le vicende nazionali, come se la medicina dovesse essere al gusto di lampone...) Critiche posono essere fatte(il governo prodi non ne era immune tutt'altro) a partire da programmi non attuati, cariche affidate a persone ignobili, legge sul conflitto d'interessi, ma non mettiamo sullo stesso piano tutti i politici ne l'azione di cui si sono resi responsabili. Il non voto non è la soluzione. Mai lo è stato, mai lo sarà.
saluti
Ps: non intendo avere ne indirizzo e-mail ne nome resi noti in caso di pubblicazione della mail. Grazie.

mi pare che tu faccia l'errore di molti: ricondurre la qualità dell'operato di prodi a parametri berlusconiani. ovvero la logica del meno peggio. ma questa logica non può più reggere, dopo oltre un decennio. la pressione fiscale è tornata a salire dal 41 al 43%, secondo dati dello stesso governo. tanto è vero che prodi si accingeva, solo ora, a deprimerla. ma, al di là dei numeri, resta una variabile che non si può trascurare: è la qualità della vita. spiacente, ma in questi due anni è ancora peggiorata, e pareva impossibile. l'economia, dopo flebili sussulti, è tornata a ingonocchiarsi, stante l'aumento della pressione fiscale di cui sopra. le fatidiche riforme, non sono mai state neppure messe in cantiere. la coesione interna è sempre stata una barzelletta. la situazione generale è rimasta intatta, cioè ignobile. berlusconi tornerà al potere, ancora grazie alle generose distrazioni del centrosinistra che, al solito, non gli ha toccato un'antenna e anzi ha ripreso ad inciuciare "con più fame che pria". tributi diretti e indiretti, tariffe, costi sono saliti tutti a cominciare dall'energia. le tanto sbandierate liberalizzazioni sono state perlopiù fittizie, e ampiamente rimangiate ad ogni sollevazione eversiva di qualsiasi categoria. prodi il suo ultimo atto da presidente ormai caduto, lo ha recitato sancendo l'eterno collasso della giustizia, un settore messo in mano a uno come mastella, finito come sappiamo dopo aver varato un indulto che ha fatto la gioia della criminalità organizzata. ed è stato proprio mastella a dare il colpo di grazia al suo stesso governo, per bieche ragioni di rappresaglia. questo io non lo trovo dignitoso: la trovo una nemesi che ha colpito prodi, dopo avere messo un soggetto del genere su una poltrona così delicata. no, il tuo ragionamento non regge: non c'è stata una inversione di tendenza, c'è stato un passaggio di testimone nell'inerzia e nell'indecenza politica. il tasso di fiducia del paese è sottozero. e io, che per mestiere giro, trovo gente, specie, ma non solo, giovane, più disperata di prima. questo mi interessa, e questo è impossibile da negare. che poi torni berlusconi, o che berlusconi fosse peggio di prodi, credimi, a questo punto mi interessa davvero poco, per non dire affatto. tanto, questo paese è ormai mitridatizzato a tutto, digerisce tutto, ricicla tutto. la monnezza che ne assedia certe zone ne è la formidabile e squallida bandiera. di sicuro, io non rimpiangerò una legislatura coi caruso, i d'elia, i luxuria, le binetti, tanto per cominciare. pur sapendo che anche loro torneranno, perchè anche loro fanno parte del riciclaggio. non rimpiangerò un portavoce con certi modi di divertirsi, la sera. non rimpiangerò le farisaiche indecisioni della sinistra moderata, e i deliranti ricatti di quella indiavolata. se per te "resistere", cioè tirare a campare, per due anni è un risultato, mentre il resto dell'Europa marciava, mi verrebbe da dirti beato chi si accontenta. perchè, sai ci sono tanti modi di essere qualunquisti. non posso salutarti, perchè mi diffidi addirittura dal lasciarti sottoscrivere le tue opinioni, rispettabilissime. non è un bel biglietto da visita, e lascia aperto qualsiasi sospetto - mdp

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Solcando i sette mari

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In questo Paese, meno sono seri e più sono presi sul serio

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OGNI VENERDI', ALL'INTERNO DEL PROGRAMMA “SOTTERRANEI POP”, CONDOTTO DA ELISENO SPOSATO FRA LE 23 E LE 24 SU RLB – RADIO LIBERA BISIGNANO, LA RUBRICA
Ascolta in streaming segui

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Scorribande


DA OTTOBRE
MAI TARDI TOUR 2007-2008

23 novembre, ore 9,30
Castel del Piano
Liceo Scientifico
"Uno che scrive"
Massimo Del Papa incontra gli studenti

24 novembre, ore 9,30
teatro di Arcidosso
"Uno che scrive"
Massimo Del Papa incontra le scuole

24 novembre, centro giovani di
Abbadia san Salvatore
ore 18,30
Incontro con
Carlo Petrini, autore del libro
"Calcio nei coglioni"
Giuseppe Narducci
sostituto procuratore di Napoli
Titolare dell'inchiesta
sull'ultimo calcioscandalo
intervistati da
Massimo Del Papa

17 gennaio, ore 21,00
Giulianova (Te), piazza Dante
RiCoverAbili
mostra di vinili e copertine di pregio
Massimo Del Papa presenta

1 marzo, Chiusi, ore 16,30
sala conferenze S. Francesco
"Uno che scrive"
+
Mai tardi tour

9-11 maggio, Abbadia s. Salvatore (SI)
In/formazione 2
"Dalla parte del tolto"
vedi spazio locandina

3 giugno, 0re 21,00
Casa del Castello
di Domagnano
San Marino
incontro su
Informazione e Giustizia
con Carlo Lucarelli

3 luglio, ore 22,15
Campi Bisenzio (FI)
NoGap Festival
sConcerto tour
Massimo Del Papa &
Paolo Benvegnù
live
4 agosto, ore 21,30
Lapedona
La Storiella
sConcerto tour
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Paolo Benvegnù
22 agosto, ore 21,30
Centobuchi (AP)
Brevevita
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23 agosto, ore 21,30
Pescara
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